Franca Carra è una delle artiste più produttive di tutti i tempi, e una tra le più versatili.

Con più di seicentocinquanta dipinti dai soggetti e dagli stili più disparati, lascia cogliere allo spettatore la vastità di un mondo che, ben lungi dall’essere chiuso e limitato al nostro quotidiano, spazia invece lungo paesaggi magnifici, volti, oggetti, elementi naturali e ben delineati fino a spiccare il volo verso forme oniriche, mescolate l’una all’altra o dai contorni sfumati, in una sublime prospettiva non sempre geometrica che consente di visualizzare non solo numerosissimi aspetti della realtà sotto ogni sua forma, ma lascia anche intravedere i palpiti di un’anima inquieta, sempre in cerca di una nuova esperienza, di un nuovo punto di vista, di un nuovo modo di esprimersi.

Ultimi platani olio su tela cm 60×80 2011/2012

Lo stile di Franca Carra non è catalogabile sotto una sola definizione: la sua arte vola tra l’uno e l’altro stile, come un’ape irrequieta in cerca dei pollini più disparati.

E come tanti pollini contribuiscono a creare la dolcezza impalpabile del miele millefiori, così le opere di Franca Carra contribuiscono, nessuna meno delle altre, a generare un panorama eccentrico e variopinto, dove visi di bambine si accostano alle linee dure e segnate dal tempo dei visi di anziane donne, opere oniriche sulla scia di Salvador Dalì si accompagnano alla metafisica alla De Chirico.

I mangiatori di arance (trittico) cm 60×30, cm 60×60, cm 60×30 pittura ad olio su tavola 2007

In uno scarno panorama di artiste donne, nel contesto più ampio dell’arte contemporanea, Franca Carra si afferma come un unicum di pregio. Se l’arte, da Piero Manzoni in poi, si è via via spogliata del suo concetto originale, complice anche l’invenzione della fotografia che ha vanificato il suo scopo primario e pratico, è scivolata lentamente ma inesorabilmente verso un contesto di protesta, in Franca Carra questo elemento poco comprensibile e spesso disturbante manca. Oscar Wilde diceva che l’arte è inutile: una frase facile da fraintendere e accostare erroneamente al Manifesto Futurista, che auspicava la distruzione dei musei. Ma in Franca Carra emerge il vero significato di questa affermazione: la sua arte è fine a se stessa, non atta ad appesantirsi di un messaggio politico, di una blanda protesta che parte con i migliori buoni propositi e lastrica una tela dopo l’altra la strada per l’inferno. È un atto di ribellione spontanea e perciò scevra da condizionamenti e vizi di forma, onesta e sincera come la risata di un bambino.

Il gatto al guinzaglio olio su tela cm 50×40 2007/2008

Durante le lezioni di Storia dell’Arte Contemporanea che ho frequentato all’Università Statale di Milano, ricordo che qualcuno pose una domanda molto interessante: se un tempo un artista poteva dichiararsi tale solo dopo un lungo periodo a bottega, dove imparava tutte le tecniche artistiche che il maestro poteva insegnargli, oggi cos’è un artista? Come si diventa tale? La domanda parrebbe senza risposta. In effetti, l’arte contemporanea ormai sembra aver perso il filo del discorso, non è più protesta, non è più ricerca di nuovi modelli: basti pensare a opere come la Linea Terrea al Museo del Novecento di Milano, letteralmente una riga marrone su un muro, o a piccoli aneddoti come il custode di un museo che stucca dei buchi nel muro per poi scoprire che erano un’opera d’arte, o il visitatore che appoggia un paio di occhiali da sole a terra e tutti cominciano a fotografarli e a declamarne la genialità. Il professor Giorgio Zanchetti rispose che l’artista non produce. L’artista è . Ma piuttosto che autoproclamarsi artista ed esporre opere che denigrano l’intero concetto millenario di arte, io preferisco pensare all’essere artista di Franca Carra: non una produzione casuale e priva di senso, ma uno svolazzare lieve ed elegante da uno stile all’altro, un incessante fluire di pensieri che si esprime poi con il tocco del pennello sulla tela, qualunque sia il risultato: un quadro cubista o un ricamo così dettagliato da sfiorare l’iperrealismo, quel che emerge dalle opere di Franca Carra è una mente in costante movimento, un’anima sempre pronta a sperimentare nuove esperienze.

Pizzo antico con fiocco rosso pittura a olio su tavola cm 125×125 2006

Ha preso il famoso “bambino dell’anima”, l’inner child tanto caro agli psicoterapeuti, e invece di reprimerlo come fanno la maggior parte delle persone, l’ha portato in primo piano, gli ha concesso di porre domande e cercare risposte, poi gli ha cacciato in mano un pennello e ha lasciato che emergesse tutta l’innocenza, lo stupore attonito, la purezza dello sguardo e i processi mentali essenziali ma non per questo sciocchi. A tratti, l’arte di Franca Carra è basica, scarna di artifici, tanto che ad un occhio disattento potrebbe sembrare naif, per poi spiccare il volo verso livelli tecnici sorprendenti, un realismo così accentuato da far dubitare che si tratti di un dipinto e non di una foto:

Ritratto di Fra Pasquale Ghezzi, olio su tela, cm 50 x 60 – 2018

opere queste ultime che non devono distogliere l’attenzione dalle prime, ma servono bensì ad esaltarle. Fanno comprendere infatti che le opere meno realistiche non sono realizzate così per mancanza di capacità, ma per una scelta cosciente, per l’anelito del suo spirito artistico ad esplorare gli stili, come un alpinista che non può evitarsi di desiderare di scalare le Sette Vette. Contemplando l’arte di Franca Carra siamo di fronte alla reale e sincera espressione di un’anima che è interamente devota all’arte: nessun messaggio sociale, nessuna importanza politica, solo arte per l’arte, arte nella sua forma più pura di mero conforto dell’anima.

Beatrice Fiorello

Nessun artista ha intenti morali. In un artista un intento morale è un imperdonabile manierismo stilistico. (Oscar Wilde)