E NON CHIEDERE NULLA di David Maria Turoldo
E NON CHIEDERE NULLA
Ora invece la terra
si fa sempre più orrenda:
il tempo è malato
i fanciulli non giocano più
le ragazze non hanno
più occhi
che splendono a sera.

E anche gli amori
non si cantano più,
le speranze non hanno più voce,
i morti doppiamente morti
al freddo di queste liturgie:
ognuno torna alla sua casa
sempre più solo.
Tempo è di tornare poveri
per ritrovare il sapore del pane,
per reggere alla luce del sole
per varcare sereni la notte
e cantare la sete della cerva.
E la gente, l’umile gente
abbia ancora chi l’ascolta,
e trovino udienza le preghiere.
E non chiedere nulla.
David Maria Turoldo
(da “O sensi miei…” – Poesie, 1948-1988)
Facile è intuire in queste poche righe le due realtà che spesso sono ignorate, anzi temute e sbeffeggiate nella società contemporanea: la povertà e la sobrietà.
Il benessere, il godimento, il consumo frenetico sembrano essere il ‘bisogno’ dell’uomo moderno. La ricerca delle realtà più sofisticate, artificiose, costose domina la vita dell’uomo rendendola ansiosa. Non si apprezza più il valore del distacco, non si assapora più la spontaneità delle cose modeste, non c’è più spazio per riflettere e tacere! “non chiedere nulla..”: noi ora siamo diventati sempre più pretenziosi, esigenti,insoddisfatti. Sempre alla ricerca di un tornaconto personale. Reclamiamo dagli altri quello che riteniamo nostro diritto, divenendo aggressivi e pieni di ira. Avremmo invece bisogno di ritrovare la pacata capacità di gustare ciò che ci è donato, a partire dalla vita stessa. Scegliere la semplicità e l’essenzialità è il grande segnale della vera grandezza d’animo. Così, semplicemente, umilmente, forse potremo ritrovarci uscendo dalla smarrimento.
MGF