Drammatico – 158′
Regia di Todd Field – USA, 2022 –
con Cate Blanchett, Noémie Merlant, Nina Hoss.

 

 

 

 

 

LA TRAMA

Lydia Tár è una rinomata musicista in procinto di incidere la sinfonia che rappresenterà il picco della sua incredibile carriera. Quando la fortuna sembra volgere contro Lydia, la figlia adottiva di sei anni, Petra, rappresenterà un sostegno emotivo fondamentale per la madre.
Lydia Tár è considerata una delle più grandi direttrici e compositrici del panorama internazionale, ed è il primo direttore donna della Filarmonica di Berlino.
La sua energia è straripante, e non si ferma dinanzi ad alcun ostacolo: promuove continuamente progetti, tra cui la prossima registrazione dal vivo della Sinfonia numero cinque di Mahler. I suoi riferimenti fondamentali sono Francesca Lentini, la sua assistente personale, e Sharon Goodnow, la sua compagna e primo violino dell’orchestra berlinese.
Un giorno, Lydia incontra Eliot Kaplan, un direttore d’orchestra che gestisce un programma di borse di studio che la Tár ha fondato, per consentire a giovani donne di diventare a loro volta direttrici. Vorrebbe infatti sostituire il suo assistente direttore Sebastian Brix con Francesca. In seguito, Lydia si reca alla Juilliard, lì dove criticherà aspramente uno studente per le sue posizioni in merito ai maestri classici: la Tár non accetta che i suoi allievi non riescano ad andare oltre la superficie delle apparenze.
Quando riceverà un romanzo inviato da Krista Taylor, un’allieva che è passata dal programma delle borse di studio, Lydia tradirà un certo nervosismo, tanto da promettere a sé stessa di impedire alla donna di scalare le posizioni per arrivare a essere a sua volta una direttrice d’orchestra. Nel frattempo, un’audizione per un posto di violoncellista le farà conoscere Olga, una ragazza russa molto promettente della quale Lydia si assicurerà i favori, suscitando la reazione infastidita di Francesca e Sharon, con le quali i rapporti diventeranno sempre più complicati.
E non soltanto con loro: anche Sebastian, dopo aver compreso di essere prossimo all’avvicendamento, si scaglierà contro Lydia, accusandola apertamente di dare luogo a favoritismi secondo le sue volontà e desideri personali, e non seguendo un criterio meritocratico. Adirata, Tár rifletterà sulle scelte da intraprendere.

LA RECENSIONE

UNA COSTRUZIONE DRAMMATICA AFFASCINANTE, ENIGMATICA E COINVOLGENTE, NONOSTANTE IL RITMO MOLTO DILATATO.

Si può essere artisti senza “fare della propria vita un’opera d’arte”, come invece predicava Oscar Wilde? Ha senso ascoltare un brano ignorando la storia del suo autore? E quale ruolo giocano i social network in un contesto dove “essere accusati equivale a essere colpevoli”, citando appunto un dialogo di Tár? Dobbiamo piegare il valore estetico dell’opera al giudizio umano dell’artista, come fa un personaggio del
film persino nei riguardi di Bach? Si tratta di domande complesse a cui il regista Todd Field nega saggiamente risposte assolute, e non perché Tár affronti la questione in maniera pavida; piuttosto, ci consegna le chiavi per decifrare autonomamente il fenomeno, esaminandone tutte le implicazioni a livello culturale e “tecnico”: prende in esame quindi le conseguenze del COVID, il ruolo dei social network, l’impatto del
movimento Me Too sull’opinione pubblica ma anche problemi di carattere teorico come il rapporto tra estetica e etica nell’opera d’arte. Per offrire allo spettatore un quadro oggettivo, il film si serve di un personaggio (fittizio) così vivo, controverso e sfaccettato, da ispirare contemporaneamente sia empatia che repulsione, merito soprattutto di una straordinaria Cate Blanchett.

Tár sposa a livello stilistico anche il medesimo rigore intellettuale della protagonista, evocandone la malcelata fragilità, la solitudine e l’incapacità di provare sentimenti se non attraverso la musica; lo sguardo severo ma equidistante del regista non lesina, insomma, un elemento di comprensione ed empatia, capace di conferire ulteriore verità al resoconto. Il film ritrae infatti la paralisi emotiva del nostro mondo, che si identifica con la morale semplificata dei social network (“architetti della vostra anima”, parole di Lydia Tár) oppure langue nel
cinismo. Ed è anche una riflessione sul gelo dei rapporti interpersonali dopo il Covid, sulla paura dell’altro e l’abitudine a rimanere soli. Tutto questo finisce inevitabilmente per generare ricadute sull’industria culturale e i suoi interpreti, perché in fondo come fai a vendere emozioni se non provi più nulla? Per fortuna, la potente riflessione di Todd Field sul rapporto tra linguaggio e senso non sconfina mai in un ozioso esercizio metalinguistico ma procede, anzi, con forza ipnotica verso un finale misterioso e affascinante, costruendo un’opera originale, suggestiva e ricca, ma soprattutto estremamente rilevante.

Marco Iannini – IGN Italia

IL REGISTA

 

TODD FIELD
24 febbraio 1964
Pomona, California (USA)

 

 

 

 

Todd Field è uno dei rappresentanti più sfaccettati dell’industria cinematografica americana. Ha lavorato come attore, produttore, compositore, sceneggiatore e, infine, come regista. Todd Field nasce a Pomona, in California, dove la sua famiglia gestiva un allevamento di pollame. All’età di due anni, i suoi genitori decidono di lasciare quel tipo di attività e di trasferirsi a Portland, in Oregon, dove suo padre lavorerà come commesso viaggiatore e sua madre come bibliotecaria scolastica.
Appassionato di musica jazz fin dai sedici anni, sarà questo genere a fargli conoscere il futuro vincitore di un Grammy Award Chris Botti. Intanto, si avvicinava anche al cinema, e dopo essersi diplomato si trasferisce a New York per studiare recitazione. Abile musicista jazz, entra a far parte dell’Ark Theater Company, con cui si esibisce sia come attore che come musicista. Nel 1987 debutta sul grande schermo con una piccola parte in “Radio Days” di Woody Allen. Field alternerà piccolo e grande schermo lungo tutti gli Anni Ottanta-Novanta, senza mai riuscire a emergere veramente. Nel 1994 riceve la nomination al Sundance Film Festival come miglior attore non protagonista per la
sua interpretazione in “Ruby in paradiso” (di cui è anche autore dellle musiche) di Victor Nunez.
Dopo aver girato una serie di cortometraggi tra cui “When I was a boy” (1993), proiettato al Museum of Modern Art e “Nonnie & Alex”, pluripremiato negli Stati Uniti, nel 2002 esordisce alla regia di lungometraggi con “In the Bedroom”, pellicola vincitrice, fra l’altro, di un riconoscimento della American Film Award, del Gran Premio della Giuria al Sundance Film Festival e candidata a cinque premi Oscar. Dopo quattro anni, arriva “Little Children”, basato sull’omonimo romanzo di Tom Perrotta. Ancora una volta, Field conquista una candidatura per la sceneggiatura non originale.


Si staccherà dalla letteratura per il suo terzo film, “Tár”, acclamato successo di recitazione, regia e sceneggiatura e che segnerà il suo ritorno al cinema dopo ben sedici anni di assenza. Anni spesi, ha dichiarato Todd Field, a prendersi cura e a far crescere i propri figli.
Todd Field è sposato con la costumista e sceneggiatrice Serena Rathbun fin dal 1986.

La coppia ha lavorato spesso insieme e i due sono diventati genitori degli attori Alida P. Field e Henry Field.

 

MGF