Ci ritroviamo esattamente là dove ci eravamo lasciati, la sera del 30 novembre 1998, con il Concerto di Inaugurazione, e facciamo un piccolissimo passo in avanti al 1 dicembre, quando ci fu la replica dello stesso concerto dell’Orchestra Carlo Coccia di Novara diretto da P. Renato Beretta. Due serate, e due serate di pienone, mentre i giornali cominciavano a parlare di noi.

Padre Flaviano è sempre stato molto schivo, ma rilascia in quei giorni una bella intervista in cui specifica ben chiaramenete lo scopo e la destinazione del nuovo Fratello Sole: “…lo spazio deve essere di sostegno alla comunità cittadina e quindi deve funzionare non a scopo di lucro, ma per promuovere iniziative culturali e di aggregazione.”

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Alla fine del 1989 iniziò lo studio mirato ad intervenire sul fabbricato esistente del vecchio cinema-teatro Antoniano, da anni ormai in disuso per problemi di agibilità e sicurezza. Lo stabile esistente si trovava in condizioni di degrado avanzato, sia nella parte strutturale che nella copertura, con parti pericolanti e prossime al crollo, tanto da costituire grave pericolo sia per i passanti che per gli oratoriani. Bisognava poi adeguare il luogo alle normative vigenti per i locali di pubblico spettacolo: la larghezza interna di 8,85 mt non consentiva una distribuzione funzionale e la capienza risultava di sole 180 unità, insufficiente per giustificare i grossi costi di realizzazione, e poi di gestione.

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Alla fine di un intero ventennio di attività del nostro Cinema Fratello Sole, vogliamo, con questi articoli, ripercorrere a tappe la sua lunghissima storia, dagli albori che vedono le prime luci agli inizi del secolo scorso, piano piano fino ai nostri giorni, dove le attività e le iniziative culturali sono ormai molteplici.
Le radici del Cinema Fratello Sole affondano molto lontano nel tempo e sono strettamente intrecciate a quelle della chiesa dei Frati fin dal 1898, quando con un decreto dell’allora Arcivescovo di Milano, Andrea Ferrari, si diede l’avvio alla realizzazione a Busto Arsizio della chiesa e del convento dei Frati Minori.
Il primo accenno lo troviamo nell’opuscolo preparato per le celebrazioni del 1911, dove si auspicava l’attivazione di un oratorio per la gioventù, dotato di locali per il catechismo, di uno spazio per la ricreazione e di un salone cinema-teatro. L’oratorio o ricreatorio, come si diceva, si sviluppò sul lato destro della chiesa: quanto prima denominato Antoniano, accolse lezioni di catechismo settimanali e gare annuali serissime, che divennero tradizione.

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Riportiamo qui di seguito stralci di un’intervista alla nostra Benedetta, fatta da Paola Surano e Anna Maria Folchini Stabile della Casa editrice TraccePerlaMeta per L’Inform@zione Online, in un articolo pubblicato il 25 settembre 2018

 

“Chi frequenta la Parrocchia dei Frati Minori di Busto Arsizio non può non conoscere le molte attività caritative e sociali che la caratterizzano e affiancano la profonda attività pastorale che da più di un secolo i Frati Minori svolgono in Busto.

Il Teatro Fratello Sole con la sua programmazione teatrale e cinematografica annuale offre ai suoi parrocchiani e a tutti i cittadini di Busto e dintorni un nutrito programma di iniziative culturali che vanno dagli spettacoli per bambini a un cartellone cinematografico settimanale sia d’essais che di attualità.

Con il 29 settembre la programmazione delle attività del nuovo anno sociale ha preso il via con la premiazione del XVI Concorso di poesia “Sole d’Autunno” che il Teatro bandisce annualmente e che vede sempre una nutrita partecipazione di poeti italiani suddivisi nelle fasce Bambini, Ragazzi, Adulti.

Animatrice del concorso e coordinatrice e responsabile delle attività del teatro è Benedetta Russo Sarrica.

A lei chiediamo qualche ragguaglio sull’importante evento che vede ogni anno una nutrita schiera di partecipanti da ogni parte d’Italia.

Come nasce il concorso di poesia e perché è di poesia ” a tema”?

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Per un viaggio angelico nell’immaginario cinematografico

Iniziamo ora un veloce viaggio, assolutamente libero da vincoli di esaustività che necessiterebbero di ben altro spazio, attraverso alcune immagini dell’angelo che il cinema ci ha proposto fin dalle sue origini.
Senza nessun ordine cronologico e come se passassero davanti a noi in una fantasmagoria di volti, di gesti, di sguardi, di evocazioni,…ci ritornano in mente:

– gli angeli ieratici eppur ‘sensibili’ della Passion di Ferdinand Zecca (1905), una tra le tante “passioni di Cristo” del cinema muto ma forse una delle meno rigide e di cartapesta (anche nei gesti);

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