THELMA: LA RECENSIONE E IL NUOVO GENERE CINEMATOGRAFICO DEI FILM PER ANZIANI

THELMA
Regia di Josh Margolin – USA, 2024 – 97′
con June Squibb, Fred Hechinger, Richard Roundtree
UN FEEL GOOD MOVIE DALLO HUMOUR INTELLIGENTE, CHE AFFRONTA SPUNTI SERI CON TESTARDA LEGGEREZZA.
Thelma Post ha più di novant’anni, è vedova da due, è autonoma ma non cammina più di tanto, anche perché cadere potrebbe risultarle fatale; ci sente solo grazie alle protesi acustiche e la maggior parte delle volte, quando incontra un viso noto, non saprebbe dire con certezza di chi si tratti. La tengono viva uno spirito indomito, una sana curiosità per il presente, e le attenzioni del nipote Daniel. Quando cade vittima di una truffa telefonica, però, la puntura nell’orgoglio è tale che Thelma decide di andarsi a riprendere i soldi che le sono stati rubati, facendo affidamento solo sulla sua determinazione e sullo scooter elettrico di un vecchio amico che vive all’ospizio.
«Non pensavo di vivere così a lungo» confessa Thelma a Danny, che si preoccupa per lei e la vorrebbe sempre al sicuro tra le mura di casa. Invece l’età media si è alzata e persino il cinema ha capito che non può più mandare le attrici in pensione a quarant’anni.
La terza età è una risorsa creativa e, più prosaicamente, è anche un pubblico quantitativamente importante, che merita di vedersi rappresentato sullo schermo.
L’opera prima di Josh Margolin, ispirata alla figura della vera nonna del regista (e girata nel suo vero appartamento, per le scene che lo prevedono), mette l’anziana signora al centro del racconto e costruisce attorno al suo corpo e alla sua età più che avanzata niente meno che un’action-comedy intelligente e inclusiva, che parla a pubblici generazionalmente diversi. Come un vecchia zia che ne ha viste tante, Thelma conta infatti al suo arco una frecciatina affettuosa e appuntita per chiunque ne abbia bisogno: per chi non vede la voglia di vivere dietro la difficoltà nei movimenti, ma anche per chi non accetta i propri limiti; per chi non si accorge della solitudine e dell’abbandono, ma anche per chi è iperprotettivo e paralizza giovani e anziani fornendo un’assistenza continua e non richiesta. Discorsi seri, attraversati dal film con ostinata leggerezza, tanto che la scena più terribile coincide con quella più comica in assoluto, complice un accidentale colpo di pistola.
Si scherza su tutto, dagli inseguimenti tipici dei film d’azione, che qui si svolgono a passo d’uomo nei corridoi del ricovero, alla memoria che è un lontano ricordo, alle morti terribili dei coetanei di Thelma, ai difetti che non passano e anzi con l’età peggiorano (per cui Ben può parlare per ore dei meloni della mensa), ma tutto diventa anche occasione narrativa, fonte di umorismo o di piccoli colpi di scena. L’unica cosa su cui non si scherza è l’affetto tra nonna e nipote: la novantaquattrenne June Squibb e il giovane Fred Hechinger nei panni dello spaesato Danny, sono una coppia cinematograficamente riuscita, al centro di una tenera e quotidiana missione impossibile.
Marianna Cappi – MyMovies
La scrittura brillante di Josh Margolin è fondamentale, ma Thelma non potrebbe esistere senza l’interpretazione di June Squibb. L’attrice meriterebbe una nomination all’Oscar per l’ironia, la tenacia e la dedizione con cui interpreta questa donna anziana che però è ancora affamata di vita e non vuole mollare di un centimetro.
Margolin, seguendo un’intuizione brillante, lega a doppio filo non solo due persone che si vogliono un gran bene, ma due generazioni che, ognuna a modo proprio, devono affrontare difficoltà e trasformazioni che le mettono a dura prova.
Thelma si rivela un piccolo compendio su come la vita possa sorprendere, a qualsiasi età, e davanti a ogni missione sia possibile. Utilizzando il filtro della commedia e giocando con i topoi del cinema d’azione, ne viene fuori un’opera che sa intrattenere ed emozionare, far riflettere e invitare a non dare per scontato nulla, compreso il valore del tempo da soli.
Recensioni
3,5/5 ComingSoon
3,2/5 MYmovies
3,6/5 Sentieri selvaggi
IL CINEMA PER ANZIANI: UN NUOVO GENERE CINEMATOGRAFICO
Nel cinema per anziani funziona tutto al contrario. Non è una definizione generica, non stiamo parlando dei film che piacciono agli anziani, ma di una categoria molto specifica e di un genere preciso: il film per anziani. Sono quelli in cui un gruppo di grandi star ormai in terza età avanzata interpretano un gruppo di amici (di solito 4 elementi) che si concede un’ultima avventura. Se il gruppo è composto di uomini sarà un’avventura tipo Una notte da leoni (ma per anziani), se il gruppo è composto da donne sarà un’avventura in stile commedia romantica (ma per anziane). Di solito non mancano: il momento in cui incontrano dei giovani e li battono a qualsiasi cosa li si possa battere, il momento in cui i parenti si preoccupano troppo, il momento in cui uno si sente male per la troppa emozione e il gran finale in cui fare quello che non hanno mai fatto. La parola chiave di questi film è “non è mai troppo tardi”.
Non è difficile capire come mai esista questo genere, perché gli anziani in questo momento storico sono una fetta cruciale degli spettatori cinematografici, una delle pochissime che va a vedere i film che non sono blockbuster.

In questi film, poi, i finali sono sempre mesti e in levare, l’eccitazione è tutta all’inizio. Come in Last Vegas in cui un gruppo di amici per andare a Las Vegas all’addio al celibato di uno di loro (di nuovo: il matrimonio) scappa da una casa di cura e dalle grinfie dei parenti. Gli amici lì sono Robert De Niro, Michael Douglas, Morgan Freeman e Kevin Kline e il meglio lo danno in quel senso di eccitazione e liberazione.
Come dice la sua definizione, il cinema per anziani è chiaramente diretto agli anziani, parla solo a loro, ha temi che interessano solo loro e contiene molto spesso scene in cui i protagonisti si mostrano foto dei nipoti a vicenda.

Sono per esempio l’apoteosi di questo Marigold Hotel e Marigold Hotel 2, versione britannica del genere, in cui una serie di pensionati si trasferiscono in un hotel in India. Ci sono Judi Dench, Maggie Smith, Bill Nighy e Tom Wilkinson, mentre il giovane di turno, sempre superato se non proprio guardando con paternalismo, è il proprietario dell’hotel Dev Patel. Tralasciando l’idea che un gruppo di persone nate più o meno quando l’India diventava indipendente vada lì a mostrare una certa superiorità, è chiarissimo che l’intento sia convincere il pubblico di riferimento che le cose fossero migliori una volta e che la vecchiaia non è la fine di nulla.

Accade anche in RED, uno dei film per anziani più estremi, in cui Bruce Willis, Morgan Freeman, John Malkovich e Helen Mirren sono terribili agenti segreti anzianotti, spietati, capaci di scene d’azione pazzesche (rigorosamente di spalle), durissimi e infallibili, chiamati a compiti importantissimi che le nuove leve chiaramente non sanno fare, perché palesemente tarate dal fatto di essere “non vecchi”.
Sono film in cui il punto di tutto è vivere l’attimo, che non hanno nessun interesse per personaggi con un futuro da costruire e nei quali ha una presenza estremamente ingombrante il passato, i ricordi, le ruggini e le questioni irrisolte che i personaggi hanno dietro di sé.
Fonte: Esquire.it
MGF