IL MAESTRO CHE PROMISE IL MARE: RECENSIONE E STORIA di ANTONI BENAIGES
Regia di Patricia Font – Spagna, 2023 – 105′
con Enric Auquer, Laia Costa, Luisa Gavasa
TRA PRESENTE E PASSATO, PATRICIA FONT CI MOSTRA LA PASSIONE PER L’INSEGNAMENTO, DONANDOCI UN MESSAGGIO UNIVERSALMENTE VALIDO
“Il maestro che promise il mare” è un film di Patricia Font, tratto dalla storia vera di Antoni Benaiges (Enric Auquer) il cui innovativo metodo d’insegnamento, mutuato dal pedagogista francese Célestin Freinet, incontra non poche perplessità nel piccolo paese della provincia di Burgos, Bañuelos de Bureba, al quale viene destinato nel 1935. Gli alunni, tra i 6 e i 12 anni, sono sorpresi, le famiglie scettiche se non del tutto contrarie, soprattutto quando in uno slancio di laicità (laicismo?) stacca il crocifisso dalla parete dell’aula “perché la scuola è di tutti”. A poco a poco, però, Antoni conquista la fiducia dei suoi alunni, che si appassionano allo studio e si sentono liberi di esprimere le proprie energie, i propri talenti e anche le famiglie vedendo i risultati raggiunti dai ragazzi cominciano ad apprezzarlo. E poi il maestro fa loro una promessa: li porterà tutti a vedere il mare. Ma, nel luglio del 1936, allo scoppio della guerra civile, Antoni viene sequestrato, fucilato a Briviesca e presumibilmente sepolto nella fossa comune di La Pedraja. Questa storia vera s’intreccia, nel film, con quella di Ariana (Laia Costa), personaggio d’invenzione, discendente di uno degli allievi di Benaiges, che, attraverso i ricordi di coloro che lo hanno conosciuto, prova a ricostruire la storia nascosta dietro la promessa del maestro, salvando dall’oblio una vicenda di coraggio e passione per l’insegnamento.
Tratto dall’omonimo libro di Francesc Escribano, che ne firma anche la sceneggiatura, “Il maestro che promise il mare” si sviluppa in una continua alternanza tra passato e presente, tra storia vera e finzione. “Questa storia – sottolinea la regista – ruota attorno alla memoria, alla sua perdita e all’importanza di mantenerla”. Il film, infatti, apre uno squarcio su una pagina dolorosa della storia spagnola del secolo scorso non ancora pienamente affrontata né tantomeno risolta, un dolore che ricorda e accomuna i familiari delle vittime dei regimi totalitari in Argentina e in Brasile, i “desaparecidos”. Ed è giusto ricordare che in quegli anni anche la Chiesa cattolica è stata bersaglio di violenze e soprusi: 13 vescovi uccisi, circa 4.000 sacerdoti, 2.300 religiosi e 283 suore; senza dimenticare le oltre 100 mila vittime della dittatura franchista, instauratasi alla fine della guerra civile e durata fino al 1975. Ma il film lascia anche un messaggio di speranza: la scuola, l’educazione, l’esercizio del pensiero critico, la memoria, sono l’antidoto più potente alla violenza e a tutte le dittature. Da sottolineare l’interpretazione di Enric Auquer e dei bambini, l’intesa che si crea fra loro è qualcosa di magico e commovente.
Recensione della Commissione Nazionale Valutazione Film della Conferenza Episcopale Italiana
Tematiche: Bambini, Educazione, Famiglia, Famiglia – genitori figli, Giustizia, Libertà, Politica-Società, Scuola, Storia, Violenza
Immerso in una tonalità livida grigio blu, sviluppato su due piani temporali – quello dell’oggi con la giovane Arianna alla ricerca dei resti del bisnonno in una fossa comune del Nord della Spagna e l’esperienza di Benaiges a Bañuelos con i bambini tra il ’35 e il ’36, Il maestro che promise il mare ha la forza solare, vagamente folle ma concreta, del protagonista e un ritmo apparentemente sommesso che nello scorrere dei minuti cresce in tensione ed emozione.
Un macigno, per non dimenticare.
Un film commovente e delicato.
Il film di Font conserva la sua principale ragion d’essere nella profondità gioiosa del suo protagonista. Negli occhi luminosi di un uomo che vuole parlare del mare e non della guerra.
Recensioni
3,7/5 MyMovies
3,5/5 Movieplayer
3/5 Sentieri selvaggi
ANTONI BENAIGES: UNA STORIA DI CORAGGIO E MEMORIA
Antoni Benaiges i Nogués è stato un insegnante di spagnolo e divulgatore delle tecniche Freinet in Spagna , assassinato dai miliziani falangisti all’inizio della guerra civile spagnola.
Catalano di nascita (Montroig, Tarragona, 26 giugno 1903), nel 1934 Antoni Benaiges fu assegnato alla scuola Bañuelos de Bureba ( Burgos ), dove insegnò nelle classi primarie utilizzando il torchio tipografico e altre tecniche del pedagogo francese Célestin Freinet . Nell’estate del 1936 progettò di viaggiare con i suoi studenti per visitare per la prima volta il mare.

Ma Benaiges fu arrestato a Briviesca, Burgos, vicino a Bañuelos, pochi giorni dopo il colpo di stato che scatenò la guerra civile spagnola. È stata documentata la sua esecuzione da parte di elementi delle milizie falangiste il 25 luglio 1936 e pare che sia stato sepolto in una fossa comune nei Montes de la Pedraja.
La memoria del maestro Antonio Benaiges è stata associata e divulgata dall’aneddoto dell’intenzione di questo maestro di portare i suoi alunni, i ragazzi e le ragazze di Bañuelos, a vedere il mare. Realizzarono insieme un quaderno collettivo nel gennaio 1936 intitolato El mar. Visione di bambini che non l’hanno mai visto, in cui si potevano leggere descrizioni infantili come “Il mare sarà molto grande, molto ampio e molto profondo”, o un semplice “il mare sarà…”
Benaiges prometteva ai suoi studenti di portarli a Mont-Roig del Camp, a casa della sua famiglia. Il 20 luglio 1936 Bañuelos ricevette la visita delle milizie spagnole della Falange. Si recarono direttamente alla scuola e mentre alcuni ponevano domande relative agli amici del professore, altri ammucchiavano davanti all’edificio ciò che consideravano sovversivo: libri, materiale scolastico, macchine da stampa, lavori degli studenti e la collezione di quaderni, ridotti in cenere.

Qualcuno riuscì a salvare dal fuoco i componimenti manoscritti e nascose un paio di copie dei quaderni, ma molte famiglie si sbarazzarono delle loro copie per paura di ritorsioni. La testimonianza di quella raccolta di quaderni pubblicati presso la scuola Bañuelos de Bureba è conservata a Mont-Roig del Camp, nelle mani della famiglia Benaiges.
Nel febbraio 2010 un gruppo di parenti delle persone assassinate nei Montes de La Pedraja ha rinvenuto alcuni bossoli di proiettili e resti umani su una montagna vicino al comune di Villafranca Montes de Oca, a Burgos. Mesi dopo, in agosto, la Società Scientifica Aranzadi riesumò quella tomba e trovò i resti di 105 persone assassinate tra luglio e ottobre 1936. Nell’ottobre 2011 fu individuata una seconda tomba che, una volta riesumata, fece salire il numero delle persone assassinate a 135. Nell’agosto del 2010 un testimone disse ai piedi della tomba: “Il maestro del mio paese è sepolto qui”, ma dei 135 scheletri riesumati in entrambe le tombe, a causa delle pessime condizioni dei resti, ad oggi sono stati identificati solo 25 individui, tra i quali non è stato ritrovato Benaiges.

MGF
