DAVVERO, VIVO IN TEMPI BUI!

Davvero, vivo in tempi bui!
La parola innocente è stolta. Una fronte distesa
vuol dire insensibilità. Chi ride,
la notizia atroce
non l’ha saputa ancora.
Quali tempi sono questi, quando
discorrere d’alberi è quasi un delitto,
perché su troppe stragi comporta silenzio!

 

Quando Brecht scrive questi versi, il mondo è immerso in una delle sue stagioni più oscure. L’ascesa del nazismo, la repressione politica, la guerra imminente, l’esilio, la persecuzione: tutto concorre a definire quei “tempi bui” di cui il poeta si sente testimone e vittima. Non si tratta soltanto di un’epoca difficile; è un tempo in cui i valori fondamentali sembrano capovolti, in cui la verità è minacciata e la dignità umana calpestata. L’espressione “tempi bui” possiede una forza simbolica straordinaria. Il buio è assenza di luce, e quindi di chiarezza, di orientamento, di speranza. Vivere in tempi bui significa trovarsi in una realtà in cui è difficile distinguere il bene dal male, la verità dalla propaganda, la giustizia dall’oppressione. È la condizione di chi avanza in un paesaggio morale oscurato, dove le certezze vacillano e la coscienza è continuamente messa alla prova.
Dopo le grandi tragedie del secolo, molti intellettuali si sono interrogati sul ruolo dell’arte di fronte all’orrore. È possibile continuare a scrivere poesie, a dipingere paesaggi, a celebrare la bellezza, quando il mondo è attraversato dalla barbarie? Brecht risponde che sì, è possibile, ma solo a condizione che l’arte non si trasformi in evasione.
La poesia non deve essere un rifugio che ci allontana dalla realtà, bensì uno strumento per comprenderla e affrontarla. Anche quando parla di alberi, deve farlo con la consapevolezza del tempo in cui nasce. Deve portare dentro di sé la memoria delle stragi, la coscienza della sofferenza, la tensione morale della storia.
In questo senso, i versi di Brecht definiscono una vera e propria etica della parola. La lingua non è mai neutrale. Ogni discorso si colloca in un contesto storico e sociale, e da questo contesto riceve il proprio significato. Parlare significa sempre, in qualche misura, scegliere. Scegliere cosa dire, cosa tacere, dove dirigere l’attenzione.
Il poeta, dunque, non può sottrarsi a questa responsabilità. Non può fingere che la sua voce esista al di fuori del tempo. Anzi, proprio perché lavora con le parole, egli ha il dovere di interrogare la realtà, di denunciarne le ingiustizie, di dare voce a ciò che rischia di essere dimenticato.

 

Fonte: Libreriamo

 

MGF