PISSARRO. IL PADRE DELL’IMPRESSIONISMO – APPUNTI ARTISTICI

Docufilm
diretto da David Bickerstaff
Viaggio alla scoperta di uno degli artisti più rivoluzionari e dirompenti dell’epoca moderna
Un artista colto, astuto, socialmente consapevole e anarchico. Era anche un grande scrittore di lettere, il che è un dono per un documentarista, in quanto questi scritti forniscono una visione intima sui suoi pensieri, sul mondo in cui viveva, sulle influenze che gli altri avevano su di lui e sul suo approccio infallibile al fare arte.”
David Bickerstaff
CAMILLE PISSARRO: LA DEIFICAZIONE DELLA QUOTIDIANITA’

Camille Pissarro nasce nel 1830 a St. Thomas, nelle Isole Vergini, allora territorio danese. Studia arte, e da sempre ne è stato attratto: è un instancabile riempitore di taccuini per gli schizzi.

La prima corrente alla quale si approccia è un naturalismo dai tratti romantici: nei primissimi anni di carriera, prima di approdare in Francia, si cimenta con la riproduzione di paesaggi bucolici e persone, soprattutto in Venezuela, dove vive per un periodo. Presto, emerge in lui l’amore non già per i grandi soggetti epici, ma per le piccole cose, per i panorami di tutti i giorni, per le persone comuni. La svolta, penso, della sua arte furono i ritratti di persone di colore: a pochissimi anni dalle leggi che rendevano illegale la schiavitù, Pissarro ha saputo guardare persone che per secoli erano state considerate meno che umane e ha deciso che erano un perfetto soggetto per dei dipinti.

Ora, oggi può non sembrarci chissà che cosa: modelli e attori di colore si trovano facilmente, e ci siamo finalmente liberati da assurde concezioni su fantomatiche considerazioni di razza basate sul nulla. Ma provate a pensare cosa poteva significare per l’epoca: persone che portavano ancora sulla propria pelle le frustate inflitte loro dai negrieri erano ora soggetti di quadri, opere d’arte da esporre in un museo! Questa deificazione di ciò che normalmente era considerato misero, povero, quasi volgare, sarà la particolarità che caratterizza l’intero percorso artistico di Pissarro.
Dopo il Venezuela e St. Thomas, Pissarro approda in Francia, dove tenta di far esporre le proprie opere al Paris Salon: il sommo riconoscimento artistico.

Ci riesce, in un primo momento, ma poi qualcosa dentro di lui sembra suggerirgli che forse non è quella la sua strada: il suo amore per il povero, per il quotidiano, lo spinge presto a legarsi ad una ristretta cerchia di artisti, tra cui Cézanne, Courbet, Corot e Millet, tutti artisti che avevano finito per essere esposti nel Salon des Refusés, inaugurato da Napoleone III allo scopo di ospitare tutte le opere che non avevano trovato posto al Salon: è ironico che un imperatore abbia scelto di dare tanto respiro a dei reietti, ma questa piccola decisione, forse conclusa con un gesto noncurante della mano, cambierà per sempre il mondo dell’arte.

Con gli altri rifiutati, Pissarro fonderà, nel 1874, la Societé Anonyme des Artistes, Peintres, Sculpteurs et Graveurs: la loro prima mostra provocherà il disdegno e lo shock dei critici d’arte. Fieri della loro diversità rispetto a quanto era comunemente inteso come arte, felici di aver “fatto impressione” alla critica, fondarono il movimento artistico noto come Impressionismo.

Da Corot, Pissarro impara la tecnica dell’en plein air: il disegno in presa diretta della natura. Ma se Corot si limitava ad abbozzare le opere in situ per poi terminarle in studio, Pissarro resta di fronte al soggetto fino all’ultima pennellata, resta in contatto con la natura fino all’ultimo istante; resta immerso in quella quotidianità che noi spesso non siamo in grado di vedere, si immerge in essa, ed è da questa confortante normalità che sono permeate le sue opere. L’effetto su tela del suo metodo risulta più realistico e rudimentale rispetto all’opera di altri impressionisti; fiero di questo suo amore per le cose semplici, non bada alle critiche che lo bollavano come “volgare”. E, mi sia concesso, se la mondanità dei suoi soggetti è spazzatura, allora noi tutti non saremmo degni di essere noi stessi. Pissarro è il primo a mostrarci quanto sia bella la vita di ogni giorno, con i suoi panorami forse non epici e maestosi, ma non per questo di minor valore.

Il valore di un campo di grano, il valore di uno schiavo liberato che si occupa del proprio piccolo raccolto; il valore della vita meno importante nel nostro mondo è il nostro stesso valore, la maniera in cui valutiamo il più piccolo dei nostri fratelli dice molto di quanto noi stessi valiamo: e guardando le opere di Pissarro, forse possiamo renderci conto che non esiste una gerarchia, nessuno è meno meritevole di altri, tutti siamo sullo stesso piano e siamo tutti importanti in quanto singoli elementi di un paesaggio che, senza anche solo uno dei propri elementi, sarebbe scarno e vuoto.

Pissarro sperimenta anche il puntinismo, insieme a Seurat e Signac, e incoraggerà Van Gogh: un’ulteriore dimostrazione del fatto che restare di mente aperta, non combattere a priori ciò che è nuovo e difficile da capire, spesso porta ad aprire nuovi orizzonti.
Siamo noi, la gente comune, i protagonisti delle opere di Pissarro. Siamo noi, la gente comune, in fin dei conti i protagonisti del mondo.
Beatrice Fiorello
Dott.ssa in Scienze dei Beni Culturali
MGF