Rassegna cinematografica: Derive e approdi 2015

 

 

 

Deriva: Trascinamento, da parte di una massa fluida in movimento, di un corpo galleggiante o immerso in essa,

rispetto a una superficie fissa (fondo marino, superficie terrestre).

Approdo: 1. L’approdare, il giungere a riva.

2.a. Località litoranea, anche di fortuna, dove si può approdare.

2b. fig. Risultato, esito positivo di un’azione.

 

 8 gennaio Il giovane favoloso

 15 gennaio Tutto può cambiare

 22 gennaio Frances Ha

 29 gennaio Due giorni, una notte

 5 febbraio Piccole crepe, grossi guai

 12 febbraio Medianeras – Innamorarsi a Buenos Aires

 19 febbraio La moglie del cuoco

 26 febbraio Anime nere

 5 marzo The Judge

 12 marzo I 400 colpi (Filosofarti) serata Truffaut

 

 

 

 

Il giovane favoloso  - Regia di Mario Martone

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Il giovane favoloso è un appassionante de/tection dell'immaginario di Giacomo Leopardi, che penetra nell’adolescenza del grande poeta di Recanati, inseguendolo poi nel suo viaggio in Italia, da Recanati a Firenze, a Roma, a Napoli, alla ricerca una felicità negata in famiglia e impossibile da sostituire con la sola cultura. Non un film accademico, né retorico, né scolastico. La messa in scena di Mario Martone allestisce un 'universo' di composizioni calibrate e pittoriche, illuminate magistralmente da Renato Berta (intenso il tema iconografico delle finestre/sguardo sul mondo) che si intrecciano, a volte, con movimenti liberi di mdp (camera a mano, steadycam). Il tutto avvolto dalla musica elettronica di Apparat (Sascha Ring). Notevole la prova di Elio Germano e di tutto il cast.

 

 

 

 

 

 

 

 

Tutto può cambiare - Regia di John Carney.

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Anche in Tutto può cambiare come già in Once la musica è il cuore del film, mentre tornano i temi prediletti di John Carney: gli amori passeggeri e la ricerca personale dell’onestà. Il regista irlandese tenta l’avventura americana, disponendo di interpreti noti come Mark Ruffalo, Katherine Keener e Keira Knightley. Nel film le vicende di una cantautrice e di un produttore discografico si intrecciano, on location, sullo sfondo di una New York (molto bella la sequenza in cui i protagonisti ascoltano musica per la strada con un auricolare 'sdoppiato'), parte integrante della parabola, leggera e dolceamara.Tra i due seducenti protagonisti (Mark Ruffalo e Keira Knightley), si stabiliscono una complicità e una 'chimica' che non capita di trovare ogni giorno.

 

 

 

 

 

 

 

 

Frances Ha - Regia di Noah Baumbach

Frances Ha

Il regista indipendente americano Naum Baumbach esplora cosa accade dentro la mente di una giovane ballerina coreografa (la brava Greta Gerwig) in cerca di fortuna a New York. Frances Ha (Haliday non ci sta nella casella postale del condominio) è l’eroina di questa poetica storia impressionista, divisa per capitoli (quanti sono i traslochi di casa della protagonista), che sogna di abitare a Tribeca ma scende a Brooklyn. Un film che ci fa 'vivere' i chiaroscuri della Grande Mela, evocando Woody Allen e John Cassavetes, attraverso una seducente fotografia in bianco e nero di Sam Levy. Il respiro del film risente, anche, dello stile libero della Nouvelle Vague (Truffaut, Godard, Rohmer,...), ampiamente citata (non solo con un viaggio lampo a Parigi).

 

 

 

Due giorni, una notte- Regia di  Luc Dardenne

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Marion Cotillard (bravissima) nell’ultimo film dei fratelli Dardenne è una sorta di icona europea del dramma del lavoro. Interpreta un’operaia che è stata assente un anno, per depressione, e ora la fabbrica in cui lavora, che ha scoperto, a causa della sua assenza, di poterne fare a meno, propone agli altri operai un referendum: volete un premio di produzione (mille euro) o siete disposti a rinunciarvi per permettere a lei di continuare a mantenere il suo posto? O l’uno o l’altro... Il film, girato quasi in tempo reale e camera a spalla (come tutti i film dei registi belgi di La promessa e Rosetta) ha una tensione inarrestabile, frantumata da una scena in macchina, in cui tutti cantano insieme. e da piccole esplosioni di humour. Un finale non prevedibile.

 

 

 

 

 

 

 

Piccole crepe, grossi guai - Regia di Pierre Salvadori                                                        Piccole crepe grossi gua

Musicista depressivo e dipendente dalle droghe, per campare Antoine (Gustave Kerven) trova un lavoro come custode in un caseggiato di Parigi. Tra i condomini c’è Mathilde (Catherine Deneuve), pensionata perseguitata dal timore che alcune crepe, apertesi nel muro del suo appartamento, annuncino il crollo del palazzo. Mentre è costretto a occuparsi di gente bizzarra (uno squatter nascosto in soffitta, un tizio sospettoso di tutto,…), Antoine prende a cuore le sorti della signora.
Il titolo originale, più letterale ma anche simbolico è
Dans la cour (Nel cortile). La commedia malinconica di Pierre Salvadori, attraverso la relazione di una donna infelice e di un angelo custode arruffato, mette in scena un’umanità dolente e oppressa dalla solitudine. Sceneggiatura insolita interpretata da attori magnifici.

 

 

 

 

 

 

 

Medianeras - Regia di di Gustavo Taretto

Medianeras

Martin disegna siti web e soffre di svariate fobie. Mariana ha studiato architettura (ma fa la vetrinista), ha un minuscolo appartamento, proprio nel condominio di fianco a quello di Martin. Ascoltano la stessa musica, guardano contemporaneamente Manhattan di Woody Allen, si incrociano quotidianamente per strada, ma li separano le medianeras, ovvero le pareti cieche dei rispettivi palazzi. L'argentino Gustavo Taretto (alla sua opera prima) costruisce una favola surreale e postmoderna piena di intuizioni originali (le incredibili sequenze di piante cresciute negli interstizi della città; le antologie di finestre che rompono la regolarità delle medianeras), per farci riflettere su temi quali la solitudine urbana e l'alienazione tecnologica.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La moglie del cuoco - di Anne Le Ny

La moglie del cuoco

Scrupolosa impiegata di un istituto di formazione per adulti e per disoccupati in cerca di lavoro, ma anche donna sola, Marithé accoglie Carole, il contrario di lei, moglie confusa di un affermato chef, Sam. Ne sorgono infinite complicazioni sentimentali perché, nell’assecondare l’apparente volontà di Carole di prendere le distanze dal marito, s’inserisce con prepotenza l’attrazione che Marithé prova per il medesimo. La moglie del cuoco è una commedia sentimentale e brillante secondo un armonioso e studiato equilibrio, recitata da tre attrici e da un attore affiatati. Sono: Karin Viard, Emmanuelle Devos, la stessa regista, Anne Le Ny e Roschdy Zem. Come spesso succede nelle commedie francesi, tutto funziona quasi a meraviglia.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Anime nere - Regia di Gioacchino Criaco22222

Tre fratelli si dividono tra natura e cultura, conservazione e progresso (criminale) in una famiglia di ancestrali tradizioni in Aspromonte. La ‘ndrangheta gioca le sue carte nella Milano dell'Expo ma il teatro (della tragedia) rimane la Calabria.
Il regista Francesco Munzi (
Saimir, Il resto della notte), ispirandosi al libro del calabrese Gioacchino Chiarco (Rubettino), ha messo in scena un asciutto, severo, cupo melò familiare con l’occhio al nostro grande cinema di finzione (da Rocco e i suoi fratelli di Luchino Visconti a Tre fratelli di Francesco Rosi) ma anche al rigore del cinema del reale. Il regista mantiene un suo stile particolare nel ritagliare e inquadrare ambienti, nel 'pedinare' personaggi, nel mettere in scena voci, volti, luoghi d’Aspromonte. Un cast eccellente.

 

The Judge - Regia di David Dobkin

The Judge

The Judge appartiene al genere court-movie, film-processo. The judge di David Dobkin ne rivisita le forme e i rituali citando Il buio oltre la siepe, che di questo filone è stato davvero un classico. Il film è un incrocio tra il legal thriller alla John Grisham e il dramma melò inter-familiare, basato spesso sul contrasto tra padre e figlio. Robert Downey jr. è un cinico avvocato che torna in Indiana per il funerale della madre ma si trova a dover difendere in tribunale, dall’accusa di omicidio, un padre malato (un eccezionale Robert Duvall) a cui non ha mai voluto bene, ricambiato con uguale indifferenza. Molte parole, processi di famiglia, serate al bar e una tipica atmosfera di provincia profonda, americana. (MP)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

I 400 colpi - Regia di François Truffaut

I 400 colpi

Piccolo parigino (Jean-Pierre Leaud), trascurato dai genitori, scappa di casa due volte, ruba, è chiuso in un riformatorio da dove fugge per arrivare al mare che non aveva mai visto. Straordinario primo lungometraggio di François Truffaut che, premiato per la regia a Cannes, contribuì al lancio della Nouvelle Vague francese. Primo film della serie Antoine Doinel che - caso unico nella storia del cinema - segue un personaggio dall'adolescenza alla maturità. Uno dei film più teneri e lucidi sull'infanzia incompresa, tema che attraversa tutta l'opera del regista. Cinepresa mobilissima, fotografia in Dyalscope e bianco e nero di Henri Decaë. Faire les 400 coups = fare una vita agitata, dissipata” (Morando Morandini, Dizionario dei film)

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