QUANDO SARAI TORNATA

Quando sarai tornata
in questa casa dei vecchi
dopo che sarò partito
e aprirai le finestre
gli armadi, i cassettoni
e tante cose ne verranno fuori
le piccole cose
che abbiamo goduto insieme;

 

quando tornerai nel cortile dietro casa
e vicino alla porta di cucina
verranno di nuovo i gatti, le donne a cucire
e verranno a giocare sulla pietra
i figli dei bambini
che abbiamo conosciuto insieme
e fuori nel boschetto
altri nidi di merli
si nasconderanno tra in rami dei noccioli;

 

quando tornerai a guardare questi alberi
che si allungano sempre di più
questa erba che non smette mai di crescere dappertutto
ti sembrerà di sentire di notte
camminare sulla ghiaietta del giardino.
Non lasciarmi fuori al freddo.
Avrò qualcosa da dirti
o forse, tacerò.

 

Originale in dialetto veneto:

Co te sarà tornada
in sta casa dei veci
dopo che sarò partìo
e te verzarà i balconi,  
i armaroni, i comò
e tante robe te saltarà fora
le pìcole robe
che ghemo godudo insieme;

co te tornarà drio la casa in cortivo
e rente la porta de cusina
se sentarà de novo i gati, le done che cuse
e vegnarà a zogar su la piera
i fioi dei fioi
che ghemo conossudo insieme
e fora nel boscheto
altri nìi de merli
se scondarà tra rame de noselèri;
co te tornarà a védar sti àlbari
che se slonga sempre de più
sta erba che no finisse mai de créssar par tuto,
te pararà de sentir a la note caminar su la giareta in giardin.

No stame lassar fòra al fredo
Gavarò qualcossa da dirte o forse, tasarò.

Il poeta si rivolge a una donna prevedendo il momento in cui lei tornerà nella casa dei genitori, quando ritroverà oggetti cari e ricorderà eventi lieti vissuti. La poesia è scritta presso la villa di Thea Bozzi Dalla Cola, scrittrice per l’infanzia, impegnata nell’associazionismo femminile milanese in particolare nella Consulta Femminile Interassociativa di Milano tra gli anni Ottanta e Novanta. La parte cassata della lirica, in cui si citano le «fiabe», oltre che le calzavariane «paroe nove», pare fare riferimento all’attività della scrittrice: è possibile quindi che la lirica sia a lei ispirata.

 

 

ERNESTO CALZAVARA

Ernesto Calzavara è nato a Treviso nel 1907. Nel 1931 si laurea in Giurisprudenza a Padova (aveva studiato un anno all’Università di Roma); due anni dopo si trasferisce a Milano dove intraprende con successo la carriera di avvocato.
Il legame con la terra natale rimane molto forte: a Treviso il suo punto fermo è la casa paterna, una bella villetta veneta del Settecento situata ai confini tra città e campagna, dove egli torna ogni volta che può. E sarà la Marca Trevigiana lo spunto e lo sbocco naturale di quella che fin dal principio si rivela la sua forte vena poetica, che lo porterà a dire: “L’avvocato deve mantenere il poeta”.  È autore di versi sia in lingua che in dialetto. Si è affermato negli anni Sessanta e Settanta: Parole mate, Parole pòvare (1966), Come se. Infralogie (1974), Analfabeto (1979), a cui hanno fatto seguito le raccolte: Le ave parole (1984), Ombre sui veri (1990), Rio terrà dei pensieri (1996), composito collage di poesia, aforismi e note critiche.
È morto a Venezia nel 2000.

 

 

MGF