PASSERO’ PER PIAZZA DI SPAGNA di Cesare Pavese
PASSERO’ PER PIAZZA DI SPAGNA (Cesare Pavese 1951)
Sarà un cielo chiaro.
S’apriranno le strade
sul colle di pini e di pietra.
Il tumulto delle strade
non muterà quell’aria ferma.

I fiori spruzzati
di colori alle fontane
occhieggeranno come donne
divertite. Le scale
le terrazze le rondini
canteranno nel sole.
S’aprirà quella strada,
le pietre canteranno,
il cuore batterà sussultando
come l’acqua nelle fontane –
sarà questa la voce
che salirà le tue scale.
Le finestre sapranno
l’odore della pietra e dell’aria
mattutina. S’aprirà una porta.
Il tumulto delle strade
sarà il tumulto del cuore
nella luce smarrita.
Sarai tu – ferma e chiara.
(Cesare Pavese 1951)
Pavese restituisce appieno l’atmosfera vitale e gioiosa della più bella Piazza di Roma, accogliente come un salotto a cielo aperto. Il campo semantico della luce è dominante così come quello del movimento. Tutto è “chiaro”, la luce stessa appare smarrita ed errante, le strade si aprono inneggiando al movimento, mentre tutt’attorno è una sinestesia di suoni, odori, colori dalla vivacità primaverile. Il tumulto che – nel finale scopriamo essere soprattutto interiore – si arresta nell’incontro: così come i passanti si fermano una volta giunti in cima alla scalinata per ammirare il panorama su Roma, così Pavese si ferma in estatica contemplazione dinnanzi alla donna amata.
Il tumulto delle strade, lo scalpiccio perenne dei passanti che percuote senza sosta le vie della capitale, si placa e, con esso, anche il battito nel cuore. Persino il rumore appare dolce, come il profumo dei fiori a primavera, tanto intenso che stordisce e ottunde i sensi.
Il verso finale della poesia, isolato da tutto il resto, “Sarai tu – ferma e chiara”, ha senso di per sé stesso e ci rivela il vero scopo della ricerca con quel “tu” improvviso che prima non era stato annunciato e ora si rivela, sorprendente come un incontro agognato che risponde a una lunga attesa. La luminosità era ciò che contraddistingueva anche il bel volto scolpito di Constance Dowling, i capelli biondi lo incorniciavano come un’aureola donandole un’aria angelica: “ferma e chiara”, appunto.
Tutt’attorno è silenzio: pur volendo scrivere una poesia d’amore, Pavese è riuscito a creare un verso capace di spegnere i rumori cittadini e di immortalare, in una istantanea dall’effetto prodigioso, la bellezza eterna di Piazza di Spagna nel suo granitico splendore.
CESARE PAVESE

Cesare Pavese è stato uno dei più importanti autori di successo del Novecento. Nato come poeta, Pavese ha saputo spaziare lungo il corso dell’intera carriera, terminata con la vittoria del Premio Strega nel 1950 con la trilogia di racconti “La bella estate”, pochi mesi prima del suicidio.
Nato nel 1908 nelle Langhe, le colline del Piemonte, Cesare Pavese fu l’ultimo di cinque figli; ancora fanciullo, perse tre fratelli e il padre. La fragilità e l’insicurezza che lo caratterizzarono per il resto della vita sono probabilmente dovuti a questo primo e torvo periodo.
Nonostante la sua insicurezza cronica, Pavese si dimostrò un brillante studente al Liceo Classico di Torino, dove ebbe per professore Augusto Monti, uomo illuminato e antifascista. Terminato il liceo, si iscrisse alla facoltà di Lettere, dove ebbe come compagni universitari personaggi come Giulio Einaudi e Leone Ginzburg, futuro marito di Natalia, e frequentò corsi di letteratura americana.
Lo studio di quest’ultima, che si discosta notevolmente dal tradizionalismo italiano, fu per lui fondamentale: di lì a pochi anni gli permise non soltanto di divenire un ottimo traduttore, ma di operare all’interno della casa editrice Einaudi come direttore editoriale, portando in Italia importanti successi statunitensi.
Disinteressato alla politica del suo tempo, Pavese prese le distanze dai suoi amici e contemporanei, attivisti nella lotta contro il fascismo. Lo scrittore faticò sempre a prendere una posizione e questo sarà per lui motivo di disagio. Gli eventi esterni lo spinsero a iscriversi al partito fascista prima e a quello comunista poi, non per convinzione personale, ma per utilità.
Il suo successo come scrittore crebbe parallelamente ai suoi tormenti privati e personali, al punto da determinarne la fine: il suo corpo venne ritrovato in una stanza d’albergo di Torino nel 1950. Lo scrittore si tolse la vita a soli 42 anni.
Cesare Pavese, uno degli autori più significativi della letteratura italiana del Novecento, ha lasciato un’impronta indelebile grazie al suo stile di scrittura inconfondibile e ai temi profondi e universali delle sue opere. La sua prosa, essenziale ma carica di lirismo, si distingue per la capacità di catturare le sfumature dell’esperienza umana, spesso attraverso una riflessione intima e malinconica sull’esistenza. La terra, il paesaggio del Piemonte, in particolare delle Langhe, diventa non solo una semplice ambientazione, ma assume un ruolo simbolico, rappresentando le radici, l’identità e l’inalterabilità del tempo.
Fonti: sololibri.net – virgilio.it
MGF