Nuova stagione, nuovo progetto! Abbiamo pensato di dedicare quattro sabati sera alla musica.

 

Si inizia sabato 24 ottobre alle 21.00 con il film FRANCESCO GUCCINI. FRA LA VIA EMILIA E IL WEST,una versione completamente restaurata con audio in 5.1 del celebre  concerto filmato a Bologna il 21 giugno 1984: un appuntamento unico per far rivivere sul grande schermo ai tantissimi fan del grande cantautore tutte le emozioni di quella serata straordinaria e per ricordarlo a pochi mesi dalla sua scomparsa. Sul palco in Piazza Maggiore, a festeggiare con lui, si avvicendarono grandi amici e colleghi come Lucio Dalla, Paolo Conte, I Nomadi, Pierangelo Bertoli e moltissimi altri. La proiezione del film sarà preceduta da un’esclusiva introduzione di 11 minuti realizzata appositamente per l’evento cinematografico dallo stesso Francesco Guccini.

 

Proseguiremo poi sabato 7 novembre alle 21.00 con UNA LUCE SUL JAZZ, concerto del Monica Giuntoli Quintet: un viaggio attraverso la storia del jazz, dalle atmosfere del Blues all’ebergia dello Swing, dalla rivoluzione del Bepop alle sonorità del jazz italiano, del Soul e della Bossa Nova. Tradizione, improvvisazione e creatività si incontrano in un concerto ricco di emozioni e suggestioni.

 

 

Passiamo poi il 14 novembre alle 21.00 con SINFONIE D’ARGENTO: le più celebri melodie cinematografiche in veste da camera, concerto per Soprano (Monica Bozzo), Tenore (Antonio Francesco Buono) e Pianoforte (Guido Facchini). Dalle grandi produzioni di Hollywood alle luci di Broadway: un recital speciale che ripercorre le melodie più amate del grande schermo e del musical. L’eleganza del soprano e la ricchezza del pianoforte trasformano ogni brano in un’esperienza drammatica e suggestiva.

 

E per finire il 5 dicembre alle 20.45 CHOPIN MON AMOUR, concerto di musica classica, al pianoforte il M.° Alberto Lodoletti. Un recital pianistico interamente dedicato alla figura di Fryderyk Chopin, con una panoramica dei suoi brani più conosciuti, inframezzati da brevi spiegazioni del pianista per comprendere meglio il contesto e le sensazioni. Notturni, Ballate, Scherzi, Sonate e Polacche per un’ora di emozioni e di virtuosismo.

 

Il costo dei biglietti è di 5 euro per il film di Guccini, 8 euro per i concerti.

Vi aspettiamo numerosissimi per assaporare le vibranti emozioni della musica!

 

MGF

 

L’INDIFFERENZA

L’indifferenza è inferno senza fiamme,
ricordalo scegliendo fra mille tinte
il tuo fatale grigio.

Se il mondo è senza senso
tua solo è la colpa:
aspetta la tua impronta
questa palla di cera.

La poesia è un potente monito contro l’apatia esistenziale. L’indifferenza è paragonata a un “inferno senza fiamme”, una condizione di non-vita. La seconda strofa introduce il tema della responsabilità individuale: il mondo è una “palla di cera” informe che attende di essere plasmata dall’azione di ognuno. È una lirica severa, ma ricca di speranza e indica quanto il mondo sia malleabile, trasformabile in meglio. Il senso del mondo non è dato, ma deve essere creato. Scegliere il “fatale grigio” dell’indifferenza è una colpa.

 

 

MARIA LUISA SPAZIANI

 

Maria Luisa Spaziani nasce a Torino nel 1922. Diciannovenne, prima della laurea in lingue, dirige la rivista letteraria “Quaderni del girasole” che le permette di entrare in contatto con Saba, Penna, Sinisgalli, Luzi, Pratolini. Nel gennaio 1949 conosce a Milano Eugenio Montale con il quale ebbe un intenso sodalizio intellettuale e affettivo. Infatti i “Madrigali privati” (una sezione di “La bufera ed altro”), che il poeta ligure compose nel biennio 1949-50, sono dedicati a lei. Viaggiò molto, visse a Roma; a Messina e a Palermo fu docente universitaria di Lingua e Letteratura francese. La sua produzione letteraria spazia dalla poesia al poema-romanzo, dal saggio al racconto, dal giornalismo al teatro, dall’attività di traduttrice a quella di aforista. Nel 1990, ’92, ’97 fu candidata al premio Nobel. Si spense a Roma nel 2014.

 

Fonte: Sololibri.net

 

MGF

«Ogni mattina, quando esci per recarti a scuola, pensa, figliuolo, che in quello stesso momento, nella tua stessa città, altri trentamila ragazzi vanno come te a chiudersi in una stanza per tre ore a studiare.
Ma pensa un po’ ai ragazzi di tutti i paesi che vanno a scuola alla stessa ora! Li vedi con l’immaginazione, che vanno, vanno, per le stradette dei villaggi, per le vie affollate delle città, lungo le rive dei mari e dei laghi, sotto un sole ardente o in mezzo alle nebbie; in barca nei paesi tagliati dai canali, a cavallo per le grandi pianure, in slitta sulle nevi, per valli e per colline, attraverso a boschi e a torrenti, su per i sentieri solitari delle montagne; soli, a coppie, a gruppi, a lunghe file, tutti coi libri sotto il braccio, vestiti in mille modi, parlanti in mille lingue; dagli ultimi confini della Russia perduti tra i ghiacci alle ultime scuole dell’Arabia all’ombra delle palme; milioni e milioni di creature che vanno tutte a imparare le medesime cose, in forme diverse!
Immagina questo immenso formicaio di ragazzi di cento popoli, questo movimento prodigioso di cui fai parte, e pensa: — Se questo movimento s’arrestasse, l’umanità ricadrebbe nella barbarie; questo movimento è il progresso, la speranza, la gloria del mondo. —
Coraggio, dunque, piccolo soldato dell’immenso esercito! I tuoi libri son le tue armi, la tua squadra è la tua classe, il campo di battaglia è la terra intera, e la vittoria è la civiltà umana. Non essere un soldato codardo, Enrico mio.»

 

“Ogni mattina, quando esci per recarti a scuola” è l’incipit di un capitolo intitolato proprio La scuola tratto dal romanzo Cuore di Edmondo De Amicis, pubblicato nel 1886.
In questo brano, un padre si rivolge al proprio figlio (Enrico, il protagonista del libro) per ricordargli l’importanza dello studio e il valore immenso della scuola come istituzione universale. 

Ha ancora senso leggere oggi il libro Cuore? La società e la scuola stessa sono profondamente cambiate. Per non parlare del lessico usato da De Amicis. Qualsiasi ragazzetto lo riconoscerebbe oggi come vecchio, desueto, puzzolente di naftalina.

La risposta è semplice: ha senso, perché nonostante abbia superato i 130 anni d’età, vi si trovano valori attualissimi e auspicabili ancora oggi quali la solidarietà, il rispetto reciproco, l’uguaglianza, la lealtà, lo spirito di sacrificio.

 

EDMONDO DE AMICIS

Edmondo De Amicis, nato a Imperia Oneglia il 21 ottobre del 1846, giornalista di professione e celebre scrittore di romanzi, lega fortemente il suo nome alla città di Torino. Nonostante le origini liguri, De Amicis ha un forte legame con il Piemonte, in particolare con la città di Torino, in cui trascorre gli anni della formazione e in cui più tardi ambienta e pubblica la sua più celebre opera, nonché una delle più importanti della letteratura italiana per ragazzi: il libro Cuore.
Accanto a questo, molti altri sono i romanzi che svelano la vita e gli aneddoti della città di Torino, come per esempio Amore e Ginnastica oppure La carrozza di tutti.
Dopo aver terminato gli studi liceali entra nell’Accademia Militare di Modena, cominciando così la sua carriera nell’esercito che, seppur breve, lo porta a diventare ufficiale. È a causa della sconfitta italiana nella battaglia di Custoza (1866) che decide di abbandonare le armi. In quest’occasione avviene il primo approccio di De Amicis con la scrittura, mediato proprio dalla sua recente esperienza, che lo induce a pubblicare, nel 1868, un’opera dal titolo La vita militare, il cui successo è tale da incoraggiarlo a proseguire nella strada della letteratura e del giornalismo, come inviato del quotidiano fiorentino «La Nazione». L’ideologia militare rimane una costante della sua vita e della sua opera, in quanto egli la considera un valido metodo educativo nella vita di un individuo. Anche attraverso gli edificanti racconti mensili di Cuore, pubblicato nel 1886, si percepisce lo spirito patriottico dell’autore e l’intento di diffondere tra i piccoli lettori l’amore per la patria, il rispetto per le gerarchie e la fratellanza.
Nel corso dell’ultimo decennio dell’Ottocento, l’adesione di De Amicis all’ideologia socialista sostituisce quel nazionalismo che fino ad allora aveva animato la sua vita e da quel momento nella sua produzione letteraria compaiono temi riguardanti le condizioni delle classi sociali più povere (ricordiamo tra gli altri Romanzo di un maestro).
Gli ultimi anni della sua vita sono segnati dal dolore causato da una serie di tristi eventi, quali la morte dell’amatissima madre e il suicidio nel 1898 del figlio Furio.
Edmondo De Amicis muore a Bordighera l’11 marzo 1908.

 

MGF

VEDERE CHIARO

Tutta la poesia è luminosa, persino
la più oscura.
È il lettore che ha talvolta,
al posto del sole, nebbia dentro di se.
E la nebbia non permette mai di vedere chiaro.

Se ritornerà
un’altra volta e un’altra volta
e un’altra volta
a queste sillabe infiammate
rimarrà cieco da tanto chiarore.
Sia felice se arriverà.

La luce, ecco il fine della poesia per Eugenio De Andrade. Lo sa bene questo  poeta portoghese, nato in estrema povertà, ma che ha fatto della poesia un dono oltre che uno strumento di elevazione sociale e culturale. Egli riflette precisamente sull’enorme capacità della scrittura in versi: sono un insieme di raggi che rischiarano il cuore e lo riscaldano del calore delle fiamme. Purtroppo, talvolta la nebbia invade lo spirito e lo copre con una patina oscura, la vista dell’animo è ricoperta da un velo troppo spesso. Tuttavia, anche per gli animi più ostinati e annebbiati, la poesia può fare miracoli. La sua luce è come il piacevole e inaspettato sole d’inverno.

EUGÉNIO DE ANDRADE

Eugénio de Andrade è nato nel 1923 a Póvoa da Atalaia, piccolo borgo della Beira Baixa, all’interno del Portogallo, ed è scomparso, a ottantadue anni, nella sua casa di Oporto, il 13 giugno 2005. Ha avuto un’infanzia povera nella quale, di abbondante, c’era soltanto il vento, la luce, gli alberi, l’azzurro del cielo, l’immanenza delle cose concrete e essenziali. È un mondo in cui il bianco abbagliante dei muri si interseca con le forme ardite dei tronchi d’ulivo, elementi di una geografia spiccatamente mediterranea che entra con prepotenza nell’architettura dei suoi versi, versi spogli e severi come il paesaggio della sua terra, ma illuminati da intuizioni folgoranti che sembrano sgorgare direttamente dall’inconscio.

Uomo dall’indole schiva, l’autore portoghese evitava di partecipare alle premiazioni ed agli eventi mondani e letterari. Nonostante l’estrema riservatezza del carattere, ottenne prestigiosi riconoscimenti sia nel suo Paese che all’estero, ed i suoi componimenti classici, ispirati ai modelli lirici dell’antica Grecia, sono stati tradotti in inglese, tedesco, italiano, spagnolo, francese, olandese, ceco, rumeno, affascinando i lettori di gran parte del vecchio continente. Dalla pubblicazione del libro As mãos e os frutos, nel 1948, assistiamo ad un crescendo di rigore e depurazione linguistica che lo portano, in certi momenti, quasi alle soglie del silenzio, ai versi ridotti all’osso. Ma la parola è sempre limpida e immediata, estremamente raffinata e di grande ricchezza verbale e musicale.

 

Fonti: Filidaquilone.it – Facebook

 

MGF

ORARI E COSTI

GIOVEDI’ ore 16.00 e ore 21.00  –  DOMENICA ore 16.00
COSTO BIGLIETTO: 5 EURO prezzo unico per tutte le proiezioni
COSTO ABBONAMENTO (valido per tutte le proiezioni): 30 euro
COSTO ABBONAMENTO GIOVANI: 15 euro
(fino a 18 anni, valido per tutte le proiezioni)