Drammatico
Regia di Patrice Leconte –
Francia, 2022 – 89′
con Gérard Depardieu, Jade
Labeste, Mélanie Bernie

QUESTO NUOVO MAIGRET CINEMATOGRAFICO E’ AFFASCINANTE.
MERITO DI UN IMMENSO DEPARDIEU, MA NON SOLO.

Com’è strano, com’è diverso, il Maigret di Depardieu e Leconte.
Com’è malinconico, stanco, intristito. Un Maigret per certi versi quasi irriconoscibile.
Inappetente, per dirne una. Che gli levano la pipa all’inizio del film, per ragioni mediche, e lui nemmeno protesta. Continua a bere, quello sì, per fortuna: “questo caso è cominciato col bianco e finisce col bianco. Ci sono casi da calvados, altri da birra, questo è un caso da bianco”, dice a un certo punto a un suo ispettore che gli aveva proposto una birra fresca.
E però, pur così diverso, Maigret è sempre Maigret: nei suoi modi, nell’intelligenza, nella sua umanità.
Com’è splendidamente autunnale, l’ingombrantissimo Maigret di Gérard Depardieu, che si cala nella parte con una grazia che fa quasi a pugni con la fisicità massiccia, che diventa ancora più malinconico di fronte a quella giovane senza nome ritrovata sul selciato, e a una ragazza come lei, come tante altre, come la figlia, sua, che non c’è più, e che torna solo in echi discreti di risate infantili.
Maigret – questo Maigret, tutti i Maigret – non giudica, non condanna, non è giustizialista né moralista. Maigret si muove cauto, cercando di spostare il meno aria possibile, creando meno disturbo possibile, implacabile nelle domande ma tollerante con le risposte. Perché conosce bene l’uomo e la sua fallibilità, il dolore che si annida nell’animo umano, e che qui esplode silenzioso nel confronto con un anziano ebreo lituano scampato alla guerra e ai campi. Lui sì, ma non la figlia. Anche lui.
L’elefante Maigret si muove nella cristalleria della fragilità umana, con l’eleganza e l’equilibrio di una ballerina, attentissimo a non fare più danni di quanti non siaBstrettamente necessario fare, perché sa benissimo quanto sia difficile mettere assieme i cocci quando si va in pezzi.

E allora, oltre a non fare danni, Maigret aggiusta. Come sa, come può, rimettendo sulla giusta strada, la strada di casa, l’unica ragazza che ha potuto proteggere, aggiustare, salvare. Con i modi bruschi e silenziosi dei padri di una volta.
Sul finale del film, di questo bel film che ha, anche lui, i modi e i tempi di una volta, Maigret sembra ringalluzzirsi un po’, riprende in bocca la pipa, abbozza perfino qualche sorriso. Perché risolve il suo caso, certo, ma perché è riuscito in quel che gli stava più a cuore: fare del bene. Fare, a modo suo, il padre.
E il modo in cui, nel finale, e nell’andatura lenta, stanca e pesante, ma allo stesso modo serena e aggraziata di Depardieu, si mescolano il sollievo per quella missione compiuta, e l’amarezza per quanto nella vita non si potrà mai aggiustare, non è cosa da poco

Federico Gironi – Giornalista, scrittore e critico cinematografico

IL REGISTA

PATRICE LECONTE
Parigi
12 novembre 1947

 

 

 

 

Regista, attore, fumettista e sceneggiatore francese, il cinema di Patrice Leconte si è da sempre caratterizzato da una poesia leggera che ha svolto funzione d’intrattenimento delicato e al contempo ambiguo, seguendo quell’intento mistificatore del regista che ha fatto della solidità e sensibilità le fondamenta del suo stile.
La sua arte è dotata di poesia e grazia come solo certo cinema francese sa fare; la capacità di raccontare i sentimenti, le relazioni umane e gli eventi della vita con delicatezza e eleganza è uno dei suoi tratti distintivi così come la maestria nell’usare l’umorismo con grande originalità. Dopo una serie di cortometraggi, esordisce nel 1975 con la commedia ambientata durante gli anni Cinquanta “Il cadavere era già morto”.
Grande artigiano della macchina da presa, prosegue la sua carriera con lavori che non trovano distribuzione in Italia, fino a “Tandem” (1987), commedia dai toni malinconici, distribuita nel Belpaese con quindici anni di ritardo. Si muove con garbo cambiando genere, e mostrando la sua capacità di tenere alta la tensione nel giallo “L’insolito caso di Monsieur Hire” (1989), per poi tornare alla commedia “Il marito della
parrucchiera” (1990).Nel 1993 realizza “Tango” e nel 1994 “Il profumo di Yvonne”, entrambi incentrati sulla fatale capacità di seduzione delle donne.

Realizza poi quello che può forse essere considerato il suo film più originale: “La ragazza sul ponte” (1999), girato in bianco e nero con il lanciatore di coltelli Daniel Auteuil e la bellissima Vanessa Paradis,
Si dedica alle “Confidenze troppo intime” (2003) di Sandrine Bonnaire, nei panni di una paziente in cura dallo psicanalista, per poi tornare alla commedia con “Il mio migliore amico” (2006), dove ritrova Daniel Auteuil. Nel 2012 Patrice Leconte torna dietro la macchina da presa con la pellicola d’animazione “La bottega dei suicidi”, la storia di una famiglia che gestisce un negozio dove è possibile trovare tutto il
necessario per porre fine alla propria vita. Nel 2013 porta sul grande schermo “Una Promessa”.

 

 

Dopo la commedia “Tutti pazzi in casa mia” (2015), scrive e dirige “Maigret” (2022).
Regista di indubbio talento, da sempre circondato da attori che conoscono bene il loro mestiere, Leconte è decisamente raffinato e prezioso nel suo stile. Non manca mai del “necessaire” che lo fa un autore tipicamente francese: piccante, ideale, sobrio, completo. E ogni sua pellicola è denotata da un tocco di classe inarrivabile, au contraire di molti altri connazionali.

 

 

 

MGF