FUGA IN NORMANDIA: LA RECENSIONE

BIOGRAFICO/GUERRA
Regia di Oliver Parker – Gran Bretagna, USA, 2023 – 96′
con Michael Caine, Glenda Jackson, John Standing
Diretto da Oliver Parker – suoi “L’importanza di chiamarsi Ernest” (2002) e “Dorian Gray” (2009) –, il film ha come protagonisti due pilastri del cinema britannico, i Premi Oscar Michael Caine e Glenda Jackson, quest’ultima scomparsa dopo le riprese nel giugno del 2023. Ispirato a una storia vera, l’opera si muove su un doppio binario: la memoria della Seconda guerra mondiale, il ricordo dello sbarco in Normandia nel 1944 e il racconto di una dolcissima storia d’amore nell’ultimo tornante della vita, alla soglia dei novant’anni. La storia. Regno Unito 2014, Bernie Jordan è un veterano delle forze armate inglesi ormai novantenne. Vive con la moglie René in una residenza per anziani con assistenza medica. Bernie e René sono legati da settant’anni e il loro amore è sempre vivo, affiatato. L’uomo vorrebbe prendere parte al 70° anniversario del D-day in Normandia, ma la casa di cura non è riuscita a fare l’iscrizione per tempo. Deciso a non arrendersi, Bernie una mattina si prepara e si dirige al porto, al traghetto che lo porterà in Francia. La notizia della sua “fuga” per onorare i commilitoni caduti fa il giro dei giornali inglesi. È l’inizio per Bernie, ma anche per René, di un viaggio tra pagine di memoria e di sentimento, riavvolgendo il nastro dei ricordi tra trincee e i primi battiti di quel loro amore… È un piccolo gioiello il film di Parker, “Fuga in Normandia”, scritto dallo sceneggiatore William Ivory. Si muove in maniera dolce e dolente su due piani temporali, il 2014 e il 1944 (in flashback), toccando una molteplicità di temi. Anzitutto c’è la custodia della memoria comune, con la denuncia di tutte quelle giovani vite spezzate dalla guerra, richiamando anche il valore e il sacrificio militare. Due, in particolare, i momenti toccanti: il primo è l’incontro di Bernie con altri veterani di guerra di origini tedesche, una breve sequenza carica di pathos giocata sul dialogo e la ricerca della comprensione, riconciliazione; il secondo, è la visita di Bernie al cimitero dei caduti. Lì, davanti alle tante, troppe, lapidi bianche, giunge il vibrante il grido strozzato di Bernie, che si domanda il senso di quello spreco di vite innocenti. A questo si lega poi uno sguardo acuto e delicato sulla condizione della terza età, l’esistenza di due anziani sulla soglia dei novant’anni che si preparano a danzare l’ultimo valzer insieme, prima che il sipario cali. Un tempo intessuto di ricordi, tenerezze e confidenze, mai adombrato dalla paura della morte o del dolore, solamente dal timore del distacco dopo 70 anni trascorsi fianco a fianco. Pagine dense di grazia e sentimento, che non lasciano indifferenti. Un film intessuto di valore civile e tenerezza, un’elegia della vita nell’ultimo battito d’ali, affrontata con coraggio e fiducia, consapevoli di aver vissuto in pienezza. Con gratitudine. Un racconto brillante e raffinato, secondo i canoni narrativi del cinema inglese. Consigliabile e molto poetico.
Recensione della Commissione Nazionale Valutazione Film della Conferenza Episcopale Italiana
Tematiche
Amicizia, Amore-Sentimenti, Anziani, Guerra, Malattia, Matrimonio – coppia, Media, Metafore del nostro tempo, Morte, Storia
Fuga in Normandia è basato sulla vera storia di Bernie Jordan, noto ai media con il soprannome di “il grande fuggitivo” per quella sua iniziativa spericolata, a quasi novant’anni. Il film è molto commovente, soprattutto nelle scene che coinvolgono gli autentici reduci dello Sbarco (bellissimo il loro ritrovarsi sulla spiaggia), e manda un messaggio contro tutte le guerre.
Tramonti porpora ed albe magenta. Banchi cirrosi che screziano di bianco lattiginoso orizzonti che si perdono a vista d’occhio. Note di pianoforte che sembrano andare ramengo ma in realtà stanno toccando tutte le corde ascensionali (del cuore). Veterani dello schermo che interpretano coevi reduci di guerra come se ogni ruga fosse un frego di questa loro doppia carriera. Due coniugi che hanno vissuto più di 60 anni del loro matrimonio all’apparenza comune ma che in realtà sono ancora in qualche modo toccati dal dramma più profondo del Novecento occidentale.
Per una volta, al cinema, ci permettiamo di essere sentimentali e di commuoverci. Perché Fuga in Normandia non è solo la narrazione filmica di un fatto veramente accaduto 10 anni fa, quando un veterano di guerra “fuggì” dalla casa di riposo per recarsi da solo a commemorare il D-Day sulle spiagge dello sbarco, ma è anche un monumento, l’ultimo, a due leggende del cinema britannico e mondiale: Glenda Jackson, meravigliosa attrice due volte premio Oscar, scomparsa nel giugno 2023 a 87 anni di età, e sir Michael Caine – 91 anni e fortunatamente ancora con noi – che dopo un Oscar, una carriera fantastica e innumerevoli premi, ha annunciato il suo ritiro ufficiale dalle scene dopo aver interpretato un personaggio reale che all’epoca della sua impresa aveva la sua stessa età quando lo ha girato.
Recensioni
3,5/5 Sentieri selvaggi
6/10 Everyeye Cinema
3,5/5 MyMovies
LO SBARCO IN NORMANDIA: PIÙ DI 160MILA UOMINI PER IL D-DAY, IL GIORNO PIÙ LUNGO
Il D-Day, il giorno più lungo, ha segnato uno degli eventi più importanti del XX secolo, e non solo della Seconda guerra mondiale, velocizzandone il processo di conclusione con la sconfitta del nazifascismo e la liberazione dell’Europa. Lo sbarco degli Alleati sulle cinque spiagge della Normandia (Utah, Sword, Gold, Juno, Omaha), al comando del futuro presidente degli Stati Uniti, il generale Dwight Eisenhower, si svolse all’alba del 6 giugno 1944 e aprì un secondo fronte di guerra (oltre a quello orientale, dove l’Armata rossa sovietica avanzava da est). Ma un altro grande protagonista dello sbarco fu senza dubbio il generale britannico Bernard Montgomery, a capo del corpo di spedizione della 21esima armata. Il conflitto prese così una piega diversa, portando alla sconfitta della Germania nazista, costretta alla resa meno di un anno dopo.

I NUMERI
I numeri dell’operazione sono impressionanti: ottanta chilometri di costa interessata, 9 divisioni, oltre quattromila imbarcazioni per il trasporto dei soldati di fanteria, 13mila aerei d’appoggio, 702 navi da battaglia, 20mila paracadutisti, smistati in tre divisioni, che furono lanciati dietro le prime linee. Ma, soprattutto, più di 160mila soldati americani, inglesi, francesi e canadesi. La preparazione era stata meticolosa e lunghissima: addestramenti mirati, ricognizioni fotografiche aeree, azioni di spionaggio.
L’INCOGNITA TEMPO
Overlord, la più grande operazione militare della storia, rimase appesa alle incertezze metereologiche fino a poche ore prima dell’ok definitivo: in quei giorni, infatti, il canale della Manica e la Normandia erano coperte di nubi e sferzate da un forte vento, condizioni non ottimali per consentire un massiccio sbarco di uomini e mezzi. Ironia della sorte, fino al 31 maggio il tempo era stato sereno. Le ipotesi si concentravano sul 4, 5 e 6 giugno; in alternativa, si sarebbe ripiegato sul 19, 20 o 21. Ma anche il 5 la costa francese era flagellata da una pioggia martellante e da una vera e propria tempesta, che non lasciava presagire nulla di buono. Poi, improvvisamente, il cielo si aprì.
L’EFFETTO SORPRESA SUI TEDESCHI
Il capo di Stato maggiore del Regno Unito, Alan Brooke, scrisse: “Nella peggiore delle ipotesi, può rivelarsi la più spaventosa catastrofe dell’intero conflitto. Dio ci conceda di riuscire”. I rischi erano infatti altissimi, anche perché l’esercito tedesco si aspettava un’invasione di vasta portata, nonostante non fosse in grado di stabilire quando e come. Si aspettavano, come mossa più scontata, l’arrivo delle truppe alleate nel punto più vicino alla costa britannica, il Pas de Calais. Gli analisti militari angloamericani sapevano infatti che l’effetto sorpresa avrebbe giocato un ruolo determinante. A sviare i pronostici, avevano contribuito gli stessi alleati, simulando fantomatici spostamenti di truppe da una parte all’altra della costa inglese (a Dover si simulò la presenza di un’armata comandata dal generale Patton con finte comunicazioni radio).

LA STIMA DELLE PERDITE
Il numero delle perdite totali per gli Alleati il 6 giugno fu complessivamente di circa 10 300 uomini, di cui 2 500 morti. Gli statunitensi contarono 6 600 perdite, di cui 1 465 morti, 3 184 feriti, 1 928 dispersi e 26 prigionieri; circa 2 750 furono invece le perdite dei britannici e quasi 1 000 quelle dei canadesi.
IL RICORDO
I visitatori della Normandia odierna trovano molti ricordi di quel 6 giugno 1944. Nella regione sono stati istituiti numerosi cimiteri di guerra anglo-americani e tedeschi: a Colleville-sur-Mer file di identiche croci bianche e stelle di David commemorano i morti statunitensi. A Bayeux il cimitero di guerra del Commonwealth, mantenuto dalla Commonwealth War Graves Commission, raccoglie le spoglie di 4 648 soldati britannici e, accanto, sorge il più grande cimitero della Normandia, il Cimitero militare tedesco di La Cambe, in cui riposano 21 222 soldati tedeschi.

MGF