Regia di Ferzan Ozpetek – Italia, 2024 -135′
con Luisa Ranieri, Jasmine Trinca, Stefano Accorsi
QUELLO CHE CI ASPETTIAMO DAL MIGLIOR OZPETEK, QUELLO CHE AMA LE DONNE E CHE RAPPRESENTA L’UMANITÀ.
Mariangela Melato, Virna Lisi, Monica Vitti. A loro è dedicato “Diamanti” di Ferzan Ozpetek. In verità la dedica potrebbe essere allargata a Franca Valeri, Claudia Cardinale, Bette Davis, Gloria Swanson e in generale tutte le dive del cinema di ieri e di oggi. Nel suo ultimo film Ozpetek ha coinvolto diciotto interpreti con capofila Luisa Ranieri e Jasmine Trinca. Un copione che, oltre a rendere omaggio al mondo del cinema, del teatro e dell’arte in generale, compreso il genio di couturier di moda e di storici laboratori sartoriali, è un inno alla forza, alla resilienza e alla solidarietà femminile. Un film raffinato, avvolgente e vibrante, che tratteggia il valore del “Noi” e il desiderio di riscatto nonostante le fatiche, le fratture della vita.
È un film che onora la storia del cinema e del teatro, grandi dive e importanti autori, come Luchino Visconti, Franco Zeffirelli o Federico Fellini. Ricorrono poi le citazioni anche alla Hollywood classica tra cui “Eva contro Eva” (1950) di Joseph L. Mankiewicz e “Viale del tramonto” (1950) di Billy Wilder. “Diamanti” è come una stoffa dai ricami preziosi intessuta della storia del cinema e del teatro, ma anche dei ricordi personali di Ozpetek, del suo periodo formativo da aiutoregista negli anni ’70-’80 e delle sue incursioni nei laboratori della sartoria Tirelli. Vero perno del racconto però è lo sguardo sull’universo femminile.
Il regista compone un elegante mosaico di donne, forti e fragili, ferite e resilienti, tenaci e solidali, capaci di realizzare grandi imprese. Il suo desiderio è quello di raccontare storie tra schermo e realtà, ispirazionali, donne che sanno sempre rialzarsi dopo una caduta e fare fronte comune.
Ozpetek firma un film riuscito e potente, in pieno equilibrio tra forma e contenuto. Il suo quindicesimo lungometraggio è un viaggio nella memoria del cinema, ma anche un diario personale dove tornano volti, ricordi e miti di cui il regista si è circondato nel corso della sua carriera. “Diamanti” si apre con un incipit “insolito” e piacevolmente sorprendente, l’incontro vero dell’autore con le sue interpreti attorno a un tavolo imbandito di cibo – cucinato da Mara Venier – per la lettura del copione, per passare poi alla dimensione della finzione, alla storia del laboratorio Canova. È il racconto di una grande famiglia al femminile, dove la fatica si divide equamente tra proprietarie e lavoranti, che si adoperano perché le creazioni dei grandi costumisti del tempo prendano vita.
Il film seduce dunque molto, dal punto di vista visivo-formale, per il racconto puntuale del lavoro in sartoria tra tintura di stoffe, lavorio di macchine da cucire, rammendi e scelta di materiali.
“Diamanti” però non è solo puro piacere estetico. Ozpetek è attento a costruire una narrazione credibile e coinvolgente, che poggia sulle vicende del laboratorio e sulle microstorie delle protagoniste, tutti tasselli che convergono in un mosaico armonioso e raffinato. Il film esalta la dimensione femminile, il grande guadagno delle donne in ambito familiare, lavorativo e sociale, non sempre valorizzate o supportate da una presenza maschile adeguata. In questo Ozpetek è un po’ “partigiano”: nell’omaggiare le donne, i ritratti maschili sbiadiscono o abitano tonalità buie, problematiche (ad eccezione dei personaggi di Luca Barbarossa ed Edoardo Purgatori). Nell’insieme, “Diamanti” si presenta come un ottimo film, direzionato a un pubblico vasto, di certo adulto, un luminoso e dolente racconto corale dove emerge forte un’idea di solidarietà, un inno alle donne, cui maschile, società e istituzioni dovrebbero garantire più attenzione e rispetto.
Recensione della Commissione Nazionale Valutazione Film della Conferenza Episcopale Italiana
L’intensa carica emozionale tipica del cinema di Ozpetek qui è veicolata da un gruppo di attrici in evidente stato di grazia, l’ambientazione risulta seducente e questa bolla sospesa che profuma di arte e artigianato, passione per il bello e per il proprio lavoro, riesce a coinvolgere.
Diamanti è la miglior prova di Ferzan Özpetek degli ultimi anni. È un’opera che si rivolge al pubblico senza pretesa di didascalismo alcuno, con gentilezza e allusività, ironia profondità.
RECENSIONI
3,2/5 MYmovies
2,5/5 Movieplayer
3/5 Comingsoon
LE GRANDI DIVE DEL CINEMA ITALIANO
Sono state moltissime le dive della storia del cinema italiano capaci di donare grandissimo prestigio allo stile italiano, e di esportarlo in giro per il mondo. È anche grazie a loro che l’italianità è diventata un valore invidiato e riconoscibile da tutti.
I nomi che si potrebbero fare sono davvero tanti, ma tra tutte le gloriose attrici della nostra tradizione ce ne sono alcune che è impossibile non citare, perché particolarmente rappresentative di un tratto, di un atteggiamento, di una tendenza.

La prima fra tutte è, senza dubbio, Sophia Loren: la diva italiana per eccellenza, il primo nome femminile che viene in mente un po’ ovunque quando si nomina il cinema italiano. La sua italianità prorompente, unita a una fisicità sensuale e mediterranea, oltre a un carisma non comune nelle interpretazioni, hanno fatto della Loren un simbolo trasversale e indistruttibile, che ha resistito al passare del tempo e la cui fama non accenna a scemare ancora oggi.
Non solo una sex symbol dotata di un erotismo travolgente e irresistibile, ma anche un’attrice amatissima carica di mistero ed eleganza, le cui origini popolari, sue e dei suoi personaggi, si fondono sul grande schermo a una sofferenza e a un vissuto intensi e vibranti.

Se la Loren rimase tuttavia più legata alle proprie origini italiane e insistette sul proficuo sodalizio con Marcello Mastroianni e Vittorio De Sica, vero asse portante della sua carriera, l’eleganza di Gina Lollobrigida e la sua bellezza, meno ruspante ma altrettanto folgorante, la resero un’attrice assai richiesta in svariati blockbuster del suo tempo, come ad esempio grosse produzioni hollywoodiane o film più o meno esotici.

Degna di essere affiancata al binomio Loren-Lollobrigida è naturalmente Claudia Cardinale, che di diverso dalle prime due ha anzitutto l’origine, nel suo caso non laziale: nata in Tunisia da genitori di origine siciliana, la protagonista di ‘8 ½’ e ‘C’era una volta in America’ si impose grazie a un’eleganza sicuramente diversa, non meno mediterranea e curvilinea nell’aspetto, ma assai più esotica ed eterea.
Ritenuta a suo tempo una delle donne più belle del pianeta, la Cardinale, dotata di un sguardo magnetico e di una pelle ambrata difficili da replicare, ha saputo incarnare sensibilità femminili differenti mantenendo sempre altissimi livelli di stile e di passionalità della propria recitazione. Musa di registi come Leone, Fellini, Visconti e Bolognini, la vitale, carismatica tenerezza dei suoi tanti ruoli memorabili la rendono un’icona ancora oggi attualissima, come testimonia il meraviglioso manifesto in rosso che le ha di recente dedicato la 70esima edizione del Festival di Cannes.

Diversa dalla Cardinale, ma molto simile a lei per svariati aspetti, è Stefania Sandrelli: arrivata alla celebrità come lolita nei film di Pietro Germi ‘Divorzio all’italiana’ e ‘Sedotta e abbandonata’, l’attrice viareggina ha saputo in seguito attraversare i decenni rimanendo sempre sulla cresta dell’onda.

Non si può non citare, infine, il talento talvolta a torto dimenticato di Monica Vitti, figura tormentata del cinema di Michelangelo Antonioni e di tanta commedia popolare graffiante e intelligente. Un’eleganza concretissima e carnale, la sua, ma dotata di un’irrequietezza e un alone indefinito di mistero che rendono ancora oggi fragili, fascinose e assolutamente indimenticabili le sue donne cinematografiche.
Fonte: A Million Steps
MGF







Antoni Benaiges i Nogués è stato un insegnante di spagnolo e divulgatore delle tecniche Freinet in Spagna , assassinato dai miliziani falangisti all’inizio della guerra civile spagnola.
La memoria del maestro Antonio Benaiges è stata associata e divulgata dall’aneddoto dell’intenzione di questo maestro di portare i suoi alunni, i ragazzi e le ragazze di Bañuelos, a vedere il mare. Realizzarono insieme un quaderno collettivo nel gennaio 1936 intitolato El mar. Visione di bambini che non l’hanno mai visto, in cui si potevano leggere descrizioni infantili come “Il mare sarà molto grande, molto ampio e molto profondo”, o un semplice “il mare sarà…”
Nel febbraio 2010 un gruppo di parenti delle persone assassinate nei Montes de La Pedraja ha rinvenuto alcuni bossoli di proiettili e resti umani su una montagna vicino al comune di Villafranca Montes de Oca, a Burgos. Mesi dopo, in agosto, la Società Scientifica Aranzadi riesumò quella tomba e trovò i resti di 105 persone assassinate tra luglio e ottobre 1936. Nell’ottobre 2011 fu individuata una seconda tomba che, una volta riesumata, fece salire il numero delle persone assassinate a 135. Nell’agosto del 2010 un testimone disse ai piedi della tomba: “Il maestro del mio paese è sepolto qui”, ma dei 135 scheletri riesumati in entrambe le tombe, a causa delle pessime condizioni dei resti, ad oggi sono stati identificati solo 25 individui, tra i quali non è stato ritrovato Benaiges.












