IL MUSEO DEL PRADO – LA CORTE DELLE MERAVIGLIE

Regia di Valeria Parisi – Documentario, 2019
con la partecipazione straordinaria di Jeremy Irons
Durata: 90′

Il Museo del Prado – La corte delle meraviglie, il film documentario diretto da Valeria Parisi, è Il primo viaggio cinematografico attraverso le sale, le storie e le emozioni di uno dei musei più visitati del mondo, che con un tesoro di 8000 opere d’arte incanta ogni anno quasi 3 milioni di visitatori a Madrid e vede una novità d’eccezione: la partecipazione straordinaria del Premio Oscar® Jeremy Irons che guiderà gli spettatori alla scoperta di un patrimonio di bellezza e di arte a partire dal Salon de Reinos, un’architettura volutamente spoglia che si anima di vita, luci, proiezioni, riportando il visitatore al glorioso passato della monarchia spagnola e al Siglo de Oro quando alle pareti erano appesi molti dei capolavori oggi esposti al Prado.

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LA STORIA DEL MUSEO DEL PRADO

di Beatrice Fiorello – Scienze dei Beni Culturali

Carlo III di Spagna

Il Museo del Prado di Madrid fu inaugurato il 10 novembre 1819 e fu denominato “Museo Real” in quanto apparteneva alla casa regnante.
L’edificazione del museo cominciò nel 1787 per volere del re Carlo III di Borbone, che ne affidò il progetto all’architetto Juan de Villanueva. Il museo sarebbe stato destinato principalmente ad ospitare collezioni di scienze naturali, più che le belle arti, ma col tempo si fece strada nei monarchi spagnoli l’idea di costruire un museo che mettesse a disposizione del pubblico i grandi capolavori delle collezioni reali, cresciute esponenzialmente grazie alla grande passione che i regnanti spagnoli avevano avuto per l’arte e al loro influente mecenatismo nei confronti degli artisti più dotati della loro epoca.

Juan de Villanueva

Per l’edificio del museo di Madrid, Villanueva adottò soluzioni architettoniche rigorosamente classiciste, rielaborando i nobili modelli dell’antichità. Dal Pantheon, rievocato dalla rotonda di ingresso, alla basilica absidata e al tempio porticato, citati nel maestoso salone trasversale con la profonda abside e con l’ingresso a portico dorico.
I lavori di costruzione si protrassero per più di vent’anni, complici anche i danneggiamenti riportati durante le guerre napoleoniche; nel frattempo, come già detto, l’idea di Carlo III di dedicare l’edificio ad ospitare un tempio della scienza era venuta a cadere.

Durante l’occupazione napoleonica, il sovrano “intruso” Giuseppe Bonaparte cominciò l’allestimento di un museo di pittura, che avrebbe dovuto avere sede nel palazzo Buenavista confiscato al ministro Godoy: avrebbe ospitato le collezioni dello spodestato padrone di casa, le opere provenienti da monasteri confiscati ed edifici pubblici e, naturalmente, le collezioni reali.

Vicente López y Portaña, Ritratto di Francisco de Goya (1826)

Con il ritorno in patria del legittimo re, Ferdinando VII, il progetto non fu accantonato, ma dietro proposta del Consiglio di Castiglia fu semplicemente spostato nell’edificio del Prado.I primi artisti le cui opere furono esposte al Museo del Prado furono opere di maestri spagnoli, primi tra tutti Velázquez e Goya, ma il numero delle opere raccolte (inizialmente, erano solo 311) crebbe rapidamente, gli spazi espositivi del museo vennero aumentati, e la rosa di artisti si ampliò, arrivando ad ospitare anche artisti italiani e fiamminghi, oltre ad una ricca collezione di scultura, tra cui molte copie rinascimentali di celebri statue antiche, opere medievali e moderne.

 

 

Oggi il Prado possiede un numero di capolavori che è circa dieci volte quello delle opere presenti alla sua apertura. Tale progressivo incremento ha reso necessari continui interventi di ampliamento e nuovi allestimenti delle sale, imposti dagli sviluppi della ricerca storico-artistica e dall’evoluzione dei criteri museografici.

 

 

 

DOVE NASCE L’IDEA DEL MUSEO E PERCHE’ VISITARE UN MUSEO?

I primi a creare delle raccolte più o meno eterogenee di curiosità e opere d’arte furono i principi umanisti italiani, che nei loro “studioli” raccolsero libri rari, reperti archeologici, strumenti simbolici delle arti e delle scienze, curiosità naturalistiche, reliquie sacre e documenti etnografici. Ricordiamo che il principio fondante dell’ideologia umanistica era ricercare nel passato degli elementi di spunto dai quali partire per espandere la propria cultura e la propria conoscenza.
Bernardo di Chartres diceva: “Noi siamo come nani sulle spalle di giganti, così che possiamo vedere più cose di loro e più lontane, non certo per l’acume della vista o l’altezza del nostro corpo, ma perché siamo sollevati e portati in alto dalla statura dei giganti”.
E tale è la funzione del museo, innalzarci perché possiamo meglio comprendere nozioni che da soli non riusciremmo mai a concepire. Dall’osservazione, dall’esperienza diretta di un’opera d’arte possiamo toccare una parte di noi stessi che altrimenti rimarrebbe celata.
Guardare la riproduzione di un’opera sulle pagine di un libro non è che un palliativo. Entrare fisicamente in un museo e osservare da vicino l’opera dei grandi artisti del passato è un’esperienza formativa che ognuno di noi dovrebbe vivere: essere così vicini ad un capolavoro ridurrà il nostro ego a dimensioni naturali, spogliandoci dell’arroganza che strumenti come i social network tendono ad esaltare, e al contempo ci mostrerà a quali altezze vertiginose può giungere l’ingegno umano e a cosa potremmo aspirare se solo ci applicassimo con metodo e impegno, lasciando da parte noi stessi in ragione di un’arte che ci sovrasta, ci annichilisce, ma che, se l’approcciamo con umiltà, può anche prenderci sulle sue spalle e permetterci di rimirare gli alti cieli limpidi dell’intelletto umano.

Beatrice Fiorello – Dott.ssa Scienze dei Beni Culturali

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La bellezza salverà il mondo.
(Fëdor Dostoevskij)

La Bellezza non può essere interrogata: regna per diritto divino.
(Oscar Wilde)

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MGF