LE ASSAGGIATRICI: LA RECENSIONE E CHI ERA MARGOT WöLK

LE ASSAGGIATRICI
Regia di Silvio Soldini
con Elisa Schlott, Max Riemelt, Alma Hasun
UN’OPERA CHE RIFLETTE SULLA VIOLAZIONE DEL CORPO DELLE DONNE CONSERVANDO IL TRATTO AUTORIALE DEL SUO REGISTA.
“Cuore del film: il gruppo di donne costrette in una stanza intorno a una tavola apparecchiata. Lì, nella sala assaggi e nel cortile durante l’attesa tra due pasti, Rosa e le altre vivono emozioni e sentimenti di ogni genere, iniziando dalla paura, dalla rabbia, per arrivare a stringere amicizie, complicità, o a tradirsi”. Così il regista Silvio Soldini nel descrivere il suo nuovo film “Le assaggiatrici”, che prende le mosse dal romanzo omonimo di Rossella Postorino, Premio Campiello 2018. La scrittrice si è ispirata alla vicenda vera resa nota nel 2012 dall’unica superstite, Margot Wölk. Il percorso dal romanzo allo schermo ha richiesto alcuni anni. A firmare il soggetto è Cristiana Comencini insieme a Giulia Calenda e Ilaria Macchia.
La storia. Germania 1943. Rosa è una ventenne in fuga da Berlino, che si rifugia in un piccolo paese sul confine orientale dove vivono i genitori del marito, da lungo tempo al fronte. Poco dopo il suo arrivo, Rosa viene prelevata dalle SS e condotta in un presidio militare: lì scopre che è stata scelta, insieme ad altre giovani donne, come assaggiatrice dei pasti di Adolf Hitler, che si trova nel cuore della foresta, nel quartier generale noto come Tana del Lupo. Rosa e le altre sono spaventate e confuse, ma non hanno scampo: devono mangiare quelle prelibatezze, che potrebbero però contenere veleno. A complicare le cose l’arrivo di uno spietato gerarca, il nuovo comandante delle SS Albert Ziegler, che rimane colpito da Rosa…
Il regista milanese Silvio Soldini, apprezzato autore di commedie e drammi sociali come “Pane e tulipani” (2000), “Giorni e nuvole” (2007) e “Il colore nascosto delle cose” (2017), governa un copione potente, che esplora il mondo femminile sul finire della Seconda guerra mondiale. L’autore pedina Rosa e le altre che ogni giorno, controvoglia, sono “invitate” a mangiare piatti succulenti; il loro incedere, però, è come quello delle condannate a morte. Ogni giorno, ogni colpo di cucchiaio, si chiedono se troveranno o meno il veleno sciolto nei pasti. All’apparenza sembrano delle privilegiate, che possono nutrirsi adeguatamente, in un momento in cui anche i tedeschi sperimentano il razionamento delle provviste a favore di Hitler, chiuso nella sua bolla di ossessioni e paure. In particolare, Rosa vive più di un conflitto interiore: oltre al senso di impotenza per le vessazioni delle SS, si strugge per il marito costretto al fronte, quel giovane uomo gentile che ha visto arruolarsi poco dopo il matrimonio; a questo si aggiungono pressioni e pulsioni accese dal comandante Ziegler. Rosa sulle prime lo disprezza, lo respinge, poi la solitudine e il senso di impotenza, la fanno vacillare. Viene travolta da desideri e sentimenti, “rea” di voler provare ancora una volta tenerezza e calore umano, in un mondo dove tutto va in pezzi. Ben presto però la brutale realtà torna a bussare alla porta della sua coscienza. Soldini governa il racconto in maniera asciutta e controllata, mettendosi al servizio di una storia ben scritta e strutturata. La sua è una “esecuzione” rispettosa, senza troppe licenze o abbellimenti.
Recensione della Commissione Nazionale Valutazione Film della Conferenza Episcopale Italiana
Tematiche: Amicizia, Amore-Sentimenti, Cibo, Donna, Famiglia, Guerra, Matrimonio – coppia, Metafore del nostro tempo, Shoah – Olocausto, Solidarietà, Storia, Violenza
Non è un film di primi piani ma di inquadrature in cui i personaggi femminili, ripresi in gruppo, sembrano premere sui bordi dell’inquadratura come a dire: “Ma che ci faccio qui?”, anche se l’organizzazione dello spazio filmico è perfetta. In quello spazio i dettagli sono importanti, e non per una ricerca ossessiva di perfezione ma perché ogni cosa ha un valore simbolico e partecipa al mood del film, che mette in scena anche l’emozione e la verità, e la verità significa credere alle donne che 80 anni fa sono state delle cavie.
Muovendosi tra spazi circoscritti – la sala da pranzo e il cortile, la casa dei suoceri e la camera da letto di Rosa, il fienile e il dormitorio – Le assaggiatrici si sofferma sui dettagli, le piccole storie personali, i particolari a margine del conflitto. Ricostruisce un mondo femminile vittima del conflitto dove convivono la solidarietà e il tradimento. E in quel contesto così drammatico lascia anche spazio a parentesi di leggerezza e dolcezza.
Recensioni
3,4/5 MyMovies
3/5 Cineforum
4/5 ComingSoon
MARGOT WöLK
Margot Wölk, nata a Berlino nel 1917 e morta nel 2014, aveva poco più di 20 anni quando divenne una delle “assaggiatrici di Hitler”, costretta insieme ad altre 14 giovani a mangiare il cibo preparato per il Führer per verificare che non fosse avvelenato. La storia di queste donne venne resa nota solo nel 2012 quando, in occasione del suo 95esimo compleanno, Wölk decise di raccontarla in un’intervista tv. Lei fu l’unica sopravvissuta delle 15 “assaggiatrici”.
La vicenda è stata raccontata in un libro scritto da Rosella Postorino, che nel 2018 ha vinto il Premio Campiello.
La storia di Margot Wölk inizia nel dicembre del 1941, quando a causa di un bombardamento fu costretta a trasferirsi nella casa della suocera, mentre il marito era al fronte, in un villaggio della Prussia orientale. L’abitazione si trovava a pochi chilometri dal Wolfsschanze (“Tana del Lupo”), il quartier generale militare del fronte orientale di Hitler. Poco dopo il suo arrivo nel villaggio, Wölk e altre 14 giovani donne vennero selezionate dal sindaco locale e portate nelle caserme di Krausendorf, dove i cuochi preparavano il cibo per le ragazze.
Wölk, all’epoca 24enne, veniva prelevata ogni giorno per recarsi ad assaggiare i piatti preparati per Hitler. Ogni volta che terminava un pasto, aveva ricordato ancora Wölk, piangeva “per il sollievo”, sapendo che, ancora una volta, era sopravvissuta.
Solo dopo che le donne avevano confermato che il cibo era commestibile e innocuo, le SS lo portavano al Führer. Dopo un tentativo fallito di uccidere Hitler, le assaggiatrici non vennero più lasciate nelle loro case, ma furono fatte alloggiare in un edificio a parte.
Nel 1944, quando l’Armata Rossa stava avanzando rapidamente ed era a pochi chilometri dal Wolfsschanze, un soldato prese Wölk e la fece salire su un treno per Berlino. La donna disse di aver incontrato il militare dopo la fine della guerra, fu lui a raccontarle che le altre 14 assaggiatrici erano state uccise prima dell’arrivo dei sovietici.
Dopo l’ingresso dell’esercito sovietico a Berlino, anche lei fu catturata e violentata ripetutamente. Le furono provocate lesioni tali da non permetterle di avere figli negli anni a seguire. Nel 1946 la donna riuscì a ricongiungersi con il marito, con cui visse fino alla morte di lui, avvenuta nel 1980.
Wölk decise di tenere nascosta la sua storia per tantissimi anni, fino a quando nel dicembre 2012 la raccontò a una giornalista del Berliner Zeitung, descrivendo quei giorni come “i peggiori della sua vita”.
Fonte: Fanpage

MGF