PAPA FRANCESCO – UN UOMO DI PAROLA
Regia di Wim Wenders – USA, 2018 – durata 96”
con Jorge Mario Bergoglio

Nel 2009, il cardinale Bergoglio predicava nelle piazze di Buenos Aires. Dal 2013 invece, Papa Francesco esercita la sua professione in diretta mondiale dalla Città del Vaticano: un cambiamento significativo, ma che non ha minimamente inciso sulla sua personalità.
Wim Wenders torna a cimentarsi con il genere documentario per raccontare lo spirito e il carisma di una delle figure più note dei nostri giorni, Papa Francesco. Alternando immagini di repertorio a interviste realizzate appositamente per il film, Wenders non intende ricostruire la vita di Bergoglio ma si concentra esclusivamente sulla sua carriera papale cercando di metterne in luce la forza e la sapienza comunicative.
Politica, religione, etica, integrazione sono solo alcuni dei temi sui quali il Papa viene provocato.

Paolo Castelli

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WENDERS SOTTOLINEA LA CHIAREZZA DELLE POSIZIONI DI PAPA FRANCESCO COME SOLO I MAESTRI SANNO FARE: TENENDOSI UN PASSO INDIETRO.
Giancarlo Zappoli – Mymovies

Il lavoro di Wenders vuole essere un percorso personale con Papa Francesco e non un documentario biografico. Le idee del pontefice e il suo messaggio sono centrali grazie al materiale di archivio ma soprattutto a quattro lunghe interviste condotte nell’arco di due anni. Avvicinato dal Vaticano già nel 2013, Wim Wenders dichiara di avere avuto una completa libertà nell’elaborazione del progetto, ivi compresa quella del montaggio finale e dell’accesso all’archivio foto e video del Vaticano. Tutto ciò gli ha consentito di operare così come solo i veri Maestri sanno fare: tenendosi un passo indietro.
Molti, vedendo questo documentario, potranno porsi una domanda legittima: dov’è la mano di Wenders in tutto ciò?
La risposta sta nell’avere consentito alla figura di Francesco e soprattutto al suo pensiero di emergere con una semplicità che si rivela come saggezza nel leggere la contemporaneità alla luce dell’autenticità del Vangelo.

Non a caso Wenders apre con le immagini di Assisi e ritorna in più occasioni sulla vita di quel rivoluzionario (parola che non bisogna temere, dice Bergoglio) di cui questo 266esimo pontefice ha assunto per la prima volta il nome. Francesco (questo Wenders non lo dice) invitava i suoi confratelli a leggere il vangelo ‘sine glossa’, cioè letteralmente. Questo significa per Francesco leggerlo alla luce di quella ‘povertà’ di cui il santo di Assisi fu propugnatore (a differenza di come vorrebbero i cosiddetti integralisti che si appropriano della parola di Dio pretendendo invece di aderirvi).

Papa Francesco, nei colloqui e nel materiale di repertorio, affronta un’ampia gamma di temi senza mai sottrarsi e facendo della chiarezza delle posizioni assunte nelle varie materie, un punto di forza. Che però non si traduce mai in chiusura o in rifiuto del dialogo. Wenders lo sottolinea mostrando la molteplicità dei consessi internazionali e delle visite pastorali che alterna ai colloqui in cui il pontefice, guardando negli occhi l’interlocutore ma anche lo spettatore, ci conferma ogni volta che la fede (come affermava un altro importante sacerdote, David Maria Turoldo) non la si propaganda ma la si vive e se la si vive si propaganda da sé. Si leggono nel suo sguardo e nel suo sorriso la fede profonda nel Figlio dell’Uomo Gesù Cristo che vede però presente non solo nei riti ma soprattutto nell’umanità e in particolare in quella più vessata e privata della propria dignità.
Nella lingua spagnola (idioma materno per Jorge Bergoglio) esiste la definizione di ‘hombre vertical’ per indicare un uomo tutto d’un pezzo. Papa Francesco, come ce lo propone Wenders, sa essere così senza mai dimenticare però quella misericordia che è stata al centro del Giubileo straordinario da lui indetto e tenutosi tra il dicembre 2015 e il novembre 2016. Perché l’assenza di misericordia significa soffocamento della speranza in un mondo più giusto e quindi più vicino alla Giustizia. Che per Francesco origina da un Dio che non fa distinzioni nell’indicare nell’attenzione agli ultimi la via maestra. Una strada, questa, che può e deve essere percorsa sia che si sia credenti che atei con, in più, per cattolici, sacerdoti o laici che siano, la consapevolezza che non si possono servire due padroni: Dio e il denaro. Come questo papa, francescano di nome e di fatto, non smette di ricordare.

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PAPA FRANCESCO
Fabrizio Tassi – Cineforum.it

Il Papa guarda in camera e parla: parla di povertà e ingiustizia sociale, di ecologia e immigrazione, di dolore (perché esiste?) e amore (la verità, la soluzione). Parla con parole di buonsenso, di quelle che in tempi come i nostri risultano quasi rivoluzionarie («non bisogna avere paura di questa parola», dice, è il messaggio stesso di Gesù Cristo ad essere rivoluzionario). Parla con la sincerità disarmante, il calore, la semplicità che tutti conosciamo, quella di un parroco più che di un pontefice.
La cosa più sorprendente del documentario che Wim Wenders ha dedicato a papa Francesco, è che il film è tutto qui. Ma ne vorresti anche di più. Vorresti, cioè, che il doc si limitasse davvero a quello strabiliante dialogo-monologo a tu per tu col pontefice (ci siamo noi e lui, senza mediazioni). Nelle parole che il Papa dice (non predica) allo spettatore, al mondo, consapevole di farlo, scendendo dal piedistallo in cui lo colloca il suo ruolo (tutto il suo pontificato è fatto di gesti che riportano il successore di Pietro sulla terra, fisicamente e simbolicamente), di usare uno strumento potente, e un regista ammirato e conosciuto, per veicolare il suo messaggio. Quale? Lo scandalo dell’ingiustizia sociale, la “globalizzazione dell’intolleranza” contro i migranti, la necessità di superare un sistema economico basato sullo sfruttamento, le colpe dell’umanità nei confronti della natura, la follia di una vita basata sulla velocità, il consumo, il profitto, la nostra incapacità di amare e condividere, di “perdere tempo” con i nostri figli, di aiutare chi ci sta intorno… Una rivoluzione, appunto. Quella di una nuova fratellanza universale. Quella proposta otto secoli fa da Francesco d’Assisi.
Il film, in effetti, parte da lì. Dalla voce di Wenders che evoca la rivoluzione francescana, la scelta della povertà, del sacrificio per gli ultimi, dell’amore e il rispetto per la natura (Wenders accompagna, commenta, chiosa le parole del Papa da osservatore interessato). In effetti, l’unica trovata wendersiana è quella di mettere in scena san Francesco, il “predecessore”, in immagini in bianco e nero, da archeologia del cinema (che non sono certo la parte migliore del film, anzi). Come dire: quello è il mito, questa è la sua incarnazione moderna. Papa Francesco vorrebbe riportare la Chiesa al Vangelo, lo dice spesso, lo ribadisce anche qui, con veemenza. Lo dice anche davanti alla Curia, mentre la macchina da presa alterna il suo duro intervento ai volti stanchi, perplessi, immobili dei vescovi.
Vale la pena ricordare che questo è un film su commissione. Wenders non si prende (quasi) nessuna libertà, se non quella di stare ad ascoltare il Papa, “un uomo di parola”, come recita il titolo: perché conosce il peso e il valore delle parole, ma soprattutto perché è una persona che fa ciò che dice, a partire dal bisogno di una nuova sobrietà e dalla necessità di (ri)partire dagli ultimi. E così lo vediamo nei luoghi più miseri del mondo, nei campi nomadi, tra i carcerati… Percorriamo il mondo con lui, in Papa-car, fendendo le folle che lo acclamano, emozionandoci anche un po’ per l’emozione che suscita nella gente che incontra, nella speranza che riesce a infondere a milioni di persone.
A volte capita di pensare: tutto qui? Un catalogo di buone intenzioni? C’era bisogno di Wim Wenders? Cinematograficamente parlando, forse no. Dal punto di vista della comunicazione, invece, funziona benissimo. E Wenders ha avuto l’intelligenza di capire la portata storica di questa possibilità che gli era stata offerta. Ha contribuito alla celebrazione di quello è che diventato un leader mondiale. Laico, verrebbe da dire, perché si parla ben poco di preghiera, religione, storia, teologia (alla fine dei tempi, dice, ci saranno sorprese, perché non conterà in cosa hai creduto, e se hai creduto). Mentre si evoca lungo tutto il film la spiritualità francescana, il tornare alla terra, alla semplicità, alla povertà, alla legge dell’amore (amare se stessi, gli altri, la natura). Fondata sulla rinuncia all’ego e all’individualismo, la più difficile, che richiede una lunga disciplina (spirituale) e una devozione totale.
Non c’è biografia, non ci sono “dietro le quinte”, non si celebra un uomo, ma le sue parole (rivoluzionarie). Agiografico? Sì, certamente, nel senso buono della parola. Esiste.

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PAPA FRANCESCO: NEL NOME DELL’UMILTA’
Breve biografia

Papa Francesco, all’anagrafe Jorge Mario Bergoglio, nasce a Buenos Aires il 17 dicembre 1936 all’interno di una famiglia le cui origini sono italiane, nello specifico piemontesi. Prima di entrare in seminario i suoi studi iniziali appartengono all’area scientifica chimica. E’ nell’anno 1958 che entra a far parte come novizio della Compagnia di Gesù: con tale organizzazione trascorre un periodo in Cile, torna poi nella sua città natale dove perfeziona il suo percorso di studi e consegue la laurea in filosofia.
A partire dall’anno 1964 insegna letteratura e psicologia nei collegi di Santa Fe e Buenos Aires, per tre anni. Diventa sacerdote a 33 anni il giorno 13 dicembre 1969.
Seguono poi alcune altre esperienze di insegnamento, poi Jorge Mario Bergoglio ricopre la carica di rettore della facoltà di teologia e filosofia a San Miguel. Viene in seguito Provinciale dell’Argentina; nel 1986 si reca in Germania per il completamento del proprio dottorato di studi teologici. Torna quindi in patria, nella città di Córdoba, chiamato ad essere direttore spirituale e confessore della locale chiesa della Compagnia di Gesù.
Il futuro papa Francesco il giorno 20 maggio 1992 viene nominato vescovo ausiliare di Buenos Aires e titolare di Auca.
La carriera ecclesiastica prosegue con un balzo in avanti quando il 3 giugno 1997 è nominato arcivescovo coadiutore di Buenos Aires. Alla morte del cardinale Antonio Quarracino, gli succede il giorno 28 febbraio 1998 diventando di fatto la figura religiosa più importante dell’intera Argentina. Sempre nel 1998, dal giorno 6 novembre, è anche ordinario per i fedeli di rito orientale in Argentina.
Papa Giovanni Paolo II lo nomina cardinale il 21 febbraio 2001; con il titolo di San Roberto Bellarmino viene eletto a capo della Conferenza Episcopale Argentina, carica che ricopre dal 2005 al 2011. Dopo il lutto di Karol Wojtyla, Jorge Mario Bergoglio è considerato uno dei candidati più in vista per l’elezione a nuovo Pontefice, nel conclave del 2005. Verrà eletto Joseph Ratzinger, ma secondo alcune notizie trapelate dopo il conclave, l’argentino sarebbe stato proprio il nome più votato dopo quello del nuovo papa. Lo stesso Ratzinger sarebbe stato fra i cardinali che avrebbero appoggiato l’elezione di Bergoglio.
Dopo la rinuncia alla carica di pontefice di papa Benedetto XVI, il nuovo conclave elegge Jorge Mario Bergoglio come suo successore nella sera del 13 marzo 2013: il nuovo pontefice assume il nome di papa Francesco. E’ il primo papa non europeo, è il primo papa gesuita (l’ordine fondato da Ignazio di Loyola) e il primo a farsi ispirare da Francesco d’Assisi nella scelta del nome, esprimendo da subito sensibilità verso i simboli che il santo reca nella sua figura così come nel suo messaggio di semplicità e umiltà.

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20 COSE DA SAPERE SU PAPA FRANCESCO

Un Papa “verde” che “ama” la scienza: una serie di informazioni e curiosità su Papa Francesco, al secolo Jorge Mario Bergoglio.

Focus.it

1. È il primo Papa argentino, sudamericano o di qualsiasi luogo al di fuori dell’emisfero Nord.  Pietro, il primo Papa, dopo tutto, era palestinese e ci sono stati vari pontefici siriani, provenienti dall’aera mediterranea del nord Africa e dagli odierni Turchia e Israele.

2. È il primo Papa gesuita.

3. A dire il vero è stato il primo arcivescovo gesuita di Buenos Aires.

4. Ha deciso di chiamarsi Francesco. È la prima volta che un nuovo pontefice sceglie un nome nuovo e non usato prima dal tempo di Papa Lando, nel 913.

5. È di origini, italiane. Suo papà era di Asti  e ogni anno o due Bergoglio tornava a fare visita ai suoi parenti a Bricco Marmorito di Portacomaro Stazione, frazione di Asti.

6. Ha 76 anni e i suoi primi studi sono stati quelli di perito chimico. Possiamo dire che è un Papa che “ama” la scienza.

7. Ha un solo polmone. L’altro gli è stato rimosso da bambino per un’infezione.

8. Parla spagnolo, italiano e tedesco.

9. Non ha né autista né macchine blu. A Buenos Aires usava la metropolitana. Anche a Roma si è mosso a piedi o con i mezzi pubblici. Spesso va in bicicletta.

10. È un tifoso della squadra di calcio del San Lorenzo.

11. Amava ballare il tango con la sua fidanzata, prima di trovare la vocazione.

12. Cucina da solo spesso scaldandosi il cibo nel microonde e va a letto alle 9.30 di sera. Ma alle 4.30 del mattino è già in piedi.

13. In passato è sembrato restio a rilasciare interviste. Ma l’account twitter @Pontifex ha subito twittato poche ore dopo l’elezione (quasi sicuramente un messaggio dello staff). Sembra anche che Franscesco voglia incontrare tutti i giornalisti accreditati per il conclave in una specie di conferenza stampa il giorno dopo l’elezione (il 14). Conclusione: è aperto al dialogo con i media e attraverso i nuovi media.

14. È stato criticato per non essersi opposto apertamente alla dittatura militare argentina tra il 1976 e il 1983 ed è stato accusato di complicità nel rapimento di due sacerdoti gesuiti, secondo un’inchiesta del 2006. L’inchiesta condotta dal giornalista argentino Horacio Verbitsky si basa sulle dichiarazioni di uno dei due gesuiti rapiti, rese poco prima della sua morte, avvenuta per cause naturali nel 2000. Secondo altre fonti, però, Bergoglio è stato invece fondamentale per la liberazione dei due religiosi. E in generale, secondo i suoi difensori, durante il governo dei militari Bergoglio avrebbe aiutato molti dissidenti a fuggire. Nell’anno santo del 2000 fece “indossare” all’intera Chiesa argentina le vesti della pubblica penitenza, per le colpe commesse negli anni della dittatura.

15. È critico nei confronti del Fondo Monetario Internazionale e del capitalismo del libero mercato che contribuisce alla povertà.

16. Nel 2001 ha voluto visitare un ospedale di malati di Aids per potergli parlare e – nella celebrazione del Venerdì Santo – com’è tradizione, lavargli e baciargli i piedi.

17. Nel 2012 durate un discorso è stato molto duro con una parte del clero ritenuto ipocrita per aver dimenticato che Gesù battezzava i lebbrosi e mangiava con le prostitute.

18. Ha criticato il riconoscimento dei matrimoni gay in Argentina, definendoli “un attacco distruttivo ai piani di Dio”.

19. È stato molto critico con i sacerdoti che si rifiutavano di battezzare i figli di madri single.

20. Durante il conclave del 2005 aveva rischiato di essere eletto, grazie anche al supporto del Cardinal Martini. Pare però che si mostrò così atterrito dall’idea del peso che gli sarebbe caduto addosso da convincere i più a lasciar perdere.

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Ecco un link dove trovare tutti i libri di (e su) Papa Francesco:

https://www.mondadoristore.it/libri/Papa-Francesco-Jorge-Mario-Bergoglio/aut01415704/

 

 

La vera preghiera è quella che si compie nel segreto della coscienza, del cuore: imperscrutabile, visibile solo a Dio. Io e Dio. Essa rifugge dalla falsità: con Dio è impossibile fingere.

– Papa Francesco – 13 febbraio 2019 – Udienza Generale

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MGF