Venerdì 6 dicembre alle ore 21.00 nella Sala Conferenze del Cinema Fratello Sole ci sarà la presentazione del Libro OPERAZIONE AVALON, scritto da Grace Freeman e Beckie Fiorello e edito da TraccePerLaMeta Edizioni.
MariaGrazia Ferrario e Beatrice Fiorello saranno intervistate dalle editrici Anna Maria Folchini Stabile e Paola Surano.
Il libro è ambientato in Inghilterra, a Truro, e racconta la storia tragicomica di due allegre donzelle incaricate da un roboante parroco di riportare alla luce un vecchio cinema: di come tutto iniziò, di personaggi veri o immaginari, di lavori, di fatiche, di fantasmi, di factotum e cassiere, di affascinanti Vigili del Fuoco, di proiezioni e proiezionisti, di cappellini con veletta, di film mai visti e mai sentiti e di tanto caffè.

 

MariaGrazia Ferrario non è altro che chi vi scrive sempre su questo blog e Beatrice Fiorello è la mia Giovane Figlia (che conoscete già per i suoi approfondimenti ai film di arte) e siamo, con Operazione Avalon, alla seconda esperienza di scrittura a quattro mani dopo Le Storie del Caminetto, edito da TraccePerLaMeta e uscito due anni fa. Siamo attive volontarie al Cinema Fratello Sole da anni, spesso ci vedete in coppia alla cassa il giovedì pomeriggio e ci siamo proprio ispirate a questo per scrivere con ironia un lungo racconto dedicato a tutti coloro che si prestano per allietare il tempo libero di un pubblico a volte esigente e sicuramente ignaro del fatto che dietro quelle due ore serene davanti ad un bel film ci siano altrettante (e forse più) ore di lavoro, di organizzazione e di preparazione. In realtà non ci si ferma mai, nemmeno quando il cinema è chiuso per le festività natalizie o per la pausa estiva… e l’idea ‘malsana’ di scrivere questo lungo racconto è proprio arrivata alla fine di una faticosa stagione al Fratello Sole, dopo la chiusura a fine giugno. Ci siamo dette: scriviamo di cinema! e facciamolo anche giocando. Un capitolo a testa, una di noi prendeva ciò che aveva lasciato l’altra, cercando di creare una trama e un filo logico. Non vi diremo che luoghi e personaggi sono del tutto immaginari, assolutamente no. Il luogo è un Fratello Sole più piccolo e ancora allo stato embrionale, e i personaggi sono quasi tutti reali, ma portati all’esasperazione, sono diventate caricature con le quali giocare e divertirsi, e speriamo tanto che chi dovesse riconoscersi lo capisca bene e non si offenda: siate certi che lo abbiamo fatto sempre col cuore e con l’intenzione di riderci sopra.
Perchè chi sono realmente i volontari del cinema Avalon e i volontari di qualsiasi cinema? Sono persone gustose, con pregi e difetti portati all’esasperazione in chiave umoristica, personaggi veri della vita di tutti i giorni.
Timori, manie, puntigli, fatiche, ma il lieto fine è garantito, perché la disponibilità e la “perfetta letizia” di ispirazione francescana danno sempre frutti positivi a chi si impegna per il raggiungimento di finalità buone.

Mancano ancora un bel po’ di personaggi che prenderanno forma e spazio in un prossimo futuro, quando il neonato Cinema Avalon diventerà un importante punto di riferimento della città di Truro, in Cornovaglia, dove abbiamo voluto ambientare il racconto… ehm, sì, il british ci piace molto!

Alla fine della presentazione rinfresco tipicamente inglese e natalizio, con un bicchierino di eggnog e biscotti al burro.Vi aspettiamo!

MariaGrazia e Beatrice

Dedichiamo questo racconto a tutti coloro che mettono o hanno messo grande impegno per far funzionare il vero cinema Fratello Sole, ma soprattutto lo dedichiamo a chi è stato con noi per tanto tempo e ci ha lasciato per sempre creando un grande vuoto incolmabile… siete sempre nei nostri cuori: Emilio, Ferruccio, Mario V., Mario S., Maria Grazia e, soprattutto, Ginetta.

Voi date ben poco quando date dei vostri beni.
E’ quando date voi stessi che date davvero.
(Khalil Gibran)

FRIDA. VIVA LA VIDA

Un docu-film di Giovanni Troilo
con la partecipazione di Asia Argento

FRIDA. VIVA LA VIDA, prodotto da Ballandi Arts e Nexo Digital, è un film documentario che mette in luce le due anime di Frida Kahlo: da una parte l’icona, pioniera del femminismo contemporaneo, tormentata dal dolore fisico, e dall’altra l’artista libera dalle costrizioni di un corpo martoriato. Tra lettere, diari e confessioni private, il docufilm diretto da Giovanni Troilo propone un viaggio nel cuore del Messico suddiviso in sei capitoli, alternando interviste esclusive, documenti d’epoca, ricostruzioni suggestive e l’immersione nelle opere della Kahlo.Nel corso degli anni, Frida è diventata un modello di riferimento: ha influenzato artisti, musicisti, stilisti. La sua importanza ha superato perfino la sua grandezza. Nelle opere di Frida c’è un legame profondo tra dolore e forza, tormento e amore.

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FRIDA KAHLO: LA LIBERTÀ CHE GUIDA IL POPOLO

di Beatrice Fiorello

Frida Kahlo è oggi un assoluto must della cultura popolare. Citazioni e opere sono riproposte un po’ ovunque, tanto da sfiorare neanche troppo lievemente il concetto di “troppo mainstream” tanto caro ai modaioli: è quasi come una Beatlemania, viene presa e rimescolata un po’ in tutte le salse, e senza conoscere abbastanza di lei si corre il rischio di dimenticarsi che dietro alla popolarità c’è una persona reale, che ha vissuto un’esistenza dolorosa e tormentata.
Frida nacque nel 1907 in Messico. Contrasse la poliomielite in tenera età, e a diciotto anni rimase coinvolta in un incidente che le causò un’invalidità permanente e costanti dolori che la tormentarono fino al termine della sua breve vita, nel 1954. Figlia di un immigrato tedesco e di una mestiza, Frida crebbe in un ambiente intriso di tradizioni millenarie estremamente radicate e variegate. Sposò l’artista Diego Rivera, dal quale venne più volte tradita e lasciata.

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TORO SCATENATO (Raging Bull)

Regia di Martin Scorsese – USA, 1980 – 129′ Biografico

con Robert De Niro, Joe Pesci, Cathy Moriarty, Coley Wallace, Frank Adonis, James V. Christy.

Vita di Jake LaMotta (Robert De Niro), detto il “Toro del Bronx”, pugile italoamericano campione mondiale dei pesi medi nel 1949: ebbe una carriera discontinua fatta di successi e cadute e una vita privata altrettanto irregolare, a causa del turbolento rapporto con la moglie Vickie (Cathy Moriarty) e col fratello-manager Joey (Joe Pesci). Un biopic, tratto da una sceneggiatura di Mardik Martin e Paul Schrader rielaborata da Martin Scorsese con Robert De Niro. Scandita in tappe che alternano gli incontri sul ring a momenti di vita personale, la parabola sportiva/esistenziale di Jake LaMotta disgrega i confini del genere del film pugilistico, perché all’autore interessa principalmente esplorare la personalità brutale e l’autolesionismo del protagonista e ritrarre l’affresco sociale di un mondo corrotto e violento (la boxe e i suoi legami con la malavita). Dalla splendida apertura sulle note della Cavalleria rusticana alle sequenze dei match filmate con incredibile, visionario realismo (ognuna risolta con una diversa soluzione stilistica: dal piano-sequenza con steady-cam al jump-cut e al ralenti), il film si nutre del superbo bianco e nero di Michael Chapman (con alcuni spezzoni a colori) e del montaggio della fedele e geniale Thelma Schoonmaker, premiata con l’Oscar. L’altra statuetta vinta non poteva che premiare l’interpretazione di Robert De Niro, perfetto e rigoroso esempio del metodo Actors Studio.
Paolo Castelli

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IL MANIFESTO DEL CINEMA DI MARTIN SCORSESE.

Nicola Falcinella – Mymovies.it

Film dalla gestazione complicata, scandita da mille dubbi, Toro scatenato è uno dei capolavori di Martin Scorsese, uno dei manifesti del suo cinema. Fin dall’ipnotica sequenza iniziale sul ring, sulle note della Cavalleria rusticana di Mascagni, è dichiarato che il protagonista non combatte solo contro i rivali, ma anche contro sé stesso e ciò che lo circonda. Nell’economia della pellicola le scene di boxe, girate con una sola macchina da presa andando in direzione opposta ai film di pugilato dell’epoca come Rocky, occupano una porzione limitata.

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IL CAMPIONE

Regia di Leonardo D’Agostini – Italia, 2019 – 105′
con Stefano Accorsi, Andrea Carpenzano, Ludovica Martino

Christian Ferro (Andrea Carpenzano) gioca in Serie A ed è un fuoriclasse giovanissimo che non riesce a fare i conti con il suo carattere indisciplinato. Spesso al centro di scandali mediatici, viene costretto dalla società sportiva a superare l’esame di maturità, pena l’esclusione dalla rosa in campo. Valerio (Stefano Accorsi), un professore schivo e rassegnato, viene scelto per accompagnare il ragazzo durante gli studi.
Leonardo D’agostini firma un classico romanzo di formazione, interessante per l’ambientazione insolita in cui cala i personaggi. Il campione prende le mosse dal mondo del calcio per raccontare l’incontro/scontro tra due solitudini accomunate da un vuoto emotivo. Christian e Valerio sono facce di una stessa medaglia, un padre senza figlio e un figlio senza un vero padre.

Paolo Castelli

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SPORT MOVIE ALL’AMERICANA DALLA STRUTTURA CLASSICA, BEN SCENEGGIATO E MOLTO BEN INTERPRETATO DA ANDREA CARPENZANO.

Paola Casella – Mymovies.it

Christian Ferro sembra avere tutto dalla vita: a vent’anni, vive in una megavilla con più Lamborghini in garage, ha una fidanzata influencer, migliaia di fan adoranti e un contratto multimilionario con la AS Roma. Ma la sua brillante carriera di attaccante è messa a rischio dal carattere iracondo e dalla bravate cui si abbandona, istigato da tre amici che lo provocano accusandolo di essersi “ripulito”. Il campione infatti viene dal Trullo, quartiere periferico della Capitale, e ha alle spalle anni di miseria e degrado, un padre assente e una madre scomparsa troppo presto. Non c’è personal trainer, psicologo o life coach che tenga: Christian continua a comportarsi come un asociale, coperto dall’impunità che accompagna quei campioni cui il pubblico perdona (quasi) tutto.

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L’APPARTAMENTO (THE APARTMENT)

Regia di Billy Wilder – USA, 1960 – 125′ Commedia – con Shirley MacLaine, Jack Lemmon, Fred MacMurray, Ray Walston, Jack Kruschen, Hal Smith.

New York. Mediocre impiegato di una gigantesca società di assicurazioni, Bud Bexter (Jack Lemmon) fa carriera prestando il proprio appartamento ai suoi superiori per le loro avventure extra-coniugali, ricevendo, in cambio, scatti di carriera. Le cose cambieranno quando il gran capo della compagnia (Fred MacMurray) si presenterà in casa del protagonista con la dolce Miss Kubelik (Shirley MacLane), di cui Bud è da sempre innamorato. Una delle migliori commedie ‘ciniche’ di Billy Wilder (scritta insieme a I.A.L. Diamond). Girato quasi completamente in interni (fotografia di Joseph LaShelle), in una New York grigia e avvolgente magnificamente ricostruita più vera del vero, che sta addosso ai protagonisti quasi soffocandoli, L’appartamento è la pellicola più amara e feroce di Wilder: gli individui si ritrovano, più per inerzia che per vero arrivismo, a sfruttarsi a vicenda nei modi più biechi e desolanti, andando a formare un grande equilibrio di ipocrisie e di egoismi. Tutto ciò, e questo è l’aspetto davvero rilevante, viene veicolato attraverso il registro della commedia leggera hollywoodiana. Grazie alle interpretazioni brillanti di Jack Lemmon e Shirley MacLaine, ai dialoghi spumeggianti e al consueto ritmo indiavolato della regia di Billy Wilder, il film scorre via leggerissimo e divertentissimo, ma, a posteriori, lascia dentro allo spettatore una profonda malinconia. Cinque Oscar (film, regia, sceneggiatura, scenografia e montaggio), più altre cinque nomination (tra cui quelle a Jack Lemmon e Shirley MacLaine).

Paolo Castelli

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UN CAPOLAVORO DELLA COMMEDIA AGRODOLCE E DELLA SATIRA SOCIALE.

Marianna Cappi – Mymovies.it

C.C. Baxter è contabile presso una grande compagnia di assicurazioni, a New York. Per tentare di fare carriera, affitta il suo appartamento ai dirigenti per i loro incontri extraconiugali, nonostante in questo modo, tra ritardi e imprevisti, non riesca quasi a vivere a casa propria. Le cose per lui si complicano terribilmente quando si innamora di Fran Kubelik, ascensorista della compagnia, amante del capo del personale, a sua volta interessato all’utilizzo dell’appartamento di Baxter.
Con L’appartamento Billy Wilder raggiunge il suo vertice creativo e, per sua stessa ammissione, non ritroverà più le stesse altezze.
L’allievo di Lubitsch, in questo film, arriva a far combaciare un meccanismo comico a dir poco sofisticato e impeccabile (a tutt’oggi un esempio insuperato) con l’umorismo berlinese delle sue origini, sfumato di coraggiosa e insindacabile amarezza. Cinismo e patetismo vanno di pari passo con un romanticismo sincero, in questa commedia in cui la massima aspirazione di un uomo è rappresentata dalla chiave della toilette dei dirigenti, si tenta il suicidio per amore e le feste non sono meno tristi di un funerale (del sogno d’amore).

Wilder incrina dall’interno i cardini del prodotto classico hollywoodiano in sede di scrittura e tematiche, e allo stesso tempo realizza un film che parla per immagini indimenticabili: impossibile non ricordare a vita la solitudine dell’impiegato C. C. Baxter nella stanza delle scrivanie infinite, impossibile non avvertire un colpo al cuore, insieme a lui, quando si riflette nello specchio rotto, o raccontare la luce che irradia Shirley MacLaine nella sua corsa finale, verso il vecchio appartamento ma con una nuova coscienza delle cose.

Ed è anche nella scelta del bianco e nero che si annidano i segreti del successo del film: in quella fotografia di contrasti, così più difficile da gestire rispetto al colore, che ha fermato il film nel tempo, rendendolo immortale. E poi gli interpreti: Jack Lemmon, il bruttino che si prende la rivincita sulle spietate regole di società, e Shirley MacLaine, così fresca e moderna da togliere la parte niente meno che a Marilyn Monroe (in realtà Wilder non considerò mai veramente la Monroe per il ruolo, nonostante l’interessamento di lei, perché giudicava che non sarebbe stata credibile). Il loro amore tra disadattati non convinse subito la critica, almeno non tutta, ma conquistò immediatamente il pubblico e vinse tre Oscar (Miglior Film, Miglior Regista e Miglior Sceneggiatura). Il fatto che Lemmon e MacLaine non siano stati premiati dall’Academy per questo film è ai primi posti nelle peggiori ingiustizie della storia del cinema.

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L’APPARTAMENTO IN SALA: IL NATALE SECONDO BILLY WILDER

Cinematografo.it

La Cineteca di Bologna riporta al cinema, restaurato, il capolavoro di Billy Wilder, L’appartamento, diretto dal maestro della commedia americana nel 1960 e interpretato dagli indimenticabili Jack Lemmon e Shirley MacLaine.
Restaurato in 4K nel 2018 (il restauro dell’immagine è stato eseguito dal laboratorio L’Immagine Ritrovata; grading e conforming dal laboratorio Roundabout Entertainment), L’appartamento arriva nelle sale italiane – dopo l’anteprima alla 32ª edizione del festival Il Cinema Ritrovato – grazie al progetto della Cineteca di Bologna per la distribuzione del classici restaurati, Il
Cinema Ritrovato. Al cinema.
L’appartamento vinse cinque Oscar (tra i quali quello per il miglior film e la miglior regia) e “le sequenze di Natale e Capodanno – come ha scritto Hellmuth Karasek – sono da annoverare tra il meglio del cinema degli anni Sessanta”.
Dall’alto dei grattacieli che scorrono sullo schermo, un io narrante ci precipita nella vita dell’impiegato delle assicurazioni C.C. Baxter, e in quel suo appartamento a pochi passi da Central Park al quale non sempre ha libero accesso – perché, in vista d’una carriera, lo presta come alcova ai suoi boss.

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