L’ESTATE E’ FINITA

 

Sono più miti le mattine
e più scure diventano le noci
e le bacche hanno un viso più rotondo.
La rosa non è più nella città.

 

 

L’acero indossa una sciarpa più gaia.
La campagna una gonna scarlatta,
Ed anch’io, per non essere antiquata,
mi metterò un gioiello.

 

 

 

Il caldo torrido è ormai un lontano ricordo, le temperature si sono abbassate e il sole tramonta prima di giorno in giorno. L’autunno inizia ad annunciarsi ed Emily Dickinson con la sua poesia riesce perfettamente a dipingere questo momento.
Emily Dickinson analizza la fine della stagione da una prospettiva non solo paesaggistica o descrittiva, ma soprattutto da un punto di vista interno, psicologico.
La natura diventa metafora del cambiamento che gli esseri umani compiono da sempre. Gli indumenti come la vegetazione sono destinati ad essere diversi.
Emily Dickinson nella poesia esprime dolcemente tutta la gioia che la nuova stagione le porterà.
Cerca di offrire positività alla malinconia che inevitabilmente l’estate è destinata a lasciare nelle persone. L’assenza della rosa presuppone una mancanza, incapace di essere riempita se non dalla nostalgia. L’autunno si insinua nelle giornate di fine estate portando aria fresca e giornate man mano più brevi, per esplodere poi con i suoi colori più tipici.
La bellezza descritta in questo componimento può aiutarci ad affrontare la stagione dei colori caldi e dei maglioni, con maggior positività.


EMILY DICKINSON

Emily Elizabeth Dickinson nacque ad Amherst, Massachusetts, il 10 dicembre 1830 e morì sempre ad Amherst il 15 maggio 1886.

La sua vita fu estremamente travagliata: trascorse la maggior parte del tempo in casa, con rare uscite per visite ai parenti ed era ossessionata dalla morte. La sua vocazione poetica si manifestò in giovane età, forse grazie anche ai libri che il padre le regalava (ma con la preghiera di non leggerli). Durante uno dei rari viaggi conobbe un reverendo del quale si innamorò, ma lui era già sposato con figli, quindi l’amore rimase platonico e lei gli dedicò numerose poesie.

Sviluppò alcune patologie, fra le quali l’agorafobia e forse anche l’epilessia.Ciò spiega perché la sua popolarità esplose postuma, con la pubblicazione dei Poems (1890) e di successive raccolte da parte dei parenti.

Si innamorò poi di un vecchio giudice, frequentatore di casa sua, e quando questi rimase vedovo lei manifestò la volontà di sposarlo. Qualche anno più tardi lui morì, e così anche un nipote di Emily, Gilbert.

Per il suo morale fu un duro colpo. Pochi anni dopo, a soli 55 anni, Emily morì in conseguenza di una malattia renale cronica.
Mentre era in vita vennero pubblicate solo 7 dei suoi componimenti e non ebbe alcun riconoscimento ufficiale, forse anche a causa di un linguaggio poco ricercato non particolarmente apprezzato a quell’epoca.

Solo successivamente vennero trovate da parenti vari tutte le circa 1800 poesie che Emily aveva scritto, centinaia delle quali scritte su foglietti poi piegati e cuciti e conservati in un raccoglitore.
Oggi Emily Dickinson è considerata una delle poetesse più sensibili e rappresentative di tutti i tempi.

Fonte: Libreriamo.it

 

MGF