«Ogni mattina, quando esci per recarti a scuola, pensa, figliuolo, che in quello stesso momento, nella tua stessa città, altri trentamila ragazzi vanno come te a chiudersi in una stanza per tre ore a studiare.
Ma pensa un po’ ai ragazzi di tutti i paesi che vanno a scuola alla stessa ora! Li vedi con l’immaginazione, che vanno, vanno, per le stradette dei villaggi, per le vie affollate delle città, lungo le rive dei mari e dei laghi, sotto un sole ardente o in mezzo alle nebbie; in barca nei paesi tagliati dai canali, a cavallo per le grandi pianure, in slitta sulle nevi, per valli e per colline, attraverso a boschi e a torrenti, su per i sentieri solitari delle montagne; soli, a coppie, a gruppi, a lunghe file, tutti coi libri sotto il braccio, vestiti in mille modi, parlanti in mille lingue; dagli ultimi confini della Russia perduti tra i ghiacci alle ultime scuole dell’Arabia all’ombra delle palme; milioni e milioni di creature che vanno tutte a imparare le medesime cose, in forme diverse!
Immagina questo immenso formicaio di ragazzi di cento popoli, questo movimento prodigioso di cui fai parte, e pensa: — Se questo movimento s’arrestasse, l’umanità ricadrebbe nella barbarie; questo movimento è il progresso, la speranza, la gloria del mondo. —
Coraggio, dunque, piccolo soldato dell’immenso esercito! I tuoi libri son le tue armi, la tua squadra è la tua classe, il campo di battaglia è la terra intera, e la vittoria è la civiltà umana. Non essere un soldato codardo, Enrico mio.»

 

“Ogni mattina, quando esci per recarti a scuola” è l’incipit di un capitolo intitolato proprio La scuola tratto dal romanzo Cuore di Edmondo De Amicis, pubblicato nel 1886.
In questo brano, un padre si rivolge al proprio figlio (Enrico, il protagonista del libro) per ricordargli l’importanza dello studio e il valore immenso della scuola come istituzione universale. 

Ha ancora senso leggere oggi il libro Cuore? La società e la scuola stessa sono profondamente cambiate. Per non parlare del lessico usato da De Amicis. Qualsiasi ragazzetto lo riconoscerebbe oggi come vecchio, desueto, puzzolente di naftalina.

La risposta è semplice: ha senso, perché nonostante abbia superato i 130 anni d’età, vi si trovano valori attualissimi e auspicabili ancora oggi quali la solidarietà, il rispetto reciproco, l’uguaglianza, la lealtà, lo spirito di sacrificio.

 

EDMONDO DE AMICIS

Edmondo De Amicis, nato a Imperia Oneglia il 21 ottobre del 1846, giornalista di professione e celebre scrittore di romanzi, lega fortemente il suo nome alla città di Torino. Nonostante le origini liguri, De Amicis ha un forte legame con il Piemonte, in particolare con la città di Torino, in cui trascorre gli anni della formazione e in cui più tardi ambienta e pubblica la sua più celebre opera, nonché una delle più importanti della letteratura italiana per ragazzi: il libro Cuore.
Accanto a questo, molti altri sono i romanzi che svelano la vita e gli aneddoti della città di Torino, come per esempio Amore e Ginnastica oppure La carrozza di tutti.
Dopo aver terminato gli studi liceali entra nell’Accademia Militare di Modena, cominciando così la sua carriera nell’esercito che, seppur breve, lo porta a diventare ufficiale. È a causa della sconfitta italiana nella battaglia di Custoza (1866) che decide di abbandonare le armi. In quest’occasione avviene il primo approccio di De Amicis con la scrittura, mediato proprio dalla sua recente esperienza, che lo induce a pubblicare, nel 1868, un’opera dal titolo La vita militare, il cui successo è tale da incoraggiarlo a proseguire nella strada della letteratura e del giornalismo, come inviato del quotidiano fiorentino «La Nazione». L’ideologia militare rimane una costante della sua vita e della sua opera, in quanto egli la considera un valido metodo educativo nella vita di un individuo. Anche attraverso gli edificanti racconti mensili di Cuore, pubblicato nel 1886, si percepisce lo spirito patriottico dell’autore e l’intento di diffondere tra i piccoli lettori l’amore per la patria, il rispetto per le gerarchie e la fratellanza.
Nel corso dell’ultimo decennio dell’Ottocento, l’adesione di De Amicis all’ideologia socialista sostituisce quel nazionalismo che fino ad allora aveva animato la sua vita e da quel momento nella sua produzione letteraria compaiono temi riguardanti le condizioni delle classi sociali più povere (ricordiamo tra gli altri Romanzo di un maestro).
Gli ultimi anni della sua vita sono segnati dal dolore causato da una serie di tristi eventi, quali la morte dell’amatissima madre e il suicidio nel 1898 del figlio Furio.
Edmondo De Amicis muore a Bordighera l’11 marzo 1908.

 

MGF