LA CASA DEI LIBRI
Regia di Isabel Coixet – Spagna, Gran Bretagna, Germania, 2017 – 113”
con Emily Mortimer, Bill Nighy, Hunter Tremayne

 

In una cittadina inglese sul finire degli anni Cinquanta, Florence Green (Emily Mortimer) decide di aprire una libreria. Non sarà però facile portare a termine il progetto: non solo la donna si troverà a dover combattere contro il pregiudizio degli abitanti poco propensi alla cultura, ma dovrà anche vedersela con il volere delle alte sfere.
Il film è basato sul bel romanzo La libreria di Penelope Fitzgerald (Sellerio, 1978). Isabel Coixet racconta la durissima sfida d’istruzione nella provincia inglese degli anni Cinquanta. Ancora una volta l’immaginario cinematografico si confronta con l’universo dei libri, mettendo in scena una libreria dopo aver raccontato biblioteche e bibliotecari, case editrici, scrittori, agenti letterari, lettori, macchine da scrivere, pagine…

Paolo Castelli

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Isabel Coixet torna ad occuparsi di figure femminili ispirandosi al romanzo del 1978 di Penelope Fitzgerald
Giancarlo Zappoli MyMovies

Fine Anni ’50. Hardborough, Inghilterra. Florence Green ha perso il marito nel secondo conflitto mondiale e ha deciso di aprire una libreria (seguendo un impulso che la lega al primo incontro con quello che sarebbe divenuto suo marito) in quest’area culturalmente depressa. La sua impresa non sarà semplice perché nella cittadina c’è chi vuole utilizzare l’edificio per altre (presunte) iniziative culturali e farà di tutto per fermarla. Non sarà però del tutto sola perché troverà la collaborazione di una bambina e di un anziano appassionato lettore.
Isabel Coixet torna ancora ad occuparsi di figure femminili e questa volta fa riferimento al romanzo del 1978 di Penelope Fitzgerald.
Con simili premesse (l’origine letteraria datata e la trama) ci si aspetta un film vecchio stile ed in parte l’attesa viene suffragata dalla messa in scena. Party in cui le chiacchiere e gli sguardi sono fondamentali, porte che cigolano, pettegolezzi femminili, personaggi solitari avvolti dal mistero non mancano. Però si rivela interessante il modo in cui vengono utilizzati, a partire dalla contestualizzazione.

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L’INCREDIBILE VIAGGIO DEL FACHIRO

Regia di Ken Scott – Francia, USA, 2018
con Dhanush, Bérénice Bejo, Erin Moriarty, Barkhad Abdi – 92′

Dopo la morte della madre, l’indiano Aja (Dhanush) parte per Parigi sulle tracce del padre, mai conosciuto prima, un prestigiatore parigino recatosi in India. Giunto a destinazione, si rifugia in un armadio di uno store Ikea. Da qui inizieranno una serie di avventure e di disavventure che lo porteranno a girare l’Europa e a trovare l’amore.
Film imperfetto e, forse, didascalico ma a suo modo travolgente, dal taglio fiabesco e rocambolesco L’incredibile viaggio del fachiro è un’opera pensata secondo i codici narrativi e coreografici di Bollywood ma girato con sensibilità europea. Una commedia che ci porta alla deriva da Mumbai a Parigi, da Parigi all’Inghilterra, dall’Inghilterra a Barcellona, da Barcellona alla Libia, dalla Libia a Roma, da Roma di nuovo a Parigi.

Paolo Castelli

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UN VIAGGIO ROCAMBOLESCO CHE TRACIMA ALLEGRIA E VOGLIA DI SOGNARE, SENZA SCONFINARE NEL SENTIMENTALISMO.
Paola Casella – MyMovies

Tre ragazzini indiani sono sul punto di entrare in riformatorio quando un giovane uomo arriva al commissariato e comincia a raccontare ai ragazzini la storia della sua vita. Aja è stato un bambino poverissimo a Mumbai e ha imparato tutti i trucchi per ingannare il prossimo, nella doppia veste di illusionista e di ladruncolo. Il sogno di sua madre era andare a Parigi, il suo quello di entrare in un negozio dell’Ikea e vedere con i propri occhi la mobilia fantastica i cui nomi impronunciabili ha imparato dal catalogo. Finalmente Aja riesce a mettere insieme le due cose e nel negozio Ikea di Parigi incontra anche una bella ragazza americana della quale si innamora a prima vista.
Aja non ha un soldo e decide di trascorrere la notte nascosto in un armadio. Peccato che, nottetempo, l’armadio venga prelevato e trasportato, con Aja dentro, verso l’Inghilterra.

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Dopo aver portato nelle sale italiane oltre 500.000 spettatori nel corso del 2018 con il suo progetto originale ed esclusivo “La Grande Arte al Cinema”, per il 2019 Nexo Digital propone una nuova stagione di eventi cinematografici unici che faranno vivere sul grande schermo tutta la ricchezza delle mostre, degli artisti e dei musei più importanti del mondo.

Noi del Cinema Teatro Fratello Sole abbiamo deciso di aderire a questa splendida e importante iniziativa e, in prima visione in contemporanea con le sale italiane che aderiscono al progetto, abbiamo scelto tre dei film distribuiti dalla Nexo, uno al mese a partire da marzo. Il costo sarà di 10 euro per il biglietto intero e 8 euro per il biglietto ridotto, prezzo che vogliamo riservare anche agli studenti fino ai 18 anni.

Ecco che allora, a primavera appena iniziata, andremo con voi in terre esotiche con

GAUGUIN A TAHITI-IL PARADISO PERDUTO

in programma martedì 26 marzo alle ore 21.00.

Da Tahiti alle Isole Marchesi, il docu-film ci porterà in un viaggio alla ricerca del paradiso perduto, tra i luoghi che Gauguin scelse come sua patria d’elezione e attraverso i grandi musei americani dove sono custoditi i suoi più grandi capolavori. Sulle tracce di una storia che appartiene ormai al mito e sulle tracce di una vita e una pittura primordiali.

Per maggiori informazioni:

http://www.nexodigital.it/gauguin-a-tahiti-il-paradiso-perduto/

Qui il trailer ufficiale:

https://www.youtube.com/watch?v=RpcSFYL1npo

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TROPPA GRAZIA
Regia di Gianni Zanasi – Italia, Spagna, Grecia, 2016 – 110”
con Alba Rohrwacher, Elio Germano, Giuseppe Battiston

Lucia (Alba Rohrwacher) è una geometra molto precisa che conduce una vita tutt’altro che stabile tra amanti passeggeri e una figlia adolescente alla quale badare. Un giorno le appare ‘la Madonna’ in persona, per chiederle di costruire una chiesa: da quel momento tutto cambierà.
Troppa grazia segue il cammino irrazionale di un personaggio che ha cercato di costruire la propria carriera professionale e sentimentale sulla rigida precisione logica. Gianni Zanasi si diverte a mettere in crisi Lucia rapportandola direttamente con quanto di più contraddittorio possa esserci: la Fede.

Paolo Castelli

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UN FILM STRA-ORDINARIO IN CUI SI RIDE MOLTO. UNA LETTERA D’AMORE E UN’ODE PAGANA AGLI ARTISTI.
Paola Casella – MyMovies

Lucia è una geometra specializzata in rilevamenti catastali, nota per la pignoleria con cui insiste nel “fare le cose per bene”. La sua vita, però, è tutto fuorché precisa: a 18 anni ha avuto una figlia, Rosa, da un amore passeggero; ha appena chiuso una relazione pluriennale con Arturo; il suo lavoro precario non basta ad arrivare a fine mese. Approfittando della sua vulnerabilità economica, Paolo, il sindaco del paese, le affida il compito di effettuare un rilevamento su un terreno dove un imprenditore vuole costruire un impero immobiliare. Ma su quel terreno incombe un problema che Lucia individua immediatamente, anche se non ne vede con chiarezza i contorni. Paolo invece le chiede di “chiudere un occhio”.
A Lucia appare la Madonna: una figura femminile straniera e assai decisa che le ordina di far costruire una chiesa proprio su quel terreno comunale.

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THE CHILDREN ACT – IL VERDETTO
Regia di Richard Eyre – Gran Bretagna, 2017 –105”
con Emma Thompson, Stanley Tucci, Fionn Whitehead

Fiona Maye (Emma Thompson) è giudice di Londra di chiara fama che presiede numerosi e delicati casi di diritto familiare. In piena crisi matrimoniale con il marito Jack (Stanley Tucci), si trova ad affrontare il caso di Adam, un brillante ragazzo che rifiuta di sottoporsi alla trasfusione di sangue che salverà la sua vita.
Film processuale che può vantare come protagonista la brava Emma Thompson, in parte e attenta a fornire spessore e verosimiglianza al suo personaggio, Il verdetto – The Children Act è l’adattamento di un romanzo di Ian McEwan, noto in Italia come La ballata di Adam Henry, che Richard Eyre adatta con mestiere, umiltà e sapienza. Emblematici e intensi i dialoghi tra il giudice e il giovane ragazzo, imprigionato in una situazione drammatica.

Paolo Castelli

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UN RACCONTO DI AUSTERA BELLEZZA E STRAORDINARIA GRAVITÀ CHE CI INTERROGA SUL RUOLO DELLA GIUSTIZIA NELLE NOSTRE VITE.

di Marzia Gandolfi – MyMovies

Giudice dell’Alta Corte britannica, Fiona Maye è specializzata in diritto di famiglia. Diligente e persuasa di fare sempre la cosa giusta, in tribunale come nella vita, deve decidere del destino di Adam Henry, un diciassettenne testimone di Geova che rifiuta la trasfusione. Affetto da leucemia, Adam ha deciso in accordo con i genitori e la sua religione di osservare la volontà di Dio ma Fiona non ci sta. Indecisa tra il rispetto delle sue convinzioni religiose e l’obbligo di accettare il trattamento medico che potrebbe salvargli la vita, decide di incontrarlo in ospedale. Il loro incontro capovolgerà il corso delle cose e condurrà Fiona dove nemmeno lei si aspettava.
Per quanto si provi a dire a parole il film di Richard Eyre, mancherà sempre all’appello l’essenziale. E l’essenziale in The Children Act – Il Verdetto è l’indicibile, quello smarrimento violento e improvviso che coglie qualche volta l’individuo fino a rovesciarne lo spirito e spostare per sempre il suo cuore più in là.

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