QUANDO LA TATA RIVOLUZIONA LA VITA DI UNA MAMMA.

Overview di Tirza Bonifazi

Se fosse stata una trilogia di Diablo Cody e Jason Reitman dedicata all’essere donna all’interno di una famiglia o della società, allora dopo Juno e Young Adult, Tully la chiuderebbe alla perfezione. Se, infatti, il loro primo film insieme puntava l’obiettivo sulla sedicenne Juno che rimane incinta e prende una decisione da adulta scegliendo di portare avanti la gravidanza per dare il figlio in adozione, e nel secondo, al centro della narrazione, c’è un’immatura trentasettenne che si vuole riprendere un ex solo perché convinta di essere migliore della moglie, questa terza prova rilancia il tema esplorando tutta le complessità dell’essere madre.

La commedia scritta da Cody e diretta da Reitman racconta la storia di Marlo (interpretata da Charlize Theron, che già si era calata nei panni eccentrici dell’infantile Young Adult), che sta per dare alla luce il terzo figlio e mente su quanto sia meraviglioso fare la madre. Lei, che dopo la nascita del secondogenito ha sofferto educatamente in silenzio un’orribile depressione postparto, è disposta a chiamarla “una vera benedizione” pur di non rivelare l’inferno che può comportare la maternità. Il che fa venire in mente una scena di Io & Marley, una commedia che, per vie trasversali, parla di una moglie e madre alle prese con troppi figli e un cane tremendo. In Tully, però, le cose cambiano magicamente quando entra in scena la ragazza che dà il titolo al film (Mackenzie Davis), una “Mary Poppins” del nuovo millennio, che si prenderà cura del nuovo arrivato e porterà un po’ di ordine nella vita della famiglia in crisi. Tully riempie la cucina di cupcakes, pulisce, fa miracoli con il bebè e salva Marlo dalla pazzia. E le insegna, cosa più importante, che è sempre meglio dire la verità sui propri sentimenti, per
Marlo (Charlize Theron), mamma in difficoltà, riceve in dono una giovane governante di nome Tully (Mackenzie Davis). Tra le due donne nascerà un forte legame di amicizia. La sceneggiatrice Diablo Cody e il regista Jason Reitman rinnovano la loro collaborazione, dopo Juno (2007) e Young Adult (2011), affidando a Charlize Theron il ruolo di una madre di mezz’età con due figli a carico, con una terza gravidanza all’orizzonte. Grandissima Charlize Theron che ha dovuto prendere più di 20 kg per incarnare questa madre sovrappeso. Il regime alimentare l’ha portata a sperimentare la depressione, con una dieta fatta esclusivamente di “cibo preconfezionato e tantissimo zucchero”, con tanto di sveglie nel cuore della notte per mangiare compulsivamente.
quanto mostruosi possano sembrare da una società che vuole a tutti i costi l’immagine immacolata di mamme felici alle prese con i loro piccoli e teneri angeli. La stessa Charlize Theron ammette che probabilmente non avrebbe potuto fare questo film se non avesse prima sperimentato la maternità sulla sua pelle. In questo senso Tully è arrivato al momento giusto per lei. “C’è tantissima pressione sui genitori” ammette l’attrice che spiega che la società vuole che i padri e le madri facciano quadrare tutto nella loro vita e che lo facciano con un sorriso. “Da mamma, volevo raccontare una storia che mostrasse la verità dietro la facciata e mettere in chiaro che non c’è nulla di cui vergognarsi se uno non dovesse riuscire a portare avanti le cose da solo, che si può cercare l’aiuto professionale di qualcuno che possa dare una mano con i figli senza sentirsi in colpa”.

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CHARLIZE THERON: “HO PRESO 22 KG.

IL CIBO PRECONFEZIONATO MI HA FATTO CADERE IN DEPRESSIONE”

È considerata una delle donne più belle del mondo: Charlize Theron, 42 anni, ha però ammesso di aver avuto non pochi problemi con il suo aspetto fisico durante le riprese del film “Tully”. Sveglia alle due di notte per mangiare mac and cheese (la tipica pasta al formaggio americana), panini e milkshake per colazione: l’attrice ha preso più di 20 kg per calarsi nella parte di una mamma sovrappeso e depressa. Peccato, però, che la depressione abbia colpito anche lei: “Per la prima volta nella mia vita stavo mangiando così tanto cibo preconfezionato e bevendo così tanto zucchero, e la depressione mi ha colpita come un pugno in faccia. Non è stato divertente prepararmi per questo film”. Mangiare a dismisura può non dispiacere, almeno per i primi tempi. Ma quando diventa una forzatura può trasformarsi in un incubo. Quando si è trattato poi di perdere peso, Charlize ha ammesso di averci impiegato un anno e mezzo: “È stato un inferno. Ero preoccupata. Sembrava ci volesse davvero troppo tempo. Dopo aver girato ‘Monster’ (per il quale l’attrice era ingrassata di 15 kg, ndr), ho evitato gli snack per cinque giorni e tutto è andato bene. Sapete, il corpo è leggermente diverso a 27 anni rispetto ai 43, anche il mio dottore si è assicurato che io fossi consapevole di questo. Come a dire: hai 42 anni, calmati, non stai morendo, tutto andrà bene”.

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DEPRESSIONE POST PARTUM, MAI LASCIARE SOLE QUESTE DONNE

Chiara Pizzimenti – Vanity Fair

«Più che una vera depressione», spiegano Franca Aceti e Nicoletta Giacchetti, psichiatre della Sapienza, Policlinico Umberto Primo di Roma, «è un sintomo depressivo che emerge all’interno di una personalità che deve affrontare questa passaggio esistenziale che ha spesso a che fare con le esperienze avute con la propria madre».Vale per un’adolescente, una donna giovane, non preparata ad avere un figlio, ma anche per chi alla maternità arriva più tardi. «Nelle fasce di età delle donne più grandi il bambino viene vissuto come un oggetto di realizzazione e poi diventa un intralcio, un ostacolo. La fantasia in gravidanza è che si adatterà ai bisogni della madre e così non è». Durante la gravidanza ci sono avvisaglie in cui possono apparire sintomi dello spettro ansioso, come l’insonnia. Nell’immediato post partum possono esserci segni, ma sono soprattutto dai tre mesi all’anno di vita del bambino. «Questi segni», spiegano le dottoresse Aceti e Giacchetti, «dovrebbero essere presi in considerazione immediatamente quando appaiono e per questo stiamo facendo una campagna di sensibilizzazione con i colleghi ginecologi, i pediatri e i medici di base. Non sempre serve un intervento farmacologico, bastano dialoghi e interventi mirati per evitare alle donne di sentirsi in colpa come invece accade». La depressione post partum è un disturbo diverso con segnali diversi: umore depresso, diminuzione dell’interesse e del piacere di fare le attività che si facevano. «Altri campanelli d’allarme», spiega Elisa Caponetti, «sono alterazioni del peso in discesa o in aumento, ma anche del ritmo sonno veglia, facilità a stancarsi. È una compromissione del normale funzionamento di vita della donna: lavorativo, sociale, relazionale. Non bisognerebbe mai lasciare sole queste donne».

 

Nel momento in cui un bambino nasce anche una madre sta nascendo. Lei non è mai esistita prima. La donna esisteva, ma la madre, mai. Una madre è qualcosa di assolutamente nuovo. (Osho Rajneesh)