E’ un romanzo grande, questo dell’israeliano David Grossman, ed un grande romanzo: bisogna sapere subito che si affronta un romanzo di 780 pagine perché è una cosa impegnativa; il libro è impegnativo, scritto con uno stile molto personale dove si intrecciano senza soluzione di continuità dialoghi e pensieri solo pensati, riflessioni e descrizioni di paesaggi, vita attuale e ricordi. Tuttavia, nel momento in cui si riesce a entrare nel meccanismo ecco che si scopre l’ efficacia di un simile procedere che dà il senso della contemporaneità degli accadimenti e dei pensieri intrecciati dei vari protagonisti; e si scopre anche la grandiosità del romanzo che racconta il dramma umano di una mamma, il cui figlio Ofer ( in israeliano significa “cerbiatto”) è stato richiamato per partecipare a incursioni in Cisgiordania in un paese – Israele - perennemente in guerra e il suo modo di vincere il terrore di venire svegliata nel cuore della notte per apprendere la notizia della sua morte: un modo che permette di spostarsi nello spazio (intraprende un viaggio attraverso il paese in compagnia di un amico di gioventù) e nel tempo, recuperando ricordi, gioie inaspettate e sofferenze.

Paola

Pubblicato in Narrativa

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