GREEN BOOK
Regia di Peter Farrelly – USA, 2018 – 130′
con Viggo Mortensen, Mahershala Ali, Linda Cardellini

Tony Villalonga, detto Toni Lip (Viggo Mortensen), è un uomo dai modi rozzi che lavora come buttafuori. Si ritrova però a riprendere il suo vecchio lavoro e a fare da autista a Don Shirley (Mahershala Ali), un pianista afro-americano incredibilmente dotato.
Ambientato nella New York degli anni ’60, ma costruito come un lungo viaggio on the road attraverso le diverse anime dell’America e in particolar modo degli Stati del Sud, notoriamente i più razzisti, Green Book è una contagiosa e irresistibile commedia – una sorta di A spasso con Daisy (1989) al contrario – e nel sodalizio tra i due protagonisti trova un’alchimia preziosa. Il titolo fa riferimento al The Negro Motorist Green Book, itinerario che i neri dovevano seguire negli anni ’60 se volevano viaggiare senza rischiare la pelle.

Vincitore di tre Oscar 2019: Miglior Film – Miglior Attore Non Protagonista a Mahershala Ali – Miglior Sceneggiatura Originale

Paolo Castelli

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GREEN BOOK
Federico Pedroni – Cineforum.it

New York, 1962. Tony Vallelonga è un italoamericano dai modi spicci: lavora in un locale notturno e non disdegna le maniere forti quando deve risolvere qualche grana per il suo capo. Vive dalla nascita nel Bronx e frequenta da vicino, senza immischiarsi troppo, i mafiosi di zona. Quando il night club dove lavora chiude per un periodo, Tony è costretto a cercare lavoro. Ne troverà uno tanto inaspettato quanto ben pagato: fare l’autista per un eccentrico pianista giamaicano, Don Shirley, e accompagnarlo per un tour di concerti nel Sud degli Stati Uniti, ancora funestati dal segregazionismo. Per la prima parte del film la strana coppia si studia, poi impara a conoscersi e a rispettarsi, finendo per riconoscersi e accettarsi nella sua complementare diversità in un crescendo emotivo costruito con mestiere. In Green Book, Peter Farrelly usa un tono lontano dalla comicità demenziale dei suoi grandi successi, ma

l’abitudine alla commedia regala ritmo e ironia a un buddy movie che, ancorato alla verità storica da raccontare e alla necessità morale da ribadire, rischierebbe altrimenti un eccesso di retorica. Green Book scivola via dolcemente, aggiungendo alle frizioni dei due improbabili compagni di viaggio un tocco di approfondimento psicologico, caricaturizzando personaggi e situazioni in maniera funzionale, riuscendo a moderare l’enfasi. Le dinamiche funzionano grazie all’interazione – un’attrazione tra opposti – dei due attori protagonisti: l’ingrassato Viggo Mortensen, logorroico e ciondolante, indolente e minaccioso, biascica il suo slang e occupa fisicamente l’inquadratura mentre Mahershala Ali tratteggia il suo personaggio con una fisicità ieratica, quasi astratta, raggiungendo momenti di intensità emotiva cesellati in levare. Green Book intrattiene con una patina scintillante intrisa dei toni impastati del Sud, riempie la narrazione di musica e colori, scandisce il racconto alternando commedia e dramma: mantiene insomma quel che promette. È un compito ben svolto, senza sussulti o sorprese, che ci conduce con naturalezza verso l’ovvio finale edificante senza pretese né mistificazioni.

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L’AMICIZIA TRA UN BUTTAFUORI E UN PIANISTA TALENTUOSO CHE STA PER PARTIRE PER UN TOUR IN GIRO PER L’AMERICA.
Paola Casella – Mymovies

New York City, 1962. Tony Vallelonga, detto Tony Lip, fa il buttafuori al Copacabana, ma il locale deve chiudere per due mesi a causa dei lavori di ristrutturazione. Tony ha moglie e due figli, e deve trovare il modo di sbarcare il lunario per quei due mesi. L’occasione buona si presenta nella forma del dottor Donald Shirley, un musicista che sta per partire per un tour di concerti con il suo trio attraverso gli Stati del Sud, dall’Iowa al Mississipi. Peccato che Shirley sia afroamericano, in un’epoca in cui la pelle nera non era benvenuta, soprattutto nel Sud degli Stati Uniti. E che Tony, italoamericano cresciuto con l’ideache i neri siano animali, abbia sviluppato verso di loro una buona dose di razzismo. ‘Green Book’ è basato sulla storia vera di Shirley, un virtuoso della musica classica, e del suo autista temporaneo nel loro viaggio attraverso il pregiudizio razziale e le reciproche differenze.Il musicista nero è istruito, parla molte lingue, veste come un damerino e non sopporta volgarità e bassezze, mentre Tony Lip è ignorante, parla con un pesante accento del Bronx costellato di espressioni pseudoitaliane, mangia sempre fast food con le mani e quelle mani le mena volentieri. Ma anche per questo Tony è l’uomo giusto per accompagnare il raffinato musicista di colore e risolvere a modo suo i tanti problemi che l’improbabile duo incontrerà lungo il cammino […] La forza motrice di ‘Green Book’ sono i due interpreti: Viggo Mortensen nei panni dell’italoamericano rozzo e refrattario alle regole, ma dotato di innati buon senso e buon cuore, e Mahershala Ali in quelli del musicista nero colto e misurato. E poiché la loro interazione deve portare ad una reciproca crescita,oltre che ad una reciproca comprensione, Tony Lip dovrà imparare dal suo passeggero che i piccoli imbrogli, le botte e le “stronzate” tengono quelli come lui ancorati al gradino più basso della scala sociale, così come Don Shirley dovrà riconnettersi con la sua “negritudo” e smettere di guardare le persone del suo colore come corpi estranei. ‘Green Book’ è un vero spasso, un classico film americano da grande pubblico scritto, diretto e interpretato con tutti gli attributi, e anche ciò che potrebbe sembrare eccessivamente piacionenasconde invece una misura non trascurabile di coraggio e dignità.

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LE GUIDE TURISTICHE PER I NERI AMERICANI DURANTE LA SEGREGAZIONE

Furono pubblicate fino agli anni Sessanta e indicavano
locali, hotel e modi per viaggiare sicuri ed evitare pericoli e discriminazioni

Per i neri non era facile viaggiare negli Stati Uniti durante gli anni della Segregazione: in particolare fino al 1965 furono in vigore le cosiddette leggi Jim Crow, leggi statali che prevedevano per gli afroamericani lo status di separati ma uguali, e che di fatto sancivano nei posti pubblici la separazione tra bianchi e neri, che avevano accesso limitato a ristoranti, alberghi e ospedali. Tra il 1936 e il 1964 vennero pubblicati i Negro Motorist Green Books, particolari guide turistiche che indicavano alberghi, ristoranti, locali e modi di viaggiare sicuri per i neri, che avrebbero potuto evitare discriminazioni e situazioni sgradevoli.

Nell’introduzione ai Green Books il loro editore Victor H. Green spiega che l’obiettivo era di “dare al viaggiatore nero le informazioni di cui ha bisogno per non incappare in difficoltà, imbarazzi e rendere il viaggio più piacevole”. I disagi variavano molto da stato a stato ed erano maggiori in quelli del Sud, storicamente più razzisti. In molte zone per esempio era tollerata la violenza verso i neri e in altre potevano accedere solo ad alcune stazioni di servizio per fare benzina, mentre i ristoranti e gli hotel gli rifiutavano una stanza e i servizi igienici. Le abitudini locali aggravavano la situazione: per esempio nella regione del delta del Mississippi era proibito ai neri superare in macchina i bianchi perché la polvere che sollevavano non sporcasse la loro auto.

La prima edizione della Negro Motorist Green Book fu pubblicata nel 1936 a New York da Victor H. Green, un impiegato delle poste afroamericano. Era dedicata a New York, Detroit e le altre città del Nord, dove gli afroamericani erano più integrati. Le guide più importanti e interessanti furono le successive, con informazioni su piccoli centri e zone in cui i neri potevano accedere a pochissimi servizi, spesso difficili da trovare. Per esempio, nelle città in cui non c’erano hotel o motel che accettavano i neri la guida suggerisce le cosiddette “tourist homes”, cioè camere affittate dai privati. Le guide uscirono ogni anno, furono interrotte tra il 1940 e il 1944 a causa della Seconda guerra mondiale, e poi definitivamente abbandonate nel 1964 quando il Civil Rights Act abolì tutte le leggi discriminatorie nei confronti dei neri. Ogni anno ne venivano stampate almeno 15 mila copie, distribuite tramite posta, nei negozi dei neri, e nelle stazioni di servizio del gruppo Esso. La prima edizione costava circa 25 centesimi di dollaro e aveva 16 pagine, nel 1957 arrivò a un dollaro e 25 centesimi e a circa 80 pagine. Dall’edizione del 1952 furono incluse anche le destinazioni internazionali, tra cui il Canada, il Messico e le isole Bermuda; nello stesso anno Green aprì a New York un’agenzia di viaggi.

Le guide erano destinate alla borghesia nera che all’epoca stava nascendo negli Stati Uniti e divennero molto popolari tra gli afroamericani: in molti la ricordano ancora oggi come un oggetto di culto, oltre che indispensabile. L’Atlantic ha recentemente raccolto alcune interviste che ne parlano; per esempio Lonnie Bunch, il direttore del museo nazionale di storia e cultura afroamericana disse in un’intervista al New York Times «permise alle famiglie di evitare quegli orribili posti in cui venivano rifiutate o non potevano sedersi». L’attivista politico e leader del movimento per i diritti civili Julian Bond ricordò in un’intervista a NPR che «La mia famiglia aveva un Green Book. Lo usavamo soprattutto quando viaggiavamo nel Sud per scoprire dove fermarci a mangiare o trovare un posto dove passare la notte, e spesso era casa di qualcuno». Tra i molti fan nostalgici, Jennifer Reut cura il blog su Tumblr Mapping the green book che analizza nei minimi particolare tutti i locali elencati nelle guide e cerca di scoprire quali siano ancora in attività: in molte città ne sono sopravvissuti pochissimi, per esempio a Los Angeles è aperto solo uno su cinque.

L’ultima edizione del Motorist Green Book del 1963-1964

FONTE: Il Post.it Libri

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IL RAZZISMO NEGLI STATI UNITI NON E’ ANCORA STATO SCONFITTO

[…] A distanza di 50 anni dall’approvazione del Civil Rights Act e del Voting Rights Act, e nonostante gli otto anni di mandato presidenziale di Barack Obama, il razzismo negli Stati Uniti è ancora un problema non risolto. Se le leggi hanno da una parte sancito l’eguaglianza di tutti i cittadini, a prescindere dal colore della loro pelle, la cultura sociale di una parte della popolazione bianca non sembra essere cambiata rispetto al tempo dell’apartheid americano. Come diceva Martin Luther King: “Oggi sappiamo con certezza che la segregazione è morta. L’unica domanda che rimane è quanto costoso sarà il funerale”. Un costo che evidentemente stiamo ancora pagando.

Per approfondire la questione del razzismo negli Stati Uniti vi consigliamo di leggere:

IL BUIO OLTRE LA SIEPE, Harper Lee racconta l’Alabama degli anni ’30, la segregazione razziale e una società spaccata in due dalle restrizioni dei diritti civili dei neri.

IL RAZZISMO SPIEGATO A MIA FIGLIA, romanzo scritto in forma di dialogo in cui il padre aiuta la bambina di 10 anni a chiarire tanti dubbi che le sono sorti dopo aver partecipato a una manifestazione contro il razzismo.

L’AIUTO, romanzo basato sulla storia di alcune domestiche afro-americane al servizio di famiglie bianche nel Mississipi degli anni ’60, gli stessi anni dei discorsi di Martin Luther King.

12 ANNI SCHIAVO, la biografia di Solomon Northup, musicista e scrittore di colore vissuto nell’ottocento, famoso per essere stato ridotto in schiavitù e aver riconquistato la libertà dopo molte traversie.

Fonte: Il Libraio.it

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“Abbiamo imparato a volare come gli uccelli, a nuotare come i pesci, ma non abbiamo ancora imparato la semplice arte di vivere insieme come fratelli.”

Martin Luther King

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MGF