Alla fine del 1989 iniziò lo studio mirato ad intervenire sul fabbricato esistente del vecchio cinema-teatro Antoniano, da anni ormai in disuso per problemi di agibilità e sicurezza. Lo stabile esistente si trovava in condizioni di degrado avanzato, sia nella parte strutturale che nella copertura, con parti pericolanti e prossime al crollo, tanto da costituire grave pericolo sia per i passanti che per gli oratoriani. Bisognava poi adeguare il luogo alle normative vigenti per i locali di pubblico spettacolo: la larghezza interna di 8,85 mt non consentiva una distribuzione funzionale e la capienza risultava di sole 180 unità, insufficiente per giustificare i grossi costi di realizzazione, e poi di gestione.

Si diede vita quindi ad un progetto che prevedeva la traslazione del lato settentrionale dell’edificio esistente in linea con i due corpi minori esistenti, in modo da ottenere una larghezza interna di 14,20 mt, risolvendo così i problemi connessi coi locali di intrattenimento e ottenendo una capienza di 430 poltrone. Si ribaltò anche la posizione del palcoscenico al fine di ricavare un maggior comfort acustico e rendere la distribuzione architettonica più razionale.
La Parrocchia, che sentiva l’esigenza di ospitare i parrocchiani in un ambiente confortevole per riunioni, conferenze, dibattiti e rappresentazioni teatrali e cinematografiche, approvò il progetto al quale diede corso con l’ottenimento della concessione edilizia da parte dell’Amministrazione comunale in data 11 marzo 1991. Iniziarono così i lavori che diedero vita al Cinema Teatro Fratello Sole.

La distribuzione orizzontale portò alla realizzazione di un piano interrato (sala polifunzionale, disimpegni, sottopalco con camerini e annessi locali igienici), un piano terra (atrio di ingresso, platea con capienza di 280 posti a sedere, 2 stalli per portatori di handicap, palco e locali igienici a disposizione del palco), un piano intermedio (ampio atrio e servizi igienici a disposizione del pubblico) e di un piano primo (atrio e locali igienici a servizio del pubblico, galleria con 150 posti a sedere e cabina di proiezione). I piani sono collegati con scale e ascensori, ed esternamente con una scala che costituisce via di fuga in caso d’incendio. La sicurezza viene garantita con uscite di sicurezza, impianti fissi di estintori distribuiti strategicamente su tutti i piani, impianti elettrici a norme CEI, arredi fissi e mobili realizzati con materiale ignifugo.

 

La sala conferenze nel piano interrato
Visione d’insieme di platea e galleria

La facciata viene ultimata nel dicembre del 1995, presentandosi già come il futuro punto d’incontro culturale, formativo e ricreativo per la città intera. La ristrutturazione, o, se volete, ricostruzione, viene terminata nel luglio del 1997.

 

Il 30 novembre viene infine inaugurato il nuovo e fiammante Cinema Fratello Sole, per mano del ministro provinciale Padre Tarcisio Colombotti, con un concerto dell’orchestra sinfonica Carlo Coccia di Novara diretta da Padre Renato Beretta.

 

Ma, al di là di tutti i dati tecnici che avete letto, tutti coloro che hanno contribuito e contribuiscono tuttora a tenere vivo questo luogo sanno che, se oggi il Cinema Fratello Sole è una delle più importanti realtà della nostra città, il ringraziamento e la gratitudine devono andare ad un grande amico e un amatissimo frate, quel Padre Flaviano la cui tenacia, volontà e perseveranza avevano permesso di dare vita alla realizzazione di questo enorme progetto.

1997: ora la struttura c’era, l’inaugurazione era stata fatta, bisognava incominciare a farla vivere!

 

MGF

 

 

 

 

Alla fine di 25 anni di attività del nostro Cinema Fratello Sole, vogliamo ripercorrere in tre tappe la sua lunghissima storia, dagli albori che vedono le prime luci agli inizi del secolo scorso, piano piano fino ai nostri giorni, dove le attività e le iniziative culturali sono ormai molteplici.

Le radici del Cinema Fratello Sole affondano molto lontano nel tempo e sono strettamente intrecciate a quelle della chiesa dei Frati fin dal 1898, quando con un decreto dell’allora Arcivescovo di Milano, Andrea Ferrari, si diede l’avvio alla realizzazione a Busto Arsizio della chiesa e del convento dei Frati Minori.Il primo accenno lo troviamo nell’opuscolo preparato per le celebrazioni del 1911, dove si auspicava l’attivazione di un oratorio per la gioventù, dotato di locali per il catechismo, di uno spazio per la ricreazione e di un salone cinema-teatro. L’oratorio o ricreatorio, come si diceva, si sviluppò sul lato destro della chiesa: quanto prima denominato Antoniano, accolse lezioni di catechismo settimanali e gare annuali serissime, che divennero tradizione.

Il calcio, le accademie musicali e il teatro attecchirono presto. Nel salone, povero ed essenziale, nel 1914 nacque una compagnia teatrale: l’Antoniana dei Frati Minori figura tra le Filodrammatiche bustesi che nel febbraio del 1924 davano spettacolo sul palcoscenico del Teatro delle Associazioni Cattoliche in via Pozzi.

Il Teatro Antoniano dei frati fu la prima sala cattolica di Busto ad accogliere lo spettacolo di una compagine mista, la Margherita Pusterla della Filodrammatica bustese Paolo Ferrari: era il novembre 1924. L’arcivescovo Tosi, nativo di Busto, lo consentiva ‘in via di esperimento’, ma con il cardinale Schuster ritornò il divieto per le sale cattoliche di ospitare spettacoli di compagnie miste.
Il fascismo, che tendeva a monopolizzate l’educazione della gioventù, chiuse nel 1931 questo oratorio (come tutti gli altri) e tolse la licenza al cinema; ma tante furono le proteste del papa e dell’episcopato che il blocco degli oratori durò soltanto tre mesi e i circoli giovanili poterono riaprire il 2 settembre 1931 come ‘Associazioni Giovanili di Azione Cattolica’, dipendenti dai vescovi e disancorate dall’impegno politico e dai partiti.

Si arrivò così al 1935 con il cinema sonoro e parlato. Dal 1936 Cor Jesu (la rivista mensile del santuario del Sacro Cuore pubblicata dal 1930 al 1965) segnalò regolarmente conferenze, recite e film in programma. Alla fine del 1939 presso i frati operavano ben tre compagnie e tutte producevano spettacoli: la compagnia maschile, affermata da anni, la compagnia femminile e un gruppo di studenti liceali. Nel 1943 alla testa della filodrammatica maschile si pose Mario Foresti. Nel 1945, appena finita la guerra e la diaspora dei giovani militari, l’Antoniana fu tra le prime compagnie locali di nuovo pronte a calcare la scena al Teatro delle Associazioni Cattoliche. Nel 1950 il salone ebbe nuovi tendaggi e nello stesso anno ci fu una radicale ristrutturazione eseguita dall’ingegner Eugenio Prandina, che gli diede l’aspetto di un vero e proprio teatro. Dal 1957 si tenne un cineforum ogni martedì sera. Poco alla volta, però, andò in disuso per problemi di agibilità e sicurezza e la mancanza di fondi per le necessarie ristrutturazioni, fondi destinati a ben più importanti opere nella chiesa e nei locali oratoriali.

                                   

 

MGF

Fonte e foto: Tue so’ le laudi – I Frati Minori a Busto Arsizio 1898-1998
a cura di Augusto Spada

 

 

 

Riportiamo qui di seguito stralci di un’intervista alla nostra Benedetta, fatta da Paola Surano e Anna Maria Folchini Stabile della Casa editrice TraccePerlaMeta per L’Inform@zione Online, in un articolo pubblicato il 25 settembre 2018

 

“Chi frequenta la Parrocchia dei Frati Minori di Busto Arsizio non può non conoscere le molte attività caritative e sociali che la caratterizzano e affiancano la profonda attività pastorale che da più di un secolo i Frati Minori svolgono in Busto.

Il Teatro Fratello Sole con la sua programmazione teatrale e cinematografica annuale offre ai suoi parrocchiani e a tutti i cittadini di Busto e dintorni un nutrito programma di iniziative culturali che vanno dagli spettacoli per bambini a un cartellone cinematografico settimanale sia d’essais che di attualità.

Con il 29 settembre la programmazione delle attività del nuovo anno sociale ha preso il via con la premiazione del XVI Concorso di poesia “Sole d’Autunno” che il Teatro bandisce annualmente e che vede sempre una nutrita partecipazione di poeti italiani suddivisi nelle fasce Bambini, Ragazzi, Adulti.

Animatrice del concorso e coordinatrice e responsabile delle attività del teatro è Benedetta Russo Sarrica.

A lei chiediamo qualche ragguaglio sull’importante evento che vede ogni anno una nutrita schiera di partecipanti da ogni parte d’Italia.

Come nasce il concorso di poesia e perché è di poesia ” a tema”?

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Per un viaggio angelico nell’immaginario cinematografico

Iniziamo ora un veloce viaggio, assolutamente libero da vincoli di esaustività che necessiterebbero di ben altro spazio, attraverso alcune immagini dell’angelo che il cinema ci ha proposto fin dalle sue origini.
Senza nessun ordine cronologico e come se passassero davanti a noi in una fantasmagoria di volti, di gesti, di sguardi, di evocazioni,…ci ritornano in mente:

– gli angeli ieratici eppur ‘sensibili’ della Passion di Ferdinand Zecca (1905), una tra le tante “passioni di Cristo” del cinema muto ma forse una delle meno rigide e di cartapesta (anche nei gesti);

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UN ANGELO PASSA A 24 FOTOGRAMMI AL SECONDO

 

 

– Un angelo passa.
– Naturale: è l’una e venti.
– E allora?
– Gli angeli passano sempre ai venti di ogni ora. (…) Ai venti (minuti), e anche ai meno venti.
(Henri Serre e Oscar Werner in Jules e Jim, 1961)

 

 

 

 

 

– Perchè ci evitano sempre di più, gli uomini?
– Perchè abbiamo un nemico potente, Raphaela: gli uomini credono al mondo molto più che a noi.
– E per potergli credere sempre di più si sono creati un’immagine di ogni cosa. Con le immagini pensano di potersi liberare della loro angoscia, pensano di aver realizzato le loro speranze, appagato i loro piaceri, placato i loro desideri.
– Gli uomini non hanno assoggettato la terra: ne sono diventati sudditi.
(Gli angeli in terra Nastassja Kinski e Otto Sander in Così lontano, così vicino, 1993)

 

 

 

 

 

 

– Mi credi tanto angelica?
– Ho detto ‘angelica’? Non è un errore: anche Lucifero era un angelo.
(L’attrice arrivista Anne Baxter e il critico teatrale George Sanders in Eva contro Eva, 1950)

 

 

 

 

 

Lo lasci dormire, che forse sogna gli angeli.
(Una donna in auto racconta ciò che le ha detto un vescovo a proposito del figlioletto che dorme da sei anni: L’ingorgo, 1978)

 

 

 

 

Nel 1999 il Musée del Petit Palais di Avignone ha ospitato una mostra fotografica dal titolo Sous le signe de l’ange, 41 immagini di Alberto Terrile, un fotografo che da anni persegue una sua particolare declinazione del tema angelico ‘scolpendo nel tempo’ figure umane che si sollevano da terra in una ideale levitazione angelica, «da qui la scelta di un bianco e nero luminoso, portatore di silenzi che rivela esseri in carne e ossa liberati dal loro peso, sospesi nell’aria grazie all’equazione tempo/luce».
Una video-installazione, di circa venti minuti, curata da chi scrive dal titolo Poussiére d’anges. Angeli nell’immaginario cinematografico introduceva lo spettatore a questa mostra di angeli post-wendersiani, che a sua volta si situava in un museo che ospita una splendida collezione di arte medioevale, piena di figure angeliche, oggetto (nel periodo della mostra) di conferenze e di visite iconografiche guidate.

 

Gli angeli spesso ritornano, anche se forse non se ne sono mai andati (nel 1995 chi scrive ha curato con Marisa Galbiati per il Politecnico di Milano un convegno-performance all’insegna dell’operoso brusio degli angeli, tante erano le voci coinvolte, dal titolo Arch/Angeli. Le città degli angeli che declinava la figura angelica attraverso le forme dell’architettura, del design, del cinema, della video-arte e della musica) e, ad esempio, sono tornati sotto le spoglie del remake americano del Cielo sopra Berlino dal titolo programmatico City of Angels, regia di Brad Silberling con Meg Ryan e Nicolas Cage (l’angelo di turno) e in Angel-A di Luc Besson.

 

 

 

Il film di Silberling ritesse il tema dell’incarnazione dell’angelo che sceglie di conoscere l’intensità della vita con un impianto melò – accentuato da una colonna sonora ridondante e eccessiva di un irriconoscibile Gabriel Yared (il compositore di Betty Blue di Jean-Jacques Beineix) – che alterna momenti azzeccati (la biblioteca, come già in Wenders, ancora al centro dei meeting angelici, il libro di Hemingway A Moveable Feast come oggetto transizionale tra i due amanti, la figura dell’angelo messaggero, naturalmente dal cognome Messenger, l’elegia del sapore delle pere che qualcuno negli Stati Uniti ha attribuito a una efficace campagna promozionale della lobby dei produttori di tale frutto,…) a situazioni in bilico con il kitsch da video-clip musicale.

Il film di Luc Besson Angel-A, nella sua deriva urbana Parigina (è stato girato tra le 5 e le 10 della mattina e di notte) presenta una Ville Lumière astratta e programmaticamente vuota. L’operazione di Besson, pur nella pochezza della narrazione, rappresenta un omaggio/riepilogo del cinema ‘angelico’ da La vita è meravigliosa di Frank Capra a tutto Carax, passando per L’Atalante di Jean Vigo fino a Il cielo sopra Berlino e Così lontano, così vicino di Wim Wenders.

                        

 

Paolo Castelli