IL VENTO E LA FOGLIA di Abbas Kiarostami
Dalla raccolta IL VENTO E LA FOGLIA
Dalla feroce sorte
il rifugio è poesia
dalla crudele amata
il rifugio è poesia
dalla palese tirannia
il rifugio è poesia
L’insonnia
in una notte di luna piena,
un inutile parlare tra sé e sé
fino al mattino.

Un albero
carico di arance arancioni
in un cielo
color celeste.
A cosa serve
decantare la primavera
biasimare l’autunno
quando
uno se ne va
e l’altro ritorna.

Per qualcuno
la vetta
è terra di conquista
per la vetta
è terra di neve.
Non sono tornati
fiumi che scorrevano
verso il mare
soldati che andavano
in guerra
amici che partivano
verso terre lontane.
Oggi
è il frutto di ieri
domani
la conseguenza di oggi,
il frutto della vita
è la morte
e la morte è fertile
Vicini di casa
sui fili del bucato
hanno steso poesia,
in aprile.
Non reggo l’amore
non reggo l’ebbrezza del vino
sono abituato all’astinenza
la mia astinenza
sa di ubriachezza.
Senza angoscia
senza gioia
cammino
verso una direzione.
Lasciaci oltrepassare
la gioia e il dolore
Lasciaci oltrepassare
l’astio e l’affetto
Lasciaci oltrepassare
le parole dure e quelle vane
le parole vuote dell’amore
Lasciaci oltrepassare.
ABBAS KIAROSTAMI

Abbas Kiarostami, nato a Tehran nel 1940 e morto a Parigi nel 2016, è stato regista, sceneggiatore, fotografo, poeta, pittore e scultore. Dopo aver vinto un premio di pittura all’età di diciotto anni, si laurea all’università di Belle Arti della sua città e prima di intraprendere la carriera di regista, lavora come graphic designer nella pubblicità e nell’illustrazione di libri per bambini. Proprio questi ultimi diventeranno infatti protagonisti pressoché costanti di molte sue pellicole e la delicatezza e il rispetto usato da Kiarostami nel dirigerli, diverrà quasi un suo marchio di fabbrica.
Da grafico pubblicitario gira, nella metà degli anni sessanta, più di 150 spot per la televisione di Stato. Nonostante le varie vicissitudini vissute dal suo paese, compresa la Rivoluzione del ’79, decide ugualmente di rimanere in Iran e superata la trentina intraprende la carriera cinematografica. Rielaborò e modificò molti suoi film secondo le nuove regole della censura del regime di Khomeini;i suoi esordi, e più in generale la sua intera produzione, riguardano per lo più cortometraggi ispirati al cinema neorealista italiano.
Esponente di prim’ordine del cinema iraniano moderno, è stato uno dei registi maggiormente considerati ed apprezzati al livello internazionale, tanto da guadagnarsi la sentita stima di numerosi cineasti di fama; ha vinto nel 1988 il Pardo d’onore al Festival di Locamo con il film Dov’è la casa del mio amico e nel 1997 la Palma d’oro al Festival di Cannes con Il sapore della ciliegia. In veste di poeta ha pubblicato tre raccolte: nel 2000 Hamráh bá bád (Con il vento), nel 2003 Gorghi dar kamin (Un lupo in agguato), nel 2011 Bád o bargh (Il vento e la foglia).
I versi di Kiarostami, per i toni semplici e l’estrema concisione, lasciano spazio alle suggestioni del lettore e a un’indagine introspettiva che prende corpo grazie agli stimoli di una scrittura visiva. I suoi componimenti sono infatti frutto di una carriera polivalente dove cinema, letteratura e fotografia si influenzano fino a formare un’unica pellicola che racconta l’esistenza in tutte le sue tonalità.
MGF