Regia di Andrea Di Stefano – Italia, 2023
120′ – Thriller
con Pierfrancesco Favino, Linda Caridi,
Antonio Gerard

 

 

 

 

 

 

UN POLIZIESCO CHE PROCEDE CON GRANDE CONOSCENZA DEGLI STILEMI DEL GENERE NON TRALASCIANDO MAI IL FATTORE UMANO.

Franco Amore è un poliziotto all’ultimo giorno di lavoro dopo trent’anni di integerrimo servizio nelle forze dell’ordine. Ha già anche a lungo meditato il discorso d’addio in cui ricorda di non avere mai sparato a nessuno anche se gli incarichi pericolosi non gli sono mancati. La sua nuova moglie, la figlia che studia all’estero e gli amici hanno organizzato una festa a sorpresa per lui quando, all’improvviso, viene richiamato in servizio perché è accaduto un fatto grave.
Andrea Di Stefano ha realizzato un film di genere nel quale ci si occupa del mondo del crimine e per il quale sarebbe un crimine rivelare anche pochissimo di più di quanto esposto nella breve sinossi.
Perché, dopo il breve prologo, lo spettatore deve seguire passo dopo passo, decisione dopo decisione, incontro dopo incontro, quella che il regista stesso definisce come una discesa agli inferi del protagonista. Insieme a lui si è chiamati a giustificare o meno delle scelte, a cercare di capire come sia possibile conservare l’integrità e come si riesca a uscire da tunnel apparentemente chiusi sul fondo.
Di Stefano è arrivato a girare il film dopo un lungo e serissimo approfondimento di conoscenza sia del lavoro (e dell’usura che spinge ai
prepensionamenti) del lavoro di poliziotto sia del sottobosco criminale milanese. Questo è un film a cui la comunità cinese di Milano ha dato il suo contributo non solo attoriale ma anche di conoscenza di quanto avviene sul territorio.
Poi c’è Milano, una metropoli prevalentemente ripresa di notte (a partire dai lunghi ma efficaci titoli di testa) che diventa teatro di una vicenda che come plot di base poteva essere ambientata ovunque ma che come mood trova in quelle vie, in quella piazza Duomo deserta, in quel contesto di mix di attività più o meno borderline sul piano della legalità, il suo giusto contesto.
E poi c’è Pierfrancesco Favino.
Nella terza stagione di Boris un personaggio diceva: “Una volta c’erano i ruoli, per gli attori. Adesso li fa tutti Favino”. Tutti certamente no ma quelli che accetta sa come gestirli. Come questo Franco Amore di cui sa cogliere tutte le sfumature di coerenza ma anche di fragilità, di determinazione ma anche di paura. Anche di amore, quello privo della maiuscola del cognome, ma mostrato e dimostrato per la donna con cui condivide la vita.
Un personaggio a cui offre la giusta naturalezza insieme all’altrettanto giusta tensione una Linda Caridi che riesce ad essere credibile anche quando la sceneggiatura la colloca in una situazione al limite della verosimiglianza. Il cinema di genere in Italia abbisogna di film come questo e di registi come Di Stefano che ha la giusta passione ed empatia per affrontarlo.

Giancarlo Zappoli – Mymovies

 

IL REGISTA
ANDREA DI STEFANO

 

 

 

Nato a Roma, si trasferisce – dopo la maturità scientifica e 2 anni spesi all’università di Roma – a New York, dove studia recitazione all’Actors Studio; sempre negli Stati Uniti d’America debutta in teatro e nel cinema in film indipendenti come Smiles, regia di Andrew Hunt, e The Pagan Book of Arthur Rimbaud, regia di Jay Anania. Il primo ruolo importante è quello di protagonista nel film Il principe di Homburg (1997), regia di Marco Bellocchio.

Tra i numerosi film successivamente interpretati, ricordiamo: Il fantasma dell’Opera (1998), regia di Dario Argento e girato a Budapest; Almost Blue, regia di Alex Infascelli, e Prima che sia notte, diretto da Julian Schnabel, entrambi del 2000; Angela (2002), regia Roberta Torre, Il vestito da sposa (2003), diretto da Fiorella Infascelli; Cuore sacro, per la regia di Ferzan Özpetek, e l’opera prima di Alessandro Tofanelli, Contronatura, entrambi del 2005.

Nel 1999 debutta in televisione da protagonista nella miniserie in due puntate, Ama il tuo nemico, regia di Damiano Damiani, in cui ha il ruolo di Fabrizio Canepa, interpretato anche nella seconda serie in onda nel 2001. Sempre in TV è protagonista, nel ruolo di Umberto Boccioni, del film TV I colori della gioventù (2006), regia di Gianluigi Calderone, e della serie tv Medicina generale (2007), regia di Renato De Maria, in cui ha il ruolo di Giacomo Pogliani, che interpreta anche nella seconda stagione della serie in onda nel 2009, ma che è stata dapprima spostata da Rai 1 a Rai 3 e poi soppressa. Nel 2014 debutta alla regia con Escobar, con protagonista Benicio del Toro.
Come regista firma
Escobar (Escobar: Paradise Lost) (2014)
The Informer – Tre secondi per sopravvivere (The Informer) (2019)
L’ultima notte di Amore (2023)

 

PIERFRANCESCO FAVINO

 

 

 

 

Attore romano classe 1969, Pierfrancesco Favino è stato negli anni protagonista di grandi successi cinematografici, italiani e internazionali.
Vincitore del David di Donatello per “Romanzo criminale” e per “Romanzo di una strage”, e più volte premiato nel corso della sua carriera, Favino ha due figlie, avute dalla compagna Anna Ferzetti.

—> Nel 2014, Pierfrancesco Favino (che nel 2019 è stato protagonista de “Il traditore” di Marco Bellocchio, mentre nel 2020 lo vedremo in “Hammamet” di Gianni Amelio e ne “Gli anni più belli” di Gabriele Muccino) ha prestato il volto a Mimmo, protagonista del film noir “Senza nessuna pietà” di Michele Alhaique.
Per interpretare questo ruolo Favino è ingrassato di oltre venti chili. «Mia figlia mi chiamava Ciccio. Quando sono dimagrito erano tutti un po’ delusi».

—>Diverse sono le produzioni internazionali a cui ha preso parte, da “Una notte al museo” a “Le cronache di Narnia – Il principe Caspian”, da “Miracolo a Sant’Anna” ad “Angeli e Demoni” e “World War Z”

—> Favino è un grande sportivo. Quando ha portato sullo schermo Gino Bartali, nella miniserie “Gino Bartali – L’intramontabile”, ha preso il suo ruolo talmente sul serio da macinare ben cinquemila chilometri in bicicletta. E’ anche un grandissimo tifoso della Roma.

—> Quando ha recitato in “Suburra”, Pierfrancesco Favino è stato protagonista di un curioso episodio. Impegnato a girare una scena davanti al Parlamento, il regista gli ha fatto ripetere una battuta talmente tante volte che sono intervenuti i Carabinieri, intimandolo (insieme a tutta la troupe) di allontanarsi.

—>Pierfrancesco Favino e Anna Ferzetti stanno insieme da 16 anni.
I due hanno vissuto in case separate fino a qualche mese dopo la nascita della loro primogenita. Anna, per Favino, sex symbol adorato dalle donne di ogni età, è il grande amore della vita.

 

 

 

Il film ha ottenuto 5 candidature ai Nastri d’Argento, In Italia al Box Office “L’ultima notte di Amore” ha incassato 3,3 milioni di euro .

Recensioni
8/10 Hynerd.it
4/5 Cineforum.it
4/5 Coming Soon
3,5/5 Mymovies

 

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