MARTEDÌ AL SOLE
“Diventare umani”

 

Ritorna il progetto MARTEDÌ AL SOLE,  questo trimestre completamente dedicato all’arte.

 

Martedì 20 ottobre 2026 – ore 21.00

NAPOLEONE. IN NOME DELL’ARTE
di Giovanni Piscaglia

un documentario con la guida eccezionale del Premio Oscar®  Jeremy Irons.

Durante “l’angosciosa deriva di Sant’Elena”, prima della morte, Napoleone pensava – leggiamo nelle memorie – che i posteri lo avrebbero ammirato non solo per le battaglie, ma per avere portato al popolo cultura e bellezza, creando la scuola pubblica e l’idea moderna di museo universale. Scrittore mancato, lettore compulsivo, ammiratore dell’arte e della sua forza di comunicazione, Napoleone fu spinto alle sue imprese dalla brama di potere e di gloria, ma anche dal bisogno di conoscenza e dall’ambizione di associare la sua immagine alle grandi civiltà del passato. Durante le campagne militari, promosse ricerche, colossali furti di opere e scavi archeologici, soprattutto in Italia e in Egitto, da cui nacquero scoperte come quella della Stele di Rosetta e la fondazione dei primi musei pubblici del mondo: il Louvre di Parigi e, sul suo esempio, la Pinacoteca di Brera di Milano.

 

Martedì 17 novembre 2026 – ore 21.00

HITLER CONTRO PICASSO E GLI ALTRI
Docufilm di Claudio Poli

con la partecipazione di Toni Servillo

Chagall, Monet, Picasso, Matisse, Klee, Kokoschka, Otto Dix, El Lissitzky: artisti messi al bando, disprezzati, condannati eppure anche trafugati, sottratti, scomparsi. Il regime nazista bandì la cosiddetta “arte degenerata”, organizzando, nel 1937 a Monaco, un’esposizione pubblica per condannarla e deriderla e, contemporaneamente, una mostra per esaltare la “pura arte ariana”, con “La Grande Esposizione di Arte Germanica”. Proprio in quegli stessi giorni cominciò la razzia, nei musei dei territori occupati e nelle case di collezionisti e ebrei, di capolavori destinati a occupare gli spazi di quello che Hitler immaginava come il Louvre di Linz (rimasto poi solo sulla carta) e di Carinhall, la residenza privata di Goering, l’altro grande protagonista del saccheggio dell’Europa. Si calcola che le opere sequestrate nei Musei tedeschi siano state oltre 16.000 e oltre 5 milioni in tutta Europa.

 

 

Martedì 15 dicembre 2026 – ore 21.00

Conferenza di LUCA FRIGERIO

FRANCESCO. L’UOMO E IL SANTO NEL RACCONTO DELL’ARTE.
Tra il Crocifisso di San Damiano e il presepe di Greccio

 

 

Luca Frigerio (Milano, 1968), scrittore, giornalista, critico d’arte, è redattore dei media della Diocesi di Milano, per i quali cura in particolare la sezione culturale. Dirige inoltre la rivista dell’UCAI (Unione Cattolica Artisti Italiani), Arte e Fede.
È autore di diversi testi di larga diffusione sui grandi protagonisti dell’arte.
Caravaggio. La luce e le tenebre (2018); Cene Ultime. Dai mosaici di Ravenna al Cenacolo di Leonardo (2021); Bosch. Uomini Angeli Demoni (2017). Più volte ristampato è il suo Bestiario Medievale. Animali simbolici dell’arte cristiana.
Con Centro Ambrosiano (editore di riferimento della Diocesi di Milano) ha pubblicato un libro dedicato alle rappresentazioni artistiche del patrono di Milano: Ambrogio. Il volto e l’anima (2018).
L’ultimo suo libro tratta delle Madonne Ambrosiane (Centro Ambrosiano, 2022), ovvero i capolavori di maestri come Botticelli, Mantegna, Raffaello, Michelangelo (ma anche la celeberrima Madonnina) presenti nelle chiese e dei musei della Diocesi di Milano.

 

I film d’arte verranno introdotti brevemente da Beatrice Fiorello, dott.ssa in Scienze dei Beni Culturali,  il costo dei biglietti è di 5 euro per tutti.

La conferenza di Luca Frigerio è a ingresso libero.

Vi aspettiamo numerosi!

 

MGF

 

 

DISCLOSURE DAY
Regia di Steven Spielberg
con Emily Blunt, Josh O’Connor, Colin Firth

 

 

 

 

 

SPIELBERG TORNA AL CINEMA DI FANTASCIENZA E SI CONFERMA MAESTRO DELLA TENSIONE

Steven Spielberg, negli oltre cinquant’anni di carriera, non ha mai smesso di interrogarsi sulla vita nello Spazio. Sempre con lo sguardo rivolto verso l’alto, si è misurato con la presenza di altre forme di vita sulla Terra, tra avventura, mistero e poesia. All’età di 80 anni, con una vis stilistico-narrativa sempre verde, il quattro volte Premio Oscar è ritornato sull’argomento firmando un’opera imponente, “Disclosure Day”. Il film si muove sul terreno del thriller cospirativo, chiamando in campo temi come religione e fede, verità e doveri del giornalismo, erosione del potere politico e paure di sbandamento del sistema sociale. “Disclosure Day” conferma tutto il talento visivo e narrativo di Spielberg, la sua solidità come autore e al contempo la sua freschezza di sguardo. Un’opera che affascina per tensione, stile e dinamica.
In “Disclosure Day” tornano molti temi forti del suo cinema. Non solo i titoli in cui esplora la possibile presenza di alieni nello Spazio e sulla Terra, tra mistero e poesia, ma anche il valore del buon giornalismo, tenuto a mantenere la schiena dritta davanti a poteri forti e intimidazioni. Nel suo orizzonte fa ingresso anche il tema della fede, attraverso le apprensioni della ex novizia Jane, che alla scoperta di una prova della vita aliena si interroga sull’esperienza credente, sulle preoccupazioni che tale notizia generi nei fedeli, sulla possibilità che mettano in dubbio la presenza di Dio. Acuto è il colloquio tra Jane e la sua ex superiora Sr. Maura, che la invita ad allargare il campo dello sguardo e a considerare la grandezza della creazione di Dio, del suo straordinario disegno, ben oltre la vita sulla Terra. Sr. Maura le ricorda che la verità non deve mai fare paura.
Cuore del film, ovviamente, è la rappresentazione della vita aliena. Spielberg tratteggia con sguardo rispettoso le creature aliene, verso le quali rivolgersi con apertura e desiderio di dialogo. Qui torna tutta la sua poetica nel fantastico: l’alieno non è da temere, mentre da guardare con sospetto sono gli esseri umani, o meglio quelli abitati da una cultura del profitto e della sopraffazione, che non risparmiano crudeltà a creature umane, animali o extraterrestri.
“Disclosure Day” parte come un serrato spy-thriller, un film d’azione che corre veloce sul binario del genere cospirativo, aprendosi subito dopo al fantastico ma con riflessioni sociali profonde e incalzanti. La linea del racconto è stratificata, a tratti labirintica, ma non stanca mai lo spettatore, agganciato con grande trasporto sino ai volteggi finali, dove vengono sciolti nodi ed enigmi, regalando un epilogo aperto.
Nell’insieme, un film che conquista e coinvolge, appassiona e inquieta, lasciando allo spettatore suggestioni e domande. Al di là di qualche piccola ambiguità o incertezza della sceneggiatura, “Disclosure Day” conferma il grande talento di uno dei registi apicali della New Hollywood, che sa sempre sorprendere con originalità.

Recensione della Commissione Nazionale Valutazione Film della Conferenza Episcopale Italiana

Tematiche: Amicizia, Amore-Sentimenti, Dialogo, Fantascienza, Fede, Mass-media, Media, Metafore del nostro tempo, Politica-Società, Potere, Tematiche religiose, Violenza


Disclosure Day è un film che guarda al cielo per parlare di noi: della paura dell’ignoto, del bisogno di credere, della verità e di come l’umanità reagirebbe se, all’improvviso, ottenesse tutte le risposte che cerca da sempre.


“Disclosure Day” è un action sci-fi che ti inchioda alla sedia, e che lo fa incastrando sequenze d’azione al cardiopalma con momenti di riflessione filosofica sul rapporto fra senso e linguaggio e, perfino, sull’esistenza di Dio, assieme a interrogativi etici epocali tutt’altro che banali (cosa conta di più: il diritto alla conoscenza o le conseguenze che la conoscenza potrebbe generare nel mondo?).


C’è un che di profondamente sacro nel film. Ma non è un “sacro” da intendere in senso confessionale. È un discorso sulla fede come atto di fiducia. Un grande atto d’amore e fede nel cinema.

Recensioni
3,4/5 MyMovies
5/5 Sentieri Selvaggi
4,5/5 Movieplayer

 

TUTTI GLI ALIENI DEL CINEMA DI SPIELBERG

Gli alieni accompagnano il cinema di Spielberg da quasi mezzo secolo.
In Incontri ravvicinati del terzo tipo (1977), gli extraterrestri – pacifici, ma vallo a sapere fino alla fine del film – erano una manifestazione del mistero e della meraviglia. Non invasori, ma messaggeri di una realtà più grande. Il contatto con loro assumeva quasi i contorni di un’esperienza spirituale.

 

 

 

Cinque anni dopo, con E.T. l’extra-terrestre, l’alieno diventava addirittura un amico. Una creatura smarrita, fragile e profondamente umana nella sua diversità. Spielberg trasformava il visitatore venuto dalle stelle in una metafora dell’infanzia, della solitudine e del bisogno di essere accolti.
Pochi ricordano che il regista aveva preso in considerazione un seguito molto diverso. Nel progetto intitolato E.T. II: Nocturnal Fears, Elliott e i suoi amici sarebbero stati rapiti da extraterrestri ostili appartenenti alla stessa specie di E.T. o comunque a una sua variante. Spielberg abbandonò presto l’idea, convinto che tradisse lo spirito del film originale.

 

Una nota a parte la merita A.I. – Intelligenza artificiale, che teoricamente non parla di alieni, ma non è stato subito chiaro. Molti critici americani fraintesero il film, pensando che gli esseri Giacomettiani che compaiono negli ultimi venti minuti fossero alieni, mentre erano robot del futuro evolutisi a partire dai robot presenti nella prima parte del film.

 

 

 

Dopo l’11 settembre arriva invece La guerra dei mondi. Qui l’ignoto torna a essere una minaccia. Gli alieni incarnano la paura, la distruzione improvvisa e la fragilità di una civiltà che si crede invulnerabile.

Poi c’è il capitolo più singolare di questo percorso: Indiana Jones e il regno del teschio di cristallo. Apparentemente si tratta di una storia di extraterrestri, rivelata per tale già dal principio con il prologo nell’Area 51. In realtà Spielberg e Lucas compiono un passo ulteriore. Le misteriose entità al centro del racconto non vengono da un altro pianeta, ma da un’altra dimensione. Non sono semplicemente alieni: sono esseri interdimensionali, provenienti da quello che il film definisce lo “spazio tra gli spazi”. Molti hanno preso questa affermazione come un suggerimento teorico e meta-cinematografico: lo spazio tra gli spazi potrebbe essere quello tra un fotogramma e l’altro. Magari, quello dove vivono gli spettatori, che sono appunto alieni al film. Comunque sia, questi esseri sono archeologi alla ricerca di sapere e conoscenza. È un’idea affascinante perché porta il mistero oltre la fantascienza tradizionale. L’ignoto non si trova più in qualche remoto sistema stellare. È accanto a noi, in una realtà che sfugge alla percezione ordinaria.

Ed eccoci a Disclosure Day, che sembra aggiungere un’altra variante: quella dell’alieno come verità nascosta.
In fondo, però, il vero tema del cinema di Spielberg non sono mai stati gli extraterrestri. È il mistero. La possibilità che esista qualcosa oltre ciò che conosciamo. Che si tratti di un visitatore venuto dalle stelle, di un bambino robot o di esseri che abitano lo spazio tra gli spazi, il suo cinema continua a porre la stessa domanda da quasi cinquant’anni: siamo davvero soli?

Cinecittànews.it

 

MGF

 

 

L’ESTATE È FINITA

Sono più miti le mattine
e più scure diventano le noci
e le bacche hanno un viso più rotondo.
La rosa non è più nella città.

 

L’acero indossa una sciarpa più gaia.
La campagna una gonna scarlatta,
Ed anch’io, per non essere antiquata,
mi metterò un gioiello.

 

 

 

Il caldo torrido è ormai un lontano ricordo, le temperature si sono abbassate e il sole tramonta prima di giorno in giorno.
L’autunno inizia ad annunciarsi ed Emily Dickinson con la sua poesia riesce perfettamente a dipingere questo momento, analizzando la fine della stagione da una prospettiva non solo paesaggistica o descrittiva, ma soprattutto da un punto di vista interno, psicologico: la natura diventa metafora del cambiamento che gli esseri umani compiono da sempre, gli indumenti come la vegetazione sono destinati ad essere diversi.
Emily Dickinson nella poesia esprime dolcemente tutta la gioia che la nuova stagione le porterà e cerca di offrire positività alla malinconia che inevitabilmente l’estate è destinata a lasciare nelle persone.
La sensazione di perdita emerge dalla poesia attraverso l’immagine della scomparsa della rosa L’assenza della rosa presuppone una mancanza, incapace di essere riempita se non dalla nostalgia.
L’autunno si insinua nelle giornate di fine estate portando aria fresca e giornate man mano più brevi, per esplodere poi con i suoi colori più tipici.
Emily Dickinson con L’Estate è finita ci dona la sensazione che l’estate non se ne vada all’improvviso, ma si congedi silenziosamente con una fuga leggera fatta di piccoli cambiamenti.

Fonte: Libreriamo

 

MGF

 

Regia di Pif
con Pif, Giusy Buscemi, Francesco Scianna

 

 

 

 

UNA COMMEDIA SPIAZZANTE, INSOLITA ED ORIGINALE

Palermo, Arturo è un agente immobiliare capace e brillante. Ha una passione incontenibile per i dolci, soprattutto siciliani, mentre sul campo da calcio dimostra velleità meno solenni.
Un giorno fa da consulente a Flora per l’individuazione di un locale adatto ad aprire una pasticceria. E Arturo si innamora di lei al primo sguardo. Tra i due in poco tempo nasce un legame. Flora è una ragazza molto credente e Arturo le lascia credere lo stesso di lui; in occasione però della Settimana Santa, della rappresentazione della via Crucis dove Arturo è
chiamato a interpretare Gesù, le sue “bugie” crollano. Confessa a Flora, a tutti, di essere agnostico. Vuole però mettersi in gioco davvero con la fede cattolica e provare a vivere secondo il Vangelo. Trova come padre spirituale papa Francesco, che gli appare in casa in chiave onirica dopo un’indigestione di dolci. Papa Francesco diventa una guida cui rivolgere ogni tipo di domanda, compresi aneddoti su dolci e arancine. Un dialogo intenso, ironico, marcato da tenerezza, che spinge Arturo a guardarsi dentro e a trovare un suo equilibrio esistenziale e relazionale…
Pierfrancesco Diliberto, regista, attore, scrittore e autore Tv al suo quarto film , continua a raccontare la dimensione dell’umano e il suo agire sociale attraverso la formula della commedia-favola sentimentale. Qui non parla di cultura della legalità o di diritti dei lavoratori, bensì esplora i tornanti interiori di un uomo che sulla soglia dei cinquant’anni scopre l’amore e si pone domande sulla fede.
Pif usa la sua riconoscibile verve ironica per esaminare fede e prassi del credente, la vita di un cattolico, esplorandone guadagni e contraddizioni. In particolare, si (ci) interroga su quanto l’habitus cattolico sia vissuto in superficie o profondità. La traiettoria del personaggio è quella di un agnostico che sulle prime, in maniera cialtrona, si finge credente e poi, dopo una rovinosa caduta, prova ad aderire con più convinzione alla pratica religiosa, sperimentando anche posizioni integraliste. Pif usa la sua cifra sarcastica per tratteggiare una “parabola” di esplorazione e riscatto. Un uomo che cambia rotta grazie a un duplice incontro, con Flora e con papa Francesco.
Parte del film è chiaramente un omaggio al papa argentino, a quasi un anno dalla sua scomparsa, riflessione che trova sfumature di tenerezza e poesia nei volteggi finali: “ci piaceva immaginare – ha rimarcato Pif – che prima di andare via il Papa sia passato da Palermo per mangiare un’arancina”.
Un’opera che si presenta nell’insieme gradevole e acuta, nell’affrontare il desiderio di un “distante” di confrontarsi, al di là di gag e lampi di ironia, con la dimensione della fede.

Recensione della Commissione Nazionale Valutazione Film della Conferenza Episcopale Italiana

Tematiche: Amicizia, Amore-Sentimenti, Cibo, Dialogo, Famiglia, Fede, Matrimonio – coppia,
Politica-Società, Psicologia, Tematiche religiose


Affettuosamente ironico e satirico, ma niente affatto irriverente o blasfemo nei confronti della religione e della Chiesa cattolica. Anzi c’è da scommettere che a papa Francesco il film di Pif sarebbe piaciuto e non solo perché la figura del pontefice, terzo protagonista della vicenda, è un esplicito ed amorevole omaggio a papa Bergoglio.


Che Dio perdona a tutti divertire, riflette e convince. È un film vivo, a volte sfilacciato, ma oltremodo genuino. Commedia di teneri incontri, tra Arturo e Laura ma soprattutto tra il Papa e Arturo, con il primo che insegna la fede più pura e il secondo nomi e caratteri della gastronomia siciliana, perché “ i dolci non daranno la vita eterna è vero, ma ognuno sceglie la sua croce “

Recensioni
3/5 MyMovies
3,7/5 Sentieri Selvaggi
3,7/5 ComingSoon

 

PIF, LA FEDE E PAPA FRANCESCO: «È STATO UN RIVOLUZIONARIO»

Un primo piano scolpito dalle ombre della graticola di un confessionale: è il volto di Pif, nei panni di Arturo che racconta la sua vita in un lungo flashback, dissertando sui dolci siciliani, su un amore travolgente, e sul senso della “pratica” cristiana. L’interlocutore però non è un parroco di Palermo, dov’è ambientata la vicenda, ma il Papa in persona (Carlos Hipòlito), che tanto somiglia a Francesco I.

Tratto dal suo omonimo bestseller del 2018, Pif sforna come un cannolo siciliano il suo nuovo film, uscito nelle sale italiane, “… che Dio perdona a tutti”, farcendolo di una comicità educata e dolce come la ricotta, a cui aggiunge “scorzette” di critica sociale e una spolverata di bellezza zuccherina nel corpo e nell’anima di Giusy Buscemi, la sua partner sul grande schermo.

«Oltre alla mia golosità, non vivendo più a Palermo, i dolci costituiscono il ponte con le mie origini, e poi, come tutto il cibo, credo siano l’espressione di un popolo. La loro esagerata dolcezza esprime i siciliani nel loro essere estremi, come lo è Arturo che si mangia con estrema semplicità 25 sciù alla volta. Per lui i dolci sono una ragione di vita e vede in Flora la donna ideale perché fa la pasticcera: nelle scene della loro intimità ci sono sempre cassatine, iris, torte savoia…».

 

«Per la prima volta la storia d’amore è centrale, nei miei precedenti film è sempre stata il pretesto per parlare d’altro, mentre qui diventa il perno attorno a cui ruotano tutti gli eventi. Sarebbe stato semplice mettere come ostacolo tra Arturo e Flora un altro uomo, ma ho voluto sparare alto e metterci addirittura Dio, per lanciare una provocazione: cosa succederebbe in un Paese cattolico se i fedeli praticassero alla lettera la Parola del Signore? Da un lato è facile rispettare i grandi comandamenti come “non uccidere”, diventa invece molto difficile, nella vita quotidiana, accogliere gli stranieri, dar da mangiare agli affamati, non dire falsa testimonianza, perché potrebbero crearsi dei conflitti sul piano personale, come avviene per Arturo. Lui comincia a comportarsi secondo gli insegnamenti del Vangelo per riconquistare Flora che è cattolica, ma in realtà complica ancora di più le cose perché smaschera le ipocrisie della società».
«L’agire di Arturo non mette in crisi gli atei e gli agnostici, ma proprio i cattolici, ed è questo il paradosso su cui si regge tutto. Per innescarlo avevo bisogno di un personaggio che da un lato conoscesse la religione, dato che la mia generazione è cresciuta in un Paese cattolico, e dall’altro però si dicesse ad un certo punto: come posso continuare a professarmi cristiano se non vado più in chiesa, non pratico e non credo? Allora da agnostico, come Pif e come Arturo, ho cominciato a farmi delle domande e a sentire Dio più presente, perché se metti in discussione la religione sei costretto a cercare quelle risposte che il cattolico possiede già per fede, e se le trovi, allora sei veramente convinto».

«Il film è dedicato a Papa Francesco, perché è stato lui a darmi la scossa per scrivere il romanzo da cui ho tratto la sceneggiatura. Mi ha colpito il suo incarnare un modo di vivere semplice, evangelico, anche nella forma e non solo nella sostanza, ponendosi per questo fuori dagli schemi e diventando una figura divisiva ma al contempo credibile. L’ho conosciuto nel 2017 grazie a don Marco Pozza, cappellano del carcere di Padova. Papa Francesco ci disse “pregate per me”, una frase sconvolgente, pensando che lui possa avere bisogno della nostra preghiera, ma col tempo capii che non la disse per abbassarsi al nostro livello, ma per elevarci al suo livello: lo trovo davvero un rivoluzionario».

IlNordEst.it

 

MGF

 

IO SONO UNA STELLA

Io sono una stella nel firmamento,
Che osserva il mondo, disprezza il mondo,
E si consuma nella propria luce.

 

 

Io sono il mare di notte tempesta,
il mare che grida e che accumula nuovi
peccati e all’antico fa ammenda.

 

 

Io sono stato bandito dal vostro mondo
Cresciuto nella superbia, tradito dall’orgoglio,
Sono un re senza un Regno.

 

 

Io sono la passione senza parole,
In una casa senza camino, in una guerra senza spada,
è la mia stessa forza che mi ammala.

 

 

 

La lirica è tratta da Musica e solitudine, una raccolta di poesie date alle stampe per la prima volta nel 1915. Erano gli anni bui della Prima Guerra Mondiale, un periodo in cui l’Europa si stava distruggendo proprio in nome della supremazia e dell’orgoglio nazionalista. Hesse, scegliendo la via della spiritualità e dell’introspezione, si opponeva a quella follia collettiva, proponendo l’amore universale come unico vero antidoto alla barbarie.

Oggi più che mai, questa lirica di Hermann Hesse risuona come un avvertimento necessario e rivoluzionario. Viviamo in un mondo attuale che sembra pervaso dalla divisione, dallo scontro e da una costante ricerca di supremazia culturale.
Quando un gruppo, una nazione o un pensiero ideologico si autoproclama “superiore”, si comporta esattamente come la stella di Hesse: osserva il mondo e lo disprezza. Questa brama di predominio non crea progresso, ma genera barriere culturali, muri geopolitici e una profonda incapacità di ascoltare l’altro. È il rifiuto radicale dell’amore assoluto, sostituito dal culto della forza.
Questo cortocircuito si riflette, come in un gioco di specchi, nel microcosmo dei nostri rapporti interpersonali. Anche il dialogo quotidiano sembra ormai caratterizzato dallo scontro continuo, da monologhi sovrapposti in cui l’altro non è un interlocutore da comprendere, ma un avversario da sconfiggere. L’orgoglio privato diventa una trincea che ci fa sentire forti, ma che alla fine ci lascia isolati, “re senza un Regno”, privati dell’unica cosa che dà senso all’esistenza: la capacità di amare e di lasciarsi amare.

 

Fonte: Libreriamo

 

MGF