SCHERZI DI CARNEVALE
Carnevale,
ogni scherzo vale.

Mi metterò una maschera
da Pulcinella
e dirò che ho inventato
la mozzarella.

Mi metterò una maschera
da Pantalone,
dirò che ogni mio sternuto
vale un milione.

Mi metterò una maschera
da pagliaccio,
per far credere a tutti
che il sole è di ghiaccio.
Mi metterò una maschera
da imperatore,
avrò un impero
per un paio d’ore:
per volere mio dovranno
levarsi la maschera
quelli che la portano
ogni giorno dell’anno…
E sarà il Carnevale
più divertente
veder la faccia vera
di tanta gente.
****************************
Scherzi di carnevale è una poesia di Gianni Rodari mette in scena il grande pensiero rivoluzionario dell’autore italiano, che in linea con il suo stile all’apparenza elementare affronta temi di grande rilievo umano.
Per Gianni Rodari se si vuole rendere migliore l’umanità, bisogna partire dall’educazione dei bambini e le sue filastrocche si propongono di fare questo, grazie al loro linguaggio. La poesia, infatti, apparentemente semplice e scherzosa, nasconde un messaggio profondo sulla natura umana e sul valore della verità.
Il Maestro d’Italia inizia la sua poesia richiamando un modo di dire che ancora oggi è in voga: “Carnevale, ogni scherzo vale.” Il senso delle sue parole esprime la licenza concessa durante il Carnevale, in cui tutto è permesso ed ogni scherzo è accettabile.
È un periodo dell’anno in cui la società si concede il lusso di ribaltare le regole, permettendo di assumere ruoli diversi dal solito. Questa libertà viene espressa attraverso il gioco delle maschere.
E per evidenziare il senso del suo pensiero, Gianni Rodari propone una serie di trasformazioni attraverso le maschere della “Commedia dell’Arte” e dell’antica tradizione carnevalesca italiana.
Ma tutte queste sono solo maschere e quindi autentiche, comprensibili e sostenibili menzogne. E quindi se Gianni Rodari dovesse vestire veramente la maschera dell’Imperatore, la prima cosa che farebbe è “smascherare” non le “finte” maschere di Carnevale, ma le vere facce che le persone indossano 365 giorni all’anno.
Un richiamo pirandelliano che prende forma in una filastrocca, davvero geniale. Se nel Carnevale si può scherzare e fingere, nella vita di tutti i giorni molte persone vivono nascoste dietro una falsa identità.
Le “maschere” di cui parla Rodari sono le ipocrisie della società e in un gioco circolare la poesia riprende le maschere carnevalesche indossate precedentemente dall’autore, per definire le “maschere sociali” delle persone, ovvero chi finge di essere diverso da quello che è, chi si nasconde dietro il potere o la ricchezza, chi recita un ruolo per convenienza.
Gianni Rodari, con il suo stile giocoso e semplice, riesce ancora una volta a trasformare una poesia per bambini in un messaggio universale. Scherzi di Carnevale ci ricorda che le maschere non sono solo quelle di Pulcinella o di Pantalone, ma anche quelle che indossiamo ogni giorno.
GIANNI RODARI, IL CANTASTORIE DEI RAGAZZI

Gianni Rodari nasce il 23 ottobre 1920 a Omegna sul Lago d’Orta (Piemonte). Fin da piccolo matura una passione per la musica – studia il violino – e la lettura e dopo una breve parentesi in seminario, ottiene il diploma magistrale e inizia la carriera da insegnante.
Allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale evita la chiamata militare per motivi di salute e continua ad insegnare in un’Italia sempre più provata dal conflitto. Già nei primi anni d’insegnamento – e nonostante la rigidità dell’epoca – Gianni inizia ad interessarsi fortemente al punto di vista dei suoi giovani allievi, i quali, se stimolati, riescono a liberare la loro fantasia e aiutarlo perfino a correggere le sue opere.
Già, perché Gianni ama scrivere e quando la guerra si conclude, decide di andarsene a fare il giornalista. Dopo esperienze in testate importanti come il Corriere dei Piccoli o il giornale politicizzato l’Unità, contribuisce a fondare (e dirigere) il settimanale per bambini Il Pioniere.

Da lì, nonostante più di qualche dissidio con le autorità ecclesiastiche, Gianni Rodari dedicherà la propria vita professionale alla letteratura e alla stampa per l’infanzia, pubblicando diversi libri di racconti, fiabe e filastrocche (Il libro degli errori, Favole al telefoniche, Filastrocche in cielo e in terra) che ancora oggi sono lette e amate da grandi e piccoli.
Il libro più celebre dello scrittore però è la Grammatica della fantasia, una specie di manuale teorico per imparare a scatenare la fantasia e inventare storie coinvolgenti, con cui Rodari si fa portatore di un approccio diverso all’insegnamento della scrittura, molto più aperto, divertente e a misura di bambino.

«Nelle nostre scuole, generalmente parlando, si ride troppo poco – scrive ad un certo punto del libro – L’idea che l’educazione della mente debba essere una cosa tetra è tra le più difficili da combattere».
Purtroppo la vita di questo indimenticabile autore durò troppo poco (si spense nel 1980), ma la sua eredità ha posto le basi per un nuovo modo di avvicinare i più piccoli alla lettura e alla scrittura creativa.
Fonti:
Libreriamo
Focus
MGF
I versi crescono, come le stelle e come le rose,
Voi che credete
Andate a dire ai quattro venti
La parola poetica di David Maria Turoldo è una parola combattuta, sofferta, spezzata tra terra e cielo, tra uomo e Dio, nel continuo rincorrersi, riconoscersi, lacerarsi nel dubbio, nel desiderio. È una parola continuamente in cerca di una fede: la fede nell’uomo, innanzitutto; la possibilità di un ritorno alla luce nonostante il buio, il dolore, l’abisso. È una parola, quella di Turoldo, portatrice di dubbio, forza e speranza, che nascevano da un rapporto con un Dio che combatte con gli uomini, con la misericordia e l’amore; soprattutto se sono soli e poveri.
L’Amore è un mistero.

