Regia di Pif
con Pif, Giusy Buscemi, Francesco Scianna

 

 

 

 

UNA COMMEDIA SPIAZZANTE, INSOLITA ED ORIGINALE

Palermo, Arturo è un agente immobiliare capace e brillante. Ha una passione incontenibile per i dolci, soprattutto siciliani, mentre sul campo da calcio dimostra velleità meno solenni.
Un giorno fa da consulente a Flora per l’individuazione di un locale adatto ad aprire una pasticceria. E Arturo si innamora di lei al primo sguardo. Tra i due in poco tempo nasce un legame. Flora è una ragazza molto credente e Arturo le lascia credere lo stesso di lui; in occasione però della Settimana Santa, della rappresentazione della via Crucis dove Arturo è
chiamato a interpretare Gesù, le sue “bugie” crollano. Confessa a Flora, a tutti, di essere agnostico. Vuole però mettersi in gioco davvero con la fede cattolica e provare a vivere secondo il Vangelo. Trova come padre spirituale papa Francesco, che gli appare in casa in chiave onirica dopo un’indigestione di dolci. Papa Francesco diventa una guida cui rivolgere ogni tipo di domanda, compresi aneddoti su dolci e arancine. Un dialogo intenso, ironico, marcato da tenerezza, che spinge Arturo a guardarsi dentro e a trovare un suo equilibrio esistenziale e relazionale…
Pierfrancesco Diliberto, regista, attore, scrittore e autore Tv al suo quarto film , continua a raccontare la dimensione dell’umano e il suo agire sociale attraverso la formula della commedia-favola sentimentale. Qui non parla di cultura della legalità o di diritti dei lavoratori, bensì esplora i tornanti interiori di un uomo che sulla soglia dei cinquant’anni scopre l’amore e si pone domande sulla fede.
Pif usa la sua riconoscibile verve ironica per esaminare fede e prassi del credente, la vita di un cattolico, esplorandone guadagni e contraddizioni. In particolare, si (ci) interroga su quanto l’habitus cattolico sia vissuto in superficie o profondità. La traiettoria del personaggio è quella di un agnostico che sulle prime, in maniera cialtrona, si finge credente e poi, dopo una rovinosa caduta, prova ad aderire con più convinzione alla pratica religiosa, sperimentando anche posizioni integraliste. Pif usa la sua cifra sarcastica per tratteggiare una “parabola” di esplorazione e riscatto. Un uomo che cambia rotta grazie a un duplice incontro, con Flora e con papa Francesco.
Parte del film è chiaramente un omaggio al papa argentino, a quasi un anno dalla sua scomparsa, riflessione che trova sfumature di tenerezza e poesia nei volteggi finali: “ci piaceva immaginare – ha rimarcato Pif – che prima di andare via il Papa sia passato da Palermo per mangiare un’arancina”.
Un’opera che si presenta nell’insieme gradevole e acuta, nell’affrontare il desiderio di un “distante” di confrontarsi, al di là di gag e lampi di ironia, con la dimensione della fede.

Recensione della Commissione Nazionale Valutazione Film della Conferenza Episcopale Italiana

Tematiche: Amicizia, Amore-Sentimenti, Cibo, Dialogo, Famiglia, Fede, Matrimonio – coppia,
Politica-Società, Psicologia, Tematiche religiose


Affettuosamente ironico e satirico, ma niente affatto irriverente o blasfemo nei confronti della religione e della Chiesa cattolica. Anzi c’è da scommettere che a papa Francesco il film di Pif sarebbe piaciuto e non solo perché la figura del pontefice, terzo protagonista della vicenda, è un esplicito ed amorevole omaggio a papa Bergoglio.


Che Dio perdona a tutti divertire, riflette e convince. È un film vivo, a volte sfilacciato, ma oltremodo genuino. Commedia di teneri incontri, tra Arturo e Laura ma soprattutto tra il Papa e Arturo, con il primo che insegna la fede più pura e il secondo nomi e caratteri della gastronomia siciliana, perché “ i dolci non daranno la vita eterna è vero, ma ognuno sceglie la sua croce “

Recensioni
3/5 MyMovies
3,7/5 Sentieri Selvaggi
3,7/5 ComingSoon

 

PIF, LA FEDE E PAPA FRANCESCO: «È STATO UN RIVOLUZIONARIO»

Un primo piano scolpito dalle ombre della graticola di un confessionale: è il volto di Pif, nei panni di Arturo che racconta la sua vita in un lungo flashback, dissertando sui dolci siciliani, su un amore travolgente, e sul senso della “pratica” cristiana. L’interlocutore però non è un parroco di Palermo, dov’è ambientata la vicenda, ma il Papa in persona (Carlos Hipòlito), che tanto somiglia a Francesco I.

Tratto dal suo omonimo bestseller del 2018, Pif sforna come un cannolo siciliano il suo nuovo film, uscito nelle sale italiane, “… che Dio perdona a tutti”, farcendolo di una comicità educata e dolce come la ricotta, a cui aggiunge “scorzette” di critica sociale e una spolverata di bellezza zuccherina nel corpo e nell’anima di Giusy Buscemi, la sua partner sul grande schermo.

«Oltre alla mia golosità, non vivendo più a Palermo, i dolci costituiscono il ponte con le mie origini, e poi, come tutto il cibo, credo siano l’espressione di un popolo. La loro esagerata dolcezza esprime i siciliani nel loro essere estremi, come lo è Arturo che si mangia con estrema semplicità 25 sciù alla volta. Per lui i dolci sono una ragione di vita e vede in Flora la donna ideale perché fa la pasticcera: nelle scene della loro intimità ci sono sempre cassatine, iris, torte savoia…».

 

«Per la prima volta la storia d’amore è centrale, nei miei precedenti film è sempre stata il pretesto per parlare d’altro, mentre qui diventa il perno attorno a cui ruotano tutti gli eventi. Sarebbe stato semplice mettere come ostacolo tra Arturo e Flora un altro uomo, ma ho voluto sparare alto e metterci addirittura Dio, per lanciare una provocazione: cosa succederebbe in un Paese cattolico se i fedeli praticassero alla lettera la Parola del Signore? Da un lato è facile rispettare i grandi comandamenti come “non uccidere”, diventa invece molto difficile, nella vita quotidiana, accogliere gli stranieri, dar da mangiare agli affamati, non dire falsa testimonianza, perché potrebbero crearsi dei conflitti sul piano personale, come avviene per Arturo. Lui comincia a comportarsi secondo gli insegnamenti del Vangelo per riconquistare Flora che è cattolica, ma in realtà complica ancora di più le cose perché smaschera le ipocrisie della società».
«L’agire di Arturo non mette in crisi gli atei e gli agnostici, ma proprio i cattolici, ed è questo il paradosso su cui si regge tutto. Per innescarlo avevo bisogno di un personaggio che da un lato conoscesse la religione, dato che la mia generazione è cresciuta in un Paese cattolico, e dall’altro però si dicesse ad un certo punto: come posso continuare a professarmi cristiano se non vado più in chiesa, non pratico e non credo? Allora da agnostico, come Pif e come Arturo, ho cominciato a farmi delle domande e a sentire Dio più presente, perché se metti in discussione la religione sei costretto a cercare quelle risposte che il cattolico possiede già per fede, e se le trovi, allora sei veramente convinto».

«Il film è dedicato a Papa Francesco, perché è stato lui a darmi la scossa per scrivere il romanzo da cui ho tratto la sceneggiatura. Mi ha colpito il suo incarnare un modo di vivere semplice, evangelico, anche nella forma e non solo nella sostanza, ponendosi per questo fuori dagli schemi e diventando una figura divisiva ma al contempo credibile. L’ho conosciuto nel 2017 grazie a don Marco Pozza, cappellano del carcere di Padova. Papa Francesco ci disse “pregate per me”, una frase sconvolgente, pensando che lui possa avere bisogno della nostra preghiera, ma col tempo capii che non la disse per abbassarsi al nostro livello, ma per elevarci al suo livello: lo trovo davvero un rivoluzionario».

IlNordEst.it

 

MGF

 

IO SONO UNA STELLA

Io sono una stella nel firmamento,
Che osserva il mondo, disprezza il mondo,
E si consuma nella propria luce.

 

 

Io sono il mare di notte tempesta,
il mare che grida e che accumula nuovi
peccati e all’antico fa ammenda.

 

 

Io sono stato bandito dal vostro mondo
Cresciuto nella superbia, tradito dall’orgoglio,
Sono un re senza un Regno.

 

 

Io sono la passione senza parole,
In una casa senza camino, in una guerra senza spada,
è la mia stessa forza che mi ammala.

 

 

 

La lirica è tratta da Musica e solitudine, una raccolta di poesie date alle stampe per la prima volta nel 1915. Erano gli anni bui della Prima Guerra Mondiale, un periodo in cui l’Europa si stava distruggendo proprio in nome della supremazia e dell’orgoglio nazionalista. Hesse, scegliendo la via della spiritualità e dell’introspezione, si opponeva a quella follia collettiva, proponendo l’amore universale come unico vero antidoto alla barbarie.

Oggi più che mai, questa lirica di Hermann Hesse risuona come un avvertimento necessario e rivoluzionario. Viviamo in un mondo attuale che sembra pervaso dalla divisione, dallo scontro e da una costante ricerca di supremazia culturale.
Quando un gruppo, una nazione o un pensiero ideologico si autoproclama “superiore”, si comporta esattamente come la stella di Hesse: osserva il mondo e lo disprezza. Questa brama di predominio non crea progresso, ma genera barriere culturali, muri geopolitici e una profonda incapacità di ascoltare l’altro. È il rifiuto radicale dell’amore assoluto, sostituito dal culto della forza.
Questo cortocircuito si riflette, come in un gioco di specchi, nel microcosmo dei nostri rapporti interpersonali. Anche il dialogo quotidiano sembra ormai caratterizzato dallo scontro continuo, da monologhi sovrapposti in cui l’altro non è un interlocutore da comprendere, ma un avversario da sconfiggere. L’orgoglio privato diventa una trincea che ci fa sentire forti, ma che alla fine ci lascia isolati, “re senza un Regno”, privati dell’unica cosa che dà senso all’esistenza: la capacità di amare e di lasciarsi amare.

 

Fonte: Libreriamo

 

MGF

Nuova stagione, nuovo progetto! Abbiamo pensato di dedicare quattro sabati sera alla musica.

 

Si inizia sabato 24 ottobre alle 21.00 con il film FRANCESCO GUCCINI. FRA LA VIA EMILIA E IL WEST,una versione completamente restaurata con audio in 5.1 del celebre  concerto filmato a Bologna il 21 giugno 1984: un appuntamento unico per far rivivere sul grande schermo ai tantissimi fan del grande cantautore tutte le emozioni di quella serata straordinaria e per ricordarlo a pochi mesi dalla sua scomparsa. Sul palco in Piazza Maggiore, a festeggiare con lui, si avvicendarono grandi amici e colleghi come Lucio Dalla, Paolo Conte, I Nomadi, Pierangelo Bertoli e moltissimi altri. La proiezione del film sarà preceduta da un’esclusiva introduzione di 11 minuti realizzata appositamente per l’evento cinematografico dallo stesso Francesco Guccini.

 

Proseguiremo poi sabato 7 novembre alle 21.00 con UNA LUCE SUL JAZZ, concerto del Monica Giuntoli Quintet: un viaggio attraverso la storia del jazz, dalle atmosfere del Blues all’ebergia dello Swing, dalla rivoluzione del Bepop alle sonorità del jazz italiano, del Soul e della Bossa Nova. Tradizione, improvvisazione e creatività si incontrano in un concerto ricco di emozioni e suggestioni.

 

 

Passiamo poi il 14 novembre alle 21.00 con SINFONIE D’ARGENTO: le più celebri melodie cinematografiche in veste da camera, concerto per Soprano (Monica Bozzo), Tenore (Antonio Francesco Buono) e Pianoforte (Guido Facchini). Dalle grandi produzioni di Hollywood alle luci di Broadway: un recital speciale che ripercorre le melodie più amate del grande schermo e del musical. L’eleganza del soprano e la ricchezza del pianoforte trasformano ogni brano in un’esperienza drammatica e suggestiva.

 

E per finire il 5 dicembre alle 20.45 CHOPIN MON AMOUR, concerto di musica classica, al pianoforte il M.° Alberto Lodoletti. Un recital pianistico interamente dedicato alla figura di Fryderyk Chopin, con una panoramica dei suoi brani più conosciuti, inframezzati da brevi spiegazioni del pianista per comprendere meglio il contesto e le sensazioni. Notturni, Ballate, Scherzi, Sonate e Polacche per un’ora di emozioni e di virtuosismo.

 

Il costo dei biglietti è di 5 euro per il film di Guccini, 8 euro per i concerti.

Vi aspettiamo numerosissimi per assaporare le vibranti emozioni della musica!

 

MGF

 

L’INDIFFERENZA

L’indifferenza è inferno senza fiamme,
ricordalo scegliendo fra mille tinte
il tuo fatale grigio.

Se il mondo è senza senso
tua solo è la colpa:
aspetta la tua impronta
questa palla di cera.

La poesia è un potente monito contro l’apatia esistenziale. L’indifferenza è paragonata a un “inferno senza fiamme”, una condizione di non-vita. La seconda strofa introduce il tema della responsabilità individuale: il mondo è una “palla di cera” informe che attende di essere plasmata dall’azione di ognuno. È una lirica severa, ma ricca di speranza e indica quanto il mondo sia malleabile, trasformabile in meglio. Il senso del mondo non è dato, ma deve essere creato. Scegliere il “fatale grigio” dell’indifferenza è una colpa.

 

 

MARIA LUISA SPAZIANI

 

Maria Luisa Spaziani nasce a Torino nel 1922. Diciannovenne, prima della laurea in lingue, dirige la rivista letteraria “Quaderni del girasole” che le permette di entrare in contatto con Saba, Penna, Sinisgalli, Luzi, Pratolini. Nel gennaio 1949 conosce a Milano Eugenio Montale con il quale ebbe un intenso sodalizio intellettuale e affettivo. Infatti i “Madrigali privati” (una sezione di “La bufera ed altro”), che il poeta ligure compose nel biennio 1949-50, sono dedicati a lei. Viaggiò molto, visse a Roma; a Messina e a Palermo fu docente universitaria di Lingua e Letteratura francese. La sua produzione letteraria spazia dalla poesia al poema-romanzo, dal saggio al racconto, dal giornalismo al teatro, dall’attività di traduttrice a quella di aforista. Nel 1990, ’92, ’97 fu candidata al premio Nobel. Si spense a Roma nel 2014.

 

Fonte: Sololibri.net

 

MGF

«Ogni mattina, quando esci per recarti a scuola, pensa, figliuolo, che in quello stesso momento, nella tua stessa città, altri trentamila ragazzi vanno come te a chiudersi in una stanza per tre ore a studiare.
Ma pensa un po’ ai ragazzi di tutti i paesi che vanno a scuola alla stessa ora! Li vedi con l’immaginazione, che vanno, vanno, per le stradette dei villaggi, per le vie affollate delle città, lungo le rive dei mari e dei laghi, sotto un sole ardente o in mezzo alle nebbie; in barca nei paesi tagliati dai canali, a cavallo per le grandi pianure, in slitta sulle nevi, per valli e per colline, attraverso a boschi e a torrenti, su per i sentieri solitari delle montagne; soli, a coppie, a gruppi, a lunghe file, tutti coi libri sotto il braccio, vestiti in mille modi, parlanti in mille lingue; dagli ultimi confini della Russia perduti tra i ghiacci alle ultime scuole dell’Arabia all’ombra delle palme; milioni e milioni di creature che vanno tutte a imparare le medesime cose, in forme diverse!
Immagina questo immenso formicaio di ragazzi di cento popoli, questo movimento prodigioso di cui fai parte, e pensa: — Se questo movimento s’arrestasse, l’umanità ricadrebbe nella barbarie; questo movimento è il progresso, la speranza, la gloria del mondo. —
Coraggio, dunque, piccolo soldato dell’immenso esercito! I tuoi libri son le tue armi, la tua squadra è la tua classe, il campo di battaglia è la terra intera, e la vittoria è la civiltà umana. Non essere un soldato codardo, Enrico mio.»

 

“Ogni mattina, quando esci per recarti a scuola” è l’incipit di un capitolo intitolato proprio La scuola tratto dal romanzo Cuore di Edmondo De Amicis, pubblicato nel 1886.
In questo brano, un padre si rivolge al proprio figlio (Enrico, il protagonista del libro) per ricordargli l’importanza dello studio e il valore immenso della scuola come istituzione universale. 

Ha ancora senso leggere oggi il libro Cuore? La società e la scuola stessa sono profondamente cambiate. Per non parlare del lessico usato da De Amicis. Qualsiasi ragazzetto lo riconoscerebbe oggi come vecchio, desueto, puzzolente di naftalina.

La risposta è semplice: ha senso, perché nonostante abbia superato i 130 anni d’età, vi si trovano valori attualissimi e auspicabili ancora oggi quali la solidarietà, il rispetto reciproco, l’uguaglianza, la lealtà, lo spirito di sacrificio.

 

EDMONDO DE AMICIS

Edmondo De Amicis, nato a Imperia Oneglia il 21 ottobre del 1846, giornalista di professione e celebre scrittore di romanzi, lega fortemente il suo nome alla città di Torino. Nonostante le origini liguri, De Amicis ha un forte legame con il Piemonte, in particolare con la città di Torino, in cui trascorre gli anni della formazione e in cui più tardi ambienta e pubblica la sua più celebre opera, nonché una delle più importanti della letteratura italiana per ragazzi: il libro Cuore.
Accanto a questo, molti altri sono i romanzi che svelano la vita e gli aneddoti della città di Torino, come per esempio Amore e Ginnastica oppure La carrozza di tutti.
Dopo aver terminato gli studi liceali entra nell’Accademia Militare di Modena, cominciando così la sua carriera nell’esercito che, seppur breve, lo porta a diventare ufficiale. È a causa della sconfitta italiana nella battaglia di Custoza (1866) che decide di abbandonare le armi. In quest’occasione avviene il primo approccio di De Amicis con la scrittura, mediato proprio dalla sua recente esperienza, che lo induce a pubblicare, nel 1868, un’opera dal titolo La vita militare, il cui successo è tale da incoraggiarlo a proseguire nella strada della letteratura e del giornalismo, come inviato del quotidiano fiorentino «La Nazione». L’ideologia militare rimane una costante della sua vita e della sua opera, in quanto egli la considera un valido metodo educativo nella vita di un individuo. Anche attraverso gli edificanti racconti mensili di Cuore, pubblicato nel 1886, si percepisce lo spirito patriottico dell’autore e l’intento di diffondere tra i piccoli lettori l’amore per la patria, il rispetto per le gerarchie e la fratellanza.
Nel corso dell’ultimo decennio dell’Ottocento, l’adesione di De Amicis all’ideologia socialista sostituisce quel nazionalismo che fino ad allora aveva animato la sua vita e da quel momento nella sua produzione letteraria compaiono temi riguardanti le condizioni delle classi sociali più povere (ricordiamo tra gli altri Romanzo di un maestro).
Gli ultimi anni della sua vita sono segnati dal dolore causato da una serie di tristi eventi, quali la morte dell’amatissima madre e il suicidio nel 1898 del figlio Furio.
Edmondo De Amicis muore a Bordighera l’11 marzo 1908.

 

MGF