AGOSTO di Hermann Hesse
AGOSTO

Fu il giorno più bello dell’estate,
Ora, di fronte alla casa silenziosa
Tra il profumo e il dolce canto degli uccelli
Suona perduto per sempre.

In quest’ora dal suo corno ricolmo
Versa con voluttà in rosso sfarzo
L’estate i suoi raggi d’oro
E festeggia l’ultima sua notte.
Agosto è una poesia di Hermann Hesse che possiamo considerare un piccolo gioiello lirico, che sintetizza e mette in evidenza, attraverso l’atmosfera del mese estivo che accompagna alla fine dell’estate, tutta la malinconia e la bellezza di una stagione felice che si chiude nel suo massimo splendore, mentre già si avverte il presagio del tempo che passa e si dissolve. Hesse inizia con un tono che trapela malinconia. Quel giorno, il più bello, è già passato. Non lo vive, lo ricorda. E lo fa da una casa silenziosa, simbolo sia di un presente più quieto e riflessivo, sia della distanza emotiva con cui si osservano i momenti felici solo dopo che sono finiti. L’esperienza sensoriale è potente, profumi e canti si intrecciano in un quadro vivo. Ma quel giorno “suona perduto per sempre”. Il verbo suonare richiama la musicalità dell’istante, è un’eco, un’armonia svanita che continua a risuonare nella memoria.
Poi la scena diventa mitologica. L’estate è una divinità generosa che, attraverso un corno dell’abbondanza, sparge luce, bellezza, calore. L’uso dei termini voluttà, sfarzo, oro sottolinea la sensualità del momento. È l’apice dell’esperienza emotiva, che proprio nel suo culmine comincia a dissolversi. Non c’è un addio cupo, ma un’estrema celebrazione. È l’ultima notte, vissuta con intensità e consapevolezza. Proprio perché sta finendo, quella gioia si fa ancora più bruciante e memorabile. In questo Hesse anticipa uno dei suoi grandi temi futuri: la bellezza è inseparabile dal suo svanire. È un addio lieve, che lascia però nell’anima del lettore una traccia eterna: la consapevolezza che la felicità vera è irripetibile, e proprio per questo profondamente vera.
Fonte: Libreriamo.it
MGF