Giovedì 26 SETTEMBRE 2019 ore 16.00 e ore 21.00
L’AGENZIA DEI BUGIARDI

Regia di Volfango De Biasi – Italia 2019 – Durata 102′
con Giampaolo Morelli, Massimo Ghini, Alessandra Mastronardi, Paolo Ruffini, Carla Signoris.
Ingresso libero

Fred (Giampaolo Morelli), l’esperto di tecnologia Diego (Herbert Ballerina) e il narcolettico assistente Paolo (Paolo Ruffini) sono i membri di un’agenzia che fornisce alibi ai propri clienti in cerca di bugie per non subire le conseguenze di malefatte, tradimenti e scappatelle. Il loro motto è “meglio una bella bugia che una brutta verità”, ma quando Fred si innamora di Clio (Alessandra Mastronardi) la situazione precipita… Remake italiano, assai libero, della commedia francese Alibi.com (2017), L’agenzia dei bugiardi è una volutamente sgangherata e rocambolesca pochade che parte da un interessante spunto, quasi da commedia spionistica. Ci si muove infatti tra forsennate girandole di corna e di tradimenti, bassezze assortite, camei, location intriganti, gag slapstick, intrecci/intrighi, romantic comedy, inseguimenti/pedinamenti, derive circensi… Dirige Volfango De Biasi, che sceneggia insieme a Fabio Bonifacci ( Benvenuto, presidente, Si può fare, Loro chi?, Metti la nonna in freezer , Benvenuti al Nord…). Nel cast molto bravi anche Paolo Calabresi, Massimo Ghini e Carla Signoris.

Paolo Castelli

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RITMO, IRONIA E UN CAST CHE GIRA A MERAVIGLIA: IL REMAKE ITALIANO MIGLIORA L’ORIGINALE.

Giancarlo Zappoli – Mymovies
Il seducente Fred, l’esperto di tecnologia Diego e l’apprendista narcolettico Paolo sono i componenti di una diabolica e geniale agenzia che fornisce alibi ai propri clienti e il cui motto è ‘Meglio una bella bugia che una brutta verità’. Fred si innamora di Clio, paladina della sincerità a tutti i costi, alla quale quindi non può svelare qual è il suo vero lavoro. La situazione si complica quando Fred scopre che il padre di Clio, Alberto è un suo cliente, che si è rivolto all’agenzia per nascondere alla moglie Irene un viaggio con la sua giovane amante Cinzia proprio nel giorno dell’anniversario di matrimonio. […]

 De Biasi e Bonifacci rileggono il soggetto di Alibi.com e lo migliorano. Hanno cioè la perfetta misura (matematica) per offrire un ritmo al film, per farlo procedere senza intoppi facendo divenire accettabili anche le situazioni più assurde. Si vedano i primi dieci minuti in cui si assiste all’enunciazione delle strategie dell’agenzia e si potrà capire quanta cura sia stata messa nella trasposizione dall’ambientazione francese a quella italiana. Per fare ciò occorre però disporre di un cast capace di funzionare come (qui il termine risulta appropriato) un meccanismo di orologeria in cui ogni ingranaggio sia perfettamente oliato. È quanto avviene in questa occasione in cui ognuno è collocato nel ruolo più appropriato anche quando, come Alessandra Mastronardi, affronta un personaggio dalle caratteristiche inedite. Si ride e si sorride e magari si pensa, in un’epoca di fake debordanti, al lato infantile della bugia. Quello che Giorgio Gaber cantava dicendo: “Credo nella bugia quando un bambino si nasconde.”

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L’AGENZIA DEI BUGIARDI

Gabriele Niola – Badtaste.it
Un anno dopo l’ottimo exploit di Metti la Nonna In Freezer ritorna al cinema un nuovo film scritto da Fabio Bonifacci. Questa volta è un adattamento non facile dal francese Alibi.com, sceneggiato assieme a Volfango De Biasi che è anche regista. Non è facile perché il film originale aveva un ottimo spunto (che è ciò che fa vendere all’estero i diritti di remake) ma un tono impossibile da imitare.[…] La parte inimitabile di quel film è il tono demenziale di Philippe Lacheau che preferisce di gran lunga le gag impossibili e senza senso a quelle più ordinarie, da sorriso più che da risata, proprie delle commedie sentimentali. Non solo insomma preferisce sacrificare un po’ di plausibilità per una risata grassa in più, raggiungendo vette di idiozia adolescenziale molto ben diretta che facevano del film una chicca, ma soprattutto ha un umorismo che non sta solo nella scrittura ma soprattutto nella messa in scena, frutto di montaggio interno, costumi, stacchi nei tempi giusti e recitazione diretta in modo particolare. L’Agenzia Dei Bugiardi ha altre intenzioni, è decisamente un film più scritto che diretto e vuole essere una commedia più ordinaria. In questo senso è evidente che, rispetto alla media, la sceneggiatura gli dia un passo non comune, una rapidità e una quantità di situazioni e corse a perdifiato che non lasciano tregua: infedeltà multiple, porte di hotel che si aprono e si chiudono, gente nascosta negli armadi, scuse iperboliche e coincidenze mostruose. Con la piacioneria di Giampaolo Morelli e la sublime medietà che porta Massimo Ghini, quello che poteva essere un cinepanettone fuori tempo massimo diventa invece la sua versione migliore, la sua declinazione più nobile, la dimostrazione di cosa possa essere quel modello se ci si iniettano idee e dialoghi vivaci, in una parola se lo si scrive bene. A dimostrazione di quanto L’Agenzia dei Bugiardi sia centrato (e bene) sulla scrittura è il fatto che gli attori non portano nel film i loro soliti personaggi ma ne ricevono di scritti apposta. Accade così che per la prima volta ad Herbert Ballerina sia data l’opportunità di liberarsi del personaggio cucitogli addosso da anni di collaborazione con Maccio Capatonda (quello dello scemo lento), ammorbidendolo fino a diventare uno sfigato più adatto alle commedie e meno al comico puro. E anche quello funziona.

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VAUDEVILLE E POCHADE

Vaudeville è una parola francese (forse alterazione di Vau-de-Vire, località della Normandia dove al principio del 16° sec. sarebbero state intonate canzoni satiriche contro la dominazione straniera) che dal nome di una canzone popolare, generalmente satirica, passò a indicare le canzoni inserite in un particolare spettacolo teatrale, lo spettacolo stesso e il teatro in cui lo spettacolo ha luogo.

Il genere vaudeville nacque in Francia nel 18° sec. ed ebbe un tale successo che nel 1792 fu creato a Parigi un Théâtre du Vaudeville. Tra la fine del secolo e la prima metà del successivo numerosissimi autori si dedicarono al vaudeville in tutte le sue sottospecie (v. farsa, v. aneddotico, v. satirico, v. a intrigo): tra gli altri, Augustine Eugène Scribe (Parigi, 24 dicembre 1791 – Parigi, 20 febbraio 1861)   e Eugène Labiche (Parigi, 6 maggio 1815 – Parigi, 22 gennaio 1888).

A. E. Scribe è stato uno scrittore, drammaturgo e librettista francese. Scribe fu uno dei più prolifici scrittori francesi ed uno dei librettisti d’opera più fecondi, grazie anche ai numerosi collaboratori di cui si avvaleva. Le sue pièces teatrali, in gran parte vaudevilles erano il frutto di una ripartizione quasi industriale del lavoro. Scribe forniva le idee e distribuiva una indicazione generale dei contenuti ai suoi numerosi collaboratori, ciascuno dei quali doveva scrivere un tipo di scena specificamente assegnatagli: dialoghi, strofe, battute umoristiche, etc. Compose circa cinquecento lavori: commedie, vaudevilles, drammi, libretti d’opera.

 

E. Labiche è stato un drammaturgo francese. Studente del Liceo Condorcet ed ivi diplomatosi, intraprese a diciannove anni, nel 1834, un viaggio in Italia con alcuni amici, tra cui il futuro storico e drammaturgo Alphonse Leveaux. Fu tra gli esponenti più importanti e rappresentanti del vaudeville. Scrisse sotto vari pseudonimi, molti dei quali nascondevano in realtà collettivi di autori. Il 28 febbraio 1880 venne eletto membro dell’Académie française. Labiche produsse un significativo numero di opere teatrali, all’incirca 174. Con quest’ultimo, il vaudeville rinunciò alla musica, la quale passò nell’operetta e nella rivista, e il termine servì a indicare una leggera e brillante commedia di una comicità tutta esteriore.

Altro grande esponente del vaudeville fu Georges Feydeau, considerato, dopo Molière, uno dei più grandi autori della commedia francese. Georges divenne prestissimo autore e regista di opere teatrali caratterizzate dal ritmo quasi frenetico e basate sulla “matematica” dell’effetto comico (era un severissimo metteur en scène) la cui popolarità superò infine anche quella delle opere del maestro del genere, Eugène Labiche.
Molte sue opere di vaudeville sono ancora oggi rappresentate e applaudite, in particolar modo: A scatola chiusa, La palla al piede, Il tacchino, La pulce nell’orecchio, Dove vai tutta nuda? e soprattutto le celeberrime Occupati d’Amelia, Sarto per signora e L’albergo del libero scambio. Undici delle sue vaudeville furono scritte in collaborazione con Maurice Desvallières.
Feydeau non era solo un autore, ma conosceva e “scriveva” di scene, luci e costumi trattandoli al pari di attori. Le sue scenografie (ricche di complicatissimi cambi a vista ed al buio) sono studiate con porte, finestre e armadi in numero calcolato ed angolazioni precise per suscitare (se utilizzate correttamente dagli attori) effetti esilaranti.
Nel suo teatro moltissime situazioni comiche sono totalmente prive di battute: un uomo entra in scena, una donna ne esce, e scatta la risata fragorosa.
La sua abilità di regista e drammaturgo suscitò per decenni risate in ogni tipo di pubblico, tanto da mettere in secondo piano la spietata satira alla borghesia parigina che adombra ogni sua opera. Solo recentemente è stato rivalutato e riletto in chiave di ironico fustigatore dell’ipocrisia borghese.

Il termine  pochade fu usato prevalentemente in Italia dalla fine dell’Ottocento per designare la trasformazione, se si vuole la degenerazione, subita dal vaudeville che, abbandonate le musiche, le canzoncine, i refrains delle origini, diventa più complicato nell’intreccio, denso di avventure salaci che coinvolgono in una ridda frenetica di equivoci, incidenti, contrattempi e agnizioni, mogli e mariti infedeli, giovani e vecchi viveurs e così via. Testimonianza, in forma caricaturale, di gusti e costumi di un’epoca spensierata, la pochade, che ebbe particolare successo nei teatri del boulevard, raggiunse un livello d’arte grazie ad autori quali M. Hennequin e P. VeberR. de Flers e G. A. de Caillavet, ed ebbe vasta fortuna internazionale.

MGF