
In principio era l’oscurità.
Poi, Dio disse: “Sia la luce!” e la luce fu.
Ed ecco che è luce di nuovo, che torna a squarciare le tenebre con la nascita del Bambin Gesù.
Una luce netta, tanto forte da illuminare persino gli angeli, che solitamente ne sono portatori.
Null’altro nella scena è illuminato, c’è solo un fioco bagliore all’orizzonte, un’alba lattiginosa che conosciamo bene: è la tipica mattinata invernale nella Pianura Padana, una di quelle in cui sai che prima o poi il sole si farà vedere, ma nel frattempo bisogna coprirsi bene per cercare di combattere il più possibile quel gelido umidore che si fa strada fino alle ossa.
Ma ecco che le si contrappone un’altra luce, una luce che solo allo sguardo sembra calda e accogliente: viene dal Bambin Gesù, e rende bella ogni cosa che sfiora.
Com’è forte il contrasto tra la nebbia, anzi la scighèa, sullo sfondo, e i visi illuminati! Il paesaggio di sfondo è appena accennato, sembra quasi tracciato frettolosamente, mentre ogni dettaglio illuminato dalla Luce di Cristo è netto, pulito… ed infinitamente dolce.
Il volto di Maria, giovane e un po’ paffutello, è reso ancora più tenero dalla sua espressione: se potessimo riportare alla mente i nostri primissimi istanti di vita, sono certa che quello sarebbe il volto delle nostre madri, quando ci hanno presi in braccio per la prima volta. Un amore senza limiti, che forse sconvolge anche un po’ per la sua forza inenarrabile.

Giuseppe in primo piano, con la sua figura tesa in una posa al contempo orgogliosa e quasi intimidita: l’atteggiamento un po’ di scuse di chi ha appena assistito ad un miracolo e ancora non si sente in grado di capirlo completamente.
La levatrice, quasi accecata dalla luce, e il pastore, il suo volto disteso nell’espressione di chi sta contemplando qualcosa di meraviglioso e ancora non crede ai suoi occhi, sono un dolcissimo contrappunto alla scena, un segno che siamo tutti invitati ad assistere, anche i più umili.
Questi personaggi che si affollano a rendere omaggio all’appena nato Re dei Re siamo tutti noi; l’esperienza di luce a cui assistiamo, testimoni anno dopo anno della nascita del Figlio di Dio, ci scalda e ci unisce, nelle fredde notti d’inverno in cui il vento soffia, la nebbia avanza e sembra che il mattino non arriverà mai.
La nascita di Gesù è il nostro promemoria: non importa quanto lunga, fredda o buia ci sembri la notte, il mattino arriverà di nuovo, il sole sorgerà ancora e ancora… e nelle mattine in cui sembrerà tardare, coperto dalle nuvole o da una coltre di nebbia, sapremo pazientare, riscaldati dall’amore di Dio che ha mandato suo Figlio a salvare l’umanità.
È questo il significato del Natale, anche se c’è chi dice che ormai non è altro che un inno al consumismo: le lucine sull’albero, i pacchetti colorati, i maglioni buffi, le strade illuminate: siamo uniti, siamo di nuovo poveri viandanti stretti intorno ad una luce intensa, a proteggersi dal freddo con la reciproca vicinanza, ad ammirare esterrefatti una luce che squarcia le tenebre, partecipi dell’amore di Dio e sicuri di fronte al Salvatore.
Buon Natale!
Beatrice
MGF


E il cuore quando d’un ultimo battito
Alzerai tremante le vecchie braccia,
Lino Curci è stato un poeta italiano.
La ragazza di Via Cardinal Tosi
La ragazza di Via Cardinal Tosi
Sotto la cassa, lì, sul banco da lavoro,