IL NIBBIO: LA RECENSIONE E LA VICENDA SGRENA

IL NIBBIO
Regia di Alessandro Tonda – Italia, 2025 – 109′
con Claudio Santamaria, Sonia Bergamasco, Anna Ferzetti
LA VICENDA SGRENA COME UNA SOLIDA E DOVEROSA SPY STORY CHE SI SEGUE CON FACILITA’ E AMAREZZA
4 febbraio 2005. Nicola Calipari, alto dirigente del SISMI, sta partendo per una vacanza con la moglie e i due figli, quando viene richiamato a Roma perché la giornalista de Il Manifesto Giuliana Sgrena è stata rapita a Baghdad, al suo ritorno da una visita ad un campo profughi, da quello che si scoprirà essere un commando sunnita. Per 28 giorni Calipari, soprannominato “il Nibbio”, dovrà fare la spola fra l’Iraq presidiato dall’esercito statunitense e la dirigenza dei Servizi Segreti nel tentativo di ottenere la liberazione di Sgrena.
Il ricordo dell’uccisione del giornalista Enzo Baldoni, avvenuta sempre in Iraq l’anno precedente, è ancora fresco e doloroso, e Calipari farà di tutto per assicurarsi che quella storia non si ripeta, cercando di trattare il rientro di Sgrena senza commettere errori e unendo le forze con il direttore de Il Manifesto, il compagno di Sgrena e alcune alte cariche istituzionali. Ma il destino, e l’incompetenza di certi uomini, non saranno altrettanto attenti e rispettosi nei suoi confronti.
Il Nibbio compie un’operazione doverosa nel ricordare un uomo perbene e un professionista rigoroso, scevro da personalismi e presenzialismi, un po’ come aveva fatto Michele Placido con Giorgio Ambrosoli in Un eroe borghese.
La regia è del quarantenne Alessandro Tonda, che sa gestire bene le scene d’azione all’interno di un immaginario cinematografico global (il suo esordio al lungometraggio, The Shift, era girato in Belgio e interpretato da un cast internazionale). Tonda mette in scena la vicenda Sgrena come una spy story, virando in toni grigi e seppia e dirigendo gli attori come il cast di un thriller mitteleuropeo. La sceneggiatura di Sandro Petraglia, scritta “a mestiere” su un soggetto suo e di Davide Cosco e Lorenzo Bagnatori, scansa il melodramma e punta alla caratterizzazione di Calipari come un uomo di famiglia e di coscienza, evitando ogni superomismo.
Il risultato è un racconto solido che si segue con facilità, anche se con amarezza, ben sostenuto dalle interpretazioni di Claudio Santamaria nei panni del Nibbio e di Sonia Bergamasco in quelli sgomenti di Giuliana Sgrena. Nota di merito per Anna Ferzetti nel ruolo della moglie di Calipari e soprattutto per Beatrice De Mei che interpreta con naturalezza la figlia 18enne, polemica e affettuosa al punto giusto. I cattivi, in questa rappresentazione, sono gli americani, dei quali si sottolineano l’arroganza e l’inettitudine, e il capo della Croce Rossa, intento a disturbare maldestramente (e dannosamente) la camminata sulle uova di Calipari. Quel che avrebbe potuto elevare maggiormente Il Nibbio è un maggiore spessore storico-politico: il film ha perso (intenzionalmente) l’opportunità di rendere questa storia non solo un action movie ma anche una metafora del mondo in cui viviamo e delle tensioni che lo attraversano: mancano ad esempio tutte le polemiche suscitate all’epoca sia dalla presenza di Sgrena in Iraq che dal pagamento del riscatto, così come manca la volontà di approfondire i rapporti di forza fra tutti gli attori in gioco. Tuttavia, la figura di Calipari emerge come un baluardo di buon senso e intelligenza diplomatica, un uomo la cui parola, credibilità e coerenza sono state moneta preziosa nel corso di rapporti delicati e trattative spinose, e altruistica garanzia di protezione per la giornalista rapita. Il ricordarci che esistono figure istituzionali di questa caratura, in un momento in cui latitano gravemente, è un merito indiscutibile del film.
Paola Casella – Mymovies
Tematiche: spionaggio, servizi segreti, sacrificio, eroismo, conflitti etici e politici, umanità, giustizia, memoria
Il Nibbio parte dall’oggettività dei fatti per raccontare i profili di due eroi votati alla verità e alla giustizia. Cronaca del reale, spy-story all’italiana, Il nibbio pone l’attenzione sull’umanità, sulla riconoscibilità e sull’ispirazione, risultando visione importante per alimentare una memoria troppo ristretta. Convincono i protagonisti, Claudio Santamaria e Sonia Bergamasco.
Commuove questo ritratto sincero, non retorico e artefatto, e tridimensionale dell’uomo.
Un ritratto che rende giustizia al suo ruolo storico di portatore di una precisa visione valoriale e strategica, in anticipo sui tempi. Di tempo ne è passato parecchio, ma ad oggi ancora “le spiegazioni sulla sua morte non sono esaurienti”, per usare le parole del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Citando quelle del film ovvero nei titoli di coda: l’omicidio di Nicola Calipari è rimasto senza colpevoli. Cambia la forma, ma la sostanza purtroppo è sempre la stessa e fa molto male.
Il Nibbio riporta la figura di un uomo che abbiamo perso per il senso che dava al proprio mestiere. E, soprattutto, all’importanza che dava alla vita e alla sua custodia, anche e soprattutto degli altri.
Recensioni
3,5/5 MYmovies
4/5 Ciak Magazine
3/5 Movieplayer
Nicola Calipari era nato a Reggio Calabria il 23 giugno 1953 e fu educato negli scout, entrando a far parte del reparto “Aspromonte” del gruppo Reggio Calabria 1 dell’AGESCI. Conseguì la laurea in giurisprudenza presso l’Università di Messina. Si arruolò in Polizia nel 1979, diventando funzionario e prestando servizio a Genova, Cosenza e Roma, ricoprendo ruoli di responsabilità, tra cui quello di commissario e dirigente della Squadra Volanti.
Dopo oltre 20 anni di servizio in Polizia entra al Servizio per le informazioni e la sicurezza militare (SISMI) nell’agosto 2002. Successivamente diviene Capo dipartimento della 2ª Divisione “Ricerca e Spionaggio all’Estero”, nell’ambito operativo per le operazioni estere del Servizio d’intelligence e viene assegnato alle operazioni in corso in Iraq.
L’agguato in Iraq e la morte
La sera del 4 marzo 2005 una Toyota Corolla dei servizi segreti italiani con a bordo la giornalista Giuliana Sgrena, l’autista Andrea Carpani e Nicola Calipari, giunta nei pressi dell’aeroporto di Baghdad, transita sulla Route Irish in direzione di un posto di blocco statunitense. La giornalista è stata appena rilasciata dai rapitori, a conclusione di una lunga trattativa condotta da Calipari che aveva comunicato telefonicamente agli uffici del governo di Roma il felice esito dell’operazione, informando anche l’ambasciata. La Route Irish è presidiata a causa delle frequenti azioni ostili nella zona (135 da novembre a marzo, per la maggior parte fra le 19 e le 21, ora in cui transitava l’auto del SISMI), e anche per il previsto passaggio dell’allora ambasciatore statunitense in Iraq John Negroponte.
Approssimandosi alla zona vigilata, il veicolo è oggetto di numerosi colpi d’arma da fuoco; Calipari si protende per fare scudo col suo corpo alla giornalista e rimane ucciso da una pallottola alla testa. Anche la giornalista e l’autista del mezzo rimangono feriti. A sparare è Mario Lozano (New York, Bronx, 1969), addetto alla mitragliatrice al posto di blocco, appartenente alla 42ª divisione della New York Army National Guard. Altri soldati sono stati sospettati di aver partecipato alla sparatoria.
Sono state prodotte due versioni dell’accaduto, una italiana ed una americana, fra loro contrastanti in molti punti.
Versione italiana

Dei sopravvissuti all’episodio le testimonianze sono principalmente quelle di Giuliana Sgrena, giacché l’autista, anch’egli appartenente al SISMI, non ha rilasciato dichiarazioni pubbliche, sebbene abbia riferito dell’accaduto per via gerarchica. Tuttavia, in Diario di una spia a Baghdad, un agente del SISMI (nome in codice Invisible Dog) presente nella capitale irachena ha raccolto e pubblicato la testimonianza dell’agente Corsaro, nome in codice usato da Andrea Carpani durante l’operazione.
Come riferito da autorità governative, Giuliana Sgrena ha sostenuto di aver visto, dopo una curva, una luce accecante che li avrebbe fatti rallentare fino ad una velocità massima di circa 50 km/h e poi di aver udito subito dopo l’esplosione di numerosi colpi d’arma da fuoco: diverse centinaia, secondo la giornalista, protrattisi per 10-15 secondi a dire dell’autista.
Giuliana Sgrena ha aggiunto che non si trattava di un posto di blocco e che la pattuglia dei soldati americani non aveva fatto alcun segnale per identificarsi o per intimare l’alt, come era invece regolarmente accaduto negli altri posti di controllo precedentemente attraversati, iniziando decisamente a sparare contro la loro automobile. La giornalista dichiarò inoltre che i sequestratori, poco prima della liberazione, le avevano detto che gli statunitensi non volevano che tornasse viva in patria.
Versione statunitense
Secondo il governo statunitense, la cui versione è stata diffusa il 1º maggio 2005, l’auto viaggiava ad una velocità prossima ai 100 km/h. I militari del check-point 541 avrebbero seguito la cosiddetta procedura delle quattro S: Shout” (grida), “Show” (mostra), “Shove” (allontana), e “Shoot” (spara). Nel corso della sparatoria, alcuni dei proiettili sarebbero stati accidentalmente deviati ed uno avrebbe centrato alla testa Calipari, protesosi in avanti per proteggere con il suo corpo la giornalista. I funzionari statunitensi hanno inoltre asserito che nessuno era a conoscenza dell’operazione condotta dal SISMI, né dell’identità delle persone a bordo di quell’auto, regolarmente presa a nolo all’aeroporto di Baghdad.Il rapporto americano era inizialmente uscito con numerose censure, per circa un terzo dell’elaborato, che mascheravano sotto strisce nere i nomi dei soldati implicati ed altri dettagli; pubblicato ufficialmente su Internet in formato PDF, il documento fu decifrato in pochi istanti tramite copia-incolla.L’inchiesta effettuata dai militari statunitensi ha concluso che la sparatoria avvenuta il 4 marzo 2005 al posto di blocco presso l’aeroporto di Baghdad è stata «un tragico incidente».
Riconoscimenti e onorificenze a Nicola Calipari:
Medaglia d’oro al valor militare alla memoria.
Commendatore Ordine al Merito della Repubblica Italiana.
Il sacrificio di Nicola Calipari è stato riconosciuto e ricordato per il suo coraggio, il suo senso del dovere e la sua dedizione al servizio del paese.
MGF