I MIGLIORI ANNI DELLA NOSTRA VITA

Regia di Claude Lelouch – Francia, 2019 – 90′
con Anouk Aimée, Jean-Louis Trintignant, Marianne Denicourt

Jean-Louis (Jean-Louis Trintignant) e Anne (Anouk Aimée) si sono conosciuti molto tempo fa e hanno condiviso una storia d’amore di grande intensità. Oggi l’uomo è un ex pilota da corsa e avrà l’occasione di rivedere la donna che non è riuscito, con suo enorme scoramento, a tenersi accanto.

E’ il terzo film di Claude Lelouch dedicato ai suoi due celebri innamorati e segue Un uomo, una donna (1966), grande classico, e il successivo sequel Un uomo, una donna oggi.
Cinefila operazione nostalgia in cui i due interpreti cult (Aimée e Trintignant), continuano a bucare lo schermo. Si fa un po’ abuso degli spezzoni del film del ’66, ma l’intrecciarsi di immagini e sospiri del tempo andato producono una sensazione di malinconia comunque inalienabile. Indimenticabili le note di Francis Lai.

Paolo Castelli

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IL REGISTA INCONTRA DI NUOVO LE STRADE DI JEAN-LOUIS E ANOUK PER RIFLETTERE SUL MISTERO DELLA VITA E SU QUELLO DEI SENTIMENTI

Giancarlo Zappoli – Mymovies

Jean-Louis Duroc, un tempo campione a livello internazionale di auto da corsa, si trova ora in una casa di riposo. La sua memoria talvolta vacilla ma su un punto rimane stabile: il ricordo della storia d’amore vissuta con Anne Gauthier 50 anni prima. Il figlio Antoine ne è consapevole e decide di andarla a cercare. Se Anne accetterà di recarsi a trovarlo questo forse potrà fare del bene a suo padre. Anne accetta.

Il mondo del cinema ha delle sue specificità alcune delle quali possono sembrare in contraddizione tra di loro ma, per fortuna, si tratta di una contraddizione salvifica. Perché si può tranquillamente bypassare il fatto che nel 1986 Claude Lelouch aveva già fatto reincontrare Jean-Louis Trintignant e Anouk Aimèe (ovvero Jean-Louis Duroc e Anne Gauthier) in Un uomo una donna oggi film che non è da annoverare tra i suoi esiti migliori. I due si ritrovavano e comprendevano di non poter fare a meno l’uno dell’altra. Ma il cinema fortunatamente può anche essere memoria attiva e allora ben venga che Lelouch dimentichi e ci faccia dimenticare quel film non riuscitissimo (salvo per alcune immagini in cui si vede Jean-Louis gravemente ferito per un incidente) per proporci invece uno delle sue opere più intime e capaci di suscitare emozioni.

A un certo punto l’anziano Jean-Louis dice: “È più facile sedurre 1000 donne che sedurre la stessa 1000 volte”. Il cinema di Lelouch è stato spesso tentato dalla seduzione nei confronti dello spettatore con fasi iniziali di film in cui entravano in scena innumerevoli personaggi che andavano ad ingrossare rivoli di storie attraenti che talvolta però finivano con il disperdersi in favore di quelle principali. Questa volta il registro è totalmente differente. Basta osservare, in stato di completa ammirazione nella prima sequenza, il volto di Trintignant su cui, ripreso in primo piano, scorrono per alcuni minuti ricordi, pensieri piacevoli, vuoti di memoria senza che nessuna parola venga pronunciata, per comprendere che Lelouch ha fatto definitivamente propria la frase di Victor Hugo che dà anche il titolo al film: “I migliori anni di una vita sono quelli ancora da vivere”. Lelouch ‘vive’ questo film girato in continuità e nell’arco di soli 13 giorni.

Il 13 è un numero magico per lui che ha chiamato la sua casa di produzione “La 13” perché 13 sono lettere che compongono il suo nome e cognome e che diede alla camera di hotel in Normandia condivisa dai due due protagonisti in Un uomo una donna il numero 26 (13×2). Lo ‘vive’ e lo fa vivere non solo ai due attori che metafilmicamente si ritrovano oggi e si incrociano con la loro iconicità, ormai divenuta un classico, di un tempo ma va a cercare gli interpreti dei reciproci figli di allora e gli chiede di tornare a interpretare quei ruoli nella maturità.

Ne nasce un film che non si rivolge solo ai nostalgici di un ‘classico’ che è entrato a buon diritto nella storia del cinema e neppure a chi conosce la filmografia del regista a cui offre l’inserto dello spericolato Pour un rendez vous un corto girato all’alba a Parigi nel 1976 con la camera montata sul cruscotto di un’auto lanciata in piena velocità con alla guida un Lelouch pronto ad ignorare qualsiasi divieto. Questo film si rivolge a tutti coloro che sono disposti a riflettere sul mistero della vita e su quello dei sentimenti che la attraversano spingendosi fino alla terza età. Senza però pensare di ‘chiudere’ spazi o di rivolgersi a un’imminente fine.

Se nella casa di riposo, come afferma Jean-Louis, “non si vive ma si aspetta solo di morire” quel reincontrarsi con Anne per entrambi significa ‘rivivere’ e guardare avanti con la consapevolezza di un dono che è stato reciproco anche se poi si è estinto. Nella quotidianità ma non nell’intimo. Questa presenza mai cancellata si riaccende negli sguardi, nei sorrisi in un’auto da corsa divenuta ora una sedia a rotelle da spingere con amore. Una parola di cui Lelouch non ha mai avuto paura nel cinema e nella vita. Talvolta sbagliando ma sempre intenzionato a non smettere mai di cercarne il senso. Questo è il 49esimo film di Claude Lelouch. Il prossimo sarà ancora migliore.

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I MIGLIORI ANNI DELLA NOSTRA VITA

Alan Smithee – Filmtv.it

Un uomo e una donna…. Cinquanta e più anni dopo. I due amanti folgorati reciprocamente dalla passione resa immortale ed inconfondibile sui ritmi suadenti e maliziosi della canzone ruffiana certo, ma opportuna e perfetta, che fa “sciabadabada’” e ha fatto la fortuna di Francis Lai, si ritrovano oggi dopo essersi conosciuti ed amati nel 1966, e ritrovati nel 1986… sempre grazie a quel fattucchiere indefesso dei sentimenti che è Claude Lelouch. Il tempo passa per tutti, e la vecchiaia, ora che il progresso medico riesce a portare avanti esistenze oltre i naturali limiti fisiologici previsti dall’orologio biologico di ognuno, viene da molti a ricondursi in una semplice, infinita, a volte anche poco cosciente o lucida attesa della sospirata fine. Il figlio cinquantasettenne dell’ex pilota ed assiduo amante delle belle donne Jean Louis Duroc, fa visita alla anziana, ma ancora lucida e scattante vedova con interessi Anne Gauthier, per pregarla di far visita al padre, un tempo amante, per aiutarlo a far progressi in una terapia della memoria che la clinica di lusso ove è stabilmente ricoverato, intende mettere a punto per scuoterlo da un preoccupante torpore che lo rende disinteressato ad ogni tipo di attività o distrazione. L’incontro tra i due li conduce lungo un percorso tra ricordi, immaginazione, sogno delirante e dolcezza che fa seguito ad una passione dirompente difficile da dimenticare anche dopo mezzo secolo. Lelouch, Trintignant, Aimée, un trio di giganti che assieme sfiora i 250 anni, si riunisce finché il tempo lo permette ancora per dar vita ad un appuntamento inevitabilmente celebrativo e nostalgico, che si lascia vedere con i suoi infiniti rimandi al fortunato e bell’originale, pluripremiato proprio a Cannes e agli Oscar. E se Lelouch e la Aimée ostentano una vitalità (e lei pure una classe) portentose ed immutate, lo stropicciatissimo Trintignant gioca invece ad invecchiarsi ulteriormente, come se già non bastassero le proprie 88 primavere, e come aveva già fatto perfidamente non molto prima con l’inquietante film di Haneke, Happy end. Tanto “amarcord” senza ritegno ma sopportabile, quasi un terzo di pellicola frutto degli estratti dai precedenti due film (soprattutto il orimo, ovviamente), Monica Bellucci che appare per i suoi soliti 2/3 minuti sufficienti a metterls nei titoli e locandina, per fare la madonna-figlia addolorata, ed ecco che il dolcetto agrodolce e vintage è sfornato. Prevedibilità, scontatezza, melensaggini, opulenza data per scontata, ma il film si lascia affrontare senza irritare come un qualsiasi film americano sentimentale di questo genere (tranne eccezioni illustri come Sul lago dorato) avrebbe invece suscitato.

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JEAN-LOUIS TRINTIGNANT E ANOUK AIMÉE, UN AMORE LUNGO 53 ANNI

Marzia Gandolfi – Mymovies

Si sono conosciuti cinquantatré anni fa, si sono (follemente) amati, si sono (dolorosamente) lasciati, si ritrovano (felicemente) oggi. Lui è Jean-Louis Duroc (Jean-Louis Trintignant), lei è Anne Gauthier (Anouk Aimée), insieme formano la coppia indimenticabile di Un uomo, una donna, Palma d’Oro nel 1966. Riuniti da Claude Lelouch sulla spiaggia di Deauville, Jean-Louis ha perso la bussola in un residence di lusso per anziani, Anne ha aperto una piccola boutique in Normandia. Per scuoterlo dal torpore degli anni, il figlio cerca la donna che non ha mai dimenticato e noi aspettiamo con impazienza la scena dell’incontro. Jean-Louis non riconosce Anne, ancora bella, toujours belle, e racconta a questa illustre sconosciuta i ricordi del suo amore passato. La sua memoria si risveglia, lui si ricorda, lui vede, noi vediamo le immagini indimenticabili e indimenticate in uno scaltro impiego del flashback che richiama le trascorse vicende della coppia sul celebre tema d’amore di Francis Lai, cuore battente di tutti i film di Lelouch.

Sullo schermo il presente si confonde coi fotogrammi inobliabili di Un uomo, una donna e la ripresa integrale di Un appuntamento, una traversata folgorante e lirica di Parigi in auto, girata da Lelouch in piano sequenza bruciando al volante diciotto semafori rossi.
Marzia Gandolfi

Nostalgico tête-à-tête, I migliori anni della nostra vita è soprattutto un emozionante omaggio al cinema e a una generazione. Perché Trintignant è il pilota Jean-Louis (Un uomo, una donna) ma è anche Michel (Piace a troppi) e Roberto (Il sorpasso), Anouk Aimée è Anna Gauthier ma pure Maddalena (La dolce vita) e Lola (Lola – Donna di vita).

Lelouch ama il cinema e desidera condividerlo, offrendo allo spettatore un viaggio ideale attraverso mezzo secolo di cinema e articolando lunghe sequenze parallele che accrescono il pathos che ancora una volta condurrà a un romantico e felice scioglimento. Monumenti del cinema francese, Lelouch accomoda i suoi amanti irriducibili dentro una Citroën 2CV e risale il tempo a colpi di chabadabada. Al volante di una vettura ‘classica’ come loro, gli scambi sono toccati dalla grazia. Sono sufficienti un sorriso, un gesto della mano, uno scambio di battute, un verso di poesia perché la magia riprenda tra Jean-Louis Trintignant, professionista di classe che si esprime con una gestualità trattenuta ed essenziale, e Anouk Aimée, figura sottile, elegante e nervosa che approda al cinema giovanissima offrendo subito preziose e mirabili interpretazioni.

Le rispettive carriere esplodono nella toccante storia d’amore di Claude Lelouch, che regala a entrambi la definitiva notorietà internazionale e trasforma l’introverso Trintignant in un sex symbol. La terza via tra il magnetismo erotico di Alain Delon e l’anticonformismo sfrontato di Jean-Paul Belmondo. L’attore francese più ‘praticato’ in Italia fa brillare col suo stile tutto il cinema che tocca. Timido, riflessivo, travolto dalla vitalità di Vittorio Gassman per Dino Risi (Il sorpasso) o tormentato docente di filosofia per Bernardo Bertolucci (Il conformista), è capace di passare in maniera disinvolta da personaggi onesti e positivi ad altri cattivissimi e corrotti, ad altri ancora incerti e disorientati. La sua recitazione intellettuale e compassata spiega una voce singolare che rivela un’intelligente prudenza e una timidezza poetica.

Per la terza volta, l’introverso cowboy di Sergio Corbucci (Il grande silenzio) e il falso colpevole di François Truffaut (Finalmente domenica!), torna a interpretare il suo personaggio più celebre, il pilota invaghito della silhouette bizantina di Anouk Aimée. Se dio creò la bionda che esplode a colori (Piace a troppi), Fellini inventò la bruna in bianco e nero (La dolce vita) che come Trintignant si impose in alcuni film di rilievo in Italia e in Francia.

Anche per lei il successo clamoroso arrivò al fianco di Trintignant e nel cinema sentimentale di Lelouch, dove mantenne intatte le caratteristiche dei suoi personaggi. Il dolce magnetismo del suo sguardo e la sensualità intrigante, che la dispone sulla stessa linea delle grandi regine del mistero (Greta Garbo, Marlene Dietrich, Joan Crawford), seducono di nuovo il suo compagno artistico nella terza rivisitazione del personaggio del suo film più fortunato. Davanti all’evocazione di un amore tanto tenace ci emozioniamo e sorridiamo. Perché c’è un pizzico di malizia nella memoria selettiva di Jean-Louis Trintignant e tanta comprensione nello sguardo lucido di Anouk Aimée.

Il film è forse pensato per tutti quelli che sono invecchiati con loro o magari per tutti quelli che sognano l’amore eterno. In entrambi casi, Claude Lelouch è il maître de cérémonie perfetto.

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MGF