PER IL MATTINO DI PASQUA di DAVID MARIA TUROLDO
PER IL MATTINO DI PASQUA
Io vorrei donare una cosa al Signore,
ma non so che cosa.
Andrò in giro per le strade
zufolando, così,
fino a che gli altri dicano: è pazzo!
E mi fermerò soprattutto coi bambini
a giocare in periferia,
e poi lascerò un fiore
ad ogni finestra dei poveri
e saluterò chiunque incontrerò per via
inchinandomi fino a terra.
E poi suonerò con le mie mani
le campane sulla torre
a più riprese
finché non sarò esausto.
E a chiunque venga
– anche al ricco – dirò:
siedi pure alla mia mensa,
(anche il ricco è un povero uomo).
E dirò a tutti:
avete visto il Signore?
Ma lo dirò in silenzio
e solo con un sorriso.
È Pasqua, la festa più grande, è il giorno della gioia che fa suonare le campane, che riempie il cuore, che fa correre i discepoli al sepolcro vuoto. È l’alba della vita nuova, che vince la morte, della salvezza donata da Dio all’uomo, dell’amore che rovescia le regole del mondo. A Pasqua tutto si colora di gioia. La salvezza fa correre i discepoli al sepolcro vuoto. Il cuore trabocca di riconoscenza. David Maria Turoldo, in alcune poesie intitolate Per il mattino di Pasqua, esprime questa ineffabile emozione di essere salvato, non sa come esprimere la sua gratitudine, come restituire al Signore il bene che ha ricevuto: « Io vorrei donare una cosa al Signore, ma non so che cosa. Andrò in giro per le strade zufolando, così, fino a che gli altri dicano: è pazzo!». In un mondo pieno di tristezza e in questo momento di tante inquietudini, la Pasqua dovrebbe restituirci la gioia profonda dell’anima, annuncio per tutti.
DAVID MARIA TUROLDO
“Poeta, profeta, disturbatore delle coscienze, uomo di Dio, amico di tutti”: così lo salutava il Cardinal Martini, celebrandone le esequie nel Duomo della “sua” Milano. Turoldo fu “cantore del Dio che non ammette compromessi” e come tale esercitò la parresia cristiana all’interno della Chiesa e della società, partecipando alla Resistenza, denunciando l’oppressione dei “Faraoni” di turno, le solitudini delle moderne città, il tradimento delle istituzioni laiche e religiose. Innamorato della vita e cultore dell’amicizia, pagò di persona posizioni ideali e scelte pastorali che precorrevano il Concilio Vaticano II, di cui fu entusiastico sostenitore.
Fonti: Avvenire.it – Ariberti.it
MGF