L’ESTATE È FINITA
Sono più miti le mattine
e più scure diventano le noci
e le bacche hanno un viso più rotondo.
La rosa non è più nella città.
L’acero indossa una sciarpa più gaia.
La campagna una gonna scarlatta,
Ed anch’io, per non essere antiquata,
mi metterò un gioiello.
Il caldo torrido è ormai un lontano ricordo, le temperature si sono abbassate e il sole tramonta prima di giorno in giorno.
L’autunno inizia ad annunciarsi ed Emily Dickinson con la sua poesia riesce perfettamente a dipingere questo momento, analizzando la fine della stagione da una prospettiva non solo paesaggistica o descrittiva, ma soprattutto da un punto di vista interno, psicologico: la natura diventa metafora del cambiamento che gli esseri umani compiono da sempre, gli indumenti come la vegetazione sono destinati ad essere diversi.
Emily Dickinson nella poesia esprime dolcemente tutta la gioia che la nuova stagione le porterà e cerca di offrire positività alla malinconia che inevitabilmente l’estate è destinata a lasciare nelle persone.
La sensazione di perdita emerge dalla poesia attraverso l’immagine della scomparsa della rosa L’assenza della rosa presuppone una mancanza, incapace di essere riempita se non dalla nostalgia.
L’autunno si insinua nelle giornate di fine estate portando aria fresca e giornate man mano più brevi, per esplodere poi con i suoi colori più tipici.
Emily Dickinson con L’Estate è finita ci dona la sensazione che l’estate non se ne vada all’improvviso, ma si congedi silenziosamente con una fuga leggera fatta di piccoli cambiamenti.
Fonte: Libreriamo
MGF
Io sono una stella nel firmamento,
Io sono il mare di notte tempesta,
Io sono stato bandito dal vostro mondo
Io sono la passione senza parole,




