SVEGLIARE I LEONI
Ayelet Gundar-Goshen

Eitan Green, abile neurochirurgo israeliano, viene trasferito da un grande ospedale di Tel Aviv a uno piccolo di Beer Sheva, cittadina nel deserto del Negev; pur essendo un uomo dai saldi valori morali, dietro insistenza della moglie Liat, poliziotta, preferisce autoesiliarsi, piuttosto che affrontare una battaglia contro la manifesta corruzione del suo superiore. Una notte, dopo un pesante turno di lavoro, con il suo fuoristrada investe un uomo di colore, un migrante, un eritreo che si confonde con l’oscurità della notte. L’uomo è ferito mortalmente e il dottor Green, preso dal panico, fugge, decidendo di mantenere il segreto sull’accaduto e rifugiandosi entro le sicure mura domestiche. La fuga, però, incrina da subito la sua vita e la sua coscienza, evidenziando tutta la fragilità umana.
E’ un’incrinatura che diventa spaccatura e poi voragine. Individuato da Sirkit, la vedova della vittima, è costretto a pagare il debito con la giustizia mettendo la sua esperienza di medico a disposizione della gente povera e anonima, che non può permettersi cure. Inizia così un viaggio in luoghi reali e interiori che Eitan non avrebbe mai pensato di dover esplorare, in un rapporto ambiguo, di repulsione e insieme di attrazione, cui fa da sfondo una realtà fatta di emigrazione, ma anche di delinquenza, corruzione e divisioni sociali. L’autrice risveglia in tal modo i ‘ leoni’ personali e collettivi, lasciando emergere le angosce e le contraddizioni del nostro tempo ed aprendo uno
spiraglio sulla riflessione storica, nel parallelismo tra questi nuovi migranti e le ‘ pecore al macello’ della Shoà. Il finale, a dire il vero poco coraggioso, nulla toglie al valore e alla portata letteraria del testo.

Marinella

L’ ARMINUTA
Donatella Di Pietrantonio

Dice in un’intervista Donatella Di Pietrantonio: “Da bambina ascoltavo dagli adulti del mio paese storie di bambini ‘dati’: era una pratica ricorrente, ordinaria e ricordo che mi chiedevo di chi si sentissero figli. Questa è la domanda su cui si fonda il romanzo”.
L’Arminuta, ‘restituita’ all’età di 13 anni ai genitori biologici e ad una vita non sua – che non conosce né riconosce, rivive nei ricordi di trentenne sopravvissuta il suo dramma di bambina, di cui porta con sé una ferita sempre aperta, lenita appena nel rapporto con la più giovane sorella Adriana e il fratello maggiore Vincenzo, in un’intimità crescente che apre tutti a nuove e complesse dimensioni affettive. L’accettazione di un doppio abbandono è possibile solo tornando alla fonte e a se stessi. Donatella Di Pietrantonio conosce le parole per dirlo e affronta il tema della maternità, della responsabilità e della cura da una prospettiva originale e con una rara intensità espressiva. Il romanzo – bello, amaro, struggente, incisivo – scorre con un linguaggio scarno, che affianca al dialetto antico la parlata della contemporaneità, arrivando dritto al cuore. Sullo sfondo, l’ Abruzzo schietto e genuino in cui è ambientata la vicenda.

Marinella

LA PIU’ AMATA
Teresa Ciabatti
È spietata con sé stessa, Teresa Ciabatti, quarantaquattro anni, donna irrisolta per sua stessa ammissione. Madre incapace di slanci affettivi, personaggio bizzoso e difficile da amare, così si descrive nel suo ultimo libro.
Si tratta di un memoria in cui l’autrice scava nel groviglio dei suoi rapporti familiari alla ricerca delle radici del proprio disagio di donna incompiuta. E questa ricerca diviene pretesto per raccontare la figura del padre, Lorenzo Ciabatti, primario di chirurgia dell’ospedale di Orbetello, uomo complesso, affascinante e scontroso, ricco e potente, benefattore per molti, massone e faccendiere, invischiato in loschi traffici da altri.
Il racconto si dipana attraverso più piani temporali tramite istantanee vividissime della sua infanzia e adolescenza, immagini e ricordi che si susseguono veloci, in una narrazione senza respiro che ha come unico filo conduttore la necessità per la protagonista di essere la più amata. Autofiction spietata e totalmente priva di indulgenza, ma pervasa da una struggente malinconia. La più amata è un romanzo senza fronzoli, un dialogo interiore carico di tensione che racconta il dolore lancinante di una figlia lacerata dai dubbi e dalla delusione. Un libro coraggioso e disarmante quanto la sua autrice, Teresa Ciabatti, quarantaquattro anni, irrisolta, forse antipatica, certamente non più fallita.
Antonella