VANITÀ di Giuseppe Ungaretti
VANITÀ
D’improvviso
è alto
sulle macerie
il limpido
stupore
dell’immensità
E l’uomo
curvato
sull’acqua
sorpresa
dal sole
si rinviene
un’ombra
Cullata e
piano
franta
Vallone il 19 agosto 1917
Sono ormai anni che Giuseppe Ungaretti incontra solo “macerie”. La guerra creata dagli uomini porta solo rovina e distruzione. L’animo umano finisce inevitabilmente per imbarbarirsi. La bellezza dell’essere scompare, tutto ciò che si vive durante il conflitto è barbarie.
Ma, quel giorno, Giuseppe Ungaretti alzando la testa sopra le rovine generate dalla forza distruttiva degli uomini, guardando il cielo, rimane colpito, incantato dall’immensità del Creato.
Vanità è un atto di coscienza dei limiti dell’uomo. La riflessione di Giuseppe Ungaretti dovrebbe essere condivisa e acquisita da tutto il genere umano per evitare che la follia distruttiva continui a prendere il sopravvento.
La consapevolezza di quanto siamo “piccoli” potrebbe e dovrebbe spingere gli esseri umani a “fare squadra” per sopravvivere al dominio dell’assoluto.
La bellezza del Creato andrebbe vissuta con armonia e amore. Quell’ombra sull’acqua può trasformarsi in luce, se si prende coscienza della nostra fragilità. La vita dell’uomo sulla terra è come quell’ombra finisce per sparire e disperdersi nel fluire veloce del tempo.
Non bisogna mai dimenticare, ci vuol far capire Ungaretti, che l’uomo è un passeggero mortale di una natura immortale e mette in evidenza la manifesta fragile precarietà dell’uomo e la sua vanità nel mondo.
Fonte: Libreriamo.it
MGF