DENTRO CARAVAGGIO

Docu-film di Francesco Rei – con la partecipazione di Sandro Lombardi

A cinque secoli dalla morte, con l’infinito numero di libri e mostre a lui dedicati, i film, i fumetti, gli articoli di giornale, gli approfondimenti, cosa continua a raccontarci la figura di Caravaggio? Come mai questo personaggio riesce sempre, in maniera così densa e composita, a scuotere chi osserva le sue opere e chi legge della sua vita?

È per provare a rispondere a queste domande che, una sera d’inverno, Sandro Lombardi, uno degli artisti più carismatici e poliedrici del panorama teatrale italiano, sale le scale di Palazzo Reale a Milano per visitare la mostra Dentro Caravaggio, un’esposizione che ha presentato al pubblico opere provenienti dai maggiori musei italiani e da altrettanto importanti musei stranieri, affiancando per la prima volta le tele di Caravaggio alle rispettive immagini radiografiche. Da questo viaggio dentro le opere e dentro l’uomo Caravaggio, prende il via il percorso del docu-film: proprio nello stesso luogo in cui, nel 1951, Roberto Longhi propose la Mostra del Caravaggio e dei caravaggeschi, punto fermo assoluto nella storia della riscoperta critica dell’artista.

Dentro Caravaggio, il film evento diretto da Francesco Fei, guiderà gli spettatori attraverso una lettura originale e accurata delle opere e della vita di Caravaggio (1571-1610).

Il viaggio condotto da Sandro Lombardi attraverserà i diversi luoghi caravaggeschi: Roma, Napoli, Malta, la Sicilia, tutte quelle terre in cui Caravaggio e le sue inquietudini hanno lasciato traccia concreta. Il docu-film farà poi tappa al Sacro Monte di Varallo, complesso devozionale affrescato da Gaudenzio Ferrari e celebre in tutto il mondo per la sensibile, emozionante rappresentazione teatrale e scenografica della Via Crucis e dei luoghi santi della storia di Cristo. Perché forse è proprio tra queste statue e tra questi affreschi che si nascondono, almeno in parte, le radici dell’arte di Caravaggio. […]

Sulle tracce di Caravaggio e dei suoi viaggi, incontreremo così testimoni e protagonisti del mondo dell’arte e della cultura, appassionati e cultori, per indagare la fede e la luce, il realismo, la fuga e, ancor più, l’immensa contemporaneità di questo artista.

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CARAVAGGIO: il Contrasto che spezza la Maniera

di Beatrice Fiorello

 

Michelangelo Merisi, detto “il Caravaggio”, nacque a Milano nel 1571.
Figura controversa e spesso criticata, spesso considerato troppo crudo, fu il primo trasgressore dei parametri del gusto stabile, quello che nell’Umanesimo e poi nel Rinascimento poneva le proprie basi nella necessità di modelli preesistenti come riferimenti da interpretare: una scelta, la sua, non solo stilistica, ma anche ideologica, molto coraggiosa, soprattutto in un’epoca di riforma e censura molto severe, un’epoca in cui ogni minima deviazione dal tracciato prestabilito era vista come un’eresia e una minaccia al potere costituito.

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VICE, L’UOMO NELL’ OMBRA
Regia di Adam McKay – USA, Gran Bretagna, Spagna, EAU, 2018 – 132′
con Christian Bale, Amy Adams, Steve Carell

La storia di Dick Cheney (Christian Bale), il vice-presidente più potente della storia americana, considerato da molti il “vero numero uno” della Casa Bianca durante l’amministrazione di George W. Bush.
Dopo La grande scommessa (2015), Adam McKay torna a parlare della recente storia americana, ispirandosi alla biografia di una delle figure più influenti della politica USA. Il regista cerca di far luce sul personaggio: non a caso nella prima sequenza un poliziotto illumina l’automobile del giovane Cheney con una torcia e nel corso della pellicola sono diversi i momenti che giocano proprio sulla contrapposizione luce-ombra. McKay costruisce il film in maniera originale: voce narrante, simbolismi, registri narrativi, giochi linguistici (addirittura un “finto finale” a metà pellicola) e visivi di vario genere.

Vincitore Oscar 2019 per Trucco e Acconciature

Paolo Castelli

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SBERLEFFO IRRIVERENTE, BIOGRAFIA (NON AUTORIZZATA) APPASSIONANTE E SORPRENDENTE: ADAM MCKAY PROVA A RACCONTARE 50 ANNI DI STORIA AMERICANA ATTRAVERSO DICK CHENEY. CON UN CHRISTIAN BALE SPAVENTOSAMENTE CAMALEONTICO

Valerio Sammarco – Cinematografo.it

Wyoming, 1963. Per la seconda volta, il giovane Dick Cheney viene arrestato per guida in stato di ebbrezza. “A quei tempi, un ragazzo del genere veniva definito un fannullone. Ai giorni nostri sarebbe definito uno stronzo”.
Ai giorni nostri (nel primo decennio degli anni 2000), quel “fannullone” è stato il presidente de facto della più grande potenza del mondo, gli Stati Uniti, ufficialmente guidata da George W. Bush.
Dopo La grande scommessa, film che entrava nei meccanismi del crack finanziario del 2008 e che gli valse l’Oscar per la migliore sceneggiatura, Adam McKay si concentra questa volta su 50 anni di politica americana: per farlo porta sotto i riflettori uno dei personaggi chiave, notoriamente “nell’ombra”, artefice del più grande cambiamento nella storia della democrazia statunitense, all’indomani dell’attacco alle Twin Towers dell’11 settembre.

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NON CI RESTA CHE VINCERE
Regia di Javier Fesser – Spagna, 2018 – 124′
con Javier Gutiérrez, Sergio Olmo, Julio Fernández

Marco (Javier Gutierrez) è il coach in seconda dell’Estudiantes, team di basket madrileno di serie A. L’ennesimo scontro a suon di pugni, a bordo campo, e l’allenatore capo lo fa uscire di scena. Non pago della lite Marco, alticcio, tampona perfino un’automobile della polizia. Finirà licenziato dal suo lavoro e condannato a nove mesi di servizi sociali durante i quali dovrà allenare una squadra di disabili. Prima cercherà in ogni modo di sottrarsi dall’obbligo, ma poi darà senso alla sua esperienza e competenza professionale aiutando gli altri con generosità.

Le premesse sono ovviamente melense e trite, ma Javier Fesser e David Marques allo script impongono un ritmo rapidissimo con un piglio a tratti dissacrante, in altri momenti gioiosamente folle ma con grande rispetto e tenerezza per i suoi attori/personaggi.

Paolo Castelli

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FESSER CENTRA L’OBIETTIVO: IL FILM DIVERTE, COMMUOVE E FA PENSARE.

Giancarlo Zappoli – Mymovies

Marco Montes è allenatore in seconda della squadra di basket professionistica CB Estudiantes. Arrogante e incapace di rispettare le buone maniere viene licenziato per aver litigato con l’allenatore ufficiale durante una partita. In seguito si mette alla guida ubriaco e ha un incidente. Condotto davanti al giudice, viene condannato a nove mesi di servizi sociali che consistono nell’allenare la squadra di giocatori disabili “Los Amigos”. L’impatto iniziale non è dei migliori e Marco cerca di scontare la sua condanna con il minimo sforzo convinto di trovarsi di fronte a dei buoni a nulla dai quali non potrà ottenere risultati apprezzabili. Progressivamente i rapporti cambieranno.

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COPIA ORIGINALE
Regia di Marielle Heller – USA, 2018 – durata 106′
con Melissa McCarthy, Richard E. Grant, Dolly Wells

Dopo essere caduta in disgrazia, la biografa Lee Israel (Melissa McCarthy) decide di contraffare delle lettere di scrittori e celebrità decedute per pagare l’affitto. Quando le falsificazioni cominciano a sollevare sospetti, decide di rubare le vere lettere dagli archivi delle biblioteche e di venderle attraverso un ex detenuto incontrato in un bar, Jack (Richard E. Grant), mentre l’FBI è in procinto di fermare la truffa.
Copia Originale è una commedia amara, sincera, ritratto di una storia umana dimenticata, apparentemente disperata, un po’ squallida, ma sapientemente narrata e recitata. Il film, diretto da Marielle Heller, è ispirato all’autobiografia (2008) di Lee Israel (Melissa McCarthy), scrittrice talentuosa. Sceneggiatura brillante di Nicole Holofcener e Jeff Whitty.

Paolo Castelli

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UN GRANDE FILM CAPACE DI RENDERE UN PERSONAGGIO DIFFICILE UNA GIOIA DA INCONTRARE

Marzia Gandolfi – Mymovies

New York, 1991. Lee Israel ha un grande talento e un pessimo carattere. L’alcolismo e la misantropia le alienano qualsiasi possibilità di carriera. Licenziata per un bicchiere e un insulto di troppo, deve trovare un altro modo, e deve trovarlo presto, per sbarcare il lunario e curare il suo adorato gatto. Due lettere di Fanny Brice, rinvenute per caso in un libro della biblioteca e vendute a 75 dollari, le forniscono l’idea che cercava. Biografa talentuosa, mette a frutto la sua conoscenza della materia e il suo talento di scrittrice. Seduta alla macchina da scrivere compone finte lettere di grandi autori scomparsi. Affiancata da Jack Hock, spirito libero col vizio del sesso, Lee riesce nell’impresa. Almeno fino a quando l’FBI non si mette sulle sue tracce.
Copia originale non è una commedia ma si sorride sovente, è ambientato al debutto degli anni Novanta a New York ma le canzoni sono dei classici di un passato remoto (Jeri Southern, Peggy Lee, Dinah Washington), è dominato dall’insegna luminosa del “The New Yorker” ma la sua protagonista è una scrittrice nell’ombra.

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BOHEMIAN RHAPSODY

Regia di Bryan Singer – Gran Bretagna, USA, 2018
con Rami Malek, Lucy Boynton, Gwilym Lee

Durata: 134′

I primi quindici anni del gruppo britannico dei Queen e del suo leader Freddie Mercury (Rami Malek), dalla nascita della formazione nel 1970 fino al concerto Live Aid del 1985, una delle performance più memorabili e incandescenti della storia del rock.
Biopic su uno dei musicisti più celebri e leggendari di tutti i tempi, Bohemian Rhapsody è un ampio racconto che parte dalla genesi della rockstar e si conclude con il celebre concerto, inserendo al centro numerose incursioni nel privato di Mercury, con tanto di ossessioni e tormenti, fragilità e insicurezze.
Un prodotto rischioso fin dalle premesse, sia per la sua natura convenzionale da film biografico, sia per la natura su commissione dell’operazione, che vede Brian May e Roger Taylor, membri del gruppo ancora in vita, impegnati come produttori esecutivi.

Vincitore di 4 Oscar 2019: Miglior Attore Protagonista a Rami Malek – Montaggio Sonoro – Sonoro – Montaggio

Paolo Castelli

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FREDDIE MERCURY RITORNA IN VITA SUL GRANDE SCHERMO, COME UNA FENICE

di Beatrice Fiorello

Bohemian Rhapsody non è un film sui Queen, il gruppo che ha scritto canzoni del calibro di We Will Rock You, We Are The Champions, The Show Must Go On.
Bohemian Rhapsody non è un film su Freddie Mercury, il fenomeno capace di zittire folle di migliaia di persone con la sua presenza scenica, a dire il vero non esattamente maestosa: capelli corti pettinati all’indietro, baffetti a spazzolino, scarpe da ginnastica, jeans e canottiera.
Bohemian Rhapsody è un film che apre una breccia dietro le quinte dei maestosi palcoscenici allestiti in ogni parte del mondo: oltre alla cortina di luci colorate, dietro ai muri di amplificatori, sotto alla corona e al manto bordato di ermellino si nascondeva un uomo strepitoso.
Nato a Zanzibar il 5 settembre 1946, Freddie Mercury (al secolo, Farrokh Bulsara, interpretato da Rami Malek) è cresciuto solo, fra tate e collegi lontani da casa, per diventare un ragazzo timido, insicuro, generoso e pieno di idee, con una sola certezza: sarebbe diventato un grande musicista. Anzi, una leggenda.

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