La Passione di Cristo secondo San Marco per solisti, coro, orchestra e organo , è il primo oratorio composto da Lorenzo Perosi e presentato in prima assoluta nella chiesa di Sant’Ambrogio a Milano il 9 agosto 1897 in occasione di un convegno di musica sacra. Ci fu una precedente esecuzione della prima parte a Venezia , all’inizio di agosto. Perosi lo dedicò al compositore Ferruccio Menegazzi , all’alpinista e musicologo Francesco Lurani e al compositore Marco Enrico Bossi.

 

 

La prima aveva lasciato una profonda impressione. Perosi basa il linguaggio musicale sul canto gregoriano, utilizzando sempre testi semplici e moderati, sia per l’orchestra che per i solisti, con gli interventi del coro che svolgono il ruolo di commentatori.
Si dice che Massenet , dopo aver ascoltato il finale, abbia esclamato: “Lorenzo Perosi è davvero il Bach italiano!”
Questa composizione è divisa in tre sezioni, scritte in periodi diversi durante lo stesso anno 1897:
I. La Cena del Signore (Cap. XIV, versetti 17-26)
II L’Orazione al Monte (Cap. XIV, versetti 33-43)
III La morte del Redentore (Cap. XV, versetti 25-37)
Dopo la sua prima esecuzione, fu rappresentata a Santa Maria delle Grazie a Milano tra il 2 e il 5 dicembre 1897 in occasione del Congresso di musica sacra.

 

LORENZO PEROSI

 

Lorenzo Perosi, nato a Tortona, fu un musicista attento, uomo e religioso dalla profonda spiritualità e interprete musicale intelligente. La sua vita fu immersa tra l’arte e la fede. Amò la musica, come i suoi cinque fratelli, tutti coinvolti attivamente e pienamente. Fin da giovanissimo si fece “terziario” (chiamato a compiere il suo cammino aderendo pienamente alla spiritualità francescana), e poi entrò anche al Liceo Musicale di Santa Cecilia di Roma e seguì ancora un corso di studi a distanza col Conservatorio di Milano. Fu maestro di canto all’Abbazia di Montecassino; si diplomò al Conservatorio di Milano e continuò a studiare nella città di Ratisbona.

 

Divenne poi maestro di cappella a Imola e l’anno seguente direttore della Cappella Marciana della Basilica di San Marco a Venezia. Dopo essere diventato nel 1895 sacerdote, Papa Leone XIII lo nominò direttore perpetuo della Cappella Musicale Pontificia Sistina, carica che ricoprì fino alla sua morte nel 1956.
Perosi lasciò un grande segno, sia perché era una personalità e un maestro musicalmente straordinariamente dotato e preparato, sia perché particolarmente sensibile e appassionato, oltre che continuamente attivo nella musica soprattutto religiosa corale.
Compose moltissima musica per la liturgia, dando così un enorme contributo al repertorio musicale cattolico.

Dedito molto alla forma dell’Oratorio e dei mottetti, ha interpretato quello che stava succedendo dall’inizio del Novecento in Italia e in Europa. Uomo aperto e irriducibilmente curioso, pur nelle sue vesti di “povero prete”, fu una personalità molto inserita nella società dell’epoca e aggiornato ai suoi tempi.
La musica di Perosi ci svela una pietà solida: uno spazio della vita dell’Uomo alla preghiera e all’aspetto della spiritualità. Una vera proposta di legame con la vita della Chiesa e il vivere con il “sentore di Dio”. Mai esposto, Perosi, pur con la sua grande apertura verso gli altri e verso l’espressione musicale, rimase sempre nell’ombra, riservato e delicato. Proprio questi aspetti della sua personalità li ritroviamo puntualmente anche in tutta la sua musica religiosa composta. I suoi mottetti, moltissimi dei quali brevi, delicatissimi e leggeri come “acquerelli”, e allo stesso tempo intensi, sono tra le sue composizioni più eseguite ancora oggi dai cori liturgici e non solo.

 

ET HYMNO DICTO

Il brano Et hymno dicto (tradotto dal latino: “E, cantato l’inno”) è un’espressione biblica tratta dai Vangeli di Matteo (26,30) e Marco (14,26) che descrive il momento conclusivo dell’Ultima Cena, quando Gesù e gli apostoli intonano i salmi rituali e si recano al Monte degli Ulivi
Perosi inserisce le parole del “Lauda Sion”, unendo idealmente l’istituzione dell’Eucaristia al cammino verso il Getsemani e compie due scelte significative: utilizza la forma fugata che porta ad immaginare un’uscita dal Cenacolo caotica, affannosa e disordinata, e l’inizio del tema della fuga, ritmicamente marcato ed accentuato, esprime il battito del cuore di questi personaggi in ansia che non sanno cosa accadrà da lì a poco. Il pathos emotivo che Perosi riesce a creare è davvero intensissimo. Sulle parole conclusive (et hymnis et canticis)viene pensato questo intensissimo crescendo sia di sonorità che di intensità, finalmente omoritmico, che ben descrive il sentimento degli Undici che terminano la loro cena cantando e lodando il Signore nonostante il timore per il futuro.

 

Et, hymno dicto, exierunt in montem Olivarum.
Lauda Sion Salvatorem, Lauda ducem et pastorem
In hymnis et canticis!

E, detto l’inno, andarono al monte Oliveto.
Loda, o Sion, il Salvatore, loda il duce ed il pastore
cogli inni e coi cantici!

 

 

per l’intera PASSIONE SECONDO SAN MARCO

http://www.youtube.com/watch?v=f3KgE1vZtvs

 

 

MGF