Proposte culturali

e si apre uno scenario di opportunità quasi all’infinito, la curiosità spazia dalle opere poetiche più intense alle sinfonie più coinvolgenti, dagli affreschi più enigmatici all’armonia assoluta di luci ed ombre in dipinti straordinari. Un’ansia di partecipazione libera i nostri sentimenti più nascosti sprigionando intuizioni inaspettate. Grandi artisti si affollano, cercano il loro spazio, chiedono di essere liberati dalle maglie che la polvere ha deposto sugli scaffali e che li ha trasformati in freddi volumi di antico e apparente obsoleto vigore.

Stiamo ormai vivendo una nuova estate in tutte le sue sfumature, colori intensi, giornate più ampie per una luce nuova, raggi che accendono le ore del mattino e ci fanno scoprire il cielo della sera. Come d’incanto, l’approssimarsi per tanti di uno straordinario “tempo libero”, atteso con ansia, idealizzato e caricato di aspettative, offre possibilità straordinarie per la mente, per ossigenare i pensieri, per dedicare pause importanti alla lettura o rilettura di poeti, scrittori, pensatori .. riposti in angoli dimenticati della mente, un tempo per riscoprire autori che, rivisitati con maturità diverse e risvegliata sensibilità ci appaiono incredibilmente vicini, in cammino accanto a noi, per raggiungere la stessa meta. Scompare la polvere su testi imprigionati dall’immobilità dell’abbandono e ci appaiono uomini e donne che hanno vissuto esperienze simili alle nostre, che hanno commesso errori o perso le nostre stesse occasioni, che hanno convissuto con rimpianti o con ardenti entusiasmi, che hanno lottato o che hanno abbandonato il campo, che a volte hanno vinto e altre hanno perso. Nei versi o nei racconti che scegliamo come compagni in questa avventura della mente scopriamo che tutti i sentimenti sono già stati sperimentati e che la sensazione di disagio dell’albatros di Baudelaire è quotidiana così come il suo desiderio di volare con le grandi ali finalmente rese leggere dagli spazi infiniti dove vivere la dimensione che gli è congeniale. Così pure percepiamo, sempre suggerito da Baudelaire, che ugualmente appartiene all’umanità il sogno di un’evasione magica immersa in un silenzio che possa far udire “le langage des fleurs et des choses muettes”. Nella nostra ricerca tra le opere riposte e a volte dimenticate, troviamo le debolezze umane, la paura del vivere e la gioia di sognare ma, se le leggiamo pensando alla quotidianità degli autori, alle loro vicissitudini ed alle loro mortali debolezze, allora il fascino di un colloquio esclusivo, di un dialogo tra pellegrini di uno stesso pellegrinaggio, ci coglie nel più profondo e possiamo anche sentirci meno soli.

 

Mi soffermo ora su Giovanni Pascoli, in compagnia naturalmente della tenerissima e devota sorella Mariuccia, umile fiore all’ombra di una quercia secolare. Mi assale una grande curiosità: leggere la vita di Giovannino attraverso l’affetto di una sorella che gli ha dedicato la sua vita, quasi in adorante simbiosi, fino alla fine. Scorro con grande curiosità le pagine di “Lungo la vita di Giovanni Pascoli” biografia dell’autore e in parte autobiografia della stessa autrice Mariuccia Pascoli, completata poi da Augusto Vicinelli ed ho la sensazione di ridare corporeità alla mia vecchia Antologia. Ecco allora che le poesie di Pascoli non sono più liriche studiate a scuola, che un po’ troppo affrettatamente abbiamo riposto nella memoria scolastica lontana dal vivere, ma diventano il suo vivere quotidiano, le immagini delle sue passeggiate, il suo ascolto delle sere d’estate, il suo dolore, la sua famiglia, la sua vita, ….la nostra vita.

La sua grande sensibilità e amore per la natura ed il rispetto per il lavoro, anche il più umile, ci regalano la curiosità del mondo e il desiderio di conoscere quelle piccole cose che sono sfuggite ai nostri occhi indifferenti. Una ricchezza della natura che si moltiplica ad ogni verso e che si accompagna nello stesso tempo ad un senso di smarrimento ponendo interrogativi profondi. Nella limpidezza e musicalità di suoni e descrizioni, espressi con precisione d’amore, possiamo incontrare e riconoscere quel “fanciullino” che egli ha difeso e portato fino a noi.

Nel centenario della sua morte riconosciamogli quella modernità che rende contemporanee le sue liriche e quella potenza poetica capace di essere una solida guida per la nuova poesia del novecento. Proponiamo a ciascuno una ricerca personale che assecondi la propria sensibilità e qui semplicemente suggeriamo una poesia che tutti conosciamo ma che vale la pena di rileggere per l’attualità degli interrogativi inevitabili di fronte al Male e la tenera fragilità di quel prezioso “nido” al quale la rondine non può più tornare.

 

 

 

X AGOSTO

San Lorenzo, io lo so perché tanto

di stelle per l’aria tranquilla

arde e cade, perché sì gran pianto

nel concavo cielo sfavilla.

Ritornava una rondine al tetto:

l’uccisero: cadde tra spini:

ella aveva nel becco un insetto:

la cena dei suoi rondinini.

Ore è là, come in croce, che tende

quel verme a quel cielo lontano;

e il suo nido è nell’ombra, che attende,

che pigola sempre più piano.

Anche un uomo tornava al suo nido:

l’uccisero: disse: Perdono;

e restò negli aperti occhi un grido:

portava due bambole in dono.

Ora là nella casa romita,

lo aspettano, aspettano in vano

egli immobile, attonito, addita

le bambole al cielo lontano.

E tu, Cielo, dall’alto dei mondi

sereni, infinito, immortale,

oh ! d’un pianto di stelle lo inondi

quest’atomo opaco del Male.

 

Benedetta Sarrica

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