THE CHILDREN ACT – IL VERDETTO
Regia di Richard Eyre – Gran Bretagna, 2017 –105”
con Emma Thompson, Stanley Tucci, Fionn Whitehead

Fiona Maye (Emma Thompson) è giudice di Londra di chiara fama che presiede numerosi e delicati casi di diritto familiare. In piena crisi matrimoniale con il marito Jack (Stanley Tucci), si trova ad affrontare il caso di Adam, un brillante ragazzo che rifiuta di sottoporsi alla trasfusione di sangue che salverà la sua vita.
Film processuale che può vantare come protagonista la brava Emma Thompson, in parte e attenta a fornire spessore e verosimiglianza al suo personaggio, Il verdetto – The Children Act è l’adattamento di un romanzo di Ian McEwan, noto in Italia come La ballata di Adam Henry, che Richard Eyre adatta con mestiere, umiltà e sapienza. Emblematici e intensi i dialoghi tra il giudice e il giovane ragazzo, imprigionato in una situazione drammatica.

Paolo Castelli

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UN RACCONTO DI AUSTERA BELLEZZA E STRAORDINARIA GRAVITÀ CHE CI INTERROGA SUL RUOLO DELLA GIUSTIZIA NELLE NOSTRE VITE.

di Marzia Gandolfi – MyMovies

Giudice dell’Alta Corte britannica, Fiona Maye è specializzata in diritto di famiglia. Diligente e persuasa di fare sempre la cosa giusta, in tribunale come nella vita, deve decidere del destino di Adam Henry, un diciassettenne testimone di Geova che rifiuta la trasfusione. Affetto da leucemia, Adam ha deciso in accordo con i genitori e la sua religione di osservare la volontà di Dio ma Fiona non ci sta. Indecisa tra il rispetto delle sue convinzioni religiose e l’obbligo di accettare il trattamento medico che potrebbe salvargli la vita, decide di incontrarlo in ospedale. Il loro incontro capovolgerà il corso delle cose e condurrà Fiona dove nemmeno lei si aspettava.
Per quanto si provi a dire a parole il film di Richard Eyre, mancherà sempre all’appello l’essenziale. E l’essenziale in The Children Act – Il Verdetto è l’indicibile, quello smarrimento violento e improvviso che coglie qualche volta l’individuo fino a rovesciarne lo spirito e spostare per sempre il suo cuore più in là.


Di questo spiazzamento esistenziale fa esperienza Fiona Maye, giudice nata dalla penna di Ian McEwan (“La ballata di Adam Henry”) e confrontata con una richiesta urgente in risonanza con la sua vita privata. Una vita trascorsa a esaminare situazioni altamente conflittuali, a valutare punti di vista che si oppongono, a divorare il tempo che avrebbe dovuto condividere col marito, a risolvere e risolversi con misura e distacco. Ma la fragilità del suo matrimonio e lo stato di salute di un adolescente rompono il suo delicato e costante esercizio, costringendola a confrontarsi bruscamente con se stessa per donare un nuovo senso alla parola responsabilità.

Cercando “l’interesse del bambino”, principio in apparenza semplice ma di applicazione sovente dolorosa, la protagonista si perde e perde il filo. L’elemento perturbatore ha il corpo tormentato e il volto seducente di Adam (Fionn Whitehead, il giovane soldato di Dunkirk), indeciso tra principi religiosi e vitale pulsione adolescenziale. L’ambivalenza dell’animo umano è soggetto e materia di un film che illustra senza fioriture il ritratto di una donna travolta da quello che è chiamata a giudicare.
Alla maniera di McEwan, che ha adattato il suo romanzo per lo schermo, Richard Eyre segue la sua protagonista nella prestazione pubblica (la corte, l’ufficio) e nella vita intima (la sua relazione col marito). Il pubblico, che occupa uno spazio maggiore nel film e nel quotidiano di un giudice sicura della propria superiorità intellettuale e sociale, deraglia in un territorio sconosciuto e negli occhi chiari del ‘figlio’ che Fiona avrebbe forse potuto avere se non avesse sacrificato tutto al suo mestiere.

Emma Thompson è l’interprete ideale di un personaggio che nega le sue emozioni ma non riesce a impedire che affiorino, una donna che non ha visto il tempo passare e si sente improvvisamente invecchiare. Pivot di un dramma umano in cui tutti gli elementi convergono per valorizzarla, l’attrice inglese offre una performance tra le più ricche e sottili della sua carriera, traducendo a meraviglia la sofisticazione e la vulnerabilità del suo personaggio.

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LA BALLATA DI ADAM HENRY

La ballata di Adam Henry è un romanzo dello scrittore inglese Ian McEwan, pubblicato in Gran Bretagna il 2 settembre 2014. Il titolo inglese si riferisce al Children Act 1989, una legge con cui il Parlamento inglese definisce le funzioni attribuite agli enti locali, ai tribunali, ai genitori e alle agenzie del Regno Unito, al fine di garantire e promuovere il benessere dei minori.
Il giudice Maye, di cui, negli ambienti giudiziari londinesi, si loda il «Divino distacco e la diabolica perspicacia» è in servizio da vent’anni presso la litigiosa Sezione Famiglia dell’Alta Corte. Un luogo in cui si combattono “battaglie feroci per l’affidamento di figli non più condivisi, baruffe patrimoniali, esplosioni d’irrazionalità cui il giudice Maye oppone un paziente esercizio di misura e sobrietà nella convinzione di «poter restituire ragionevolezza a situazioni senza speranza»”
Quando deve affrontare il caso di Adam Henry, un bel ragazzo di diciassette anni che, sostenuto dalla famiglia e dalla comunità dei Testimoni di Geova, cui appartiene, si rifiuta di accettare una trasfusione di sangue che potrebbe salvargli la vita, il giudice impone tutto il potere razionale del suo ruolo e del suo sistema di valori, per “preservare il benessere del minore” come suggerisce il Children Act. Anche contro la volontà del minore stesso e della sua famiglia. Fiona, in deroga all’etica professionale, ha deciso di cercare un contatto diretto con il ragazzo e – complice anche la fragilità della sua situazione sentimentale – si fa coinvolgere. Ma solo fino a un certo punto. Oltre il quale il ragazzo, ora maggiorenne, dovrà fare le proprie scelte da solo, nel più aspro dei modi.

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IAN McEWAN

È nato nel 1948 ad Aldershot e vive ad Oxford. È autore di due raccolte di racconti e di oltre dieci romanzi. Tutti i suoi libri vengono pubblicati in Italia da Einaudi.
La sua prima pubblicazione è la collezione di racconti Primo amore, ultimi riti nel 1975. Nel 1998 fa discutere la sua premiazione al Booker Prize per il romanzo Amsterdam. Il libro del 1997 L’amore fatale, su una persona affetta dalla Sindrome di de Clerambault, viene da molti considerato un capolavoro, ma anche il suo romanzo Espiazione ha ricevuto critiche egualmente favorevoli.
Nel marzo e nell’aprile 2004, solo qualche mese dopo che il governo britannico lo aveva invitato a presenziare a una cena in onore della First Lady Laura Bush, a McEwan è stato negato l’ingresso negli Stati Uniti dal Dipartimento per la Homeland Security non essendo provvisto del visto corretto per un soggiorno di lavoro (lo scrittore si accingeva a tenere una serie di lezioni dietro compenso). Solo dopo diversi giorni di esposizione del caso sulla stampa britannica a McEwan è stato concesso l’ingresso, a ragione del fatto che, come illustrato da un funzionario di frontiera, «siamo ancora dell’avviso che lei non dovrebbe entrare, ma il suo caso ci sta procurando un danno di immagine.»
Sposato due volte, dalla prima moglie ha avuto due figli lungamente contesi; nel 2002 scoprì di avere un fratellastro maggiore che la madre aveva dato in adozione durante la seconda guerra mondiale nella quale era morto il primo marito.
Per due volte è stato accusato di plagio: la prima per il suo romanzo d’esordio Il giardino di cemento e la seconda per Espiazione.
È soprannominato “Ian Macabre” per i toni cupi di molte delle sue narrazioni.

Nel nostro giralibro potrete trovare entrambi i romanzi La ballata di Adam Henry ed Espiazione

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PERCHÉ I TESTIMONI DI GEOVA NON FANNO TRASFUSIONI?

Il movimento è nato nel 1870 in Pennsylvania ad opera di Charles Taze Russell.
Originariamente denominati “Studenti Biblici” il gruppo oggi conosciuto con il nome di Testimoni di Geova erano all’inizio un piccolo gruppo di persone che decisero di cimentarsi nell’analisi delle Scritture mettendo a confronto le dottrine insegnate nelle chiese con ciò che la Bibbia realmente dice.
I risultati delle loro ricerche furono ben presto resi noti sui quotidiani e attraverso la pubblicazione di libri, nonché della rivista oggi conosciuta come “La Torre di Guardia” annunciante il Regno di Geova.
Tra le caratteristiche principali di tale dottrina figurano:

assenza di sacerdoti. Le figure più importanti sono invece gli Anziani che con la loro i grande esperienza guidano la comunità, giudicando chi commette un peccato morale grave;
assoluta condanna dei rapporti prematrimoniali, dell’adulterio e dell’aborto;
no alle trasfusioni di sangue, alle armi, al tabacco e all’abuso di alcol;
no al festeggiamento del Natale e della Pasqua, e dei compleanni (per i quali è riconosciuta un’origine pagana), non essendocene alcuna traccia nelle Sacre scritture nonché considerati simboli del consumismo, condannati dai Testimoni di Geova;
non contemplazione della Trinità, Gesù non è Dio, e il suo Vangelo non sarebbe neanche Parola di Dio, ma parola di un semplice profeta.

I Testimoni di Geova e le trasfusioni di sangue
Tra le credenze dei Testimoni di Geova più controverse e contestate vi è senza dubbio la proibizione delle trasfusioni di sangue.
Per gli adepti di tale dottrina accettare il sangue per salvare la vita equivale a rinnegare la fede, incorrendo nella disapprovazione divina: questo quello che continuamente viene ripetuto nelle loro pubblicazioni, adunanze ed assemblee. Se qualcuno osasse farlo verrebbe ripreso e in presenza di una perseveranza espulso dalla Congregazione.
La loro convinzione deriva da quanto riportato in vari passi della Bibbia dove viene, secondo i Testimoni, esplicitamente dichiarata l’astensione al sangue.
Genesi 9:3,6: “Ogni animale che si muove ed è in vita vi serva di cibo. Come nel caso della verde vegetazione vi do in effetti tutto questo. Solo non dovete mangiare la carne con la sua anima, il suo sangue. E, oltre a ciò, richiederò il sangue delle vostre anime. Lo richiederò dalla mano di ogni creatura vivente; e dalla mano dell’uomo, dalla mano di ciascuno che gli è fratello, richiederò l’anima dell’uomo. Chiunque sparge il sangue dell’uomo, il suo proprio sangue sarà sparso dall’uomo, poiché a immagine di Dio egli ha fatto l’uomo”
Levitico 17:10: “E qualcuno della casa d’Israele o degli stranieri che risiedono fra di voi mangia di qualsiasi genere di sangue, io volgerò la mia faccia contro quel tale che mangia del sangue e lo sterminerò di mezzo al suo popolo”
Atti 15:28,29: “Infatti è parso bene allo Spirito Santo e a noi di non imporvi alcun altro peso all’infuori di queste cose necessarie: che vi asteniate dalle cose sacrificate agli idoli, dal sangue, dalle cose soffocate e dalla fornicazione; farete bene a guardarvi da queste cose. State bene”
I Testimoni di Geova pertanto non accettano “il sangue” oltre che per obbedienza a Dio, ma anche in segno di rispetto per Lui in quanto Creatore di vita.

MGF