LA DONNA ELETTRICA
Regia di Benedikt Erlingsson – Islanda, Francia, Ucraina, 2018 – 101′
con Omar Gudjonsson, Jörundur Ragnarsson, Magnús Trygvason Eliasen

Halla sembra una donna come le altre, ma dietro la routine di ogni giorno nasconde una vita segreta: armata di tutto punto compie azioni di sabotaggio contro le multinazionali che stanno devastando l’Islanda. Quando una sua vecchia richiesta d’adozione va a buon fine una bambina si affaccia a sorpresa nella sua vita…
Come nel suo primo film Storie di cavalli e di uomini, Benedikt Erlingsson propone una messa in scena dinamica, costituita da rigorose inquadrature fisse, alternate a riprese aeree e in steadycam, attraverso le quali ‘pedina’ la protagonista e ‘scruta’ la natura.
Un messaggio di speranza più che di cinica disillusione. Un manifesto di lotta ironico ma concreto, che non manca di farci riflettere sulla ‘instabile’ condizione della terra.

Paolo Castelli

**********

PICCOLA ANTICOMMEDIA DELLA CONTEMPORANEITÀ, IN CUI LA RILEVANZA DEL TEMA SI FA STRADA SENZA URLARE, CON TONO LEGGERO E GUSTO VISIVO.

Marianna Cappi – Mymovies

Halla è una donna single di circa cinquant’anni che dirige un piccolo coro nella verde ed educata Islanda. La sua esistenza quotidiana e insospettabile nasconde un segreto: Halla è infatti anche l’ecoterrorista a cui il governo e la stampa danno la caccia da mesi, per i ripetuti sabotaggi che ha compiuto contro le multinazionali siderurgiche che stanno attentando alla sua splendida terra. Halla, insomma, non resta in casa a farsi bombardare dalle notizie e dalle immagini catastrofiche che arrivano dalla televisione, esce, agisce e punta in alto, a salvare il mondo. Punta letteralmente in alto, scagliando le sue frecce contro l’industria nazionale per cercare di fare breccia nelle coscienze di politici e conterranei.


È una supereroina, e il suo superproblema è una bambina ucraina, di nome Nika, di cui ancora non sa niente, se non che potrebbe cambiarle la vita, e che la sua sola esistenza comporta una grande responsabilità.
Benedikt Erlingsson voleva fare un feel good movie su una minaccia planetaria e c’è riuscito, azzeccando un tono altro, né action né classica commedia, com’è altro il paesaggio geografico e sociale islandese rispetto al resto del globo. Un registro fatto di paradossi, il più visivo dei quali è la corsa della protagonista per nascondersi dal drone nel nulla degli sterminati spazi aperti dell’isola, come dentro una novella esistenzialista o un film di Hitchcock, o ancora il travestimento con la pelle di pecora, che riporta ad una dimensione mitica, di animalità come forza e di antica, vichinga collaborazione tra uomo e natura, oggi costantemente negata.

Erlingsson scrive e dirige una storia tutta al femminile, nella quale il fisico e l’intensità espressiva di Hallora Geirharðsdóttir sono protagoniste assolute, addirittura raddoppiate dall’espediente narrativo della gemella di Halla, interpretata dalla stessa attrice. Ma la questione femminile è anche interna al racconto, nel richiamo della maternità, nelle metafore del ventre della terra, nel patto che lega le due sorelle e anche nella solitudine dell’impegno della protagonista, che però arriva allo spettatore in forma divertente e sentimentale, tra cellulari nascosti nel freezer, cugini di campagna, automobili dai colori improbabili e accanimento delle istituzioni e del destino contro un povero turista sudamericano.
Piccola anticommedia della contemporaneità, imparagonabile alle punte cinematografiche di un Kaurismaki o di un Roy Andersson (per restare a Nord), La donna elettrica è in ogni caso una visione salutare e gradevolissima, che, sotto la confezione leggera, fa la sua dichiarazione al mondo attraverso il megafono del cinema, con modi garbati ed evitando di prendersi troppo sul serio, lasciando quel genere di serietà, drammatica e alla fine inutile, al vociare indistinto della televisione. In questa operazione, di sdrammatizzazione da un lato ed eleganza del tocco, dall’altro, ha un ruolo fondamentale il disegno sonoro del film, sofisticato ed elettrizzante, con la messa in scena ritmica ed umoristica del trio di musicisti.

**********

LA CROCIATA ECOLOGISTA DI HALLA

Stefano Lo Verme – Movieplayer.it

Una donna in guerra
È un’eroina tipicamente donchisciottesca, Halla, dotata però di una lucidità e di un’efficienza che le permettono di mandare a bersaglio tutte le proprie missioni, per quanto talvolta possano apparire rischiose o strampalate. Refrattaria all’idea che il suggestivo paesaggio islandese e il suo equilibrio naturale possano essere contaminati dagli impianti di una multinazionale che si occupa dell’estrazione di risorse minerarie, Halla dichiara guerra a una fabbrica di alluminio: la donna si trasforma così in una “agente segreta” impegnata a battersi sotto i vessilli dell’ecologismo, con armi talvolta bizzarre o anacronistiche, ma capaci di mettere i bastoni fra le ruote al suo potente avversario.
Su questa struttura narrativa, Benedikt Erlingsson innesta poi una sottotrama riguardante il desiderio di maternità di Halla: la sua richiesta d’adozione, infatti, è appena stata accolta (contro ogni aspettativa), e la donna è in procinto di ricevere in affidamento una piccola orfana dall’Ucraina. Come conciliare, a questo punto, la sua imminente responsabilità di madre con la sua crociata ambientalista contro la compagnia di alluminio? Ad intervenire in soccorso di Halla sarà la sua sorella gemella, Asa (impersonata sempre dalla Geirharðsdóttir), esperta di meditazione, pronta a consigliarla e a toglierle le castagne dal fuoco. Tutto questo avviene all’interno della cornice del più improbabile “campo di battaglia”, in cui qualunque spunto drammatico si spegne immediatamente nell’umorismo di cui è intriso il film. È lo stesso umorismo dai tratti surreali, con toni ai limiti del grottesco, che percorreva Storie di cavalli e di uomini, fra satira di costume (in questo caso, uno degli elementi-chiave è invece l’ossessione per la tecnologia e le sue minacciose derive), ghignante “commedia umana” e puro divertissement. Erlingsson stesso, d’altra parte, stempera qualunque pretesa di realismo, di pathos o di suspense per tendere piuttosto a una costante sensazione di straniamento, accentuata dagli ‘inserti’ più paradossali del film: le improvvise apparizioni di un trio di musicisti folk e quelle di un terzetto di cantanti dall’Ucraina ad accompagnare le avventure e le disavventure di Halla.
E se la protagonista, alla fine, troverà forse un modo per conciliare le proprie contraddizioni, Erlingsson investe soprattutto su questa peculiare tipologia di humor, in parte benevolo, in parte graffiante e probabilmente non adatto a tutti i palati. Forse meno profondo di quanto possa sembrare, ma comunque coerente con una ben precisa idea di cinema, La donna elettrica conferma la natura variegata ed eccentrica della scrittura del regista islandese, nonché la sostanziale unicità della sua formula nell’attuale panorama europeo.

*************

SCIOGLIMENTO DEI GHIACCI PERENNI: L’ISLANDA SI SOLLEVA

La crosta terrestre si innalza fino a 35 mm l’anno. La terra risale perchè il peso del ghiaccio diminuisce.

Il riscaldamento globale e lo scioglimento dei ghiacciai in Islanda sta provocando un innalzamento della crosta terrestre sotto l’isola. Secondo una ricerca della University of Arizona alcune zone dell’Islanda si stanno sollevando al ritmo di 35 mm l’anno, una velocità che ha sorpreso gli stessi scienziati.

Lo studio, che sarà pubblicato su Geophysical Research Letters, è il primo a dimostrare che l’innalzamento della crosta islandese è il risultato dello scioglimento dei ghiacciai e coincide con l’inizio del riscaldamento iniziato circa 30 anni fa.

I geologi sanno da tempo che come i ghiacciai si sciolgono e diventano più leggeri, la terra risale perchè il peso del ghiaccio diminuisce. Ma fino ad oggi, ha spiegato Richard Bennett, coautore dello studio e associate professor alla University of Arizona, la comunità scientifica si domandava se l’innalzamento corrente fosse legato al ritiro dei ghiacci del passato o allo scioglimento recente.

«L’Islanda – ha detto ancora Bennett – è il primo luogo dove che possiamo dire che sollevamento accelerato significa perdita di ghiaccio accelerata». Per registrare i cambiamenti della crosta terreste gli scienziati hanno utilizzato ricevitori satellitari fissati sulle rocce dell’Isola. E i risultati sono stati chiari: le aree che hanno mostrato un sollevamento più rapido sono state quelle tra le grandi calotte di ghiaccio, mentre l’innalzamento della crosta terrestre è stato più lento nelle zone più lontane dai grandi ghiacciai.

****************

IL GHIACCIAIO SNÆFELLSJÖKULL

Islanda: il ghiacciaio Snæfellsjökull si sta sciogliendo: li partì “Il viaggio al centro della terra” di Verne.
Rischio di scioglimento dei ghiacciai anche in Islanda. Il primo a rischiare è il grande e famoso Snæfellsjökull,
Si chiama Snæfellsjökull, è uno dei ghiacciai dell’Islanda e potrebbe sparire dalla circolazione entro pochi decenni: è l’allarme lanciato dagli esperti dell’isola, convinti che se il ghiaccio continuerà a ritirarsi con questo ritmo, il destino è segnato.

Il ghiacciaio si trova all’interno dell’omonimo parco naturale, sulla punta della penisola di Snæfellsnes: in linea d’aria siamo a centinaio di chilometri a nord della capitale Reykjavík.
Il ghiacciaio Snæfellsjökull è ospitato nel vulcano Snæffels, che con i suoi 1146 metri di altezza è la montagna più alta di tutta l’Islanda.  Lo Snæfellsjökull è un sito turistico molto famoso anche perché il romanzo “Viaggio al centro della terra” del francese Jules Verne colloca esattamente qui la porta che conduce nelle viscere del nostro pianeta. Tutto questo non aiuterà il ghiacciaio, visto che la battaglia che sta combattendo è contro il caldo.
Lo Snæfellsjökull si sta ritirando a un ritmo preoccupante proprio per colpa delle alte temperature degli ultimi anni. Secondo le nuove misurazioni tra il 1999 e il 2005 il ghiacciaio ha perso quattordici metri. In alcune zone però è andata molto peggio: sono anche quaranta i metri scomparsi. Tanti, per un piccolo ghiacciaio. Lo Snæfellsjökull sembra si stia sciogliendo più in fretta degli altri ghiacciai dell’isola.
Come ricordano gli esperti, questa è una tendenza che ha solo subito una forte accelerazione negli ultimi anni: e se il cambiamento climatico continuerà a innalzare le temperature, è probabile che nel giro di qualche decennio dello Snæfellsjökull non resterà che un ricordo e una citazione nel romanzo di Verne.

 

«Scendi nel cratere dello Snaeffelsjokull, che l’ombra dello Scartaris viene a toccare alle calende di luglio, audace viaggiatore, e arriverai al centro della terra. Il che ho fatto.»  Jules Verne

*************

MGF