IL FILM

IL CONCERTO è un film del 2009 diretto da Radu Mihaileanu.
Ambientata fra Mosca e Parigi all’epoca di Breznev, quando il regime sovietico contemplava la pulizia etnica, la storia racconta di Andrei Filipov (Aleksej Guskov), un famosissimo direttore d’orchestra del Bolshoi. All’apice del successo, il musicista viene licenziato in quanto non ha espulso tutti i musicisti ebrei dalla sua orchestra. La sua ultima esibizione è stata addirittura interrotta sul palco da un ottuso gerarca di partito.
Viene così privato di quanto più ama, ma rimane nel teatro come uomo delle pulizie. Ventinove anni dopo è ancora lì e mentre lustra l’ufficio del direttore si accorge di un fax: il Theatre du Chatelet ha invitato l’orchestra del Bolshoi a esibirsi a Parigi. La sua mente è attraversata da una folle idea: ricostruire la sua vecchia orchestra e falsificando i documenti, presentarsi nella capitale francese come direttore. Recuperati i suoi vecchi amici, quasi tutti in condizioni di povertà, li prepara all’esecuzione del celebre concerto in Re maggiore op. 35 per violino e orchestra di Chaikowskij. Gli sgangherati, ma geniali musicisti, approdano a Parigi tra avventure tragicomiche, dove Andrei porrà una condizione allo Chatelet: vuole come solista la giovane e brillante violinista francese Anne-Marie Jacquet (Melanie Laurent), e non solo per la sua bravura…
Nel film “Il Concerto”, il brano principale eseguito è il Concerto per violino e orchestra in re maggiore, op. 35 di Čajkovskij. In particolare, viene eseguito un lungo e commovente estratto del secondo movimento, l’Andante, e il finale.

 

 

IL CONCERTO PER VIOLINO E ORCHESTRA IN RE MAGGIORE OP. 35

PËTR IL’IČ ČAJKOVSKIJ

Il Concerto per violino e orchestra in re maggiore op. 35 è l’unico concerto per violino del compositore russo . Ha sempre avuto una storia abbastanza particolare fin dalla sua apparizione: apprezzato ed acclamato dal pubblico per la sua capacità di coinvolgere e di trascinare gli ascoltatori e al contrario costantemente avversato dalla critica colta che l’ha sempre considerato una composizione di second’ordine, sia dal punto di vista formale che del contenuto, ritenuto eccessivamente patetico e talora anche rozzo; infine temuto dagli esecutori (addirittura il violinista che l’avrebbe dovuto eseguire alla première rinunciò all’incarico) per le sue difficoltà tecniche.
Con il passare del tempo i giudizi di pubblico e critica sono andati convergendo, ritenendo che il concerto per violino non rappresenti il massimo capolavoro del compositore russo, ma sia comunque un’opera certamente gradevole e anche apprezzabile sotto il profilo musicale; analogamente il concerto è entrato stabilmente nel repertorio di tutti i più grandi violinisti, che ne fanno spesso un cavallo di battaglia per dimostrare le proprie capacità virtuosistiche.

 

Chaikovsky scrisse il suo unico Concerto per violino e orchestra nei mesi di marzo e aprile del 1878; e si trattò dell’ultima composizione di rilievo prima di una lunga e sofferta crisi creativa. Il compositore, trentottenne, era reduce dal grande sforzo produttivo di due capolavori, la Quarta Sinfonia e l’Eugenio Onieghin, che avevano visto la luce l’anno precedente. Ma il 1877 era stato anche l’anno nel quale si erano verificati due eventi destinati a modificare sensibilmente il corso della vita del musicista, e, in parte, a turbare la sua delicata psicologia: il breve e disastroso matrimonio, e la concessione disinteressata di una rendita annuale da parte della mecenate Nadezda von Meck.
Tuttavia, se a proposito di Chaikovsky si è sempre messa in rilievo la stretta connessione fra eventi biografici e creazione artistica, il Concerto op. 35 non reca traccia nel suo contenuto espressivo delle agitate vicende private dell’autore. Esso fu redatto sulle rive del lago di Ginevra, nel corso di una vacanza volta a riprendersi dal trauma matrimoniale.

 

Assai complesse furono invece le vicende relative alla prima esecuzione. Ispiratore e primo dedicatario del lavoro fu Josif Kotek, amico e allievo del maestro; ma costui, che pure era intervenuto con pareri tecnici nella fase della stesura, si tirò indietro a partitura compiuta. Anche il celebrato virtuoso Leopold von Auer rifiutò il battesimo della composizione, ritenendo ineseguibile la parte solistica. A interpretare la première, il 4 dicembre 1881 a Vienna – ben tre anni e mezzo dopo il compimento dell’opera – fu Adol’f Davidovič Brodskij; Hans Richter dirigeva la Filarmonica di Vienna. Adol’f Brodskij diventò paladino della diffusione del Concerto, e il compositore gli dedicò giustamente la partitura.
Il giudizio della critica non è sempre stato benevolo; le accuse più frequenti sono state quelle di superficialità e di carenza di gusto.
La “carenza di gusto” non è dovuta a inettitudine, ma alla ricerca di una nuova vitalità espressiva, mediante la presenza di motivi di danza e di ascendenza gitana. E l’equilibrio organico della partitura mostra il calcolo preciso di ogni effetto, la perfetta consapevolezza dei propri scopi da parte dell’autore.

 

 

Il concerto è articolato in tre movimenti:
1. Allegro moderato (Re maggiore)
2. Canzonetta. Andante (Sol minore)
3. Finale. Allegro vivacissimo (Re maggiore)

Il primo movimento, “Allegro moderato”, si avvale di una calibrata dialettica fra solista e compagine orchestrale, che sfrutta una invenzione melodica lirica e pregnante; la cadenza, come in Mendelssohn, è prima della ripresa e non al termine. La centrale “Canzonetta (Andante)” è un Lied di impronta popolare, basato sulla tenera cantabilità del solista. Il Finale (“Allegro vivacissimo”) è una pagina di trascinante vitalità, dove l’elemento zigano si converte in strepitoso virtuosismo; ma non mancano, nei vari episodi, pause liriche di raffinato lirismo, prima che la partitura venga suggellata da una brillante coda ad effetto.

 

Ed ecco il finale del film Il Concerto, con la musica di Chaikovsky.

Fonte: Magiadellopera.com

 

MGF