ESSERE VIVI

Essere vivi
essere vivi ora
vuol dire avere sete
essere abbagliati dal sole fra gli alberi
ricordare all’improvviso una melodia
starnutire
tenerti per mano

 

essere vivi
essere vivi ora
vuol dire minigonna
un planetario
Johann Strauss
Picasso
le Alpi
vuol dire imbattersi in tutte le cose belle
e poi
essere attenti e opporsi al male che vi si nasconde

 

essere vivi
essere vivi ora
vuol dire poter piangere
poter ridere
potersi arrabbiare
vuol dire libertà

 

essere vivi
essere vivi ora
vuol dire un cane che abbaia in lontananza ora
la terra che sta girando ora
da qualche parte il primo vagito che si alza ora
da qualche parte un soldato ferito ora
è un’altelena che dondola ora
è l’ora che passa ora

 

essere vivi
essere vivi ora
vuol dire il battito d’ali degli uccelli
vuol dire il fragore del mare
il lento procedere di una lumaca
vuol dire gente che ama
il tepore della tua mano
vuol dire vita

 

(1971)

Il pensiero giapponese talvolta raffigura la metafisica di un attimo, la sospensione del divenire, ci fa accettare, senza domandarci nulla, quel che accade, quello che la nostra vista coglie così senza ragione.
Cogliere ma non vedere non guardare non osservare, semplicemente, essenzialmente dare nomi alle cose, ma forse soltanto nomi senza che le cose davvero esistano.
Attorno a noi ogni evento, ogni dato di realtà, ogni azione ha la sua piena entità, priva però di prima e di poi, quasi una nomenclatura dell’esistente di cui noi prendiamo parte.
E la poesia è come una sequenza di flash, di attimi, di entità che prendono la direzione di un nulla-tutto

SHUNTARŌ TANIKAWA

Il poeta e traduttore, Shuntaro Tanikawa (Tokyo 1931 – 1924) è cresciuto negli anni successivi alla Seconda Guerra Mondiale. Una volta descrisse il clima intellettuale e creativo del Giappone del dopoguerra come cupo ed esistenziale, con i poeti che si allontanavano dai codici e dalle convenzioni della poesia tradizionale.
La poesia di Tanikawa riflette un atteggiamento metafisico e quasi religioso nei confronti dell’esperienza. Con un linguaggio semplice ed essenziale, ha delineato idee profonde e verità emotive. Il suo primo libro, Due miliardi di anni luce di solitudine (1952), fu un bestseller e rimane una delle raccolte di poesie più popolari in Giappone. Tanikawa è diventato uno dei poeti più importanti del Giappone, pubblicando oltre 60 volumi di poesie che comprendono poesie liriche, poesie in prosa analitica, poesie narrative, poemi epici, poesie satiriche e poesie altamente sperimentali.
Tanikawa scrisse sia per bambini che per adulti, e i suoi progetti di traduzione includevano spesso letteratura per l’infanzia; le sue traduzioni di Mamma Oca vinsero il Translation Culture Award nel 1975, e tradusse anche opere di Maurice Sendak, John Burningham e Charles Schulz. Oltre alla poesia, Tanikawa scrisse testi di canzoni e saggi, curò numerose antologie e collaborò a diverse iniziative culturali e artistiche, tra cui le carte divinatorie shintoiste.
Nell’arco di un percorso letterario di quasi settant’anni ha vinto numerosi premi e riconoscimenti, tra cui i prestigiosi “Premio Yomiuri”, “Premio Hanatsubaki”, “Premio Hagiwara Sakutarō”, “Premio Asahi”. Molte delle oltre settanta raccolte di poesia di Tanikawa sono state tradotte e pubblicate in numerose lingue, tra cui inglese, italiano, francese, tedesco, spagnolo, cinese. In italiano, nel 2011, è stata pubblicata la raccolta d’esordio Una solitudine di due miliardi di anni luce (Bulzoni Editore, Roma), seguito dalla Raccolta Minimal (dei Merangoli, Roma, 2019)

 

Fonti: Indipendenteonline + varie

 

MGF