Storico
Regia di James Vanderbilt – USA, 2025 – 148′
con Russell Crowe, Rami Malek, Leo Woodall

 

 

 

 

 

UN FILM, CON UN ‘MOSTRUOSO’ RUSSELL CROWE, CHE HA IL MERITO DI PORRE LO SPETTATORE DI FRONTE ALL’ORRORE, PROVANDO A DIALOGARE CON L’OGGI.

A 80 anni dal suo inizio, il cinema torna a raccontare uno dei processi più importanti e impegnativi della storia, quello istituito da Gran Bretagna, Usa, Francia e Urss contro i principali esponenti del regime nazista. James Vanderbilt, alla sua seconda prova dietro la macchina da presa (“Truth”, 2015), con “Norimberga” rilegge la vicenda ispirandosi al libro del 2013 “Il Nazista e lo psichiatra” di Jack El-Hai.
La storia. Norimberga, 20 novembre 1945 – 1° settembre 1946. Lo psichiatra dell’esercito statunitense capitano Douglas Kelley è chiamato a valutare la sanità mentale dei dirigenti del regime nazista a vario titolo imputati nel processo. Il suo obiettivo è quello di stabilire l’effettiva libera adesione degli imputati al nazifascismo: erano stati semplici esecutori di ordini? La sua attenzione si concentra in modo particolare su Hermann Göring, numero due del Reich consegnatosi agli Alleati alla fine della guerra. Lo psichiatra, con i suoi metodi anticonformisti, sembra conquistare la fiducia dell’alto gerarca. E se invece fosse lui a essere caduto nelle maglie di un lucido manipolatore?
Fino a che punto i gerarchi nazisti hanno aderito liberamente e in piena coscienza alle farneticanti dottrine hitleriane? Sono stati “costretti” all’obbedienza? Qualcuno di loro ha avuto qualche dubbio, qualche ripensamento, un’ombra di pentimento? Queste sono le domande alle quali a suo tempo si è tentato di dare una risposta cercando di coniugare l’inalienabile diritto alla difesa, con la giustizia dovuta a tutte le vittime. Il film si regge sulla superba interpretazione di Russel Crowe che fagocita lo stralunato psichiatra di Rami Malek: è Göring a condurre il gioco, abile nell’ingannare il capitano Kelley e forse anche gli spettatori.
Vanderbilt costruisce abilmente un film denso e dinamico che coniuga la drammaticità dei fatti evocati con la spettacolarità propria della tradizione hollywoodiana. Il racconto cerca e trova un suo equilibrio. Nella prima parte troviamo anche inserti “ironici”: la resa di Göring che si consegna con moglie e figlia ai soldati americani, chiedendo loro, in tedesco, di portargli le valigie; le sue risposte sarcastiche al test Rorschach cui viene e sottoposto in cella; e la scena in treno in cui Kelley cerca di far colpo su una sconosciuta con un gioco di carte. Sequenze iniziali che lasciano poi il posto alle immagini drammatiche girate dagli Alleati durante il loro ingresso nel campo di Auschwitz mostrate in tribunale: montagne di cadaveri e prigionieri scheletrici, nei cui volti scavati si legge tutto l’orrore di cui gli uomini sono stati capaci.
Nel film si evidenziano due linee narrative. Da un lato il difficile svolgimento del processo, dove si alternano sul banco degli imputati i vari gerarchi, Göring in testa, dall’altro il tormento di Douglas Kelley che, per il suo eccessivo coinvolgimento nel caso, viene sollevato dall’incarico. In particolare, lo psichiatra sperimenta sfiducia e amarezza verso le procedure militari e processuali; assalito da dubbi verso i suoi superiori e la propria professione, matura un senso di ribellione e frustrazione.
Nel racconto va segnalata qualche perplessità sul trattamento riservato a papa Pio XII: una breve scena, un colloquio da cui emerge la figura di un uomo pavido, deciso a mantenere la Chiesa in una posizione ambigua nei confronti del nazismo. Una soluzione gratuita, che fa traballare il lucido e attento racconto della Storia.
Nell’insieme, “Norimberga” si dimostra un film valido, dall’ottima messa in scena e cura formale, che racconta un passato di cui è importante fare memoria per evitare che possa tornare di agghiacciante attualità.

Recensione della Commissione Nazionale Valutazione Film della Conferenza Episcopale Italiana

Tematiche: Carcere, Famiglia, Giustizia, Guerra, Libertà, Male, Politica-Società, Potere, Psicologia, Razzismo, Shoah – Olocausto, Storia, Violenza


Le scene finali di Norimberga colpiscono nel segno e non si dimenticano facilmente, risultano molto coraggiose e si fanno testimoni di un film che non ha paura a raccontare gli ultimi nazisti – quelli abbandonati persino dal Führer che si è egoisticamente tolto la vita – ponendoli sullo stesso piano di quelle vittime che hanno mietuto nei campi di concentramento.


Nel ruolo di Hermann Göring, Russell Crowe giganteggia, nel senso letterale del termine. L’attore neozelandese sfoggia una parlata tedesca fluente e un fisico incredibilmente massiccio. Crowe trasuda carisma, rubando la scena a ogni apparizione. Il rischio del film di James Vandebilt è proprio quello di rendere uno spietato assassino talmente affascinante da farci segretamente parteggiare per lui.

 

Recensioni
3/5 MyMovies
3,5/5 Movieplayer
3/5 ComingSoon

 

         

 

IL MISTERO DEL VOLO DI RUDOLF HESS

RUDOLF HESS

Quale fu lo scopo del famoso volo di Rudolf Hess sulla Scozia concluso con un lancio con il paracadute?
Una missione, individuale o per conto di Adolf Hitler, per aprire chissà quali trattative con il governo britannico. Un documento spuntato fuori dagli archivi russi, svelerebbe il giallo: la Germania sperava nell’alleanza o almeno nella neutralità di Londra in caso di attacco alla Russia.
Nato ad Alessandria d’Egitto nel 1894 da un ricca famiglia di commercianti, durante la prima guerra si arruolò nel reggimento «List», tra i più aggressivi e tenaci dell’esercito tedesco, in cui combatteva anche un certo caporale di origine austriaca, tal Adolf Hitler. Fu proprio lui che convinse Hess a entrare in politica nel 1920, anno in cui tra l’altro abbandonò l’Università di Monaco mentre stava per laurearsi in filosofia.

 

 

 

Dunque nazista della primissima ora, partecipò al Putsch di Monaco nel 1923. La rivolta fallì ed egli fu arrestato insieme ad Hitler. In carcere, Hess aiutò il futuro Führer a scrivere il «Mein Kampf», «La mia Battaglia». Da quel momento egli divenne uno dei più stretti collaboratori di Hitler, tanto da esserne considerato il successore alla guida del partito.

Infatti, nel 1933, Hitler lo nomina suo vice, dandogli ampi poteri sia all’interno del partito sia nel governo. Sei anni dopo, Rudolf Hess fu nominato ufficialmente numero tre del partito, dietro ovviamente a Hitler e Hermann Göring.

 

Il 10 maggio del 1941 volò in Scozia da solo e si per raggiungere il castello del Duca di Hamilton, considerato un fautore del dialogo con il Terzo Reich. I motivi di quel viaggio non sono mai stati chiariti, ma la versione ufficiale britannica dipinge Hess un uomo in crisi, con disturbi mentali, sconvolto dagli orrori della guerra, messo da parte dal regime, intenzionato, all’insaputa del dittatore, a proporre, tramite il Duca, un utopistico piano di pace all’Inghilterra. Secondo alcuni storici in realtà la missione avvenne con il consenso di Hitler, per aprire una trattativa di pace tra i due Paesi.

 

La nuova versione, illustrata dallo «Spiegel», avvalora l’ipotesi di un viaggio su mandato del Führer, ma per chiedere agli inglesi il «placet» di invadere l’Unione Sovietica. Il settimanale ha infatti esaminato un documento di 28 pagine, scovato negli archivi russi da uno storico tedesco e redatto nel 1948 da Karlheinz Pietsch, ex aiutante di campo di Hess al momento del suo volo. Nel documento è scritto che la missione concordata con gli inglesi, aveva come obiettivo di riuscire a porre in atto «con ogni mezzo un’alleanza militare tra Germania ed Inghilterra contro la Russia, o come minimo ottenere la neutralità dell’Inghilterra».
Una trattativa, come ha dimostrato la storia, forse neppure aperta, ma sicuramente respinta dalla Gran Bretagna. Internato fino alla fine della guerra, nel 1946 fu portato alla sbarra come imputato al Processo di Norimberga.

 

 

Hess fu condannato all’ergastolo e trascorse il resto della sua vita nel carcere di Spandau, morendo nel 1987 senza mai chiarire completamente se la sua missione fosse un atto folle o il risultato di una manipolazione.
Ancora oggi, il volo di Hess rimane uno degli episodi più enigmatici della Seconda Guerra Mondiale, sospeso tra l’idea di una follia personale e complesse teorie di cospirazione.

 

 

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MGF