LA MUSICA CLASSICA NEL CINEMA

Quando il cinema ha avuto inizio negli anni 1890, i film muti utilizzavano esecuzioni musicali dal vivo, spesso con composizioni classiche, per dare vita alle scene poiché non esisteva il dialogo. La musica era uno strumento narrativo potente, selezionata con cura per trasmettere l’atmosfera delle diverse scene. L’età d’oro di Hollywood iniziò negli anni ‘30, un periodo durante il quale furono creati molti dei film più celebri che definirono Hollywood per anni a venire, come Casablanca, Quarto Potere e Il Mago di Oz. I compositori dell’epoca, come Max Steiner, autore della colonna sonora di King Kong, trassero ispirazione dai grandi della musica classica, come Beethoven e Mozart, integrando elementi delle loro opere nei propri lavori. Nel cinema moderno, la musica classica continua a essere una grande fonte di ispirazione per compositori come John Williams, Hans Zimmer ed Ennio Morricone, che hanno rivoluzionato il modo di scrivere colonne sonore. Da Star Wars a Inception fino a Il buono, il brutto e il cattivo, dobbiamo tutte queste colonne sonore iconiche, e molte altre, al vasto repertorio dei compositori classici.

 

Kingsman“Pomp and Circumstance Op.39 – 1. March No.1 ‘Land of Hope and Glory'”, Edward Elgar
Nel film del 2014 Kingsman: The Secret Service, la celebre marcia di Elgar viene utilizzata verso la fine del film. L’antagonista, Valentine, usa delle SIM per controllare la popolazione. Alla fine del film, i protagonisti Eggsy e Merlin sabotano il piano di Valentine attivando gli impianti nei suoi sostenitori, facendoli esplodere. Ciò che potrebbe sembrare una scena sanguinosa e violenta diventa quasi surreale e ironica. La maestosa e solenne marcia di Elgar, spesso associata alle cerimonie di laurea, crea un contrasto con la brutalità della scena, trasformandola in un momento di umorismo nero, accentuato visivamente dai fuochi d’artificio che rappresentano le teste esplose.

 

 

 

 

https://www.youtube.com/watch?v=Spx4kmY67Wc&list=RDSpx4kmY67Wc&start_radio=1

 

Il Pianista — “Notturno in Do♯ Minore”, Fryderyk Chopin

Il film del 2002 diretto da Roman Polanski racconta la storia di Władysław Szpilman, un pianista polacco ebreo che visse a Varsavia durante la Seconda Guerra Mondiale. Nella scena iniziale, Szpilman suona il Notturno in Do♯ minore di Chopin per una trasmissione radiofonica polacca, prima di essere interrotto dai bombardamenti dell’esercito tedesco durante l’assedio di Varsavia. La serenità della musica di Chopin contrasta bruscamente con la brutalità del bombardamento nazista, segnando un cambio di tono e sottolineando la distruzione causata dalla guerra.

 

 

 

https://www.youtube.com/watch?v=qgJRYV9qW5A&list=RDqgJRYV9qW5A&start_radio=1

 

 

Il Discorso del Re — “Sinfonia n.7 – 2. Allegretto”, Ludwig van Beethoven

Nel film Il discorso del re, Colin Firth interpreta Re Giorgio VI, che deve superare la sua balbuzie con l’aiuto di un logopedista per rivolgersi alla nazione. Il secondo movimento della Settima Sinfonia di Beethoven accompagna il discorso con cui re Giorgio VI annuncia alla Gran Bretagna l’entrata in guerra contro la Germania nel 1939. Il ritmo incalzante della musica crea tensione e sottolinea il peso del discorso.

 

 

 

 

https://www.youtube.com/watch?v=VLV4584B2GA&list=RDVLV4584B2GA&start_radio=1

 

 

Se7en — “Aria sulla IV corda”, Johann Sebastian Bach

Nel thriller Se7en, i detective Somerset e Mills indagano su una serie di omicidi ispirati ai sette peccati capitali. In una scena, Somerset studia i peccati in una biblioteca mentre un guardiano suona l’Aria sulla quarta corda di Bach. Le note delicate del brano creano un contrasto inquietante con il contenuto oscuro della scena, accentuando il senso di disagio.

 

 

 

 

https://www.youtube.com/watch?v=CvglW3KNSsQ&list=RDCvglW3KNSsQ&start_radio=1

 

Ocean’s Eleven — “Suite bergamasque – 3. Clair de lune”, Claude Debussy

Il successo cinematografico del 2001, con protagonisti George Clooney, Brad Pitt, Matt Damon e molti altri, segue un gruppo di criminali mentre pianificano una rapina a Las Vegas. Dopo aver portato a termine il colpo, il gruppo si riunisce davanti alle famose fontane del Bellagio, mentre in sottofondo suona “Clair de lune” di Debussy. La melodia pacifica e tranquilla del brano offre un senso di chiusura al film e riflette il sollievo e la soddisfazione del gruppo per aver completato il colpo. Dopo quasi due ore di azione e tensione, la dolcezza di questa melodia crea un finale appagante per il pubblico.

 

 

 

https://www.youtube.com/watch?v=fZrm9h3JRGs&list=RDfZrm9h3JRGs&start_radio=1

 

2001: Odissea nello spazio — “Sul bel Danubio blu”, Johann Strauss II

Creato da Stanley Kubrick nel 1968, il film è elogiato per i suoi effetti visivi rivoluzionari per l’epoca. In questa scena, il valzer di Strauss accompagna immagini maestose dello spazio e dei pianeti. La delicata e maestosa melodia di “Sul bel Danubio blu” enfatizza l’assenza di gravità nello spazio e crea un netto contrasto accostando la musica classica tradizionale ai progressi tecnologici dell’esplorazione spaziale.

 

 

 

 

 

https://www.youtube.com/watch?v=3LO3byyeNQo

 

Fantasia — “L’Apprendista stregone – Theme”, Paul Dukas

Il compositore francese Paul Dukas completò il poema sinfonico “L’Apprendista Stregone” nel 1897, e fu poi utilizzato nel film Disney “Fantasia” del 1940. “Fantasia” non presenta dialoghi e si affida quindi interamente alla musica per trasmettere emozioni, creare atmosfera e raccontare la storia. Il brano di Dukas accompagna il pubblico nel caos che si scatena quando Topolino cerca di fermare la scopa magica dal continuare a inondare il castello dello stregone. L’animazione è sincronizzata con la musica in modo meticoloso, fondendo suono e immagini e spesso enfatizzando azioni e sequenze.

 

 

 

https://www.youtube.com/watch?v=I5oGxBDz1Lc&list=PLeWDYQSLSRk0eobJexlM1sgf3xPQWy1-y

 

Fonte: Metronaut.com/it

 

MGF

LA CAVALCATA DELLE VALCHIRIE

 

 

Nella mitologia scandinava le Valchirie erano  le  nove figlie che Odino, il più antico e grande degli dèi, il creatore del mondo e di tutte le cose, aveva avuto da Erda, la dea della Terra.
Odino era il signore della sapienza, conoscitore delle cose antiche e profonde, della magia e delle arti, che in seguito gli uomini appresero da lui. Egli non solo conosceva i misteri dei Nove mondi e l’ordine delle loro stirpi, ma anche il destino degli uomini e il fato stesso dell’universo.
Odino era anche Sigrföðr (“padre della vittoria”), perché decideva nelle battaglie a chi dovesse andare la vittoria, e Valföðr, (“padre dei caduti”), perché erano suoi figli adottivi tutti coloro che cadevano in battaglia. Con questi due nomi egli distribuiva in battaglia la vittoria e la morte, entrambi doni graditi ai guerrieri.

 

 

Le Valchirie, anch’esse divinità, avevano il compito  di scegliere i più eroici tra i caduti e portarli nel Valhalla, dove venivano accolti dallo stesso Odino e preparati a quella che sarà l’ultima battaglia alla fine del mondo, accanto agli dei, contro le forze del caos.
Esse vengono spesso rappresentate come aitanti fanciulle dai lunghi capelli biondi, armate sopra cavalli alati, con elmo e lancia che volavano sopra i campi di battaglia.

 

 

Richard Wagner, nel corso di 26 anni (dal 1848 al 1874)  compose la musica e scrisse il libretto de L’anello del Nibelungo, una tetralogia di quattro drammi musicali che costituiscono un continuum narrativo che si svolge nell’arco di un prologo e tre “giornate”:
L’oro del Reno (prologo)
La Valchiria (prima giornata)
Sigfrido (seconda giornata)
—- Il crepuscolo degli dei (terza giornata)
Essa costituisce una delle più sterminate creazioni della storia dell’arte (15 ore di musica), e con tale opera Wagner inaugurò la sua nuova concezione drammatico-musicale, al punto che la Tetralogia può definirsi qualcosa di assolutamente nuovo.

 

 

Wagner compose quest’opera nel suo esilio a Zurigo (aveva attivamente partecipato ai moti di Dresda e perciò venne esiliato dalla Germania); egli disse che i grandi miti di quest’opera acquistarono luce e potenza dalla visione delle grandi montagne svizzere imbiancate di neve, dei panorami intatti, delle acque lacustri terse. Sono perciò sempre presenti quadri dalla natura incontaminata, popolati da creature che sembrano emergere appena con la loro coscienza dagli elementi naturali in cui vivono. La Cavalcata è una potente pagina musicale, dal ritmo travolgente e coinvolgente, che risuona intorno agli infiniti spazi celesti.
La bozza di questo brano risale al 1854 ma l’arrangiamento orchestrale fu terminato solo nel 1856. La  sua prima rappresentazione fu eseguita nel 1870 nonostante il diniego dell’autore; addirittura lo spartito fu pubblicato e venduto a Lipsia contro la sua volontà, cosa che lo obbligò a scrivere numerose lettere di protesta contro la grande casa produttrice musicale Schott.

 

 

Il tema della cavalcata si distingue particolarmente per i suoi riferimenti nella cultura popolare, ma soprattutto viene abbinata a tutto ciò che è attinente all’arte della guerra.
E’ noto che venisse passata tra le radio ad onde corte dei soldati tedeschi che pilotavano i carri armati prima degli assalti; venne utilizzata anche come colonna sonora di numerosissimi documentari di guerra di produzione tedesca (Die Deutsche Wochenschau, fu una serie ricca di cronache e testimonianze di guerra raccolte sul campo).

 

 

E’ d’obbligo a queste aggiungere anche la sequenza dell’attacco aereo da Apocalypse Now, film del 1979 diretto da Francis Ford Coppola, liberamente ispirato al romanzo di Joseph Conrad Cuore di tenebra, vincitore della Palma d’oro al Festival di Cannes 1979 e di 2 premi Oscar nel 1980. La scena rimane celeberrima nella storia del cinema perché il tenente colonnello, durante l’attacco, fa suonare, tramite altoparlanti installati sugli elicotteri, un passo della musica di “La Cavalcata delle Valchirie” di Richard Wagner per galvanizzare il morale del suo reparto e spaventare i guerriglieri nemici; la scena è resa in modo tanto drammatico quanto realistico, fin nei dettagli.

 

Il regista Francis Ford Coppola, se non copiò lo spunto, fece un’associazione mentale analoga a quella che molti anni prima, nel ’44, aveva ispirato un documentarista della propaganda nazista.
La scoperta è venuta fuori dagli archivi del NO-DO, il notiziario spagnolo equivalente ai nostrani cinegiornali Luce, che veniva proiettato nelle sale cinematografiche prima dei film tra il il 1942 e il 1981. Al caso dedica un lungo articolo il quotidiano El País. Era il 3 gennaio 1944 quando agli spettatori fu proposto un reportage sull’aereo da trasporto militare tedesco Messerschmitt 321: per quel paio di minuti scarsi che magnificavano i velivoli della Luftwaffe nelle evoluzioni in volo e negli atterraggi, fu scelto l’accompagnamento musicale della celeberrima Cavalcata.

 

 

Ma se l’associazione più antica tra aerei e Cavalcata risale al documentario del ’44, l’impiego di quel brano in un film riporta ancora più indietro, all’epoca del primo conflitto mondiale. Fu nel 1915 che Joseph Carl Breil e D. W. Griffith lo inserirono nel climax della pellicola Nascita di una nazione, per solennizzare la carica di cavalleria del Ku Klux Klan che salva i bianchi dall’ira dei neri.
Avvenne, testimoniano libri e reportage, durante la seconda Guerra del Golfo: l’agenzia Reuters il 21 giugno 2003 da Baghdad batteva la notizia che le truppe statunitensi si motivavano per le missioni belliche guardando e riguardando Apocalypse Now. Partivano all’assalto, riferiva la Reuters, “con la Cavalcata delle Valchirie che ancora gli echeggiava nelle orecchie assieme al rombo degli elicotteri“.

 

Per rivedere la scena iconica di Apocalypse Now:

https://www.youtube.com/watch?v=iOFVhwzDkJE

 

Fonti: agi.it  –   amici-del-loggione.blogspot.com

 

MGF

 

 TEMPESTA

 

Giorgione, al secolo Giorgio Barbarelli da Castelfranco, nonostante la breve vita (morì di peste a poco più di trent’anni) è uno dei maggiori esponenti della pittura veneta dell’alto Rinascimento, e La Tempesta è forse la più famosa delle sue opere.

Diversamente dai pittori rinascimentali del centro Italia, i veneti avevano una particolarità: il disegno preparatorio non era così accurato, anzi era solo una lieve traccia, un tratto leggero giusto per definire l’equilibrio della scena prima di dipingerla. Questo concedeva loro di poter rendere con molto più realismo gli elementi naturali, che risultano così molto più reali e vividi di quelli rappresentati in precedenza.

 

 

La Tempesta – Giorgione (1506-1508)

Quest’opera, enigmatica ed eterea, rappresenta una donna che allatta un bambino in una radura nel mezzo di un bosco; al loro fianco, oltre il letto di un piccolo torrente, una guardia, e sullo sfondo un castello e delle rovine. Nel cielo, un fulmine squarcia le nuvole.

Allievo di Bellini e contemporaneo di Tiziano, Giorgione è il punto di svolta per la pittura veneta: in primo luogo, è lui ad aver introdotto dettagli paesaggistici di così ampio rilievo. Prima di allora, il paesaggio era sempre stato un mero contorno, mentre con lui diventa protagonista, forse anche grazie all’incontro con Leonardo da Vinci, il quale aveva trascorso buona parte della propria permanenza in Nord Italia a studiare la resa realistica dei paesaggi e la teoria dei “piani d’aria”.

In quest’opera, il paesaggio è protagonista tanto quanto i personaggi: è interessante notare il dualismo tra la campagna e la città sullo sfondo, una contrapposizione che fa eco a quella tra la madre che allatta e la guardia, che la accentua e definisce.

 

Giorgione, inoltre, è anche il primo ad aver introdotto soggetti che non siano né religiosi né letterari; per quanto abbia dipinto anche Veneri e Madonne, oltre ad alcuni ritratti, questi non sono gli unici temi dei suoi dipinti.

 

Il tema di quest’opera, che forse all’epoca era chiaro, è invece oggi fumoso, ma i pareri concordano nel puntare l’attenzione sulle contrapposizioni che la bilanciano: oltre a quelle già enunciate, mi piace sottolineare anche il dettaglio delle espressioni, annoiata quella della guardia e in allerta quella della madre, quasi come ci fosse qualcosa di atavico all’orizzonte, qualcosa che può essere percepito con maggiore intensità da una madre, tesa alla protezione del proprio bambino, come si nota anche dalla postura, ricurva e chiusa, proprio come se intendesse farsi scudo.

 

 

E il pericolo c’è, lontano, alto in cielo: un fulmine. Una tempesta è in arrivo, e presto bisognerà lasciare l’ombrosa radura per trovare rifugio, per mettere al sicuro quel bambino ancora in fasce, che mi piace vedere come la metafora di un futuro ancora incerto che sta appena appena sbocciando.

 

 

Trovo questo quadro straordinariamente attuale, nella sua semplicità ricca di dettagli: la città e le rovine, la madre pronta a proteggere il figlio, il soldato annoiato… e il tutto è circondato da una fitta foresta, al contempo scudo e pericolo, e tutto è collegato dal profondo letto del torrente, che si limita a scorrere da monte a valle, noncurante, solo proseguendo il corso dell’acqua, immutato da migliaia di anni.

 

 

E lì, nel cielo scuro e cupo di nubi così dense che sembra quasi di sentire il basso rombo del tuono, il fulmine, l’istante accecante prima dello scoppio; un momento di sospensione, un respiro trattenuto nell’aria giallastra e carica di ozono, gl’istinti di preservazione atavici che si risvegliano.

E la domanda, che presto troverà risposta: il temporale sta per abbattersi, o il cielo tornerà sereno?

Ma la donna, simbolo di tutte le madri del mondo, è in allerta, pronta a proteggere il suo bambino, costi quel che costi: così, noi siamo tenuti a proteggere ciò che amiamo e che da noi dipende. Dal fulmine e dalla tempesta, dal soldato e dalle rovine, dal fiume e dal bosco.
E forse anche un po’ da quella cosa che ci piace chiamare “civiltà”.

Beatrice Fiorello

 

MGF

BOLERO

Ida Rubinstein

Nel 1927 la celebre ballerina Ida Rubinstein chiese a Maurice Ravel (1875 – 1937) di comporre un balletto.
Ravel scelse il Bolero attratto dall’ossessività ritmica e dalla semplicità melodica  di questa danza spagnola che nel Settecento si era diffusa in Europa.
La prima esecuzione del Bolero avvenne il 22 Novembre 1928 e ottenne un successo clamoroso.
A livello emotivo il Bolero di Ravel appare estremamente forte e coinvolgente grazie al poderoso crescendo orchestrale che caratterizza tutto lo sviluppo dell’opera.
Se timbro e dinamica sono due parametri fondamentali della musica del ventesimo secolo, allora il Bolero ne è una degna annunciazione e Ravel il suo profeta.

 

STRUTTURA

Il brano è strutturato in due temi principali: A e B esposti da diversi strumenti dell’orchestra.
Il Boléro è in Do maggiore, e comincia letteralmente pianissimo, come indicato sugli spartiti. Il tamburo introduce la base ritmica che accompagnerà tutto il brano, le viole e i violoncelli lo accompagnano in pizzicato (cioè suonati con le dita, senza l’archetto), e un flauto esegue per la prima volta il celebre tema, indicato spesso come A. Ravel si ispirò alla danza tradizionale spagnola conosciuta proprio come boléro, che si pensa abbia origine araba e che è caratterizzata da una scansione ritmica in 3/4 (in cui, quindi, la battuta è composta da tre battiti della durata di un quarto). Il tema A dura diciotto battute, dopo le quali viene ripetuto una seconda volta ma da un clarinetto, mentre il flauto si aggiunge al tamburo per la base ritmica. Al terzo giro, un fagotto esegue il secondo tema, il B, che si basa su una scala diversa e contiene alcune note che richiamano immediatamente atmosfere arabe. Poi il tema B viene eseguito di nuovo, da un clarinetto.

Pian piano, in un crescendo che rende il Boléro sempre più imponente, si aggiungono molti strumenti, dagli ottoni come la tromba ai legni come l’oboe agli archi come i violini. Ravel incluse anche il sax tenore, uno strumento poco comune nella musica orchestrale ma tipico del jazz, di cui era un appassionato.

Per tutto il brano la melodia rimane esattamente la stessa, così come l’andamento ritmico: l’unica variazione arriva nelle ultimissime battute, in cui c’è un brusco passaggio alla tonalità di Mi maggiore, che dopo cinque battute ritorna sul Do maggiore.
Qui potete ascoltarlo in tutta la sua potenza:

https://www.youtube.com/watch?v=N9Ceer_SfUU
Wiener Philharmoniker Maurice, Ravel Bolero, diretto da Gustavo Dudamel

 

 

Recentemente è stato il brano corale di chiusura del film L’orchestra Stonata (titolo originale En Fanfare), da noi proiettato a fine maggio. Un finale dal fortissimo impatto emotivo, in cui, in un bellissimo teatro, due idee diverse di far musica, quella dell’orchestra diretta da Tribaut e quella della banda musicale di Walincourt diretta da Jimmy, troveranno una perfetta consonanza in un ritmo travolgente, sostenuto con gran forza dalle persone presenti.

Qui il finale “rubato” da uno spettatore anonimo.. le immagini non sono il massimo, ma forse ritroverete la stessa emozione di quando lo avete visto nel nostro cinema!

https://www.youtube.com/watch?v=tjPkWOzWnM0

 

 

 

MAURICE RAVEL

Joseph-Maurice Ravel (Ciboure, Ziburu in basco, 7 marzo 1875 – Parigi, 28 dicembre 1937) è stato un compositore e pianista francese. È famoso principalmente per il suo lavoro per orchestra Boléro, e per la celebre orchestrazione, nel 1922, dei Quadri di un’esposizione di Modest Mussorgsky.
Maurice Ravel nacque nei pressi di Biarritz, nella regione basca francese, ai confini con la Spagna; la madre era basca, e il padre un inventore e imprenditore svizzero. All’età di sette anni, il giovane Maurice iniziò a studiare il pianoforte, e iniziò a comporre cinque o sei anni più tardi. I genitori lo incoraggiarono in quest’attività, e lo mandarono a studiare al Conservatorio di Parigi.
Durante i suoi studi Ravel incontrò e frequentò numerosi compositori giovani e innovativi, che usavano chiamarsi Apaches per la loro vita sregolata; il gruppo era famoso per la sua forte inclinazione al consumo di alcolici.
Studiò musica con Gabriel Fauré per quattordici straordinari anni. In questo periodo, Ravel provò diverse volte a vincere il prestigioso premio Prix de Rome, inutilmente.
Nel 1932 Ravel fu coinvolto in un incidente d’auto piuttosto grave a seguito del quale la sua produzione artistica diminuì sensibilmente. A causa di un’atrofia cerebrale, le sue condizioni peggiorarono inesorabilmente fino al 1937 quando, il 18 dicembre, fu operato alla scatola cranica. L’intervento non ebbe alcun esito e Ravel morì dieci giorni più tardi, lasciando a tutti un ricordo di lui come un musicista appassionato.
Ravel si considerò sotto molti aspetti un neoclassico: egli utilizzò, infatti, tecniche e strutture compositive tipicamente tradizionali e diatoniche, con una precisione matematica tanto ammirata, senza mai sconfinare nell’atonalità, per proporre le sue armonie nuove ed innovative.
Fu influenzato da Debussy, ma in realtà Ravel fu ispirato anche dalla musica russa e spagnola, e dal jazz degli Stati Uniti, come si evidenzia dal movimento intitolato Blues della sua sonata per violino e pianoforte e dal clima del Concerto in Re per pianoforte con sola mano sinistra e orchestra, dedicato al pianista Paul Wittgenstein mutilato in guerra.
Come strumentista ed arrangiatore per orchestra, Ravel studiò con grande perizia e meticolosità le possibilità espressive dei singoli strumenti, per poterne determinare gli effetti: fu questa la caratteristica che permise il successo delle sue trascrizioni per orchestra, sia delle sue composizioni per pianoforte sia di quelle degli altri compositori,
Egli curò con estrema meticolosità la scrittura dei suoi manoscritti: Stravinskij lo definì l’”orologiaio svizzero”, per la complessità e precisione dei suoi lavori.

 

Fonte: https://liberliber.it/

Fonte https://blogdelsuono.weebly.com/

 

MGF

 

Frate Leone era il primo discepolo di Francesco e quello a lui più vicino alla fine della sua vita.

 

Fu sacerdote presso Viterbo poi tra i compagni della seconda ora di Francesco d’Assisi. Fu vicino al Santo durante importanti momenti della sua vita, in particolare negli ultimi anni presso il Santuario della Verna.
Frate Leone, colto sacerdote e abile calligrafo, fu uno dei compagni prediletti da Francesco. Questi lo volle come suo confessore e segretario inseparabile, tanto da essere protagonista di molti episodi della vita del Santo. Frate Leone era amato da San Francesco per due virtù particolari, la semplicità e la purezza di cuore, per le quali venne chiamato dal Santo “pecorella di Dio”.

 

 

 

 

A lui San Francesco confidò la dimora della «vera e perfetta letizia», lo volle al suo fianco quando compose la Nuova Regola, e, dopo aver ricevuto le Santissime Stimmate sul Monte La Verna, elesse frate Leone, tra gli altri più semplice e più puro, lasciandogli vedere e toccare quelle sante piaghe.
A sottolineare il profondo legame tra i due, rimane come testimonianza anche la nota formula manoscritta della Benedizione che San Francesco dedicò a frate Leone, e la lettera che il Santo, in un anno imprecisato compreso tra il 1222 ed il 1226, scrisse a Frate Leone, suo prediletto che, in crisi di vocazione, aveva chiesto a Francesco di poterlo incontrare.

 

 

“A Frate Leone, frate Francesco tuo, salute e pace. Così ti dico, figlio mio, come una madre, che tutte le cose che ci siamo detti brevemente, in una parola, te le riassumo, dispongo e consiglio, e non serve che per avere consiglio tu venga a me.  Per cui ti consiglio: in qualunque modo ti sembri meglio piacere al Signore Dio e seguirne le orme e la povertà, fatelo, con la benedizione del Signore Dio e della obbedienza a me. Ma se ti è necessario, per la tua anima, e per tua ulteriore consolazione e forza, tornare da me: vieni”

 

La “chartula” della Benedizione a Frate Leone è certamente una delle reliquie più preziose conservate nella basilica di S. France­sco in Assisi. Si tratta infatti di un rarissimo autografo del Santo ( se ne trova solo un altro nel duomo di Spoleto), un foglietto scritto subito dopo la stigmatizzazione sul monte della Verna, nel settembre del 1224. Contiene, da un lato, il testo delle «Lodi di Dio Altissimo» e, dall’altro, la «Benedizione a frate Leone». Riporta anche ben visibile il “Tau”, simbolo con il quale Francesco si firmava.

 

 

«Benedicat tibi Dominus et custodiat te;
ostendat faciem suam tibi et misereatur tui.
Convertat vultum suum ad te et det tibi pacem.
Dominus benedicat frater Leo, te.»

«Il Signore ti benedica e ti custodisca,
mostri a te il suo volto e abbia misericordia di te.
Rivolga verso di te il suo sguardo e ti dia pace.
Il Signore benedica te, frate Leone.»

 

Nota autografa: “Il beato Francesco scrisse di suo pugno questa benedizione per me frate Leone. Allo stesso modo fece lui, di sua mano, il segno del Tau con la sua base”.

Le parole di Francesco, musicate da L. Merlo, sono diventate uno dei più bei canti della chiesa cattolica.
Qui

https://www.youtube.com/watch?v=CN4toMq7G6Q

vi proponiamo la dolcissima interpretazione del Piccolo Coro dell’Antoniano.

E’ la nostra dedica al nuovo Pontefice Leone XIV, perché possa camminare, come fece frate Leone con il santo, sulle orme di Papa Francesco, mettendo al centro l’attenzione per gli ultimi, per la pace e per la speranza in un mondo di fratellanza.

 

Per saperne di più:

https://www.santiebeati.it/dettaglio/99337

https://www.assisiofm.it/news-come-andando-per-cammino-santo-francesco-parla-a-frate-leone-della-perfetta-letizia.html

 

MGF