Quando ti metterai in viaggio per Itaca
devi augurarti che la strada sia lunga,
fertile in avventure e in esperienze.
I Lestrigoni e i Ciclopi
o la furia di Nettuno non temere,
non sarà questo il genere di incontri
se il pensiero resta alto e un sentimento
fermo guida il tuo spirito e il tuo corpo.
In Ciclopi e Lestrigoni, no certo,
né nell’irato Poseidone incapperai
se non li porti dentro
se l’anima non te li mette contro.

Devi augurarti che la strada sia lunga.
Che i mattini d’estate siano tanti
quando nei porti – finalmente e con che gioia –
toccherai terra tu per la prima volta:
negli empori fenici indugia e acquista
madreperle coralli ebano e ambre
tutta merce fina, anche profumi
penetranti d’ogni sorta;
più profumi inebrianti che puoi,
va in molte città egizie
impara una quantità di cose dai dotti.

 

Sempre devi avere in mente Itaca –
raggiungerla sia il pensiero costante.
Soprattutto, non affrettare il viaggio;
fa che duri a lungo, per anni, e che da vecchio
metta piede sull’isola, tu, ricco
dei tesori accumulati per strada
senza aspettarti ricchezze da Itaca.
Itaca ti ha dato il bel viaggio;
senza di lei, mai ti saresti messo sulla via.
Nulla di più ha da darti.

 

E se la trovi povera, non per questo Itaca ti avrà deluso.
Fatto ormai savio, con tutta la tua esperienza addosso
già tu avrai capito ciò che Itaca vuole significare.

 

Itaca, scritta nel 1911, appartiene al secondo periodo della produzione di Kavafis quando il poeta abbandona il simbolismo per recuperare la tradizione ellenistica realizzando così i suoi massimi capolavori. Nella lirica il riferimento al mito e alla classicità appare evidente fin dal titolo: Itaca, la terra natìa di Ulisse, la promessa universale del ritorno.
Attraverso la metafora del viaggio dell’eroe greco Kavafis narra una verità esistenziale: la navigazione di Ulisse si trasfigura così nel percorso della vita che in realtà non ha altra meta se non il viaggio.

 

COSTANTINO KAVAFIS

Kostantinos Petrou Kavafis (Alessandria d’Egitto, 29 aprile 1863 – Alessandria d’Egitto, 29 aprile 1933) è stato un poeta e giornalista greco. Kavafis era uno scettico che fu accusato di attaccare i tradizionali valori della cristianità, del patriottismo, e dell’eterosessualità, anche se non sempre si trovò a suo agio nel ruolo di anticonformista. Pubblicò 154 poesie ma molte altre sono rimaste incomplete o allo stato di bozza. Le poesie più importanti furono scritte dopo il suo quarantesimo compleanno. Kavafis nacque ad Alessandria d’Egitto, da famiglia greca. Suo padre aveva una ben avviata ditta di import-export, tuttavia nel 1870, dopo la morte del padre, Kavafis e la sua famiglia furono costretti a trasferirsi a Liverpool. Kavafis tornò ad Alessandria nel 1882. Lo scoppio delle rivolte nel 1885 costrinse la famiglia a muoversi ancora, questa volta a Costantinopoli. In quell’anno stesso, però, Kavafis ritornò ad Alessandria, dove visse per il resto della sua vita. Inizialmente lavorò come giornalista, ma poi fu assunto al Ministero egiziano dei lavori pubblici, dove lavorò per trent’anni. Dal 1891 al 1904 pubblicò alcune poesie, che gli fruttarono una certa fama per tutta la vita. Morì nel 1933. Dalla sua morte, la fama di Kavafis è cresciuta, e oggi è considerato uno dei più grandi poeti greci.
Le liriche di Kavafis hanno spesso carattere epigrammatico ed essenziale; lo stile è caratterizzato da un vena ironica, rivelatrice di un atteggiamento disincantato verso la realtà. La poesia, occasione di nobilitazione e di riscatto dalla miseria umana, è per Kavafis fondamentalmente memoria, rielaborazione di un passato che se da un lato è biografico dall’altro si incarna nella storia e nella tradizione di un popolo, di una civiltà. In questa chiave si iscrive la scelta del poeta di usare il greco, lingua parlata dalla madre del poeta, e di far rivivere, attraverso le sue liriche, fatti e personaggi dell’epoca ellenistico-romana e bizantina.

 

MGF

 

Se non mi avessi dato la poesia, Signore,
non avrei nulla per vivere.
Questi campi non sarebbero miei.
Mentre ora ho avuto la fortuna di possedere meli,
di fare spuntare rami dalle mie pietre,
riempire di sole il cavo delle mie mani
di gente il mio deserto,
di usignoli i miei giardini.

 

Allora, come ti sembra? Hai visto
le mie messi, Signore? Hai visto le mie viti?
Hai visto come cade bene la luce
sulle mie valli serene?
Ed ho ancora tempo!
Non ho dissodato tutto il mio territorio, Signore.
Il mio dolore mi scava a fondo e il mio lotto aumenta.
Prodigo il mio riso come pane che si spartisce.

 

Tuttavia,
non spendo a torto il tuo sole.
Non getto neanche una briciola di ciò che mi dai.
Perché penso alla solitudine e agli acquazzoni dell’inverno.
Perché verrà la mia sera. Perché giunge fra poco
la mia sera, Signore, e prima di andarmene
devo avere fatto della mia capanna una chiesa
per i pastori dell’amore.

 


NIKIFORUS  VRETTAKOS

Nikiforus Vrettakos (1º gennaio 1912 – Atene , 4 agosto 1991) è nato nel villaggio di Krokees (Κροκεές), vicino a Sparta , in Laconia , ma è originario di Mani . Pubblicò la sua prima raccolta di poesie, Under Shadows and Lights , nel 1929, all’età di diciassette anni. Nello stesso anno si trasferì ad Atene per frequentare l’ università , ma lasciò dopo un anno per intraprendere una serie di lavori come impiegato in varie aziende. Nel 1937 iniziò una carriera trentennale nel servizio civile greco, vedendo anche il servizio di combattimento nella guerra greco-italiana durante questo periodo. Nel 1967 ha risposto all’acquisizione della Grecia da parte di una dittatura militare andando in esilio autoimposto in Svizzera e in Italia , dove è rimasto fino al ritorno in Grecia nel 1974. Ha anche scritto una poesia su Kostas Georgakis , lo studente che si è dato fuoco a Genova per protestare contro la giunta.
Nikiforus Vrettakos era considerato uno dei poeti più importanti della Grecia. Ha vinto numerosi premi e medaglie, tra cui il Premio statale di poesia greca due volte. Alcune delle sue poesie sono diventate canzoni popolari in ambienti musicali di compositori greci, tra cui Mikis Theodorakis .È stato anche eletto membro dell’Accademia di Atene nel 1987.
Vrettakos morì ad Atene.

 

a cura di Benedetta Sarrica

MGF

Ritornano anche quest’anno gli incontri di lettura al mercoledì sera alle 21.00.

Ecco il calendario e i titoli dei libri:

 

Mercoledì 13 novembre 2019 – ore 21.00 – MACCHINE COME ME – Ian McEwan

Mercoledì 15 gennaio 2020 – ore 21.00 – UN MATRIMONIO AMERICANO – Tajari Jones

Mercoledì 12 febbraio 2020 – ore 21.00 – NEL SILENZIO DELLE NOSTRE PAROLE – Simona Sparaco

Mercoledì 11 marzo 2020 – ore 21.00 – DAI TUOI OCCHI SOLAMENTE – Francesca Diotallevi

Mercoledì 15 aprile 2020 – ore 21.00 – LE BRACI – Sàndor Màrai

Mercoledì 13 maggio 2020 – ore 21.00 – LIBRO A SORPRESA!

 

28 novembre 2018 – UNA DONNA – IL POSTO di Annie Ernaux

16 gennaio 2019 – ELEANOR OLIPHANT STA BENISSIMO di Gail Honeyman

27 febbraio 2019 – L’EROE DISCRETO di Mario Vargas Llosa

27 marzo 2019 – RESTO QUI di Marco Balzano

8 maggio 2019 – DOVE MI TROVO di Jhumpa Lahiri

 

 

 

29 novembre 2017 – SVEGLIARE I LEONI di Ayelet Gundar-Goshen

24 gennaio 2018 – L’ARMINUTA di Donatella di Pietrantonio

28 febbraio 2018 – LA PIU’ AMATA di Teresa Ciabatti

4 aprile 2018 – ESPIAZIONE di Ian MacEwan

2 maggio 2018 – ORFANI BIANCHI di Antonio Manzini