NOLI ME TANGERE 

“Non mi trattenere”, così si rivolge Gesù a Maria di Magdala, di fronte al sepolcro vuoto, “Non mi trattenere, perché non sono ancora salito al Padre, ma va’ dai miei fratelli e di’ loro: “Io salgo al Padre mio e Padre vostro, Dio mio e Dio vostro.”
Bramantino affresca questa scena, così spesso poco ricordata, e lo fa in maniera davvero magistrale.
In questo momento, il Cristo non ha ancora compiuto interamente il Suo compito di redenzione dei peccati, e lo leggiamo chiaramente nella stanchezza del Suo volto, nella molle pesantezza del braccio che solleva verso Maria, forse per evitarle di avvicinarsi ulteriormente, forse per donarle un piccolo gesto di affetto prima di darle l’importante compito di andare ad annunciare a tutti di averlo visto, di avergli parlato.

Quanto è umano, questo Cristo, quanto è nostro Fratello: fattosi carne nel grembo di Maria Sua Madre, Egli è al tempo stesso Dio e Uomo. Ma quanto spesso avvertiamo la distanza, l’abisso che ci separa dalla Sua divinità?
Ecco, Bramantino con quest’opera semplice ci ricorda che in realtà la distanza non è così incolmabile: Lui è stato uomo come lo siamo noi, dimostrandoci con l’esempio vivente che portarci più vicini a Dio non è impossibile.

In quest’opera possiamo vedere tutto il lato umano di questo Dio che si è fatto Uomo per noi, per redimerci e guidarci: ha la posa e l’espressione di una qualsiasi persona che sta cominciando a sperare davvero che la settimana di lavoro possa giungere al termine, qualcuno che è passato attraverso la sofferenza e che ne è uscito, provato e tuttavia vittorioso.


C’è dignità, nello sguardo di questo Cristo, dignità e forza: la Sua opera non è ancora compiuta, e Bramantino sembra quasi suggerire che quel “Non mi trattenere” non sia solo un modo per liquidare in fretta una persona perché si ha da fare. Sembra di intravedere, dietro a quel gesto, quasi la richiesta di una gentilezza: è allo stremo delle forze, è morto e risorto, e forse fermarsi il tempo di un gesto d’affetto gli renderebbe ancora più difficile ripartire e portare a termine la Sua opera.
Non può ancora trattenersi, perché deve “occuparsi degli affari del Padre Suo”, come diceva a dodici anni quando restava al Tempio a discutere con i saggi. Ma, quando si tratterrà, sarà per la gioia e la salvezza di tutti.
E quel Dio che a volte sembra così lontano e indifferente diventa in quest’opera un Fratello, qualcuno al cui fianco si può camminare con passo lieto, qualcuno che ci indicherà la Via.
Terminate le sofferenze di questa vita ci sarà la Resurrezione, sembra dire quest’opera: manca poco, e poi il sole sorgerà di nuovo, una lesta aurora di gioia che ci ripagherà di tutti gli sforzi compiuti.

 

Beatrice Fiorello

 

MGF